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QUALE AMORE AL PAPA?
QUÉ CLASE DE AMOR AL PAPA?
QUAL AMOR AO PAPA? " /> Messaggi Don Orione
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Autore: Flavio Peloso

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QUALE AMORE AL PAPA?
QUÉ CLASE DE AMOR AL PAPA?
QUAL AMOR AO PAPA?


QUALE AMORE AL PAPA?




Quale amore al Papa è tipico di Don Orione e del nostro carisma?
Rispondere a questa domanda significa cogliere l’identità propria dello spirito e dell’apostolato della congregazione orionina. L’amore al Papa e la specifica modalità per viverlo ed esprimerlo sono al cuore della fedeltà creativa della Famiglia orionina al proprio carisma.
Articolo del superiore generale Don Flavio Peloso




FEDELTÀ E OBBEDIENZA

“Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando” (Gv 15, 14), ha avvertito Gesù. La conformazione della volontà dell’amato è una verità imprescindibile dell’amore. In questo senso, l’amore al Papa ha una vasta gamma di espressioni che si concretizzano in obbedienza, docilità, fedeltà.
L’amore al Papa è obbedienza al Magistero della Chiesa e alla sua disciplina canonica e liturgica. E’ “seguire sempre, in tutto e per tutto, gli insegnamenti di lui, non solo in materia di fede e di morale, ma in ogni cosa che egli, come Papa, insegna e comanda… anche i suoi avvertimenti, consigli e i suoi desideri” E poi ancora, “Amiamo la Chiesa nelle sue Congregazioni romane, nei loro decreti, nei suoi Vescovi, amiamola nelle loro Curie, nei suoi sacerdoti; difendiamola come difenderemmo nostra madre”. (1)
Insomma, c’è tutta un’area di amore da viversi in modo personale come obbedienza, docilità, disciplina, unità e fedeltà nelle relazioni, che l’articolo 47 delle Costituzioni riassume così: “[Con il quarto voto] ci obblighiamo: al pieno riconoscimento della sua autorità gerarchica nella Chiesa universale; alla incondizionata adesione al suo magistero e al suo programma; alla più completa disponibilità a qualsiasi sua determinazione a nostro riguardo per ogni servizio in qualsiasi parte del mondo, per realizzare il carisma indicato nel motto: «Instaurare omnia in Christo; ut fiat unum ovile et unus Pastor».
Le Costituzioni ci indicano poi altre direzioni pratiche, pastorali, di amore al Papa:
“1) fedeltà alla Chiesa di cui il Papa è il centro di comunione;
2) studio, approfondimento e attuazione del magistero ordinario; conoscenza e diffusione dei documenti pontifici e delle Congregazioni romane;
3) amore e adesione ai Vescovi nelle chiese locali;
4) opera di comunione all'interno e all'esterno della Chiesa, lavorando per essere fermento di unità;
5) impegno missionario ed ecumenico;
6) servizio preferenziale ai poveri, dei quali, in nome del Papa e in fedeltà a lui, difenderemo i diritti e le istanze” (art. 48).


MEDIANTE LE OPERE DELLA CARITÀ

Ma c’è un aspetto apostolico molto tipico e carismatico di intendere l’amore al Papa da parte di Don Orione.
Lo illustrò, ad esempio, nel testo di preparazione di quella che potremmo definire l' “Assemblea costituente” della nascente Congregazione, tenuta nel 1902 a San Remo. "Amare Gesù Cristo e farlo conoscere e amare con le opere nostre, amare la sua Santa Chiesa Cattolica e far conoscere e amare e servire il Papa, Padre nostro santissimo, Vicario di Cristo e Capo della Chiesa è l'opera più grande tra gli uomini che possiamo fare su questa terra a gloria del Signore ed è il fine del nostro povero Istituto. Instaurare omnia in Christo: per la grazia di Dio tutto instaurare nella Carità infinita di Gesù Cristo con la attuazione del programma papale... Difendiamo la testa della Chiesa e salveremo il corpo". (2)

In queste linee programmatiche ritroviamo il noto e inscindibile legame che unisce nell’apostolato orionino Cristo - Chiesa – Carità. Don Orione li coniuga insieme in espressioni sempre nuove, originali e appassionate. Si tratta sempre dell’unica dinamica di spiritualità e di apostolato che porta a Instaurare omnia in Christo! ... in Ecclesia! ... in Charitate!
L’amore al Papa si alimenta dentro una tensione ecclesiale e cristocentrica ed opera per mezzo della carità. Anche in un altro testo fondamentale per comprendere il carisma orionino – il “Piano e programma” del 1903 ripreso poi nel “Capo 1° delle Costituzioni del 1936” – viene detto chiaramente che lo scopo specifico della Congregazione è "concorrere a rafforzare, nell'interno della Santa Chiesa, l'unità dei figli col Padre (cioè il Papa) e, nell'esterno, a ripristinare l'unità spezzata col Padre… e ciò con l'apostolato della carità tra i piccoli e i poveri, mediante quelle istituzioni ed opere di misericordia più atte". (3)
In altra occasione, spiegando lo spirito e l’impostazione della nascente Congregazione, Don Orione si espresse con queste chiare e felici espressioni. "Opere di carità ci vogliono: esse sono l'apologia migliore della Fede Cattolica. Bisogna che su ogni nostro passo si crei e fiorisca un'opera di fraternità, di umanità, di carità purissima e santissima, degna di figli della Chiesa, nata e sgorgata dal Cuore di Gesù: opere di cuore e di carità cristiana ci vogliono. E tutti vi crederanno! La carità apre gli occhi alla Fede e riscalda i cuori d'amore verso Dio". (4)

Dunque, quale amore al Papa? Quello vissuto mediante le opere della carità verso i piccoli, i poveri, il popolo. In quel “mediante” sta l'originalità orionina.


OGGI C'È BISOGNO DI QUESTO AMORE AL PAPA

Don Orione riteneva il Papa “cardine dell’opera della Divina Provvidenza nel mondo”, (5) centro di coesione, di unità. Oggi, sembrerebbe essere giunta una nuova stagione di riconoscimento dell’autorità morale del Papa. Gli eventi di aprile ne sarebbero una conferma.
Non tragga però in inganno il grande interesse e la visibilità mediatica. C’è molto di positivo, ma anche non poche ambiguità. Da una parte viene ingigantita la figura del Papa come simbolo collettivo, immagine psicologica, personificazione etica; dall’altra, il suo magistero dottrinale continua ad essere fortemente contrastato. Anche nei momenti di più forte emozione collettiva per la morte di Giovanni Paolo II (“il grande”, “santo subito”) e per la elezione di Benedetto XVI, giornali e televisione hanno continuato a documentare con interviste e statistiche i tanti “no” detti al Papa e alla Chiesa da quegli stessi giovani, e potenti della terra, e anche da preti e cristiani, che in quei giorni lo osannavano. Nell’aeropago del villaggio globale risuona ancor oggi il “su questo argomento ci sentiremo un’altra volta” (Atti 17, 32) lanciato al Papa, San Paolo di turno, poco prima applaudito. “America love the singer, but not the song” (l’America ama il cantante, ma non la canzone), titolò un grande giornale all’indomani del trionfo del Papa tra i giovani a Denver, per indicare la popolarità del Papa e insieme il distacco dal suo insegnamento.
Ecco, qui scatta l’orioninità che c’è in noi!

