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Messaggi don Orione
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Autore: Alessandro Belano

Il gerarca fascista che, imbarcatosi in Brasile sulla motonave Neptunia, nel viaggio di ritorno conobbe don Orione e, conquistato dal suo fascino spirituale, gli fece da chierichetto in occasione del battesimo di un famoso calciatore uruguaiano convertito da don Orione con un corso accelerato di catechesi.

Luigi Federzoni

di Alessandro Belano

 

Profilo biografico

Luigi Federzoni nasce a Bologna il 27 settembre 1878. Nel 1900 si laurea in lettere con Giosué Carducci all'Università di Bologna, conseguendo successivamente anche una laurea in giurisprudenza. Nel 1910 è tra i fondatori dell'Associazione Nazionalista Italiana e nel 1911 del settimanale L'idea Nazionale . Diventa leader del movimento nazionalista e nel 1913 viene eletto deputato. Dopo aver contribuito alla fusione del movimento nazionalista con il Partito Nazionale Fascista, viene nominato ministro del governo Mussolini dal 1923 al 1928, prima come ministro delle colonie, poi degli interni e di nuovo delle colonie.

Nel 1925 è tra i firmatari del Manifesto degli intellettuali fascisti, redatto da Giovanni Gentile. Si dimette da ministro degli interni in polemica con l'ala radicale del fascismo capeggiata da Roberto Farinacci. Senatore dal 1928, ? eletto Presidente del Senato dal 1929 al 1939.

Grande letterato e uomo coltissimo, Luigi Federzoni incrementa in modo impressionante la sua attivit? culturale diventando presidente della Societ? Geografica Italiana (1923 B 1926), presidente dell'Istituto di Studi Romani (1929?1931), presidente della Societ? anonima letteraria Nuova Antologia (1931), socio nazionale dell'Accademia dei Lincei (1935?1946), presidente dell'Istituto Fascista dell'Africa Italiana (1937‑1940), presidente dell'Istituto dell'Enciclopedia Italiana (1938?1943), presidente dell'Accademia d'Italia (1938?1943).

Ostile alle leggi razziali, considerate totalmente estranee alla Nazione ed eticamente errate, nella celebre seduta del Gran Consiglio del Fascismo del 25 luglio 1943 ? tra i firmatari contro Benito Mussolini e si schiera contro l'alleanza con la Germania: per questo nel 1944 viene condannato a morte in contumacia dal tribunale fascista di Verona. Per interessamento dell'allora Mons. Giambattista Montini si rifugia nell'ambasciata portoghese e quindi in Vaticano. Nel 1945 l'Alta corte di giustizia lo condanna all'ergastolo, ma viene amnistiato nel 1947. Muore a Roma il 24 gennaio 1967, all'et? di 88 anni.

Luigi Federzoni e san Luigi Orione

Nell'estate del 1937 don Orione si trova sulla motonave Neptunia. Torna in Italia dopo il suo secondo viaggio missionario in Sud B America. La prolungata permanenza sulla motonave gli offre l'occasione di esercitare l'apostolato, in particolare nei riguardi di un noto calciatore, Nicolas Riccardi di Montevideo, acquistato dalla squadra sportiva del Napoli. Si tratta di un giovane di ingegno vivace e di ottime disposizioni naturali, ma non è ancora battezzato e non conosce nulla della religione cristiana. Don Orione lo avvicina e lentamente gli prospetta l'idea di ricevere il battesimo per vivere la fede cristiana con nuova consapevolezza e impegno di vita. Il giovane accetta. Don Orione ne ammira la semplicità e l'interesse con cui segue le sue catechesi in preparazione al battesimo e alla prima comunione. Il rito si svolge il 22 agosto 1937 nel salone di prima classe trasformato in cappella, alla presenza di tutti i passeggeri del Neptunia. Sua eccellenza Luigi Federzoni e la signora Lina Federzoni fanno da padrino e madrina. Nel commentare il vangelo di quella domenica, don Orione parla della Divina Provvidenza ed è tale l'efficacia delle sue parole che i due giorni passati ancora a bordo sono impegnati da lui in continue confessioni.

