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Messaggi don Orione
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Nella foto: Aparecida, 14 ottobre 2013.

L'intervento del Superiore generale ad Aparecida, 14 ottobre 2013.

RELAZIONE INTRODUTTIVA

 

            Tre eventi danno una luce e un clima particolare alla nostra Assemblea generale di verifica: la conclusione dell’Anno della Fede; la beatificazione dei due nostri confratelli martiri Riccado Gil e Antonio Arrué; il centenario della prima spedizione missionaria orionina e dell’inizio dell’abbraccio dei popoli nel carisma e nel nome di Don Orione.

             Per introdurre i lavori dell’Assemblea generale di verifica, mi sembra utile offrire qualche elemento di contesto entro cui si colloca la nostra riunione: A. il contesto del Capitolo generale 13° e del cammino nel sessennio 2010-2016; B. il contesto culturale; C. il contesto ecclesiale; D. il contesto congregazionale.

 

 

  1.  “SOLO LA CARITÀ SALVERÀ IL MONDO”.

 

1. Il Capitolo generale

Il tema del CG 13 è stato “SOLO LA CARITÀ SALVERÀ IL MONDO” specificato inFonti, relazioni, ministeri, vocazioni e nuove frontiere della carità apostolica”. Lo slogan esprime una convinzione fondamentale della vita e dell’apostolato di Don Orione. È  stato citato da Giovanni Paolo II nell’omelia della canonizzazione dello “stratega della carità”; è scritto come sintesi del Vangelo che Don Orione porge nella statua collocata nella basilica di San Pietro in Roma. È  il dinamismo dell’”Instaurare omnia in charitate” che noi, con Don Orione, siamo soliti collegare con l’”Instaurare omnia in Christo…  et in Ecclesia”.

La Congregazione, nel Capitolo generale del 2010, ha assunto la CARITÀ come dinamica di conversione e di rinnovamento spirituale, comunitario e apostolico: “La causa di Cristo e della Chiesa non si serve che con una grande carità di vita e di opere”.

Il tema del Capitolo e del sessennio 2010-2016 è stato considerato in cinque ambiti di vita e di cammino di crescita:

  1. le fonti della carità cui attingere vitalmente,
  2. le relazioni comunitarie che alimentano e sostengono la carità,
  3. i ministeri della carità nel contesto attuale
  4. la fecondità della carità nelle vocazioni,
  5. le nuove frontiere della carità oggi.

Ognuno di questi 5 ambiti è stato articolato in 3 aspetti vitali su cui fare verifica e proporre rinnovamento. Ne è venuto uno schema di 15 punti (vedi schema). Un quaderno di lavoro ha cercato di aiutare e ordinare la preparazione al Capitolo generale di singoli, di comunità, di province.

La Congregazione si è confrontata su ognuno dei 15 temi con lo stile e il metodo del discernimento comunitario, individuando la chiamata di Dio, la situazione nostra, le linee di azione. Il tutto è stato raccolto nell’Instrumentum laboris per il Capitolo.

Il Capitolo generale (Ariccia, 30 maggio - 23 giugno 2010) ha lavorato principalmente su quanto era pervenuto dalle comunità e dai Capitoli provinciali e contenuto nell’Istrumentum laboris. Ha riflettuto anche su altri temi di interesse. Il documento finale del CG 13 è dunque il frutto maturato dall’ascolto dei confratelli e dal discernimento capitolare.

Nel Documento del CG13, la parte propositiva di rinnovamento e cammino nel sessennio 2010-2016 è suddivisa in

  1. Le linee di azione indicano una prospettiva e un’azione da realizzare nel tempo e in vari modi per favorire il rinnovamento nella mentalità e nelle strutture. Le linee di azione indicano le priorità che la Congregazione intende affrontare nei vari ambiti della sua vita.
  2. Le decisioni sono collegate con le linee di azione e chiedono azioni puntuali e precise nel tempo e nei modi. Sono 35, numerate progressivamente. Riguardano soggetti diversi (ogni religioso, la comunità, la provincia, il governo generale) e contesti diversi (formazione, missione, apostolato, amministrazione, ecc.).
  3. Nella parte finale del documento sono raccolte le altre decisioni riguardanti temi di particolare interesse: riguardano il governo, l’amministrazione e la revisione in qualche punto di Costituzioni e Norme.

