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Messaggi don Orione
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Nella foto: Momento della Plenaria del Pontificio Consiglio Cor Unum, 28 febbraio 2008.

Il contributo alla sessione Plenaria del Pont. Cons. Cor Unum. Città del Vaticano, 28.2.2008.

COR UNUM - XXVII Assemblea Plenaria
28 febbraio 2008

DALLE OPERE DI CARITÀ ALLA CARITÀ DELLE OPERE

Don Flavio Peloso
Superiore generale della Piccola Opera della Divina Provvidenza (San Luigi Orione)
e rappresentante dell'Unione Superiori Generali.

 

1. L' Unione Superiori Generali raccoglie e rappresenta 218 Istituti di vita consacrata e Società di vita apostolica.

La vita consacrata è una grande forza impegnata nella Sequela Christi e nelle frontiere della evangelizzazione e della solidarietà. Il Card. Ivan Dias (Congr. Evangelizzazione dei Popoli), ad un recente incontro con i superiori di ordini e congregazioni religiose, riconosceva come ancora oggi il maggior sforzo di “ prima evangelizzazione ” e di intraprendenza missionaria in nuove regioni del mondo – solitamente accompagnata da iniziative di “ prima solidarietà ” – continua ad essere sostenuto da congregazioni di vita consacrata. Inoltre, anche tra popoli di antica o recente civiltà cristiana, la vita consacrata è impegnata, con diverse dinamiche, nel campo della “nuova evangelizzazione” e della risposta alle “nuove povertà”. Per molte congregazioni, l'attività caritativa è l'espressione centrale della propria testimonianza evangelica

2. E' tipico di gran parte della vita consacrata percepire lo stretto legame tra solidarietà e evangelizzazione, tra carità e apostolato, tra beni umani e beni spirituali . Questa esperienza costituisce un contributo e un richiamo per tutte le iniziative di aiuto al prossimo promosse nella Chiesa.

Non basta essere organizzati per dare qualcosa. La gente chiede relazione personale, con gli altri, con Dio. La carità cristiana offre, assieme ai “beni” per la vita, il “sommo del eterno Bene ”.

Il depauperamento del contenuto mistico, evangelico ed ecclesiale della solidarietà è una sciagura da evitare. Non possiamo accontentarci di un “umanita-rismo religioso”, con poca vita di Dio e poca passione per “ dare con il pane del corpo il divino balsamo dell'anima ” (Don Orione). L'azione caritativa può ridursi a beneficenza introversa. L'attività di aiuto, se non mira alla promozione integrale dell'uomo – di cui fa parte l'incontro con Dio –, inevitabilmente assume poi altri connotati riduttivi (politici, ideologici, economici, ecc.).

3. In questa prospettiva – che è anche la prospettiva di riflessione della Plenaria di Cor Unum – non posso non ricordare un ripetuto richiamo di Papa Benedetto XVI: “Il contributo essenziale che la Chiesa si aspetta dalla vita consacrata è molto più in ordine all'essere che al fare” . Con questa chiara affermazione, il Santo Padre invita i religiosi a privilegiare l'esperienza e la testimonianza della caritas di Dio nel mondo.

Nel n.40 dell'enciclica Deus caritas est , Benedetto XVI nomina alcuni santi “ Francesco d'Assisi, Ignazio di Loyola, Giovanni di Dio, Camillo de Lellis, Vincenzo de' Paoli, Luisa de Marillac, Giuseppe B. Cottolengo, Giovanni Bosco, Luigi Orione, Teresa di Calcutta — per fare solo alcuni nomi - modelli insigni di carità sociale per tutti gli uomini di buona volontà ” e afferma che essi “ sono i veri portatori di luce all'interno della storia, perché sono uomini e donne di fede, di speranza e di amore ”.

4. E' avvenuta una importante evoluzione storica dell'impegno sociale, nell'organizzazione della solidarietà e della stato sociale .

Oggi, c'è un “ fare civile ”, pubblico e privato, confessionale e laico, che occupa molti ambiti assistenziali, educativi e della cura della persona che prima erano quasi esclusivamente occupati dalle istituzioni della Chiesa espresse soprattutto dalla vita religiosa.

Negli ultimi decenni, ha preso largo sviluppo nella Chiesa il “ fare con i laici ”, cresciuto a volte per necessità e a volte per valore. Di fatto, il fare con i laici ha relativizzato l'apporto diretto di ecclesiastici e religiosi nelle attività che meglio competono ai laici.

E c'è inoltre un “ far fare ai laici ” positivo, per competenza e vocazione secolare, che va continuamente preparato, coltivato e sviluppato.

In questo contesto di larga partecipazione di laici (volontari e salariati, spesso non motivati religiosamente o anche non credenti) negli organismi caritativi cattolici, la vera “sfida” è condividere il carisma con i laici per essere “ religiosi e laici in missione nel III millennio ” ( Vita consecrata 55-57).

Con i laici non basta condividere il servizio, ma occorre condividere anche il carisma. E' di grande rilevanza, anche numerica, il fenomeno dei movimenti laicali sorti da antichi e recenti carismi condivisi con i religiosi. Giovanni Paolo II ha esortato i religiosi e le religiose “ a farsi guide esperte di vita spirituale, a coltivare nei laici «il talento più prezioso: lo spirito »!” (VC 55). Molte Congregazioni sono fortemente impegnate nel centrare il loro ruolo specifico come maestri di spirito e nell' incarnare la spiritualità secondo il proprio carisma all'interno delle opere.