Don Orione, sensibilissimo alla missione della Chiesa, durante tutto l’arco della sua vita, avvertiva lo stacco che andava crescendo tra Chiesa e popolo, tra religione e società, tra devozione e costumi morali. Le masse popolari erano attratte e sedotte da altre ideologie e costumi lontani dal Vangelo. Come “toglieremo l’abisso che si va facendo tra Dio e il popolo”, “come ricondurre il popolo a Cristo, alla Chiesa”? (6)
Da questa inquietudine apostolica maturò l’ispirazione del nostro Fondatore. "Mai come ai nostri tempi – scriveva il 13 aprile 1920 - il popolo fu così staccato dalla Chiesa e dal Papa; ed ecco quanto è provvidenziale che questo amore sia risvegliato con tutti i mezzi possibili perché ritorni a vivere nelle anime l'amore di Gesù Cristo. L'esercizio della carità raggiungerà perfettamente il suo scopo corrispondente ai bisogni dei nostri tempi, che è precisamente questo di ricondurre la società a Dio riunendola al Papa e alla Chiesa. (7)


CON CHIARA COSCIENZA E RINNOVATA DECISIONE

“L’esercizio della carità” è il metodo, la via, la strategia di Don Orione e degli Orionini per “ricondurre la società a Dio riunendola al Papa e alla Chiesa”. A questa strategia corrispondono particolari requisiti in quelli che la attuano: "La Chiesa e la società hanno oggi bisogno di anime grandi, che amino Dio e il prossimo senza misura, e che si consacrino come vittime alla carità, che è ancora quella che può far ritornare gli uomini alla fede". (8)
Credo che tutti noi, oggi, in Italia o in Brasile, in Costa d’Avorio o nelle Filippine, sentiamo l’attualità, l’adeguatezza e l’impulso di queste parole di Don Orione. Anche nella Colletta propria della Messa di San Luigi Orione chiediamo: “Dona a noi di esercitare come lui le opere di misericordia, per far sperimentare ai fratelli la tenerezza della tua Provvidenza e la maternità della Chiesa”.

Rinnoviamo oggi la nostra adesione filiale al carisma di Don Orione. Il nostro amore al Papa non è per intellettuali (anche) ma per “facchini della carità”, ci chiede anche l’apologia della parola o della penna ma soprattutto “l’apologia della carità”, il nostro amore al Papa non comporta particolari strategie pastorali ma a tutti chiede la “strategia della carità”.
Don Orione fu il santo “tutta cosa della Chiesa e del Papa” (9) eppure è popolarmente più conosciuto come il "santo della carità", "il padre dei poveri, il benefattore dell'umanità dolorante e abbandonata" (Pio XII). Possa un poco dirsi anche di noi come singoli e come Congregazione che siamo “papalini” con le opere della carità.

Al riguardo, ricordo un episodio. Alcuni anni fa, ero consigliere, visitai a Oradea, in Romania, il Vescovo greco-cattolico della città Basile Hossu, uomo meraviglioso e buono. Egli raccontava delle tante sofferenze e umiliazioni subìte durante il periodo della dominazione comunista, particolarmente aggressiva contro le comunità cristiane greco-cattoliche. Poi si animò parlando dell'opera degli Orionini ad Oradea: "La vostra attività, il vostro modo di essere per i ragazzi e per i poveri, ha creato nel popolo un nuovo concetto e un nuovo atteggiamento nei confronti della Chiesa. Ricordo che un giorno, viaggiando in auto con Don Lazzarin, fummo fermati dalla polizia che ci trattò in malo modo e addirittura sprezzan¬te nei miei confronti. Don Lazzarin, per giustificarsi disse che avevano fretta per giungere a Oradea, dove eravamo aspettati dai Confratelli e dai ragazzi dell'Orato¬rio. ‘Andate da Don Luigi, voi?’ interruppe il poliziotto. ‘Sì, siamo suoi Confratelli’. Il poliziotto cambiò di tono e si mise a parlare benevolmente dell'Oratorio, dei ragazzi. Vedete? concluse Mons. Hossu - l'opera da voi fatta all'oratorio, per i ragazzi e per i giovani sta rendendo amabile e stimata tutta la Chiesa di Oradea".

Un altro insigne Pastore della Chiesa, il cardinale Paulo Evaristo Arns, arcivescovo di San Paolo del Brasile, anni fa’ indicò il nostro Piccolo Cottolengo come destinatario delle offerte della “campagna della fraternità” organizzata dalla Conferenza Episcopale. Definì quella grande opera di carità “l’apri porta della Chiesa cattolica nella città”. Intendeva dire che l’opera svolta dalla Congregazione verso quei bisognosi, con gravi disabilità mentali e fisiche, dava credito e rendeva vicina al popolo la Chiesa cattolica e i suoi Pastori.

Sempre su questa linea, acquista valore simbolico il primo contatto che il Card. Joseph Ratzinger ebbe con la Congregazione orionina. Venne a celebrare la festa di Don Orione, il 12 marzo 1987, al Centro per orfani e disabili di Roma - Monte Mario. Da lì, Ratzinger presentò il messaggio e la sfida di civiltà contenuti nell’Istruzione “Donum vitae” sul rispetto della vita, da lui firmata pochi giorni prima. Ricordo bene quella Messa, con il presbiterio accerchiato da carrozzelle di disabili e da giornalisti accorsi per l’occasione. Io mi dicevo: Ecco, questa è l’opera di Don Orione, dare sostanza di carità, credibilità e amabilità alla verità annunciata dal Papa e dai Pastori della Chiesa.


“HA UN’OPERA SOLA DETERMINATA”

La nostra Congregazione è conosciuta nel mondo come una delle Congregazioni che svolgono opere di carità e in grande varietà. Ma non è tutto lì. Corriamo il rischio di genericismo se non abbiamo ben chiaro, noi religiosi, il concetto e il dinamismo carismatico nostro proprio.
Già Don Orione ebbe ad affrontare il tema e a rispondere a un Vescovo circa “l’obiezione, che si è fatta e che sarà fatta forse in avvenire contro l’Istituto, per la sua universalità nell’esercizio delle opere di misericordia, e una parola pure della sua singolarità da tutti gli altri Istituti religiosi”. Dopo aver detto che certamente l’Istituto si propone “tutte le opere di misericordia” però non “indistintamente e ad un tratto”, afferma chiaramente che l’Istituto “ha un’opera sola determinata”, e questa è“la santificazione dei membri, con lo spargere nel popolo cristiano un amore dolcissimo al S. Padre”. (10)

Tutto è mirato e organizzato a questo scopo peculiare. Il carisma orionino consiste in un insieme dinamico di ecclesialità-papalinità da realizzare mediante la carità: "impiegarsi, con ogni opera di misericordia, a spargere e crescere nel popolo cristiano… un amore dolcissimo al Vicario in terra di Nostro Signore Gesù Cristo che è il Romano Pontefice". (11)
In tempi recenti, si è molto insistito sul “binomio Papa – Poveri”, vedendovi i due “poli” del carisma orionino. E’ una semplificazione didattica efficace, a patto di essere ben spiegata, come fece ad esempio il VII Capitolo generale (1975) in modo aderente alla storia e all’insegnamento di Don Orione. Vale la pena riportarne un passaggio. Al n. 3a dice: “I due termini del binomio Papa-Poveri non rappresentano due finalità parallele ed estrinseche una dall’altra, ma fra esse intercorre un rapporto intrinseco.
(…) In tal modo noi facciamo l’apologia della Chiesa e del Papa, non a parole o con gli scritti, ma con la carità. Il Papa non è solo punto di partenza, ma anche punto di arrivo del nostro apostolato, in quanto il nostro scopo è quello di «portare alla Chiesa e al Papa il cuore delle umili classi operaie» (Cost. 4)”.(12)

