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Messaggi Don Orione
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Autore: Flavio Peloso

La Congregazione è cresciuta ai suoi piedi. Dopo la "cura" in Vaticano, è stata esposta il 19-20 novembre 2017 nella Parrocchia Mater Dei per la Festa della Madonna della Divina Provvidenza. Il 22 novembre è tornata a Tortona, dove la pose Don Orione.

Il 28 giugno 2017, la statua della Madre della Divina Provvidenza, custodita al Paterno di Tortona, era stata portata nei laboratori della Biblioteca vaticana e, specificatamente nelle mani del prof. Ambrogio Piazzoni, vice prefetto.
La statua, come ha informato il prof. Ambrogio Piazzoni e il suo staff tecnico, è stata posta in camera di isolamento, priva di ossigeno e con gas azoto, per eliminare qualunque tipo di vita animale o vegetale che possa essere presente nella sua struttura. L’isolamento è durato due mesi. Dopo, l’équipe del Centro restauri della Biblioteca Vaticana, guidata dott.sa Angela Nuñez Gaitán, ha operato solo un intervento di pulizia, tenendo conto della volontà di Don Orione di non intervenire con pittura sulla statua.

 

In occasione della solennità della Madre della Divina Provvidenza, il 20 novembre 2017, è stata eccezionalmente esposta in onore e devozione nella chiesa "Mater Dei" di Monte Mario - Roma.

La Messa è stata presieduta dal Superiore Generale, Don Tarcisio Vieira. Erano presenti una trentina confratelli Orionini concelebranti, la consigliera generale delle Suore orionine, Suor Maria Françoise, la Responsabile generale dell'Istituto Secolare Orionino, Anna Rita Orrù, il Coordinatore generale del Movimento Laicale Orionino, Javier Rodriguez, una rappresentanza del Movimento Tra Noi - Maria di Nazareth,  e molta gente.

 

 

Il 22 novembre 2017, la statua della Madre della Divina Provvidenza è ritornata alla sua casa, nella Cappella del "Paterno", ove Don Orione la pose, la venerò, la circondò di devozione e confidenza fin dagli inizi della Congregazione.

 

La statua è in legno policromo del 1600. E' in buono stato di conservazione, senza particolari fragilità o elementi di corruzione. E' alta 98 centimetri e pesa 14,6 chili.
I colori del panneggio sono ancora vivi e ben conservati. Dal punto di vista cromatico, risulta particolarmente alterato il volto e il collo. Qui si riconoscono nitidamente, a chiazze, il legno della statua, la patina di cementina posta sul legno come fondo per la pittura, la pittura di colore carne. Il volto presenta tutti e tre questi elementi cromatici, a chiazze, particolarmente poco estetiche nel volto.

Si può riconoscere chiaramente, sul petto della Madonna, la fessura nel legno lasciata dall’asportazione della spada, che prima faceva parte della statua della Addolorata, sostituita con il grande cuore di argento.

All’orecchio sinistro, si trova ancora infisso un piccolo ferro, servito per appendervi degli orecchini; in corrispondenza dell’orecchio destro, si vede solo un piccolo foro. "Mia madre - spiegò Don Orione - mi aveva donato due orecchini d’oro: bucai le orecchie della Madonna e dissi: Vediamo, se almeno ora sentirà. Erano due orecchini lunghi, come sogliono portare le donne paesane. Pregavo e facevo pregare e, guardando gli orecchini, mi sembrava che la Madonna non potesse fare la sorda".

La statua della Madre della Divina Provvidenza porta dunque i segni degli oltre tre secoli di storia, ma anche quelli della vita e della relazione con Don Orione. Don Orione ha parlato spesso della statua della Madonna della Divina Provvidenza. Più volte ha detto che "la Congregazione è cresciuta ai suoi piedi e guardando a lei".

"È una dolce Madonna di legno, molto antica, tanto che qua e là è bucherellata. Questa statua incrocia le sue braccia sul petto e alza gli occhi al cielo: così, press'a poco, doveva essere Maria ai piedi della Croce.

Questa vecchia statua è la prima Madre della Divina Provvidenza. E' rimasta sempre così. Tutto cambia, in questa Casa, tutto passa: una sola cosa non muta qui dentro e non muterà, perché questa è una volontà che spero sarà rispettata e tenuta sacra per l'avvenire. Questa è l'immagine della nostra cara Madonna della Divina Provvidenza: da allora in poi non ho consentito che si portasse alcune modifica in essa".

Don Orione

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