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Messaggi don Orione
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Autore: Elio Ferronato



A partire dal Concilio Vat. II° la Chiesa cattolica si è sempre più impegnata in un cammino di superamento della frattura con le altre chiese cristiane, anzitutto attraverso il rinnovamento, la riforma, l’avvio del dialogo della carità e del dialogo teologico.

Anche noi cattolici siamo consenzienti ormai con la conclusione a cui arrivò la conferenza di Fede e Costituzione a Losanna (1927) dove si risvegliò la coscienza che l’unità tra le chiese è più profonda delle divisioni. Ci sentiamo uniti in un unico battesimo, in altri sacramenti, nell’Antico e nel Nuovo Testamento, nell’ansia e nella preghiera per l’unità, e specialmente, nella confessione della SS.ma Trinità. Abbiamo un patrimonio comune: chi ci proibisce di viverlo assieme nell’amore reciproco?
Ciò faciliterebbe quell’ecumenismo di popolo nell’incontro della carità, terreno necessario al vero dialogo teologico; giacché è necessario entrare in “quel dinamismo di mutuo arricchimento fra le comunità ecclesiali” al quale si riferisce il Papa nel suo ultimo messaggio al Card. W. Kasper in occasione della Sessione plenaria del Pontificio Consiglio per la promozione dell’Unità dei Cristiani.

Don Orione n’è stato un precursore autorevole. Dall’età di 26 anni fino ad arrivare all’anno della sua morte, tutte le volte che si metteva a descrivere il programma della sua congregazione maschile e a stilarne le costituzioni (1900, 1904, 1912, 1936) riservava sempre un punto centrale per l’ideale ecumenico. I suoi figli, quindi non dovevano “vivere che per la S. Chiesa di Roma, votati ‘per Mysterium Crucis’ a darle tutto il cuore, la mente, il sangue e la vita in un sacrificio continuo e totale di sé, offrendo quotidianamente preghiere e mortificazioni, perché si arrivi a un solo ovile e un solo Pastore. E accesi di ardentissima carità di difendere e propagare la Fede, godranno (…) di dilatare il Regno di Dio fra gli infedeli o a richiamare alla primitiva unità della Chiesa i fratelli separati”.
Da notare che prima di lui, che io sappia, nessun Fondatore di ordine o congregazione aveva pensato di porre nelle sue regole di prodigarsi per il raggiungimento dell’unità fra le chiese. Il nostro don Flavio Peloso ha raccolto più di 60 testi orionini dalle lettere e regole di vita dove si parla di ecumenismo (Don Orione, “un vero spirito ecumenico”, Ed. Dehoniane, Roma, 1997).

Per essere più precisi ancora, in lui vi è una predilezione particolare per l’unione con il mondo ortodosso. Leone XIII° lo aveva confermato con un suo “altissimo consiglio” a cercare con prevalenza questa unione fra oriente e occidente cristiano.

Possiamo dire che nell’attualità, proprio in questo ultimo decennio, con l’apertura di istituzioni in nazioni con una forte presenza delle chiese ortodosse (pensiamo alla Romania, all’Albania, e ultimamente all’Ucraina), la congregazione di Don Orione si è rimessa in questo solco e avrà fatto gioire certamente il Beato Fondatore che dal Cielo benedirà queste iniziative.
Anche lui aveva mandato i suoi figli in Palestina (1921), a Rodi (1925), negli Stati Uniti (1934), in Inghilterra (1935), in Albania (1936). Sono tutti avamposti dove, o con gli ortodossi o con i protestanti, l’esercizio della carità molto poteva contribuire per l’unione dei cuori. Anche la nostra entrata in Polonia (1923) gli faceva spingere lo sguardo, come ci confessa il primo superiore don Biagio Marabotto, alla vicina Russia.

Una prova suprema di apertura fraterna del suo “cuore senza confini”, Don Orione ce l’ha data nel campo minato del modernismo: seppe tenere rapporti di amicizia in vista di un ricupero ecclesiale con teologi e laici come Bonaiuti, Murri, Casciola, Gallarati Scotti, Semeria, Galbiati ed altri. Tanto che perfino lui stesso, sempre così ligio alla Chiesa, fu accusato presso Pio X° di modernismo!
Convinciamoci specialmente noi, legati a Don Orione, che “l’ecumenismo (lo diceva il Card. Hume) non è più una opzione per esperti, ma un obbligo per tutti.” Sì, un dolce obbligo di figli che accolgono gioiosi l’eredità paterna.

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Buonanotte del 9 dicembre 2018