Il recente Capitolo generale ci ha dato particolari stimoli per la fedeltà creativa alla nostra vocazione.Ha dato indicazioni e preso decisioni per una più chiara e concreta carismaticità delle nostre opere apostoliche.
Dobbiamo tutti chiederci come e quanto la finalità “papalina-ecclesiale” dia forma e non solo intenzione alle nostre istituzioni assistenziali, educative e parrocchiali.
Le opere, così come impostate e condotte, sono mezzi potenti (“pulpiti”, “fari”) e simpatici “per far sperimentare ai fratelli la tenerezza della Provvidenza e la maternità della Chiesa”?
Quale legame esprimono con la Chiesa locale e come lo favoriscono?
“In forza del carisma – ci ricorda il Capitolo generale - , le nostre istituzioni devono distinguersi per apertura e comunione ecclesiale. Vivano in sintonia con il popolo di Dio e siano il più possibile espressione della fede della comunità locale”. (13)

Partecipando alle Assemblee provinciali ho colto la coscienza e la volontà di operare una più decisa “riappropriazione carismatica” delle nostre opere, cioè di promuovere “la qualità carismatica delle istituzioni di fronte ai pesanti condizionamenti delle normative statali e alla diminuzione numerica dei religiosi”. (14)

Ricordando i 100 anni dell’approvazione canonica della Congregazione, nel 2003, Giovanni Paolo II ci ha esortato: “Allora come ora, è fondamentale per la vostra Opera coltivare quest’intima passione per la Chiesa, perché possiate “modestamente cooperare, ai piedi della Sede Apostolica e dei vescovi, a rinnovare e unificare in Gesù Cristo, Signore nostro l’uomo e la società, portando alla Chiesa e al Papa il cuore dei fanciulli più abbandonati, dei poveri e delle classi operaie: ad omnia in Christo instauranda, ut fiat unum ovile et unus pastor” (Costituzioni, art. 5)”.(15)


LA FESTA DEL PAPA

In questo contesto di amore al Papa, Don Orione concepì e divulgò la Festa del Papa che è pure la festa della nostra Congregazione”. La volle quasi a simbolo gioioso del nostro carisma, un modo per far sì che la gente legata alle nostre opere fosse indirizzata al Papa e al senso di Chiesa. Per dire il senso e l’importanza di questa festa lascio la parola a Don Orione.
“La festa di S. Pietro è la festa del Papa e, per questo, assurse a festa dei cattolici. Essa è precisamente la nostra Festa Patronale, o Figli della Divina Provvidenza. E' la festa della Congregazione, che ha per fine proprio di consacrare tutti i suoi affetti e le sue forze ad unire, con un vincolo dolcissimo e strettissimo di tutta la mente e del cuore, il popolo cristiano delle classi più umili e i figli del popolo al Beato Pietro e al suo Successore il Papa. Vogliamo col divin aiuto, ridare Cristo al popolo e il popolo al Vicario di Cristo. Noi, dunque, miei cari figli, nelle nostre Case e chiese dobbiamo sempre pregare per il Papa, parlare del Papa, inoculare amore e obbedienza al Papa e celebrare, col più grande fervore di pietà, col più grande slancio di amore filiale, la festa del Papa. Essa deve segnare per noi e per tutti, di anno in anno, una rinnovata ondata di entusiasmo nell'attaccamento alla Fede di Pietro.
Quanto i Figli della Divina Provvidenza devono propagarla, la Festa del Papa! Essa prima ancora che fosse, direi, istituita - prima, cioè, che la festa di S. Pietro fosse trasformata in festa del Papa -, già era stata data alla nostra Congregazione, quale festa propria della Congregazione, perché consacrasse il grande amore della Congregazione al Papa e il suo fine precipuo.
Promuovere la festa del Papa, è promuovere e diffondere l'amore al Papa: è aderire alla sua dottrina, ai suoi desideri: è riconoscere nel Papa il primato di Pietro e dei suoi successori: è venerare nel Papa il Padre della Fede e delle anime, il Pastore Supremo, il Pontefice Massimo, il Condottiero dell'esercito di Cristo: è celebrare e glorificare il Papa quale Cristo visibile e pubblico sulla terra”. (16)


Nella riunione dei Consigli generali dei Figli della Divina Provvidenza, delle Piccole Suore Missionarie della Carità, dell’Istituto Secolare e del Movimento Laicale, nel dicembre 2004, alla luce della buona riuscita della Festa del Papa organizzata in occasione della Canonizzazione e dell’entusiasmo suscitato in tutti, si è pensato di rilanciare nella Famiglia Orionina la Festa del Papa, tanto cara e caratteristica. In particolare, si è deciso di rendere annuale, a Roma, il 28-29 giugno, una manifestazione “Festa del Papa”, che sia anche un segno pubblico del nostro amore al Papa e dell’impegno per portare così “tanti cuori attorno al cuore del Papa”.
Tale festa sarà organizzata dagli orionini, ma non sarà solo festa degli orionini. Essa coinvolge oltre alla Famiglia Orionina anche altri organismi e gruppi ecclesiali. Metteremo in spettacolo elementi di vita e di impegno nel campo della pace, assieme ad artisti di fama internazionale, testimoni civili e religiosi. La manifestazione sarà seguita e diffusa da vari canali televisivi affinché il messaggio e la testimonianza raggiunga una vasta cerchia internazionale di pubblico.
La “Festa del Papa” a Roma prevede due principali momenti: al 28 giugno sera, ore 17.30, una grande manifestazione-spettacolo (sala Paolo VI, diffusione RAI, ecc.); il 29 giugno mattino, partecipazione alla celebrazione in San Pietro. Il tema della festa di quest’anno è “Tanti cuori attorno al Papa, messaggero di pace”. Sarà l’occasione per incontrare il nuovo Papa Benedetto XVI per esprimergli tutto il nostro affetto e fedeltà di figli.

Ma la Festa del Papa è da celebrare in tutti i paesi e le città ove ci sono comunità e opere orionine. Ho cercato di capire come era concepita e organizzata questa festa da Don Orione.
Qualche nota.

1. Ha al centro di affetti, di omaggi e di preghiere il Papa come persona.
2. Nel celebrare il Papa, si celebra la Chiesa e quindi si mette al centro della festa il Vescovo della diocesi o anche solo il parroco della parrocchia, in quanto sono in comunione e rappresentano il Papa. Pertanto, nell’organizzare la Festa del Papa, si inviti il Vescovo o altra Autorità ecclesiastica… a lui siano diretti gli omaggi che hanno per destinatario ultimo il Papa.
3. La Festa comporta sempre una celebrazione liturgica ben curata e a cui convogliare tutti quelli che sono oggetto delle nostre cure e attività.
4. Nella Festa dovrebbe esserci anche qualche elemento di spettacolo o una manifestazione gioiosa che dia modo di presentare le “opere” e le “persone” delle nostre attività di bene: sono queste il vero omaggio al Papa, la nostra “apologia”; sono un modo per dire alla gente: “ecco, così la Chiesa vi è vicina”.
5. Soprattutto è una festa che vuole coinvolgere la gente, più gente possibile, nel ringraziare il Signore e il Papa anche a motivo di quel po’ di bene che ricevono da noi e dalle nostre opere realizzate in nome del Papa e della Chiesa.