Di questa singolare vicenda riportiamo la diretta testimonianza rilasciata da Federzoni in occasione del processo di beatificazione:

"Conobbi il Servo di Dio nel 1937 sulla motonave Neptunia, nel viaggio di ritorno in Italia. Al primo incontro subii un fascino spirituale e in seguito crebbe in me l'ammirazione per lui. Durante quel viaggio vi era tra i passeggeri un calciatore uruguaiano, non ancora battezzato, perché proveniva da famiglia atea. Segnalato a don Orione, si interessò premurosamente di lui; in pochi giorni lo preparò a ricevere il battesimo, che gli fu da lui stesso amministrato e al quale io, pregato da don Orione, fungevo da padrino. Ho veduto quel neo convertito assistere, qualche giorno dopo, alla messa celebrata da don Orione, nel salone delle feste del piroscafo con tutto l'equipaggio al gran completo e restai meravigliato nel vedere quel giovane seguire la messa con tanto raccoglimento, servendosi di un libro di devozione. Voglio notare che anche l'equipaggio, indistintamente, fu favorevolmente colpito dalle parole che il Servo di Dio pronunciò al vangelo: specialmente tutti furono conquisi dallo sguardo di don Orione. Ebbi in seguito contatti frequenti con don Orione a Roma e anche presso le sue istituzioni" (Testimonianza di Luigi Federzoni, in Summarium , 613ss.).

Questo particolare è confermato dallo stesso don Orione il quale, mentre era a bordo del Neptunia, in data 20 agosto 1937 scrisse ad un suo sacerdote brasiliano, accennando al noto episodio: "Scrivo a un giorno da Gibilterra: viaggio buonissimo [...]. Mi sono trattenuto due volte con Federzoni: domenica farà da padrino di battesimo ad un giovane di 24 anni? ( Scritti , 63,34).

Luigi Federzoni ci ha lasciato altre preziose testimonianze su don Orione, in particolare quelle relative alla sua permanenza in Brasile e al viaggio di ritorno in Italia.
Eccone le piùsignificative:

"Nel 1937 io mi trovavo in Brasile per ragioni del mio ufficio ed ebbi la fortuna, assieme alla mia signora, di imbarcarmi poi a Rio de Janeiro sulla stessa motonave che riportava in patria, dopo tre anni di assenza, il Servo di Dio. Oltre ai suoi religiosi e numerosissime alte personalità di Buenos Aires, vi era anche l'Arcivescovo di quella arcidiocesi, il Cardinale Louis Copello che, inginocchiato, volle essere benedetto da don Orione. Persone degne di fede mi dissero che si assistette così ad una commoventissima scena di umiltà. Don Orione si buttò in ginocchio e, prendendo la mano dell'Arcivescovo, volle ad ogni costo essere prima benedetto da lui, poi si indusse a benedire a sua volta l'Arcivescovo e tutti coloro che erano venuti a salutarlo. La motonave fece poi scalo nell'importante porto di Montevideo per accogliere altri passeggeri. Mi dissero, con mio grande stupore, poiché ancora non sapevo che anche in Uruguay don Orione avesse delle istituzioni, che si vide avanzare, fra parecchie persone, sulla banchina del porto fin sotto il barcarizzo, un prelato dall'aspetto autorevole che tutta quella folla riveriva. Come don Orione lo scorse, scese lo scalandrone, mentre il prelato si inchinava. Come si trovarono faccia a faccia videro con grande sorpresa che Mons. Aragone (quel prelato infatti era l'Arcivescovo di Montevideo), si gettò in ginocchio. Don Orione, svelto, lo aiutò a rialzarsi, gli baciò il sacro anello e poi si gettarono l'uno nelle braccia dell'altro, in preda a grandissima emozione, mentre la folla sulla banchina e i passeggeri a bordo che avevano assistito alla scena scoppiavano in grandi applausi? (Testimonianza di Luigi Federzoni, in Summarium , 615ss.).

La testimonianza di Luigi Federzoni su don Orione non si limita al breve periodo che essi condivisero insieme nel viaggio di ritorno dal Brasile. Rientrati in Italia, i due ebbero ancora modo di incontrarsi in varie occasioni e di conservare nel tempo reciproca stima e amicizia. Riportiamo di seguito altri importanti particolari che ci ha consegnato Luigi Federzoni:

