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Messaggi don Orione
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Intervista a Don Flavio Peloso in margine al Convegno sulle opere caritative (Tortona, 2-5 giugno 1994).

ORIONINI  A CONVEGNO

                       PER UN "PROGETTO EDUCATIVO-ASSISTENZIALE"

 

             di Gianluca Scarnicci

            A Tortona (AL), dal 2 al 5 giugno 1994, promosso dalla Direzione generale dell'Opera Don Orione, un convegno internazionale ha discusso e messo a punto il testo del "Progetto educativo-assistenziale" per le numerose case di carità tenute dalla Famiglia orionina in 25 nazioni del mondo.

            A questa fase finale della elaborazione del Progetto hanno parteci­pato 80 delegati orionini provenienti dai diversi Paesi, sacerdoti, fratelli, suore e laici.

            Il settore educativo-assistenziale occupa un posto centrale nell'apostolato delle Congregazioni orionine. Sono 131 i centri di carità nei quali operano i Figli della Divina Provvidenza e 63 quelli in cui operano le Piccole Suore Missionarie della Carità. Si tratta di "Piccoli Cottolengo" per portatori di handicap gravi, centri di recupero per oligofreni­ci e neuromotule­si, centri di riabilitazione per disabili psichici e fisici; comunità per minori con problemi di famiglia o di devianza; case per anziani, per assistenza a malati terminali; ospedali, ambulatori e dispensari nelle varie missioni.

            Le attività educative-assisten­ziali sono caratteristiche dello spirito e dell'apostolato della Famiglia orionina. Rispondono alle idealità del Fondatore, il beato Don Orione, che riteneva che "la causa di Cristo e della Chiesa non si serve che con una grande carità di vita e di opere" e che  "la carità e la migliore apologia della fede cattolica".

            Oggi che la Chiesa italiana è impegnata a testimoniare il "vangelo della carità", risuona di grande attualità il messaggio di Don Orione: "Siamo in tempi in cui se vedono il prete solo con la stola non tutti vengono dietro, ma se invece vedono attorno alla veste del prete i vecchi, gli orfani... allora si trascina. Tanti non sanno capire l'opera di culto e allora bisognerà unire l'opera di carità. La carità apre gli occhi alla fede".

            Sulle motivazioni e la natura di questo progetto abbiamo rivolto alcune domande a Don Flavio Peloso, consigliere generale.

 

            Domanda: Che cosa si prefigge questo “Progetto educativo-assistenziale” giunto alla sua fase finale?

            Risposta: Questo Progetto ha per scopo di elaborare un identikit ideale e operativo delle nostre opere assistenzia­li, aggiornato alle nuove esigenze sociali e culturali affinché spiritualità, servizio e dinamismi socio-assistenziali non camminino separati. In fondo, si tratta di trovare una adeguata impostazione per evitare l'espropriazione della qualità umana e religiosa di tali opere.

 

            Domanda: Quali le cause di questo rischio di espropriazione?

            Risposta: Evidentemente sono molte. Certo, dipende dalla animazione della comunità religiosa che si trova in diverso rapporto con dipendenti e organismi socio-assistenziali, rispetto al passato. In molti Paesi, poi, leggi e parametri tecnico-organizzativi rischiano di indurre un uniformismo più moderno nei mezzi, ma senza anima. La particolare "qualità umana e religiosa", molte volte, è rispettata solo nelle intenzioni personali, nella sfera del privato, ma non sempre modella l'identità dell'opera educativa-assistenziale. Occorre trovare il modo di "uscire di sacrestia", per dirla con Don Orione, anche nelle istituzioni assistenziali.

 

            Domanda: Spieghi meglio questo "uscire di sacrestia" delle opere assistenziali..

            Risposta: Voglio dire che per noi l'ispirazione cristiana e orionina nel condurre le opere assistenziali non rappresenta solo un optional etico, una spinta interiore personale nel servizio. E' anche il contenuto e progetto del  servizio educativo-assistenziale. Le istitu­zioni sociali, assi­stenzi­ali, educative, ecc. non sono "religio­se" solo perché hanno un locale riservato per la "cappel­la", o perché vi si programmano alcuni "momenti" religiosi, mentre poi rischiano di essere pienamente conformate a strutture e regole di conduzione dettate dalla "mentalità di questo mondo", ritenute intrinse­che all'attivi­tà stessa.

            Comprendiamo che solo dentro un progetto globale di conduzione delle opere potremo incarnare con significatività ed efficacia il concetto cristiano di persona, di assistenza e di educazione.  E' l'obiettivo del nostro "Progetto educativo-assistenziale". Questo favorirà sia un miglior servizio e sia il conseguimento del fine apostolico di tali opere, da Don Orione considerate "fari di fede e di civiltà".

 

            Domanda: Per i religiosi è importante sfuggire alla logica della semplice gestione dei servizi socio-assistenziali, per quanto dignitosa e stimata. Nello spirito di fondazione dei vari Istituti e nelle loro Regole le "opere" sono presentate come "mezzi" per raggiungere il fine spirituale e apostolico della consacrazione.

            Risposta: Sì, questo è il punto: il "buon servizio" non è tutto per un'opera di religiosi. Il nostro ultimo Capitolo generale ha indicato l'obiettivo di "convertire tutte le comunità e opere in senso apostolico, affinché non si limitino a vivere una dinamica interna di servizio settoriale (scuole, Piccoli Cottolengo, formazione, anziani, ecc.) ma tutte siano di testimonianza, di servizio di fede per il mondo secolarizzato. Le nostre opere devono raggiungere contemporaneamente i tre obiettivi della carità orionina: 1. servire Cristo nei poveri (mistica), 2. servire i poveri in Cristo (diaconia), 3. servire i poveri di Cristo (evangelizzazione). Questo orientamento apostolico era tanto inculcato da Don Orione quando impostava e voleva le sue opere come 'nuovi pulpiti' da cui parlare di Dio e della Chiesa" (n.33).  Questa impostazione ha bisogno, nelle mutate situazioni di oggi, di correttivi, di innovazioni, di un "progetto". E' quello che si è fatto con la riflessione e il lavoro nelle Province della Congregazione e nel recente convegno di Tortona.

 

            Domanda: Un'ultima parola sul rapporto pubblico-privato nelle opere dei religiosi. E' oggi un tema scottante, sia per gli aspetti economici che per quelli di qualità-identità di servizio.

            Risposta: Lo Stato ha i suoi doveri verso i cittadini più bisognosi e dunque deve sostenere delle risposte adeguate. Dobbiamo tener conto delle leggi e poter contare sui dovuti sovvenzionamenti, ma questo in un quadro veramente democratico e pluralistico, rispettoso dei diversi modelli di risposta educativo-assistenziale, compreso quello nostro, cattolico. Don Orione sapeva avvalersi di tutte le idee e di tutti gli aiuti, ma poi voleva essere "liberissimo nel bene" e imprimere il suo stile alle opere. Diversamente sarebbe - diceva - "come costringere un bambino in un cerchio stretto, impedendo­gli lo sviluppo. Le opere di carità che la Divina Provviden­za fa misericordiosamen­te sorgere sui nostri passi non avrebbero quel profumo di religiosità e di carità, che deve essere proprio dei nostri Istituti".  Sta in questo "profumo", da custodire gelosamente e da diffondere intelligentemente, il valore delle opere dei religiosi.

             
              Gianluca Scarnicci

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