So che l’amore e la fantasia non ci mancano. Avanti! La Festa del Papa si è sempre celebrata in Congregazione ma non più con quella vivacità e popolarità di “festa patronale della Congregazione” (17) come l’aveva voluta Don Orione. Forse in qualche luogo sarà conveniente scegliere una data più conveniente e significativa. Quello che importa è che si celebri con rinnovato fervore come espressione del nostro spirito e della nostra attività.

Don Flavio Peloso
1 maggio 2005


___________________________

N O T E

1. Sono innumerevoli i passaggi in cui Don Orione ci illustra le esigenze filiali dell’amore al Papa. “Nelle conversazioni non tolleriamo parola, e non dico parole, ma parola, men che rispettosa verso la persona o l’autorità del Papa, delle sacre romane Congregazioni, dei Nunzi pontifici o legati papali o meno deferente alle disposizioni della santa sede. Facciamoci con grande e dolce obbligo di praticare anche le minime raccomandazioni del Papa. In una parola; siate sempre e dovunque, o miei cari, sia figli devotissimi del Papa; date energie, cuore, mente e vita a sostegno della chiesa di Roma, madre e capo di ogni e di tutte le chiese del mondo: a sostegno del Papa, della sua autorità, libertà ed effettiva indipendenza, e a diffusione del suo amore”; Scritti 52, 112. “Noi siamo tutti del Papa, dalla testa ai piedi; siamo del Papa di dentro e di fuori, con una totale adesione di mente e di cuore, di azione, di opere, di vita, a quelli che possono essere i desideri del Papa”; Parola VI, 192.

2. Sono giunte varie copie di questo testo del 3 luglio 1902; Scritti84, 172; 109, 260.

3. I testi si possono trovare anche in Sui passi di Don Orione, pp. 233-235 2 295-298.

4. Scritti 4, 279-280.

5. Lettere I, 15.

6. Scritti 61, 93.

7. Sui passi di Don Orione, 299.

8. Lo spirito di Don Orione I, 125

9. Così si definì scrivendo la sua epigrafe Scritt 57, 146.

10 Scritti 72, 185.

11. L’espressione è tratta dal già citato Piano e programma..., I, 15.

12. Atti e comunicazioni, 1975, n.1, p.74-80.

13. Documento 12° CG, p.57.

14. Documento 12° CG, p.48.

15. Lettera dell’8 Marzo 2003, riportata in Atti e comunicazioni della Curia generale,2003 (57), n.210, p.3-6.

16. Si legga tutta la bella lettera scritta da Don Orione “dal fiume Paranà, 29 giugno 1937, in viaggio per Rosario di Santa Fè”; inLettere II, 483-493

17. “E’ precipuamente la nostra festa patronale”, Scritti 90, 356, “festa propria della Congregazione”, Scritti 52, 71.


¿QUÉ CLASE DE AMOR AL PAPA?

El importante momento de la historia de la Iglesia vivido en abril de este año pone en el centro de atención nuestro "amor al Papa”. ¿Qué clase de amor al Papa es típico de Don Orione y de nuestro carisma? ¿Cómo vivimos hoy concretamente el amor al Papa profesado con un "cuarto voto de especial fidelidad?"

Responder a estas preguntas significa acoger la identidad propia del espíritu y el apostolado de la congregación orionina. El amor al Papa y a la específica modalidad para vivirlo y expresarlo están en el corazón de la fidelidad creativa de la Familia orionina al propio carisma.

FIDELIDAD ES OBEDIENCIA

"Ustedes son mis amigos, si hacen lo que yo les mando", Jn 15, 14, ha advertido Jesús. La conformación de la voluntad es una verdad imprescindible del amor. En este sentido, el amor al Papa tiene una vasta gama de expresiones que se concretan en obediencia, docilidad, fidelidad.

El amor al Papa es obediencia al Magisterio de la Iglesia y a su disciplina canónica y litúrgica. Y "seguir siempre, en todo y por todo, sus enseñanzas, no sólo en materia de fe y moral, sino en cada cosa que él como Papa, enseña y manda… también sus advertencias, consejos y sus deseos" . Y luego todavía, "Amamos la Iglesia en sus Congregaciones romanas, en sus decretos, en sus Obispos, querámosla en sus Curias, en sus sacerdotes; defendámosla como defenderíamos a nuestra madre."

Entonces, existe toda una área de amor que entendemos debe vivirse de modo personal como obediencia, docilidad, disciplina, unidad y fidelidad en las relaciones, que el artículo 47 de las Constituciones resume así: "[Con el cuarto voto] nos obligamos: al pleno reconocimiento de su autoridad jerárquica en la Iglesia universal; a la incondicional adhesión a su magisterio y a su programa; a la más completa disponibilidad a cualquier determinación suya en nuestro respecto para todo servicio en cualquier parte del mundo, para realizar el carisma indicado en el lema: "Instaurare omnia en Christo; ut fiat unum redil et unus Pastor."

Las Constituciones nos indican luego otras indicaciones prácticas, pastorales, de amor al Papa: "1) fidelidad a la Iglesia de que el Papa es el centro de comunión; 2) estudio, profundización y realización del magisterio ordinario; conocimiento y difusión de los documentos pontificios y las Congregaciones romanas; 3) amor y adhesión a los Obispos en las iglesias locales; 4) obra de comunión en el interior y en el exterior de la Iglesia , trabajando para ser fermento de unidad; 5) empeño misionero y ecuménico; 6) servicio preferencial a los pobres, de los que, en nombre del Papa y en fidelidad a él, defenderemos los derechos y las instancias", (art. 48).

A TRAVÉS DE LAS OBRAS DE LA CARIDAD

Pero hay un aspecto apostólico muy típico y carismático para entender el amor al Papa de parte de Don Orione.

Lo ilustró, por ejemplo, en el texto de preparación de aquél que podríamos definir la "Asamblea constituyente" de la naciente Congregación, realizada en 1902 en San Remo. "Amar Jesús Cristo y hacerlo conocer y amar con nuestras obras, amar su Santa Iglesia Católica y hacer conocer y querer y servir al Papa, Padre nuestro santísimo, Vicario de Cristo y Jefe de la Iglesia es la obra más grande entre los hombres que podemos hacer sobre esta tierra a gloria del Dios y es el objetivo de nuestro pobre Instituto. Instaurare omnia en Christo: por la gracia de Dios todo establecer en la Caridad infinita de Jesús Cristo con la realización del programa papal.... Defendemos la cabeza de la Iglesia y salvaremos el cuerpo. "

En estas líneas programáticas hallamos la conocida e inseparable ligazón que une en el apostolado orionino Cristo - Iglesia - Caridad. Don Orione los conjuga juntos en expresiones siempre nuevas, originales y apasionadas. ¡Se trata siempre de la única dinámica de espiritualidad y apostolado que lleva a Instaurare omnia in Christo! ¡... in Ecclesia! ¡... in Caritate!