Come una grazia speciale, a conclusione del Capitolo, è giunto l’incontro con Benedetto XVI in visita al Centro Don Orione di Roma, il 24 giugno. Il Papa è venuto per la benedizione della “Madonnina” restaurata, ma ha dedicato metà del suo Discorso al “Capitolo Generale appena concluso”. Dopo avere ricordato che “Don Orione visse in modo lucido e appassionato il compito della Chiesa di vivere l’amore per far entrare nel mondo la luce di Dio (cfr. Deus caritas est, 39)…, convinto che la carità apre gli occhi alla fede e riscalda i cuori d'amore verso Dio”, Benedetto XVI ha esortato “continuate, cari Figli della Divina Provvidenza, su questa scia carismatica da lui iniziata”.

Il Papa era informato dei temi del nostro Capitolo. Ci ha detto parole semplici e stupende che illuminano il nostro sessennio: “Le opere di carità, sia come atti personali e sia come servizi alle persone deboli offerti in grandi istituzioni, non possono mai ridursi a gesto filantropico, ma devono restare sempre tangibile espressione dell’amore provvidente di Dio. Per fare questo - ricorda don Orione - occorre essere ‘impastati della carità soavissima di Nostro Signore’ (Scritti 70, 231) mediante una vita spirituale autentica e santa”.

 

2. Dal documento al cammino della Congregazione nel sessennio

Il documento del Capitolo è il frutto della nostra esperienza e condivisione nel decifrare e rispondere ai segni dei tempi. Però, sappiamo anche che il documento è una precisa espressione della volontà di Dio sul nostro attuale cammino di religiosi, perché il Capitolo è la suprema e straordinaria autorità nella Congregazione (Cost 132 e 138).

Il cammino di rinnovamento – globale e permanente - della Congregazione ha nel documento del Capitolo il suo vademecum spirituale e operativo durante il sessennio 2010-2016. E’ per fare verifica delle decisioni del Capitolo che siamo riuniti in Assemblea, a tre anni di distanza dall’inizio del sessennio.

Il documento ha affidato le sue decisioni a vari soggetti: singoli religiosi,[1] comunità,[2] provincia,[3] governo generale,[4] segretariati, ecc. Ognuno è chiamato a fare la propria parte. Solo con il contributo di tutti, le linee di azione e le decisioni potranno essere concretizzate nel loro insieme in modo organico e continuato durante tutto il sessennio, secondo la metodologia indicata dalle nostre Costituzioni e consolidata dalla tradizione di Congregazione.

  • Il governo generale ha subito abbozzato la programmazione per il sessennio, prevedendo un'azione complessiva e diversificata, distribuita nel calendario del sessennio.
  • Nei primi mesi del sessennio il Consiglio generale (tutto o in parte) ha visitato e incontrato i consigli provinciali – spesso insieme si direttori - per assumere il programma del Capitolo e, in base ad esso, stimolare e orientare il governo della provincia.
  • Entro il primo anno (2010-2011), le assemblee provinciali di programmazione hanno assunto, interpretato e programmato nella realtà di ciascuna nazione quanto deciso dal Capitolo Generale 13°.
  • Nel 2013, si sono tenute alcune riunioni di comunità specifiche e poi le assemblee provinciali di verifica per fare bilancio e rilancio del cammino del sessennio. Ora siamo riuniti in assemblea generale di verifica con i medesimi scopi.
  • Durante il sessennio, anche le riunioni annuali dei direttori riprendono le decisioni del Capitolo, riflettendo e attuando quanto si riferisce alle comunità ed opere.
  • Così pure la visita canonica provinciale e generale sono state valorizzate come momenti forti per assumere la visione e promuovere le linee di cambio richieste dal Capitolo.
  • Anche all’azione dei segretariati è stato dato lo scopo di animare e realizzare le indicazioni del Capitolo riferite al proprio settore. I convegni internazionali segnano le tappe del cammino comune di Congregazione.
  • I quaderni annuali di formazione permanente sono programmati e pensati per tradurre in pratica gli orientamenti del Capitolo; ogni anno viene ripreso uno dei 5 nuclei del documento CG13.
  • Oltre a queste principali dinamiche di Congregazione, ci sono tante altre risorse e iniziative che vanno nella linea di sostenere il cammino di rinnovamento promosso dal CG13: penso ad esempio agli esercizi spirituali, alle lettere circolari mie e dei provinciali, ai temi di formazione dei laici, alle feste di famiglia, e molto altro.

