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Messaggi Don Orione
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Nella foto: Sopra, da sinistra, Pokrov di Balcherne e icone orientali. Sotto, da sinistra, Madonna del Manto o della Misericordia di Piero della Francesca, Ghirlandaio, di Firenze, di Monte Berico e di Don Orione.

Una ricerca storica iconografica sugli inizi della devozione mariana fino allla Madonna del Manto azzurro di Don Orione.

LA MADONNA DEL MANTO, Protettrice - «Pokrov»

 

Don Flavio Peloso

La chiesa di Santa Maria di Blacherne (Θεοτòκος τών Βλαχερνών), a Costantinopoli, fu eretta nel V secolo e venne distrutta nel 1434; era uno dei più importanti santuari greco-ortodossi; un nuovo edificio fu costruito nel 1867 nello stesso luogo.

L’Icona della Pokrov di Maria (della Protezione) mostra Maria apparire sopra i congregati nella chiesa di Blacherne, tra due tra gli arcangeli Michele e Gabriele, tenendo il suo velo sopra di loro come un segno di protezione.

In Oriente ci sono de tipi di icona di Maria la Protettrice: uno con il Manto sulle braccia di Maria e uno con il Mant della Protezione di Maria allargato a coprire sotto di esso i fedeli.   

Per le origini del concetto di Protezione, dobbiamo risalire al più noto e antico inno mariano, trovato scritto in greco su un papiro copto dall’Egitto, il Rylands Papyrus 470. È generalmente noto con le sue prime parole nella traduzione latina, Sub Tuum Praesidium – “Sotto la tua protezione”. Sebbene frammentato, è stato ricostruito il testo completo.

Ὑπὸ τὴν σὴν εὐσπλαγχνίαν
“Sotto la tua compassione

καταφεύγομεν, Θεοτόκε
siamo fuggiti per il rifugio, Madre che fa nascere Dio

Ἡς ἡμῶν ἱκεσίας
Le nostre petizioni

μὴ παρίδῃς ἐν περιστάσει
non ignorare in afflizione

ἀλλ ἐκ κινδύνων λύτρωσαι ἡμᾶς
ma salvaci dal pericolo

μόνη Ἁγνή, μόνη εὐλογημένη
solo Pura, sola Benedetta”.

“Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio,
Santa Madre di Dio:
non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova,
e liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta”.

 

ALLE ORIGINI DEL CULTO DELLA MADRE DI DIO (Theotokos)

È interessante notare che in questa preghiera, Maria non viene invocata come interceditrice o intermediaria, ma piuttosto per il suo potere di liberazione.

Non sorprende il fatto di aver trovato questa più antica preghiera a Maria in Egitto. L’Egitto era la terra della dea Iside, la madre del dio Horus, e uno dei suoi titoli era Mut Netjer, “Madre di Dio”, che possiamo paragonare a Theotokos  in greco. Era avvenuto che, mentre il cristianesimo si diffondeva nel mondo greco-romano (che comprendeva l’Egitto in quel momento), il culto degli antichi dei e i loro luoghi e funzioni furono gradualmente sostituiti nel cuore della popolazione dai santi cristiani, più importante dei quali era Maria, che ha assunto il ruolo della nuova dea madre.

Il Sub tuum presidium, la più antica preghiera mariana, è databile? Uno studio, basato sullo stile della scrittura a mano, fa risalire il frammento di papiro fino al 200, ma altri, lo collocano tra il 300 e il 400. Non ci sono altre prove di preghiera a Maria negli anni 200, né il termine Theotokos era di uso comune. L’uso di Theotokos come titolo di Maria fu proclamato e autorizzato ufficialmente al Concilio di Efeso, nel 431.

La prima immagine di Maria con il Bambino, un Profeta e la Stella, si trova nelle catacombe di Priscilla (Roma) datata tra II e III secolo.

Gregorio Nazianzeno, che morì nel 390 circa, racconta delle sofferenze di Santa Giustina che “pregò sinceramente la Vergine per avere aiuto”. Così sappiamo che la gente stava pregando Maria nell’ultima parte del IV secolo.

La data del frammento Rylands 470 rimane incerta, ma più probabilmente è della seconda metà del IV secolo.

Poter datare la data del Rylands 470 è importante perché testimonia il concetto della Protezione di Maria espresso anche nella icona di Maria Pokrov, alla quale ricorrono i supplicanti per trovare sicurezza nei momenti difficili. Nell’icona Pokrov, infatti, Maria tiene il suo velo sui membri della comunità per protezione. Questo è il tipo di icona popolare in Oriente e nella Russia zarista, mentre l’icona Protezione non era generalmente presente nell’ortodossia greca.