Questa è la prima professionalità dei consacrati .

Questo è il primo servizio che devono rendere anche quei laici che, all'interno di un organismo caritativo, sono portatori, garanti e trasmettitori del carisma dell'organismo stesso. Senza il fuoco del carisma, l'organismo si raffredda spiritualmente e finisce per non essere più espressione dell'amore di Dio, della carità della Chiesa, della qualità evangelica della vita, della santità. Infatti, le opere sociali e assistenziali saranno opere di carità solo se in esse ci sarà il Cor unum , cioè Gesù , la sua carità e la sua grazia.

5. Un grande tema presente nella vita sia delle congregazioni religiose e sia negli organismi caritativi laicali è quello della riappropriazione carismatica delle opere di solidarietà e di promozione umana; si avverte l'esigenza della conversione apostolica delle opere.

Questo processo potrebbe essere riassunto con una felice espressione del mio Fondatore che insisteva: Dobbiamo passare dalle opere di carità alla carità delle opere . Questo processo implica una impostazione-riorganizzazione delle relazioni/azioni negli organismi per attivare la circolarità vivificante tra spiritualità – servizio – evangelizzazione, al fine di rendere l'azione di aiuto espressione della Caritas di Dio e della Chiesa.

La solidarietà e la promozione umana devono essere concepite e organizzate in modo tale da raggiungere contemporaneamente i tre obiettivi della dinamica della Caritas, come bene illustrati nell'Enciclica del Santo Padre (cf. 31, 34, 37):

  • servire Cristo nei poveri (spiritualità),
  • servire i poveri in Cristo (servizio),
  • servire i poveri di Cristo (evangelizzazione).

6. La qualità apostolica delle opere di solidarietà è in stretta relazione con la qualità spirituale dei singoli operatori e anche con la qualità della loro vita ecclesiale . Di qui sorge l'imperativo fondamentale della conversione-formazione permanente spirituale e professionale di quanti operano la solidarietà nel nome di Cristo e della Chiesa. Occorre “la formazione del cuore” affinché negli operatori “ l'amore al prossimo… sia una conseguenza derivante dalla loro fede che diventa operante nell'amore ” ( Deus caritas est 31a).

I soggetti presenti in un organismo caritativo cattolico sono molti, diversi per competenze e motivazioni, per coinvolgimento nella finalità stessa dell'organismo. L'azione formativa dovrà essere per tutti, ma diversificata secondo i livelli di coinvolgimento. Certo è che raggiungere l'osmosi di un organismo intorno alla sua “identità” e “mission” (cattolica nel nostro caso) è indispensabile per il suo bene-essere, per la sua efficacia apostolica e anche per la sua sopravvivenza.

7. Alcune prospettive di conversione

•  Prospettiva formativa : diffondere, coscientizzare, modellare il servizio della carità cristiana secondo l'impianto antropologico-teologico di Deus caritas est .

•  Prospettiva organizzativa : il Deus caritas sia effettivamente al centro di persone, costituzione e organizzazione di Organismi di solidarietà e promozione umana, evidentemente con diversi livelli di coinvolgimento. Identità e dialogo, testimonianza e collaborazione trovano nella professione cristiana non un ostacolo ma la condizione di reciproche maturazioni e sviluppi.

•  Prospettiva di apporto della vita consacrata : è da promuovere la sua “professione” e “professionalità” di “ signum trinitatis ” (esperienza di Dio) nella modalità di “ signum fraternitatis ” (vita comunitaria) per essere “ signum caritatis ” (servizio e missione): è una preziosa risorsa, ha dinamica propria e integrale, non va squilibrata da spinte attivistiche o da partecipazioni spersonalizzanti.

•  Prospettiva di comunione ecclesiale : il ministero della carità, come chiaramente insistito nella Deus caritas est deve tornare ad essere struttura e dinamica costitutiva della vita della Chiesa, assieme al ministero della Parola e al ministero della Grazia (sacramenti). Pertanto, quanti esprimono il “ministero della carità della Chiesa” devono costituirsi e organizzarsi e svilupparsi “in quanto Chiesa”. Ciò comporta compresenza, sinergia, collaborazione delle componenti ministeriali, gerarchica religiosa e laicale, secondo le dinamiche proprie, negli organismi, nei progetti, nella formazione, nel servizio. Questo è tanto più indispensabile e decisivo in quegli organismi e progetti ecclesiali che operano nella frontiera della solidarietà e della evangelizzazione.

•  Prospettiva culturale-civile : per sua dinamica propria la carità ha un forte valore culturale e civile, mette in movimento idee, relazioni, progressi di umanità nelle singole persone che ne sono attinte e nella società. Nell'organizzare l'azione caritativa questa prospettiva va intesa e perseguita con opportune dinamiche e scelte concrete. Gli atti di amore, le esperienze di fraternità sono segni dinamici della civiltà dell'amore a cui tendiamo, cioè del Regno di Dio.

Papa Benedetto XVI riceve i membri del Pont. Cons. Cor Unum.       

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