Ora stiamo vivendo l’Assemblea generale di verifica. È  un importante evento dinamizzatore del cammino di Congregazione durante il sessennio. Ha  gli stessi scopi delle Assemblee provinciali di verifica: “A tre anni dal Capitolo generale sarà convocata dal Direttore provinciale una assemblea della Provincia per verificare l'attuazione delle disposizioni del Capitolo generale ed esaminare le eventuali difficoltà incontrate. Anche questa assemblea avrà la stessa composizione e le stesse modalità di elezione del Capitolo provinciale. Nelle Viceprovince e Delegazioni regionali parteciperanno a questo incontro tutti i religiosi di voti perpetui” (Norma 170).

      Ci atterremo ai compiti affidati, ma l’Assemblea riveste un significato importante di comunione congregazionale e, inoltre, si occuperà anche di altri temi di comune interesse.

 

  1. IL RAPPORTO CON LA CULTURA ATTUALE

 

La nostra vita di religiosi si alimenta nel contesto sociale e culturale in cui siamo inseriti.  Viviamo immersi nei molteplici fenomeni sociali, localmente o globalmente, con gli atteggiamenti i più diversi: di informazione, interesse, dialogo, inserimento, ma anche di rifiuto, paura, aggressività, frustrazione, disinteresse, isolamento.

Siamo consapevoli  dell’ambiguità della cultura e dei costumi della società moderna, globalizzata, pur con le diverse accentuazioni o sfumature locali. Siamo consapevoli che ci vuole un atteggiamento di inserimento critico, profetico, proattivo. Per dirla con Don Orione e Don Bosco, ci è chiesto di “entrare con la loro per uscire con la nostra”; “dobbiamo farci il segno della croce e buttarci nel fuoco dei tempi nuovi”.

Nonostante l’imperativo categorico orionino “fuori di sacrestia”, anche noi, come tutta la Chiesa oggi, siamo piuttosto in difficoltà nel dialogo con l’ambiente umano che ci circonda. Ci salva alquanto l’approccio carismatico semplice, popolare, accogliente, soprattutto verso le persone povere e nel bisogno. Attraverso i servizi nelle scuole, nelle opere caritative, nelle parrocchie ci sentiamo più in sintonia anche con il resto della società, che in parte ci sfugge alla comprensione e al rapporto. Il Capitolo ha invitato a “promuovere un’accurata formazione alla lettura della realtà” (n. 115) e ad esprimerci “anche nella carità politica, seguendo le indicazioni della dottrina sociale della Chiesa” (n. 116).

Il disagio culturale risulta ulteriormente accentuato in relazione ai giovani, ritenuti indecifrabili, inavvicinabili, indocìbili. L’ultimo Capitolo generale ha indicato proprio nel ripartire dalla Patagonia (tema 13) e nel ripartire dal cortile (tema 14) le due grandi sfide per sviluppare la vitalità della nostra vita religiosa.

È importante che non ci fermiamo a una visione sociologica o psicologica o giornalistica del “mondo” attuale. Per noi, Figli della Divina Provvidenza, il mondo è innanzitutto il luogo delle “Anime e Anime che anelano a Cristo!”, da avvicinare “da buoni samaritani” (CG13, 113) e con “pionierismo missionario” (CG13, 114).

