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Messaggi don Orione
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Pioniere della missione orionina in Goiàs, ove morì a due settimane dal suo arrivo a Tocantinopolis. Una biografia ricostruisce le sue vicende e valori di vita.

DON EGIDIO ADOBATI

Un santo minore.

Don Flavio Peloso

 

Don Orione è stato l’iniziatore di una “scuola di santità” perché ha vissuto e trasmesso dei contenuti importanti di spiritualità, ma soprattutto perché ha avuto molti allievi che hanno raggiunto alti livelli nella sapienza di Cristo.

Alcuni allievi sono stati promossi a pieni voti nella eroicità delle virtù. Ricordiamo per esempio il beato polacco Don Francesco Drzewiecki, i beati martiri spagnoli Padre Ricardo Gil Barcelón e Fr. Antonio Arrué Peiró, i venerabili Don Carlo Sterpi, Frate Ave Maria e Suor Maria Plautilla Cavallo; i servi di Dio Don Gaspare Goggi, e poi altri, quali Don Carlo Pensa, Don Giulio Cremaschi, Madre Maria Tarcisia dell’Incarnazione, il canonico Arturo Perduca, Suor Maria Bontà Bonalumi, Don Giuseppe Zambarbieri, Mons. Bronislaw Dabrowski, il Dott. Domenico Isola e tanti tanti altri.

È il buon esito degli allievi la prova della validità della “scuola di santità” secondo il criterio evangelico del «riconoscere il buon albero dai frutti» (Mt 7, 17-19).

“Abbiamo avuto dei confratelli virtuosissimi – riconosceva Don Orione -. Tanti nostri chierici e sacerdoti sono morti in concetto di santità. Alcuni di questi sacerdoti ci hanno dato esempi luminosi di vita santa, esempi di virtù eroiche. Essi ci ammoniscono, e l'ammonimento è rivolto a me per primo, che, se vogliamo, in Congregazione possiamo veramente farci santi”.

C’è da rallegrarsi, pertanto, che, per l’amorosa e competente cura di Oliviero Arzuffi, sia stata ricostruita la vicenda umana e religiosa di uno di questi “confratelli virtuosissimi”: Don Egidio Adobati.

La corona spirituale di “esempi luminosi di vita santa” costituisce la conferma più autentica della soprannaturalità e del valore spirituale del carisma orionino. Tale fioritura accredita San Luigi Orione come maestro di vita spirituale ed esperto di una “via certissima”, per la quale, tra le mutevoli temperie del mondo, si può arrivare alla perfetta unione con Cristo, cioè alla santità, secondo lo stato e le condizioni d'ognuno.

Su questa via si incamminò, deciso, Egidio Adobati che, nato il 10 luglio 1916 a Costa Serina (Bergamo), il 15 ottobre 1928 bussò alla porta della Casa madre della Piccola Opera della Divina Provvidenza, a Tortona (Alessandria), ove vivevano Don Orione e Don Sterpi in un clima di famiglia fervoroso e santo.

Egidio, dodicenne, si mise nelle mani di Don Orione con confidenza piena e filiale: “Cercherò di diventare sempre più buono perché possa poi un giorno arrivare a quella meta a cui aspiro”, scrisse a Don Orione, “nella via del bene, diventare un buono e santo sacerdote , e far del grande bene alle anime”.

E sacerdote arrivò ad essere nel 1942, e si offrì anche come missionario in Brasile, ove giunse nel 1949, “per far del grande bene alle anime”.

Il 14 ottobre 1951, ricevette solennemente il Crocifisso del missionario dalle mani del direttore generale Don Pensa e fu posto a capo della prima spedizione missionaria destinata all'interno del Brasile, a Tocantinopolis, nel Goiás. Qui giunse nel pomeriggio dell'11 gennaio 1952, insieme a Don Andrea Alice e a fratel Giuseppe Serra.

Gli echi delle prime impressioni e azioni missionarie cominciavano a giungere ai confratelli e ai famigliari in Italia. Erano passate appena due settimane dall’arrivo a Tocantinopolis quando, il 25 gennaio, verso sera, avvenne la sciagura che stroncò la sua giovane vita di 35 anni. Egli e il confratello Giuseppe Serra, perirono mentre stavano attraversando il fiume Tocantins su una barca, rovesciata per un’improvvisa fatale tempesta.

Quando andai a Tocantinopolis per la prima volta, ricordo, appena sceso dall’auto vidi subito, a lato della chiesa, ora divenuta “cattedrale”, il grande e maestoso fiume Tocantins che gli corre accanto. Andai subito alla riva del fiume, che scorre rapido e movimentato da molte correnti, come a un luogo sacro. Pensai e pregai per questi due confratelli missionari che diedero la loro vita nella missione senza vedere alcun frutto.

Li vediamo noi, oggi, i frutti e gli sviluppi di quella prima missione fiorita attorno alle due tombe dei pionieri, poste proprio vicino al grande fiume Tocantins.

Tocantinopolis crebbe in civiltà e religiosità. In quella prima missione giunsero subito altri missionari orionini che si diffusero in una vasta regione del sertâo del Goiás, incluso nella confluenza dei due grandi fiumi Tocantins e Araguaia, Vi fondarono comunità, parrocchie, scuole e opere di carità d’ogni tipo. Tocantinopolis divenne città e sede di Diocesi, e orionini furono i suoi primi due Vescovi.

Si è realizzata ancora una volta la legge evangelica del seme che, caduto in terra, muore e porta molto frutto. Come in tante altre pagine di storia della Chiesa, anche a Tocantinopolis, è avvenuto che “il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani” (Tertulliano).

Don Egidio Adobati, a giusto titolo, può essere inserito tra i “Santi minori”, della Congregazione e della collana editoriale. “Volti poco noti e storie poco conosciute. Solo per questo minori. Grandi invece per il coraggio, la forza, la fiducia. Innamorati della vita, del mondo, della storia. Protagonisti e partecipi di una crescita umana nascosta, umile e profetica”

Oliviero Arzuffi, Don Egidio Adobat. Alle sorgenti di una missione, Collana Santi minori, Edizioni Aeper, Bergamo, 2016, p.224.

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