El amor al Papa se nutre dentro de una tensión eclesial y cristo céntrica y obra a través de la caridad. También en otro texto fundamental para comprender el carisma orionino - el "Plan y programa" del 1903 le retomados luego en el "Comienzo 1° de las Constituciones de 1936" - es dicho claramente que el objetivo específico de la Congregación es "concurrir a reforzar, en el interior del Santa Iglesia, la unidad de los hijos con el Padre, es decir el Papa, y, en el exterior, a restablecer la unidad quebrada con el Padre… y esto con el apostolado de la caridad entre los pequeños y los pobres, a través de aquellas instituciones y obras de misericordia más adecuadas. "

En otra ocasión, explicándolo espíritu y el estilo de la naciente Congregación, Don Orione se ha expresado con estas claras y felices palabras. "Obras de caridad se necesitan: ellas son la mejor apología de la Fe Católica. Se necesita que sobre cada paso nuestro se cree y florezca una obra de fraternidad, de humanidad, de caridad purísima y santa, digna de hijos de la Iglesia , nacida y surgida del Corazón de Jesús: obras de corazón y caridad cristiana se necesitan. ¡Y todos les creerán! La caridad abre los ojos a la Fe y calienta los corazones de amor hacia Dios."

¿Entonces, qué clase de amor al Papa? Aquél vivido a través de las obras de la caridad hacia los pequeños, los pobres, el pueblo. En aquellos "a través de" está la originalidad orionina.

HOY HAY NECESIDAD DE ESTE AMOR A. EL PAPA

Don Orione pensaba al Papa como "bisagra de la obra de la Divina Providencia en el mundo" , centro de cohesión, de unidad. Hoy, parecería haber llegado una nueva época de reconocimiento de la autoridad moral del Papa. Los acontecimientos de abril serían una confirmación de esto.

Sin embargo, no nos lleve a engaño el gran interés y la visibilidad mediática. Hay mucho de positivo, pero también no pocas ambigüedades. Por una parte es agigantada la figura del Papa como símbolo colectivo, imagen psicológica, personificación ética; por otra, su magisterio doctrinal continúa a ser contrastado fuertemente. También en los momentos de más fuerte emoción colectiva por la muerte de Juan Pablo II ("el grande", "santo enseguida), y para la elección de Benedicto XVI, periódicos y televisión han seguido documentando con entrevistas y estadísticas los muchos "no" les dichos al Papa y a la Iglesia por aquellos mismos jóvenes, y potentes de la tierra, y también por sacerdotes y cristianos, que lo alabaron en aquellos días. En el areópago de la aldea global todavía repica hoy el “sobre este tema te escucharemos en otro momento" , (Hch17, 32) lanzados al Papa, San Pablo de turno, poco antes aplaudido.

"América love the singer, but not the song" , (Estados Unidos ama al cantante pero no la canción) tituló un gran periódico al día siguiente del éxito del Papa entre los jóvenes en Denver, para indicar la popularidad del Papa y al mismo tiempo el rechazo de su enseñanza.

¡He aquí, que se dispara el orioninidad que hay en nosotros!

Don Orione, sensible a la misión de la Iglesia , durante todo el arco de su vida, advirtió la separación que iba creciendo entre Iglesia y el pueblo, entre religión y sociedad, entre devoción y costumbres morales. Las masas populares eran atraídas y seducidas por otras ideologías y costumbres lejanas del Evangelio. ¿Cómo "cancelaremos el abismo que se va haciendo entre Dios y el pueblo", "como reconducir el pueblo a Cristo, a la Iglesia ? "

Desde esta inquietud apostólica maduró la inspiración de nuestro Fundador. "Nunca como en nuestros tiempos - escribía el 13 de abril de 1920 - el pueblo estuvo tan separado de la Iglesia y del Papa; y he aquí cuánto es providencial que este amor sea despertado con todos los medios posibles para que vuelva a vivir en las almas el amor de Jesús Cristo. El ejercicio de la caridad alcanzará perfectamente su objetivo correspondiente a las necesidades de nuestros tiempos, que es precisamente este reconducir la sociedad a Dios uniéndola al Papa y a la Iglesia .

CON CLARA CONCIENCIA ES RENOVADA DECISIÓN

"El ejercicio de la caridad" es el método, el camino, la estrategia de Don Orione y de los orionitas para "reconducir la sociedad a Dios uniéndola al Papa y a la Iglesia " . A esta estrategia le corresponden particulares requisitos en los que la actúan: " La Iglesia y la sociedad necesitan hoy almas grandes, que amen a Dios y al prójimo sin medida, y que se consagren como víctimas a la caridad, que es todavía la que puede hacer volver los hombres a la fe. "

Creo que todos nosotros, hoy, en Italia o en Brasil, en Costa de marfil o en las Filipinas, sentimos la actualidad, la idoneidad y el impulso de estas palabras de Don Orione. También en la Colecta propia de la Misa de San Luis Orione pedimos: “C oncédenos que podamos ejercitar como ellas obras de misericordia, para hacer experimentar a los hermanos la ternura de tu providencia y la maternidad de la Iglesia.”

Queridos Cofrades, renovemos hoy nuestra adhesión filial al carisma de Don Orione. Nuestro amor al Papa no es para intelectuales (también) sino para “changarines de la caridad” también nos pide la apología de la palabra o de la pluma pero sobre todo "la apología de la caridad" , nuestro amor al Papa no comporta particulares estrategias pastorales pero a todos pide la "estrategia de la caridad” .

Don Orione fue el santo "todo cosa de la Iglesia y el Papa " sin embargo es popularmente más conocido como el "santo de la caridad” , "el padre de los pobres, el bienhechor de la humanidad dolorida y abandonada" (Pío XII). Pueda un poco también decirse de nosotros como individuos y como Congregación que somos "papalinos" con las obras de la caridad.

Al respeto, recuerdo un episodio. Hace algunos años, era consejero, visité en Oradea, en Rumania, el Obispo griego-católico de la ciudad Basile Hossu, hombre maravilloso y bueno. Él contó muchos sufrimientos y humillaciones sufridas durante el período de la dominación comunista, particularmente agresivo contra las comunidades cristianas griego-católicas. Luego se animó hablando de la obra de los Orionino en Oradea: "Vuestra actividad, vuestro modo de ser para los chicos y para los pobres, ha creado en el pueblo un nuevo concepto y una nueva actitud respecto a la Iglesia. Recuerdo que un día, viajando en el coche con Don Lazzarin, fuimos detenidos por la policía que nos trató de mal modo y hasta desdeñoso hacia mi persona. Don Lazzarin, para justificarse dijo que teníamos prisa para llegar a Oradea, dónde nos esperaban los Cofrades y los chicos del oratorio. ¿Van de Don Luigi'? el policía interrumpió. 'Sí, somos sus Cofrades'. El policía cambió de tono y se echó a hablar benévolamente del oratorio, de los chicos. ¿Ven? - concluyó Mons. Hossu - la obra hecha por ustedes en el oratorio, para los chicos y para los jóvenes está haciendo amable y estimada a toda la Iglesia de Oradea."

Otro insigne Pastor de la Iglesia , el cardenal Paulo Evaristo Arns, arzobispo de San Paolo del Brasil, hace unos años indicó a nuestro Pequeño Cottolengo como destinatario de las ofertas de la "campaña de la fraternidad”organizada por la Conferencia Episcopal. Definió aquella gran obra de caridad “el abre puertas de la Iglesia católica en la ciudad". Quiso decir que la obra desarrollada por la Congregación hacia los necesitados, con graves discapacidades mentales y físicas, daba crédito y hacía vecina al pueblo la Iglesia católica y sus Pastores.