Nel rapporto con il mondo d’oggi, sperimentiamo non poca frustrazione per lo scarso ascolto delle nostre parole, per i pochi frutti apostolici delle nostre attività sia ministeriali che caritative.[5] Anche noi, figli del nostro tempo e figli del tutto e subito, facciamo fatica a percorrere l’umile e lunga via del lievito e del sale nella massa. Ciò comporta aprirsi alla cultura, avvicinarsi alle persone, ascoltare con simpatia, interessarsi della vita e dei problemi quotidiani per metterli in contatto con il sale e il lievito che è in noi, fiduciosi che “solo la carità salverà il mondo”. Papa Francesco non fa mai polemica – nemmeno dottrinale – ma ha la pazienza del dialogo e della testimonianza gioiosa.

Tutti, anche nei paesi di antica cultura cristiana, senza pretese e senza fretta, dobbiamo apprendere le modalità dell’inculturazione, né più né meno di come fecero San Paolo e le prime comunità cristiane nel mondo greco-romano o anche i nostri missionari nella cultura africana, araba, indiana, albanese, ucraina, ecc. Siamo tutti nella condizione di immigrati nella società postmoderna, multiculturale e con impressionanti segni di materialismo e laicismo: è la nostra condizione attuale in cui evangelizzare Cristo. 

In un mondo come l’attuale, siamo chiamati a vivere il nostro carisma soprattutto secondo la modalità del lievito e del sale nascosti nella massa, anche se risulta apostolicamente sempre efficace il dinamismo della luce sul lucerniere, della città sul monte. Ciò ci chiede di puntare molto sulla qualità della nostra vita personale e comunitaria, sulle esperienze più che sugli annunci di ideali e valori, sulle relazioni più che sulle azioni. E nelle opere di carità dobbiamo fare più attenzione al loro  significato e non solo al loro segno: esse non sono efficaci ex opere operato ma ex opere operantis, cioè esigono la cooperazione di colui che opera; occorre “passare dalle opere di carità alla carità delle opere”.

La nostra Congregazione è tradizionalmente “operativa”, ma occorre fare attenzione che le opere siano veramente luminose, “fari di fede e di civiltà”, e non si trasformino in “sacrestie”, in nicchie chiuse.

Con dinamiche di lievito o di luce sul candeliere, occorrerà avere sempre la fiducia e la pazienza del contadino evangelico: “il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa” (Mc 4, 26) ed effettua la trasformazione della cultura dal di dentro.[6] È quanto avvenuto ai tempi di Don Orione nelle periferie di Milano (Restocco), di Roma (Ognissanti), di Buenos Aires (Victoria, Lanùs e Claypole) e in tempi più recenti a Payatas (Manila), a Nezaualcoyotl (Città del Messico), Anatihazo (Tananarive), Bonoua (Costa d’Avorio), Bagamoyo (Maputo), Itapoà (Brasilia), Ananindeua (Belém), solo per citare alcuni luoghi per noi emblematici.

 

  1. IN RELAZIONE CON LA CHIESA

 

La nostra vitalità di consacrati e di orionini dipende dalla vitalità del nostro rapporto con la Chiesa nella quale siamo inseriti. Come viviamo la relazione con la Chiesa a livello locale e con la Chiesa universale?

Non è solo un tema ideale. Infatti, la Chiesa e i Poveri sono il nostro habitat vitale. Cresciamo se vi siamo bene inseriti.[7]

In generale, mi pare si possa dire che ovunque abbiamo buoni rapporti con la Chiesa, con le Diocesi, nelle Parrocchie. Da molti religiosi nostri - e da Vescovi e sacerdoti secolari – ho ascoltato dire che “gli orionini contribuiscono alla comunione nella diocesi”.

La comunione con la Chiesa si esprime in “sintonia e obbedienza”, in “conoscenza e diffusione dei documenti del Papa e dei Vescovi”, in “fattiva collaborazione” nel campo della attuazione pastorale e delle nostre attività caritative.

C’è generosità e varietà di forme di collaborazione da parte dei religiosi singoli: cura diretta e aiuto delle parrocchie, cappellanie di altre istituzioni (ospedali, carceri, organismi diocesani, ecc.). Ma non solo siamo in rapporto con la Chiesa, siamo Chiesa! Ricordiamoci che la nostra prima e principale collaborazione nella Chiesa locale avviene con l’esserci “da orionini”, con la “vita fraterna”[8] e con le nostre “opere carismatiche”.[9] Queste sono il nostro contributo specifico. E, come ci disse Giovanni Paolo II: “Quanto è necessario oggi il vostro apporto specifico alla vita delle Comunità ecclesiali e all'intera società!”.