"Un anno ho assistito con le mie figliuole alla messa che annualmente [don Orione] era solito celebrare a mezzogiorno a Sant'Ignazio: una di esse al ritorno dalla messa disse candidamente che ella guardava i piedi di don Orione, perch? le sembrava che nella celebrazione si staccassero da terra. Un giorno lo pregammo vivamente di venire a benedire una nostra nipotina inferma nella speranza, anzi quasi nella certezza, che egli ne avrebbe ottenuta la guarigione. Venne da noi accompagnato dalla signora Raffaella Lantini, il cui marito, Ministro Lantini, era di lui amicissimo e fervente ammiratore. Don Orione mise la mano sulla testolina di Maria Antonietta Spada, così si chiamava la nipotina, e disse di recitare insieme con lui una Ave Maria. Aveva il viso profondamente triste e la mia Signora, così essa mi ha confermato, lo guardava intensamente. Ad un certo punto ella vide che Don Orione scuoteva impercettibilmente il capo, quasi a dire che la grazia richiesta non sarebbe avvenuta. Pochi giorni dopo Maria Antonietta volava al cielo. Il prof. Riccardo Moretti (ora defunto) raccontò a me e alla mia consorte che un giorno si era recato da lui don Orione per chiedergli se poteva aiutarlo con un po' di denaro perché, prima di mezzogiorno, doveva pagare una urgentissima cambiale, che non voleva mandare in protesto. Il prof. Moretti gli rispose che per quel giorno non poteva in alcuna maniera accontentarlo, ma che però gli metteva a disposizione la macchina perché potesse andare da persone che gli avevano promesso o gli dovevano del denaro. Don Orione accettò l'offerta e si mise in cerca di quanto gli occorreva, ma non trovò nessuno. Piuttosto angustiato, perché quella cambiale era per cosa sommamente importante, prima di riportare la macchina al Professore fu ispirato a passare per casa (all'Istituto Divin Salvatore, in via delle Sette Sale) e con sua estrema consolazione trovò sul tavolo della sua stanzetta una grossa busta nella quale trovò la somma esatta, anche i centesimi, che doveva versare a mezzogiorno per la famosa cambiale. Ritornato dal prof. Moretti gli raccontò la cosa e quando questi se ne mostrò meravigliato don Orione rimase tranquillo dicendo che bisognava aver fede nella Provvidenza e ringraziarla dei suoi favori".(Testimonianza di Luigi Federzoni, in Summarium , 615ss.).

A seguito di quel provvidenziale incontro sulla motonave Neptunia, i rapporti tra don Orione e Luigi Federzoni si protrassero nel tempo, come testimoniano alcuni stralci di corrispondenza. Nel 1939, a pochi mesi dalla morte, don Orione scrive all'illustre amico per ringraziarlo di un favore da lui ricevuto e di cui non conosciamo i particolari. Dalle scarne parole della missiva si intuisce che si tratt? di un interessamento di Federzoni a favore dei poveri o comunque di persone bisognose. Nell'occasione don Orione, mentre ringrazia l'amico, conclude lo scritto con una espressione caratteristica della sua mistica e del suo apostolato: ?Grazie Eccellenza. Sono confuso per tanta Vostra bont?. Tutto passato, tutto superato, profondamente commosso ringrazio per interessamento. Sono gi? resuscitato: che non sia per me ma pel prossimo. L'amore di Cristo e degli umili mi affochi? ( Scritti , 102). ? l'ultimo sigillo che don Orione lasci? impresso nel cuore di Luigi Federzoni e che consegn? come eredit? spirituale ai suoi figli: ?L'amore di Cristo e degli umili ci affochi?.
 

Per saperne di più

(Anonimo) , Il nostro Istituto romano S. Filippo Neri inaugurato alla presenza degli Eminentissimi cardinali Salotti e Boetto. L'intervento di S.E. Federzoni e del ministro Lantini?, Piccola Opera della Divina Provvidenza , febbraio 1938.

Macchi Adriana (a cura di), Federzoni Luigi. Diario di un ministro del fascismo , Passigli, Firenze, 1993.

Vittoria Albertina , voce "Federzoni Luigi" in Dizionario biografico degli italiani , Istituto della Enciclopedia italiana, Roma, 1995, vol. XLV, 792?801.

Vittoria Albertina , "I diari segreti di Luigi Federzoni. Appunti per una biografia", Studi Storici 36(1995), 729 B 760.

Palombelli Barbara , "Noi, la famiglia Federzoni. Papà disse no a Mussolini", Corriere della Sera , 5 marzo 2001, 20.

Vecchio Giorgio , "Don Orione e la politica del suo tempo", in Aa.Vv., San Luigi Orione: da Tortona al mondo. Atti del Convegno di studi. Tortona 14 B 16 marzo 2003 , Vita e Pensiero, Milano, 2004, 171-211.

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