Siempre sobre esta línea, adquiere valor simbólico el primer contacto que el Card. Joseph Ratzinger tuvo con la Congregación orionina. Vino a celebrar la fiesta de Don Orione, el 12 de marzo de 1987, al Centro para huérfanos y discapacitados de Roma - Monte Mario. Desde allí, Ratzinger presentó el mensaje y el desafío de civilización contenidos en la instrucción "Donum vitae" sobre el respeto de la vida, por él firmado pocos días antes. Recuerdo bien aquella Misa, con el presbiterio rodeado de sillas de ruedas de discapacitados y de periodistas llegados para la ocasión. Yo me decía: He aquí, ésta es la obra de Don Orione, dar sustancia de caridad, credibilidad y amabilidad a la verdad anunciada por el Papa y los Pastores de la Iglesia.

" TIENE UNA OBRA SOLA DETERMINADA"

Nuestra Congregación es conocida como en el mundo una de las Congregaciones que desarrolla obras de caridad y en gran variedad. Pero no está allí todo. Corremos el riesgo de genericismo si no tenemos bien claro, nosotros religiosos, el concepto y nuestro dinamismo carismático justo. Ya Don Orione tuvo que afrontar el tema y a contestarle a un Obispo acerca de "la objeción, que se ha hecho y que será hecha quizás en el futuro contra el instituto, por su universalidad en el ejercicio de las obras de misericordia y una palabra incluso de su singularidad de todos los otros Institutos religiosos" . Después de haber dicho que ciertamente el instituto se propone "todas las obras de misericordia" pero no "indistintamente y todas juntas" , afirma claramente que el instituto "tiene una obra sola determinada" , y ésta es "la santificación de los miembros, con el esparcir en el pueblo cristiano un amor dulce al S. Padre. "

Todo es contemplado y organizado con este objetivo peculiar. El carisma orionino consiste en un conjunto dinámico de eclesialidad-papalinidad que debe realizarse a través de la caridad : "emplearse, con cada obra de misericordia, a esparcir y hacer crecer en el pueblo cristiano… un amor dulce al Vicario en la tierra de Nuestro Señor Jesucristo que es el Romano Pontífice. "

En tiempos recientes, se ha insistido mucho sobre el "binomio Papa - Pobres", viendo los dos "polos" del carisma orionino. Es una simplificación didáctica eficaz, que debe ser bien explicada, como por ejemplo hizo el VII Capítulo general (1975) de modo coherente con la historia y a la enseñanza de Don Orione. Merece la pena citar algunos pasos. En el n. 3a dice: "Los dos términos del binomio Papa-pobres no representan dos finalidades paralelas y extrínsecas una de la otra, sino que entre ellas existe una relación intrínseca . (…) En tal modo nosotros hacemos la apología de la Iglesia y el Papa, no con palabras o con escritos, sino con la caridad. El Papa no es sólo punto de partida, sino también punto de llegada de nuestro apostolado, en cuánto nuestro objetivo es "llevar a la Iglesia y al Papa el corazón de las humildes clases obreras" (Const 4)”.

El reciente Capítulo general nos ha dado particulares estímulos para la fidelidad creativa a nuestra vocación. Ha dado indicaciones y tomado decisiones para una más clara y concreta carismaticidad de nuestras obras apostólicas. Debemos todos preguntarnos como y cuánto la finalidad "papalino-eclesial" da forma y no sólo intención a nuestras instituciones asistenciales, educativas y parroquiales. ¿Las obras, tal como son organizadas y conducidas, son medios potentes ( "púlpitos", "faros" ), y simpáticos "para hacer experimentar a los hermanos la ternura del Providencia y la maternidad de la Iglesia "? ¿Qué unión expresan con la Iglesia local y como la favorecen? "En fuerza del carisma - nos recuerda el Capítulo general -, nuestras instituciones tienen que distinguirse por apertura y comunión eclesial. Vivan en sintonía con el pueblo de Dios y sean lo más posible expresión de la fe de la comunidad local. "

Participando en las Asambleas provinciales he percibido la conciencia y la voluntad de obrar una más decidida "reapropiación carismática" de nuestras obras, es decir de promover "la calidad carismática de las instituciones frente a los pesados condicionamientos de las normativas estatales y a la disminución numérica de los religiosos."

Recordando los 100 años de la aprobación canónica de la Congregación , en el 2003, Juan Pablo II nos ha exhortado: "Entonces como ahora, es fundamental para vuestra Obra cultivar esta íntima pasión por la Iglesia , para que puedan cooperar "modestamente, a los pies de la Sede Apostólica y los obispos, a renovar y unificar en Jesucristo, Señor nuestro del hombre y la sociedad, llevando a la Iglesia y al Papa el corazón de los niños más abandonados, de los pobres y de las clases obreras: ad omnia en Christo instauranda, ut fiat unum ovile et unus pastor" (Constituciones art. 5) " .

LA FIESTA DEL PAPA

En este contexto de amor al Papa, Don Orione concibió y divulgó la Fiesta del Papa que es incluso la fiesta de nuestra Congregación. La quiso casi como símbolo alegre de nuestro carisma, un modo para hacer sí que la gente ligada a nuestras obras fuera dirigida al Papa y al sentido de Iglesia. Para decir el sentido y la importancia de esta fiesta dejo la palabra a Don Orione.

"La fiesta de S. Pedro es la fiesta del Papa y, por esto, ascendió a fiesta de los católicos. Ella es precisamente nuestra Fiesta Patronal, Hijos de la Divina Providencia. Es la fiesta de la Congregación , que tiene por fin propio el consagrar todos sus afectos y sus fuerzas a unir, con un vínculo dulce y estrecho de toda la mente y el corazón, el pueblo cristiano de las clases más humildes y los hijos del pueblo al Beato Pedro y a su Sucesor el Papa. Queremos con la ayuda divina, devolver Cristo al pueblo y el pueblo al Vicario de Cristo. Nosotros, pues, mis queridos hijos, en nuestras Casas e iglesias tenemos que siempre rogar para el Papa, hablar del Papa, inocular amor y obediencia al Papa y celebrar, con el más grande fervor de piedad, con el más grande impulso de amor filial, la fiesta del Papa. Ella tiene que señalar para nosotros y para todos, de año en año, una renovada oleada de entusiasmo en el apego a la Fe de Pedro.

¡Cuánto los Hijos de la Divina Providencia tienen que propagarla, la Fiesta del Papa! Ella antes que fuera, diría, instituida - antes, es decir, que la fiesta de S. Pedro fuera transformada en fiesta del Papa -, ya fue dada a nuestra Congregación, cuál fiesta propia de la Congregación , para que consagrara el gran amor de la Congregación al Papa y a su objetivo principal.

Promover la fiesta del Papa, es promover y difundir el amor al Papa: es adherir a su doctrina, a sus deseos: es reconocer en el Papa la primacía de Pedro y sus sucesores: es venerar en el Papa al Padre de la Fe y las almas, el Pastor Supremo, el Pontífice Máximo, el Caudillo del ejército de Cristo: es celebrar y glorificar al Papa cual Cristo visible y publico sobre la tierra. "

En la reunión de los Consejos generales de los Hijos de la Divina Providencia , de las Pequeñas Hermanas Misioneras de la Caridad , del Instituto Secular y del Movimiento Laical, en diciembre de 2004, a la luz del éxito de la Fiesta del Papa organizada con ocasión de la Canonización y del entusiasmo suscitado en todos, se ha pensado en relanzar Familia Orionina la Fiesta del Papa, tan querida y característica. En particular, se ha decidido hacer anual, en Roma, el 28-29 de junio, una manifestación "Fiesta del Papa” , que también sea una señal pública de nuestro amor al Papa y del empeño para llevar de este modo "muchos corazones alrededor del corazón del Papa."