Il CG13 ci ha ricordato che siamo vitali in quanto agiamo come “come strumento della Provvidenza di Dio per i poveri e presentandoci al popolo come segno concreto della maternità della Chiesa” (CG13, 13). Va bene dire “Don Orione, Don Orione”, però va ricercato l’inserimento nel tessuto diocesano e nei suoi organismi pastorali con comunità e opere veramente orionine (cfr CG13, 14).

Il contesto della Chiesa d’oggi è quello di Benedetto XVI e di Francesco che hanno avviato un nuovo tipo di dialogo Chiesa – Mondo, nuovo negli atteggiamenti più che nei contenuti.

Papa Francesco con il suo esempio e le sue parole insiste che la Chiesa non deve essere  chiusa in se stessa ma deve andare fuori, aprirsi, verso le periferie e verso gli altri. Credo che l'insistenza di Papa Francesco sull'importanza della missionarietà della Chiesa, la solidarietà con i più bisognosi, il cercare quanti sono “lontani” o indifferenti, l’accoglienza misericordiosa e compassiva… sono elementi che devono ispirare la revisione del nostro cammino congregazionale che già ha dedicato tutto il 5° nucleo della sua programmazione a nuove frontiere, al ripartire dal cortile, al ripartire con il sacco.

Il Papa insiste sull'importanza del dialogo, della vicinanza e accoglienza semplice, della condivisione e della comprensione, dell’attenzione agli umili e ai lontani. Abbiamo un patrimonio di stile e di valori propri che vengono risvegliati dai continui appelli di Papa Francesco. Avanti su questa linea!

 

  1. IL CONTESTO DELLA CONGREGAZIONE OGGI

 

Quando si tengono capitoli e assemblee si pensa al meglio per la Congregazione. Le decisioni sono prese facendo riferimento a religiosi e a comunità in condizioni normali, ottimali, o almeno minimali. È giusto che sia così. Ma nel governare il cammino di una provincia e della congregazione dobbiamo tenere presente la situazione dei nostri religiosi.

Una parte dei religiosi è ben partecipe del cammino di congregazione; sono religiosi al proprio posto con intraprendenza, presenti a riunioni e iniziative, reattivi e attivi, in movimento.

C’è un’altra parte in stand by: stanno a vedere cosa succede, fanno la loro vita ma non il cammino comune, sono incerti se scendere in strada e mettersi in movimento; a volte partecipano a volte no.

Infine, occorre considerare anche quella parte di religiosi di fatto assenti al cammino attivo della Congregazione, per motivi anagrafici (per gravi limiti di età o di malattia) e per motivi esistenziali (ferite, autoesclusioni, problemi psicologici, ecc.).

Si tratta di indirizzare i primi, conquistare i secondi, sostenere i terzi.

Del contesto attuale della Congregazione mi limito a evidenziare solo due aspetti: siamo in calo numerico, la nostra destinazione  “per i più poveri”.

 

  1. Siamo in calo numerico.

Dal 1965 al 2005, i religiosi nel mondo sono diminuiti in media del 34,83%.[10] Noi Orionini invece siamo arrivati alle soglie del 2000 sostanzialmente stabili nel numero di religiosi, di poco superiore ai 1000: da 1120 nel 1965 a 1022 nel 2005. Un misurato calo di vocazioni in Europa era stato compensato dalla crescita di vocazioni in America Latina e in nazioni di nuova fondazione. Ora, nel solo sessennio 2004-2010, c’è stato un calo del 9,1%, dovuto essenzialmente all’aumentato numero di morti (112) e di defezioni (56)[11] e al minore numero di professi perpetui (112).

Si possono fare tante considerazioni, ma certo è un fatto da tenere in conto e che che chiede di rinnovare la vitalità e la fecondità della nostra Famiglia religiosa.

