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Messaggi Don Orione
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DON ORIONE, “PALERMITANO TRA I PALERMITANI”

 

Omelia del Card. S. Pappalardo,Arcivescovo Emerito di Palermo,

tenuta il 30 marzo 2003  nella Parrocchia della Divina Provvidenza

 

Cade proprio in questo mese di marzo il centenario della prima approvazione, nel 1903, della Piccola Opera della Divina Provvidenza, sviluppatasi da una modesta scuola per fanciulli poveri che l'ancora seminarista di Tortona, Luigi Orione, aveva aperto nella città dieci anni prima, nel 1893.

Quando venne ordinato sacerdote, nel 1895, già un piccolo numero di giovani tortonesi si volle unire a lui per condividere la sua chiamata al servizio dei poveri, dando così inizio a quella che sarebbe stata la Piccola Opera della Provvidenza, approvata dal Vescovo diocesano appunto nel marzo 1903.

Come siciliani e palermitani, va ricordato che i Figli di Don Orione vennero nella nostra isola, a Noto precisamente, più di cento anni or sono, nel 1898, per occuparvisi di una colonia agricola; poi Don Orione personalmente fu a Messina nel 1908, quale collaboratore della Diocesi, dopo il terremoto di quell'anno. I sacerdoti della Divina Provvidenza sono in Palermo da ben 55 anni, da quando, nel 1948, vi furono chiamati dal Cardinale Ruffini.

Come già Arcivescovo di questa città, per tanti anni, voglio pubblicamente ringraziarli, come ho fatto altre volte, per l'attività che vi hanno svolto, sia nel Centro sociale di Via Pacinotti, come in questa Parrocchia e nel Santuario di Santa Rosalia. Ricordo i tanti cari Religiosi che ho conosciuto e il bene da loro fatto, specialmente in questo Quartiere, con la Parrocchia, con l'Oratorio, con la Scuola professionale e col Teatro...

Non sarebbe male che da questa Palermo, la quale ha beneficiato della loro pastorale presenza, sorgessero vocazioni Orionine, per partecipare all'Opera di Evangelizzazione e di Promozione umana che i Figli di Don Orione svolgono non solo qui e in Italia, ma in tante altre nazioni, quali l'Argentina, il Brasile, il Cile, l'Inghilterra, la Giordania, l’Uruguay e altrove.

Possa, l'odierna celebrazione essere una propizia occasione per il rilancio del carisma di Don Orione, di incentrare tutto in Cristo, come egli intendeva quando, da giovane, scriveva: "Solo Cristo salverà il mondo... senza di Lui tutto si abbassa ed offusca... il lavoro, la libertà, la civiltà, la grandezza... senza l'amore e la luce di Cristo che resterebbe dell'umanità? Con Cristo, tutto si eleva, tutto si nobilita: famiglia, amore di patria, ingegno, arti, scienza, industrie, progresso, organizzazione sociale..

Tutto questo coincide perfettamente con gli appelli continui del Papa perché, nella presente situazione di una società distratta da tante cose terrestri e secolarizzata, ci si rivolga a contemplare il Volto di Cristo, Uomo Dio, a conoscerlo e intravedere in esso quali sono i valori autentici di un'umanità nella cui natura razionale e libera c'é già l'immagine di Dio, ed é chiamata inoltre a partecipare, per grazia, della sua Natura divina! Nella circostanza di questo centenario, il Papa, con sua lettera agli Orionini, li ha esortati a rinnovare e rilanciare il carisma del loro Fondatore e riproporre, in un mondo che così rapidamente cambia, la loro fondamentale missione, quella di far conoscere Cristo, soprattutto attraverso la testimonianza della sua preferenza per i poveri, e sempre in sintonia e fedeltà con la Chiesa di Cristo e con il Papa.

In tutta la vita il Beato Don Orione si mostrò sensibilissimo nel mantenersi e voler mantenere la sua Congregazione in sintonia con la Persona e il Magistero dei Papi, cogliendo dalle loro parole le indicazioni, per le attività alle quali prestare la propria attenzione, tenendo conto degli emergenti e differenti bisogni che la Chiesa e le Comunità cristiane esperimentano in ogni tempo. Oggi egli sarebbe impegnatissimo nell'indicare, con le parole, con l’esempio della vita, e con le iniziative apostoliche, quali sono i veri valori costitutivi del Cristianesimo tanto a livello personale, che a quello comunitario e mondiale .

Accorgendoci che oggi molti sono cristiani soltanto di nome, o non sono più neanche questo, data la scristianizzazione e secolarizzazione in atto in tanti ambiti della società, più tecnologica e consumistica che religiosa, non dobbiamo tanto rimpiangere tempi passati, che del resto non ritornano, ma affrontare la situazione con una rinnovata presa di coscienza, almeno da parte di quanti, cristiani si vogliono ancora chiamare ed essere. Occorre rimettere nel centro quello che il Beato Don Orione diceva, polarizzare la propria vita intorno alla Fede nella Parola di Gesù Cristo e nell'Amore per Lui. Dobbiamo ricordare e proclamare agli altri che veramente "non c'é salvezza; se non nel Nome di Cristo".