Tal fiesta será organizada por los orioninos, pero no será sólo fiesta de los orioninos. Ella también implica además de la Familia Orionina otros organismos y grupos eclesiales. Pondremos en espectáculo elementos de vida y empeño en el campo de la paz, junto a artistas de fama internacional, testigos civiles y religiosos. La manifestación será seguida y difundida por varias cadenas televisivas para que el mensaje y el testimonio alcancen un vasto círculo internacional de público.

La "Fiesta del Papa” en Roma prevé dos principales momentos: al 28 de junio por la tarde, a las 17.30, un gran manifestación-espectáculo en la sala Pablo VI, difusión RAI, etcétera; el 29 de junio por la mañana, participación en la celebración en San Pedro. El tema de la fiesta de este año es "Muchos corazones alrededor del Papa, mensajero de paz" . Será la ocasión de encontrar al nuevo Papa Benedicto XVI para expresarle todo nuestro cariño y fidelidad de hijos.

Pero la Fiesta del Papa hay que celebrarla en todos los países y las ciudades donde hayan comunidades y obras orioninas . He tratado de entender como fue concebida y organizada esta fiesta por Don Orione. Algunas notas.

1. tiene al centro los afectos, homenajes y oraciones al Papa como persona.

2. en celebrar al Papa, se celebra la Iglesia y por lo tanto se pone al centro de la fiesta al Obispo de la diócesis o también el cura de la parroquia, en cuánto estoy en comunión y representan al Papa. Pues, en el organizar la Fiesta del Papa, si invitas el Obispo u otra Autoridad eclesiástica… a él sean dirigidos los homenajes que tienen por destinatario completo al Papa.

3. La Fiesta siempre comporta una celebración litúrgica bien cuidada en la que se convocan todos los que son objeto de nuestras cuidados y actividades.

4. en la Fiesta también debería haber algún elemento de espectáculo o una manifestación alegre que dé modo de presentar las "obras" y las "personas" de nuestras actividades de bien: son este el verdadero homenaje al Papa, nuestra "apología"; soy un modo para decirle a la gente: "he aquí, así la Iglesia les es cercana."

5. sobre todo es una fiesta que quiere implicar a la gente, más gente posible, para también agradecer en Dios y el Papa con motivo del poco de bien que reciben de nosotros y de nuestras obras realizadas en nombre del Papa y la Iglesia.

Sé que el amor y la fantasía no faltan. ¡Adelante! La Fiesta del Papa siempre se ha celebrado en Congregación pero no más con aquella viveza y popularidad de "fiesta patronal de la Congregación " como Don Orione la quiso. Quizás en algún lugar será conveniente elegir una fecha más conveniente y significativa. Lo que importa es que se celebre con renovado fervor como expresión de nuestro espíritu y nuestra actividad.




QUAL AMOR AO PAPA?

 

Qual modelo de amor ao Papa é típico de Dom Orione e do nosso carisma ?

Responder a essa pergunta significa colher a identidade própria do espírito e do apostolado da Congregação orionita. O amor ao Papa e a específica modalidade para viver-lo e exprimir-lo são o coração da fidelidade criativa da Família orionita ao seu carisma.

 

FIDELIDADE E OBEDIÊNCIA

“Vós sois meus amigos, se fizerdes o que eu vos mando” (Jo 15, 14), advertiu Jesus. A conformação da vontade é uma verdade imprescindível do amor. Nesse sentido, o amor ao Papa tem uma vasta gama de expressões que se concretizam em obediência, docilidade, fidelidade.

O amor ao Papa é obediência ao Magistério da Igreja e à sua disciplina canônica e litúrgica. É “ seguir sempre, em tudo e por tudo, os seus ensinamentos, não somente em matéria de fé e de moral, mas em cada coisa que ele, como Papa, ensina e ordena... também as suas advertências, conselhos e os seus desejos”. E depois ainda, “ Amamos a Igreja nas suas Congregações romanas, nos seus decretos, nos seus Bispos, nós a amamos em suas Cúrias , nos seus sacerdotes; nós a defendemos como defenderíamos nossa mãe ”.

Resumindo, existe uma grande área de amor que deve ser vivido de modo pessoal como obediência, docilidade, disciplina, unidade e fidelidade nas relações, que o artigo 47 das Constituições assim sintetiza: “[Com o quarto voto] nos comprometemos: ao reconhecimento pleno da sua autoridade hierárquica na Igreja universal; a uma adesão incondicionada ao seu magistério e ao seu programa; à mais completa disponibilidade com relação a qualquer determinação ao nosso respeito, para qualquer tipo de serviço e em qualquer parte do mundo, para realizar o carisma indicado no lema: «Instaurare omnia in Christo; ut fiat unum ovile et unus Pastor».

As Constituições nos indicam também outras direções prática, pastorais, de amor ao Papa: “1) fidelidade à Igreja cujo o centro de comunhão é o Papa; 2) estudo, aprofundamento e atuação do magistério ordinário; conhecimento e difusão dos documentos pontifícios e das Congregações romanas; 3) amor e adesão aos Bispos nas Igrejas locais; 4) cultivar a arte da comunhão no interior e no exterior da Igreja, transformando-nos em fermento de unidade; 5) assumir o compromisso missionário e ecumênico; 6) dedicarmos ao serviço preferencial pelos pobres, defendendo os seus direitos e interesses, em nome do Papa e em fidelidade a ele” (art. 48).

 

MEDIANTE AS OBRAS DE CARIDADE

Existe, porém, um aspecto apostólico, muito típico e carismático, para entender o amor ao Papa da parte de Dom Orione. Ele o ilustrou, por exemplo, no texto de preparação daquela que podemos definir a “Assembléia constituinte” da nascente Congregação, ocorrida em 1902 em San Remo. “Amar Jesus Cristo e torna-lo conhecido e amado com as nossas obras, amar a sua Santa Igreja Católica e fazer com que se conheça e se ame e sirva o Papa, Pai nosso santíssimo, Vigário de Cristo e Chefe da Igreja é a maior obra entre os homens que podemos fazer na face da terra para a glória do Senhor e é a finalidade do nosso pobre Instituto. Instaurare omnia in Christo: pela graça de Deus tudo restaurar na Caridade infinita de Jesus Cristo com a atuação do programa do Papa... Defendamos a cabeça da Igreja e salvaremos o corpo".

Nessas linhas programáticas encontramos mais uma vez o notável e inseparável vinculo que unifica no apostolado orionita Cristo – Igreja – Caridade. Dom Orione conjuga-os unidos em expressões sempre novas, originais e apaixonadas. Trata-se sempre da única dinâmica de espiritualidade e de apostolado que leva a Instaurare omnia in Christo! ... in Ecclesia! ... in Caritate!

O amor ao Papa se alimenta de uma tensão eclesial e cristocêntrica e é colocado em prática por meio da caridade. Num outro texto fundamental para compreender o carisma orionita – o “Plano e programa” de 1903 retomado depois no “Capítulo 1° das Constituições de 1936” – se diz claramente que o objetivo específico da Congregação é “ contribuir para reforçar, no interior da Santa Igreja, a unidade dos filhos com o Pai (ou seja o Papa) e, exteriormente, para reconstituir a unidade que foi quebrada com o Pai... e isso com o apostolado da caridade entre os pequenos e os pobres, mediante aquelas instituições e obras de misericórdia mais aptas" .