Al 1° ottobre del 2013, i religiosi sono ulteriormente scesi a 861; nel 2010 erano 934. In questo ultimo triennio sono morti 57 Confratelli. Hanno lasciato la Congregazione con decreto di secolarizzazione o di laicizzazione (dal 1 gennaio 2010): 94 Confratelli di voti temporanei e 37 di voti perpetui. Altri sono in via di ottenimento del decreto.

All’interno di questa diminuzione numerica generale, sappiamo che ci sono

  • alcune nuove nazioni che stanno crescendo di numero, soprattutto Costa d’Avorio, Togo e Burkina Faso, ma anche Madagascar, Romania, Kenya, Mozambico, India, Venezuela;
  • altre sono in forte calo come l’Italia e in minor misura anche Argentina, Polonia, Spagna, Cile.
  • quasi stabili sono invece le due Province del Brasile.

Nel triennio 2010-2013, sono state realizzate alcune riunioni per aree geografiche (America Latina, Europa e Africa), in attuazione della decisione del CG13 che ha invitato alla corresponsabilità delle Province negli sviluppi della Congregazione. E’ stato un scambio utile, ma non nella linea della collaborazione per gestire gli sviluppi e anche le diminuzioni che sono in atto nelle diverse nazioni.

E le vocazioni? Attualmente, in congregazione ci sono 45 novizi e 170 professi con voti temporanei (di essi 9 fratelli). Più difficile è stabilire il numero di aspiranti e postulanti perché ci sono forme diverse di accompagnamento. Problemi di discernimento e di perseveranza ci sono ovunque, con diverse caratteristiche.

Certamente, c’è stata una buona qualificazione della formazione e dei formatori un po’ ovunque. Ma non altrettanto si può dire per quanto riguarda la promozione vocazionale. Ci sono varie Province e singole nazioni in “allarme rosso” per la quasi totale mancanza di vocazioni da vari anni. Problemi di discernimento e di perseveranza ci sono ovunque, però dobbiamo evitare la rassegnazione. Il Capitolo generale, rilevando quasi un disarmo della promozione vocazionale specifica, ha chiesto una maggiore promozione sia della “cultura vocazionale” e sia dell’azione del “Centro Provinciale Vocazioni”.  

 

  1. La nostra destinazione "per i più poveri”.

Il Fondatore ci ha dato la consegna “Resti ben determinato che la Piccola Opera è per i poveri”.  Papa Benedetto XVI, nel discorso ai Vescovi riuniti ad Aparecida, ha detto che “Nella fede cristologica è implicita l’opzione per i poveri”,[12] una affermazione di grande importanza dottrinale che Don Orione espresse nelle sue note espressioni del tipo “Vedere, amare e servire Cristo nei poveri”. Papa Francesco dice di “toccare nei poveri la carne di Cristo

I poveri hanno determinato la nascita e lo sviluppo della nostra Congregazione. Da essi verrà anche il nostro futuro.

Quanto siamo fedeli, e dunque vitali, alla consegna di essere “poveri” e “per i poveri”?  Rispondere non è facile e non può essere superficiale. Don Orione chiese ai suoi discepoli di “incarnare” la povertà, di “sposare” la povertà ad imitazione di Gesù Cristo.[13] Il Capitolo ci ha chiesto di “ripartire con il sacco”, cioè con stile e mezzi poveri (n.130-138).

La comodità e la rilassatezza, come insegna la storia della vita religiosa, prima si infiltrano nelle persone, poi fanno maggioranza e infine arrivano a diventare costume e persino regola. Per questo Don Orione ha voluto uno speciale giuramento al momento della professione perpetua, per non introdurre rilassatezza in fatto di povertà.[14] Don Orione avvertì i suoi di allora e avverte noi oggi che “Il giorno in cui diverremo ricchi scriveremo: finis!”.[15]

La pratica della povertà è un sicuro fattore e indicatore della vitalità di un religioso, di una Provincia e della Congregazione. “Là dove essa è coltivata, là fiorisce lo spirito di Dio; là dove è dimenticata, entra la dissoluzione, e cadono i cenobi più celebri. Sono cadute o furono soppresse Congregazioni illustri… caddero perché avevano lasciato l'osservanza della povertà”.[16]