A questo ci spinge e ci aiuta quanto abbiamo ascoltato dalla seconda lettura, di questa Liturgia, tratta dalla Lettera dell’Apostolo Paolo ai fedeli di Efeso, una città allora quanto mai industriosa e progredita, ma moralmente degradata. Egli afferma che non ostante la corruzione in cui si possa essere precipitati, nei modi più diversi, la forza di risorgere, e quindi la salvezza dell'umanità non può venire che dalla Misericordia di Dio, la quale può fare rivivere in Cristo quanti sono spiritualmente morti

In una società come la nostra, la quale presume che l'uomo non abbia bisogno di nessuna salvezza, o che possa ottenerla con le sue leggi, col progresso scientifico, con le riforme sociali, con le guerre e le rivoluzioni, il pensiero cristiano ha sempre messo in guardia contro tutto questo, affermando che la vera salvezza., non é quella dì assicurarsi benefici di ordine puramente materiale (la salute, la ricchezza., il potere, il prestigio, il piacere, la bellezza...), se non vengono realizzati altri valori sul piano trascendente dello spirito: quelli della verità, della dignità, della libertà, della giustizia, della fraternità, dell'amore ed infine della Pace! Come ce ne stiamo accorgendo, dinanzi al tremendo spettacolo di una guerra che coinvolge tanta parte dell'umanità. La pace, come tutti i veri beni dello spirito, del progresso e della civiltà, non possono darsi per scontati, né raggiungersi, senza un Dono che viene dall'Alto, al quale bisogna aprirsi mentalmente e psicologicamente.

Essere salvi non é la condizione personale di non sentirsene bisognosi, come quel fariseo della parabola, che andava al Tempio per vantarsi delle sue osservanze religiose, e ringraziare Dio dell'essere diverso da quel pubblicano peccatore, che stava in fondo e si batteva il petto. Non é con le proprie buone opere, e le supposte osservanze, tradizioni e devozioni religiose, che si può conseguire la salvezza. Condizione di salvezza è quella di essere spiritualmente partecipi della vita di Gesù, vita di purificazione di tutto ciò che é corrotto e comunicazione di un'energia interiore, la Grazia, che permette la crescita spirituale della Giustizia cristiana, che é la santità.

Questa vita il cristiano la riceve nel Battesimo, fonte alla quale bisogna rifarsi e richiamarsi, per comprendere che dobbiamo considerarci morti alla vita del peccato, risuscitati e vivificati in Cristo, per vivere di Lui e per Lui, e sedere un giorno nel Regno dei cieli. A tutto questo non si giunge mediante le Opere buone che si possano compiere, ma con la viva Fede in Cristo Salvatore, che ci salva ottenendoci, attraverso il suo personale sacrificio sulla croce, la Grazia divina, la remissione dei peccati e la vita eterna.

La parte che ogni creatura umana deve fare é quella di affidarsi volontariamente e liberamente a Cristo, restando fedele al Patto di Alleanza sancito con Dio e con Lui, nello Spirito al momento del Battesimo. E dal sentirsi, in Cristo, figli adottivi di Dio, che il cristiano percepisce quali conseguenze ne derivano per la propria vita e la condotta che deve tenere. Le norme da seguire non gli vengono più dall'esterno, ma dall'interno del proprio cuore e dalle illuminazioni dello Spirito.

Solo dopo essere stati oggetto della Misericordia di Dio, si può essere in grado di compiere le Opere buone che Dio ha predisposto perché siano praticate. L'ordine della vita cristiana é che preceda sempre l'ascolto e l'accoglienza della Parola di Dio nella Fede, che si viva spiritualmente dell'Amore verso Dio e verso il prossimo, che si nutra la Speranza della Vita eterna, e che ci si eserciti nel compimento delle Buone Opere. il cristiano non deve mai privilegiare le Opere rispetto alla Fede, deve coltivarla ed incrementarla, vivendo dello Spirito del Signore Gesù (per me, vivere é Cristo), ed avendo chiari quali sono il fondamento, la finalità e le modalità secondo le quali le stesse opere buone, che Gesù ha praticato e comandato, vanno compiute. Questo ha insegnato Don Orione ai suoi figli e questo oggi vuole ricordare a tutti noi.

 

* Salvatore Pappalardo nato a Villafranca Sicula, Agrigento, 23 settembre 1918 e morto a Palermo, 10 dicembre 2006. Il 17 ottobre 1970 fu nominato arcivescovo di Palermo. Da Paolo VI creato e pubblicato Cardinale nel Concistoro del 5 marzo 1973, del Titolo di S.Maria Odigitria dei Siciliani.

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