Secondo la tradizione sacra ortodossa orientale, l’apparizione di Maria la Theotokos avvenne durante il decimo secolo nella chiesa di Blacherne di Costantinopoli (l’odierna Istanbul) dove erano state conservate molte delle sue reliquie.

Nella Domenica 1° ottobre, alle 4 del mattino, Sant’Andrea, il Pazzo per Cristo, uno slavo di nascita che agiva come guardia del corpo a Costantinopoli (+ 936), vide la cupola della chiesa aperta e la Vergine Maria entrare, muovendosi nell’aria sopra di lui, risplendente e circondata da angeli e santi. Si inginocchiò e pregò con le lacrime per tutti i fedeli cristiani del mondo. La Vergine Maria chiese a suo Figlio, Gesù Cristo, di accettare le preghiere di tutte le persone che la supplicavano e cercavano la sua protezione. Una volta completata la sua preghiera, Andrea camminò verso l’altare e continuò a pregare. Successivamente, la Vergine Maria allargò il manto su tutte le persone presenti nella chiesa come Protezione.
Sant’Andrea si rivolse al suo discepolo, sant’Epifanio, che era in piedi vicino a lui, e chiese: “Vedi, fratello, la Santa Theotokos, pregando per tutto il mondo?”. Sant’Epifanio rispose: “Sì, santo Padre, lo vedo e sono stupito!”.
Andrea è venerato come santo dalle Chiese ortodosse.

Qui sotto, l’icona della Beata Vergine Maria che prega, circondata da persone, custodita nella chiesa di Blacherne, riproduce gli eventi come li aveva visti Sant’Andrea, il Matto per Cristo, quel giorno. Un giorno di festa in commemorazione della visione è stato celebrato in Russia da allora.

Il velo, omoforion o maforion, era un lungo pezzo di tessuto che copriva la testa e il corpo delle donne come un mantello, fino alle ginocchia. In Oriente, era la veste propria delle diaconesse e delle vergini consacrate. In Occidente diventò la veste tipica della Madre di Dio e delle sante donne.

Bisanzio aveva il maforion di Maria, venuto da un pio furto di due patrizi che l'avevano portato da Gerusalemme sotto il regno di Leone I (457-474). Da quel tempo il velo era custodito in una cassa trasparente nella chiesa di Blacherne. Senza discutere sull'autenticità della reliquia, è certo che i bizantini la consideravano la reliquia più preziosa di tutte quelle conservate a Costantinopoli.

La veste sacra serve da rifugio sicuro, da recinto e da manto protettore. Allargando la metafora, l'innografo aggiunge: «Col tuo velo venerato, o Tuttapura, tu copri l'intera distesa dei cieli rivestita di nubi. Quindi venerandolo con fede, noi ti glorifichiamo, o rifugio delle nostre anime».

In Russia si canta: "Coprici, o Regina con l'omoforion della tua misericordia, o Pokrov e difesa degli uomini, Pokrov e potenza dei credenti… Col tuo soccorso i re ortodossi sono coronati, grazie a te ottengono vittoria contro i pagani, perché tu li copri con l'omoforion della misericordia...".

La Chiesa greca commemora la deposizione del velo il 2 luglio.

 

Maria Madre della Misericordia, una rappresentazione diffusa in Occidente
Anche nella Chiesa cattolica di Occidente, si venerò la Protezione di Maria; era visualizzata in modo un po’ diverso: Maria spalanca il suo manto e, sotto di esso, le persone si radunano da entrambi i lati per proteggersi. Fu conosciuta più come Madonna della Misericordia.
Due tra le immagini più famose e venerate sono quelle presenti nella chiesa del Cenacolo di Santo Spirito a Firenze, conosciuta come Madonna della Misericordia (sec. XV), e la Madonna di Monte Berico, a Vicenza, realizzata da Nicolò da Venezia tra il 1428 e il 1430, definita iconograficamente come Madre della Misericordia o Madonna del manto. 

Un'altra nota immagine della Madonna del Manto o della Misericordia è quella del pittore fiorentino Ghirlandaio (vedi sotto)

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Negli ultimi anni dell’iconografia russo-ortodossa, l’immagine della Madonna della Misericordia occidentale è stata presa a prestito come un nuovo tipo di icona, sebbene fosse meno comune.