Il Capitolo ha indicato alcune scelte per “ripartire con il sacco”: [17] netta distinzione fra lo stile sobrio della comunità e lo stile moderno ed efficace del servizio ai poveri (n. 134), periodiche revisioni comunitarie (n.136), formulare il bilancio preventivo della comunità sullo standard popolare-povero di casa, auto, abbigliamento, vitto, tempo libero, ecc. (n.137), attuazione precisa della cassa unica nella comunità e della cassa comune nella Provincia (n.138).

Oggi, dobbiamo anche riconoscere che, nel contesto attuale, le categorie e l’ambiente dei poveri, che sono il nostro habitat nel quale cresce la pianta unica con diversi rami della Divina Provvidenza, sono cambiati e sono in evoluzione. La minore omogeneità geografica e sociologica dei poveri, nostri destinatari, ci sta portando a “fare un po’ di tutto”, genericamente, “perché tanto tutti sono poveri”.

Però Don Orione stesso ci ha dato l’esempio e il criterio per essere fedeli alla nostra missio ad pauperibus. Egli, pur essendo aperto a “tutti i poveri”,[18] precisò tante volte che “Noi siamo per i poveri, anzi per i più poveri e più abbandonati”.[19]Quelli che hanno protezione da altra parte, per loro v’è già la provvidenza degli uomini, noi siamo della Provvidenza Divina, cioè non siamo che per sopperire a chi manca ed ha esaurito ogni provvidenza umana”.[20]I più poveri” per Don Orione sono “i più abbandonati”, i “desamparados”, i più sprovvisti di altre provvidenze. Questo è il criterio di discernimento e di progetto carismatico che deve guidarci ancora oggi.

Un altro problema ricorrente nel nostro contesto attuale riguarda il tipo di opere: carità di pronto soccorso, con opere semplici e dirette, oppure carità di promozione umana, con opere solide, bene organizzate, “alla testa dei tempi”?

Don Orione ci ha insegnato e ha realizzato entrambe. Entrambe le forme hanno un grande valore spirituale e apostolico. Anche nei tempi attuali, la Congregazione dovrà cercare di coltivare un equilibrio che si realizzerà con tre tipi di intervento:

  • promuovendo forme di carità di pronto soccorso (“ripartire dalla Patagonia”),[21]
  • qualificando carismaticamente le grandi istituzioni di carità reagendo alla loro laicizzazione;
  • lasciando certe istituzioni quando non risultino “apostoliche” in senso stretto o perché è risultata inutile la “conversione apostolica.[22]

 

BUONA ASSEMBLEA!

Cari Confratelli, iniziamo la nostra assemblea di verifica coscienti di poter dare un contributo al bene di tutta la Congregazione.

A livello generale, dopo la valutazione dell’attuazione di quanto stabilito dal Capitolo generale, siamo chiamati a convergere su alcuni orientamenti e scelte che possano aiutare l’attuazione delle decisioni del Capitolo generale nei prossimi tre anni. Questo è lo scopo specifico.

Ma c’è uno scopo di fraternità e di comunione nella medesima vocazione tra Confratelli di differenti nazioni e culture che è la condizione di tanti altri buoni frutti. “Frater qui adiuvatur a fratre quasi civitas firma”.

Don Orione e la Madonna intercedano per noi il dono della “carità che tutto unifica e tutto edifica in Cristo”.

 


[1]  Riguardano ogni religioso le Linee di azione 1 , 2, 4, 7, 18, 20, 28, 29, 30, 37, 41 e le Decisioni: 1, 17, 23.

[2] Riguardano i superiori e comunità locali le Linee di azione 3, 5, 10, 12, 13, 14, 15, 16, 19, 21, 23, 24, 27, 28, 29, 30, 31, 32, 35, 39, 40 e le Decisioni: 2, 5, 7, 9, 12, 14, 16, 17, 24, 27, 28, 31, 32, 33, 34, 35.

[3] Riguardano il superiore, il consiglio e i segretariati della Provincia le Linee di azione 6, 8, 9, 11, 13, 14, 16, 19, 20, 21, 22, 23, 26, 30, 32, 33, 34, 35, 36, 38 e le Decisioni: 3, 6, 8, 10, 11, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 25, 26, 28, 29, 30, 35.

[4]  Il ruolo di animazione del Superiore e Consiglio generale deve avere presenti tutte le disposizioni del Capitolo, ma competono direttamente le Linee di azione: 16, 25, 33, le Decisioni 4, 21, 30 e quasi tutte le Altre decisioni.

[5] Talvolta il rifiuto è la conseguenza del “Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo” (Gv 15, 18-19).

[6]Lavoriamo senza sconforti e guardando il cielo! Quella mano di Dio che ha sempre dolcemente e fortemente guidato i nostri padri e li ha opportunamente soccorsi nei pericoli della fede, non si abbrevierà sulle nostre teste. Che anzi la destra di Dio medesimo vincerà sopra di noi e nessuno di quanti avrà lavorato per il suo Signore sarà confuso in eterno”; Scritti 64, 243; 73, 222.

[7] CG13, 9: “È molto importante per noi vivere la comunione con la Chiesa da cui proviene e a cui va la nostra carità apostolica (Cost. 15, 47)”.

[8] “Realizzare comunità fraterne non è soltanto preparazione alla missione, ma parte integrante di essa, dal momento che «la comunione fraterna, in quanto tale, è già apostolato»”; La vita fraterna in comunità, 54; Istruzione sul Servizio dell’autorità, 22.

[9] Cfr Circolare Quale amore al Papa?: Atti e comunicazioni 2005, n.216, p.3-15.

[10] In quel periodo, grandi congregazioni hanno subito un forte calo:  gesuiti 44,9%, salesiani 24,48%, frati minori 41,52%, cappuccini 29,10%, benedettini  35,39%, domenicani 39,46%, fratelli delle scuole cristiane 68,09%, redentoristi 38,67%, oblati di Maria immacolata 39,93%, fratelli maristi 57,28%); Cfr Angel Pardilla nel suo importante studio statistico I religiosi ieri, oggi e domani; Ed. Rogate, 2005.

[11] A questo numero va aggiunta una decina di confratelli già usciti ma non ancora regolarizzati.

[12] CELAM, Documento di Aparecida, n.393.

[13] Spirito di Don Orione V, 79-80 e tutto vol.V dedicato a “La povertà”; inoltre il capitolo “Poveri, piccoli, umili, semplici” in Sui passi di Don Orione , p.103-112.

[14] Circolare “Resti ben determinato che la Piccola opera è per i poveri”, “Atti e comunicazioni2010, n.231, p. 3-11; cfr Spirito di Don Orione V, 73-75.

[15] Parola VI, 218.

[16] Spirito di Don Orione V, 73-75.

[17] Il CG13 ha rilevato un certo calo: “Il nostro stile di vita non sempre manifesta il nostro essere poveri tra i poveri, indebolendo la nostra credibilità e incisività apostolica tra i poveri” (n.18).

[18]Omnibus, omnia, ad omnia instauranda in Christo”; Scritti 80, 278. La carità è destinata a “chiunque abbia un dolore”, “la carità non ha confini”.

[19] Spirito di Don Orione II, 71.

[20]I Figli della Divina Provvidenza vivono della mercede di Dio, della vita di lavoro e di povertà, solo, dobbiamo essere per i poveri, per i più poveri, per i rifiuti, per los desamparados (per gli abbandonati) della società”; Spirito di Don Orione V, 107.

[21] Il Capitolo generale ha chiesto di “Aprire le nostre opere alle nuove povertà” (n.117); discernere e porre “segni di accoglienza alle povertà dei desamparados (abbandonati)” (n.119); “Ogni provincia, entro il prossimo sessennio, costituisce una nuova comunità (o realizza almeno una esperienza significativa) che parta poveramente tra i poveri” (n.120).

[22] Cfr Circolare Quali opere di carità?: Atti e comunicazioni 2005, n.217, p.126.

 

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