 

Ecco un esempio. In questa icona del tipo Maria Pokrov c’è un’iscrizione accanto alle ali di Maria, che riporta una leggera variante del Salmo 90, 14: “Li proteggerò, perché hanno conosciuto il mio nome”.

 

 

 

 

 

 

 

 

LA MADONNA DEL MANTO AZZURRO DI DON ORIONE

Dopo avere presentato il titolo e l’icona di Maria del Manto protettore, possiamo comprendere la sorpresa nel venire a sapere che, a distanza di tanti secoli e di culture diverse, proprio in un 2 luglio del 1893, giorno in cui l’Oriente celebra la festa di Maria del Manto protettore, san Luigi Orione, a Tortona (Italia), sognò la cosiddetta Madonna del manto azzurro che è esattamente una rappresentazione di Maria del Manto protettore.

I fatti sono noti. Il chierico Luigi Orione, in quella domenica 2 luglio 1893, aveva dovuto chiudere definitivamente l’Oratorio a causa di lamentele giunte al Vescovo per la confusione che i ragazzi creavano. Dopo aver chiuso, pose la chiave dell’Oratorio sulla mano di una statuetta della Madonna che stava nel cortile della casa del Vescovo e che aveva un manto azzurro. “Con la morte nel cuore”, salì nella sua stanzetta sui voltoni del Duomo. Postosi a sedere, appoggiato con le mani sul davanzale, guardando l’Oratorio chiuso, pregò e pianse, si addormentò e sognò. Ascoltiamo la sua descrizione.

“Quella sera mi sono messo là allo scuro, alla finestra seduto a piangere, a guardare giù l’oratorio che non si sarebbe più aperto. Ho pianto come piange un bambino con l’abbandono e la fede e l’innocenza di un bambino. E ho pregato la Madonna e ho messo me e tutto l’oratorio nelle sue mani e pregando e piangendo e guardando l’oratorio, e facendo il sacrificio di tutto, e offrendolo tutto alla Madonna mi sono addormentato là, seduto e con il capo appoggiato al davanzale della terza finestrella, e ho fatto questo grande e santo sogno. Ho veduto tutto il giardino dell’oratorio pieno di fanciulli e su quella grande pianta, alta, alta, un pioppo, vidi la Madonna Santissima che stringeva nel suo braccio destro Gesù Bambino e proteggeva l’oratorio e mi guardava con molta consolazione e amore. Ed il manto s’allargava, s’allargava… così che non si distinguevano più i confini. Anche il cielo scomparve e al posto del cielo il manto azzurro della Madonna. Ed il numero dei ragazzi, di molti diversi colori, si andava straordinariamente moltiplicando, fino a sembrare tutto un formicolìo. Allora si volse a me la Madonna indicandomeli. E si udì da tutta quella massa un canto dolcissimo, il canto del Magnificat. La Madonna ha continuato l’oratorio e lo ha visibilmente protetto, e parve a me davvero che una mano divina rimovesse subito, come d’incanto gli ostacoli; e si continuò. La Madonna Santissima anche dopo ha mostrato la sua materna protezione su me e sull’Opera della Divina Provvidenza”.sognò.[1]

 

 

È interessante notare che Maria, la Theotokos Protettrice del manto, apparve nella chiesa di Blacherne a Costantinopoli a Sant’Andrea, conosciuto come “il Pazzo per Cristo”. Anche Don Orione è ricordato con l’epiteto di “folle di Dio” e “pazzo della carità.

La tavola che rappresenta la Madonna del Manto azzurro sognata da San Luigi Orione è stata dipinta da Ida Marcora Grolla intorno al 1950 e si trova al Santuario della Madonna della Guardia di Tortona. È divenuta una delle icone più rappresentative della Piccola Opera della Divina Provvidenza che vi è rappresentata nelle varie categorie di consacrati (sacerdoti, suore, eremiti), di popoli e persone.

 

[1] Il testo del "sogno" è ricostruito dai racconti di Don Orione: Scritti 45, 59-61; alla Sera del 2 Luglio 1928, Parola III, 142-147; Buona notte del 15 Luglio 1921, Parola III, 1; ricordi alla chiusura del mese di Maggio, 31 maggio 1938, Parola IX, 281-285; alla S. Messa nell’Istituto di Sette Sale Parola, 5 Settembre 1933, Parola Vb, 86-87; Appunti presi da discorso di Don Orione in Argentina del gennaio1936, Parola VI, 292.

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