Numa outra ocasião, explicando o espírito e a impostação da nascente Congregação, Dom Orione se exprimiu com essas claras e felizes expressões. “ Obras de caridade são necessárias: elas são a melhor apologia da Fé Católica. É necessário que sobre cada um dos nossos passos nasça e floresça uma obra de fraternidade, de humanidade, de caridade puríssima e santíssima, digna de filhos da Igreja, nascida e jorrada do Coração de Jesus: obras de coração e de caridade cristã são necessárias. E todos acreditarão em vocês! A caridade abre os olhos para a Fé e aquece os corações com o amor a Deus" .

Então, que tipo de amor ao Papa? Aquele vivido mediante as obras de caridade para com os pequenos, os pobres, o povo. No “mediante” está a originalidade orionita.

 

HOJE EXISTE UMA GRANDE NECESSIDADE DESTE AMOR AO PAPA

Dom Orione considerava o Papa “ ponto cardeal da obra da Divina Providência no mundo ”, centro de coesão, de unidade. Hoje, talvez, poderíamos estar vivendo uma nova estação de reconhecimento da autoridade moral do Papa. Os acontecimentos de abril pareceriam uma confirmação disso.

Porém, não nos deixemos enganar pelo grande interesse e pela visibilidade na mídia. Tem muita coisa positiva, mas também não poucas ambigüidades. Por um lado se engrandece a figura do Papa como símbolo coletivo, imagem psicológica, personificação ética; por outro lado, o seu magistério doutrinal continua a ser fortemente combatido. Mesmo nos momentos mais fortes de emoção coletiva pela morte de João Paulo II (“o grande”, “santo já”) e pela eleição de Bento XVI, jornais e televisões continuaram a documentar com entrevistas e estatísticas os muitos “não” ditos ao Papa e à Igreja pelos jovens, pelos potentes da terra, e até mesmo por padres e cristãos que naqueles dias o exaltavam. No areópago da aldeia global ressoa ainda hoje o “ A respeito disto vamos ouvir-te uma outra vez” (At 17,32) dirigido ao Papa, São Paulo da vez, pouco antes aplaudido.

America love the singer, but not the song ” (os Estados Unidos ama o cantor, mas não a canção), intitulou um grande jornal no dia seguinte ao triunfo do Papa entre os jovens em Denver, para indicar a popularidade do Papa e ao mesmo tempo o distância dos jovens ao seu ensinamento.

Exatamente esse ponto desperta a orioninidade que existe em nós!

Dom Orione, muito sensível à missão da Igreja, durante todo o arco da sua vida, percebia o crescimento da distância entre a Igreja e o povo, entre religião e sociedade, entre devoção e costumes morais. As massas populares eram atraídas e seduzidas por outras ideologias e costumes distantes do Evangelho. Como “ eliminaremos o abismo que está crescendo entre Deus e o povo”, “como reconduzir o povo a Cristo, à Igreja” ?

Dessa inquietude apostólica amadureceu a inspiração do nosso Fundador. “ Nunca como em nosso tempo – escrevia no dia 13 de abril de 1920 – o povo esteve tão distante da Igreja e do Papa; e portanto é providencial que esse amor seja despertado com todos os meios possíveis para que retorne a vibrar nas almas o amor de Jesus Cristo. O exercício da caridade atingirá perfeitamente o seu objetivo que corresponde às necessidades do nosso tempo, que é exatamente reconduzir a sociedade a Deus reunificando-a ao Papa e à Igreja .

COM CLARA CONSCIÊNCIA E RENOVADA DECISÃO

O exercício da caridade ” é o método, a via, a estratégia de Dom Orione e dos Orionitas para “ reconduzir a sociedade a Deus reunificando-a ao Papa e à Igreja”. Para colocar em prática essa estratégia alguns particulares requisitos são exigidos daqueles que a atuam: “ A Igreja e a sociedade precisam de almas grandes, que amem a Deus e o próximo sem medida, e que se consagrem como vítimas à caridade, que é ainda o meio que pode fazer retornar os homens à fé" .

Creio que todos nós, hoje, na Itália ou no Brasil, em Costa do Marfim ou nas Filipinas, sentimos a atualidade, a conveniência e o impulso dessas palavras de Dom Orione. Também na Oração própria da Missa de São Luís Orione pedimos: “ dai-nos exercer como ele, as obras de misericórdia, para que os nossos irmãos experimentem a ternura da vossa Providência e a maternidade da Igreja ”.

Caros Confrades, renovemos hoje a nossa adesão filial ao carisma de Dom Orione. O nosso amor ao Papa não é coisa de intelectuais (também) mas de “ carregadores da caridade”. Esse amor exige de nós o uso da palavra ou da escrita, mas sobretudo “ a apologia da caridade”. O nosso amor ao Papa não comporta particulares estratégias pastorais mas uma “ estratégia de caridade”.

Dom Orione foi um santo “ totalmente da Igreja e do Papa e popularmente é muito mais conhecido como o “ santo da caridade”, “o pai dos pobres, o benfeitor da humanidade sofredora e abandonada” (Pio XII). Que a nosso respeito, como indivíduos ou como Congregação, se fale, ao menos um pouco, que somos “papalinos” com as obras de caridade.

Recordo, sobre isso, um episódio. Alguns anos atrás, no tempo em que era conselheiro, visitei em Oradea, Romênia, o Bispo greco-católico da cidade, Basile Hossu, pessoa maravilhosa e boa. Ele contava os muitos sofrimentos e humilhações sofridas durante o período da dominação comunista, particularmente agressiva contra as comunidades cristãs greco-católicas. Depois se animou e começou a falar da obra dos Orionitas em Oradea: “ A atividade de vocês, o modo como vocês se apresentam para os jovens e para os pobres, criou no povo um novo conceito e uma nova postura no confronto com a Igreja. Recordo que um dia, viajando de carro com Pe. Lazzarin, fomos parados pela polícia que nos tratou de modo grosseiro e em relação a mim foram até depreciativos. Pe. Lazzarin, para explicar disse que tínhamos pressa de chegar a Oradea, porque os Confrades e os jovens do Oratório nos esperavam. ‘Vocês vão encontrar o Pe. Luís ?' interrompeu o policial. ‘Sim, somos seus Confrades'. O policial mudou imediatamente de tom e começou a falar de modo benévolo do Oratório, dos jovens. Viram? – concluiu Dom Hossu – a obra que vocês fazem no Oratório, para as crianças e os jovens, está fazendo com que toda a Igreja de Oradea seja amada e estimada".

Um outro insigne Pastor da Igreja, o cardeal Paulo Evaristo Arns, arcebispo de São Paulo, anos atrás indicou o nosso Pequeno Cotolengo como destinatário das ofertas da “campanha da fraternidade” organizada pela Conferência Episcopal. Definiu aquela grande obra de caridade “ o abre portas da Igreja católica na cidade”. Ele queria dizer que a obra desenvolvida pela Congregação para com os mais necessitados, com graves deficiências mentais e físicas, dava crédito e aproximava o povo da Igreja e dos seus Pastores.

Sempre nessa linha, adquire valor simbólico o primeiro contato que o Card. Joseph Ratzinger teve com a Congregação orionita. Veio para celebrar a festa de Dom Orione, no dia 12 de março de 1987, no Centro para órfãos e deficientes de Roma – Monte Mário. Ali, Ratzinger apresentou a mensagem e o desafio contidos na Instrução “ Donum vitae” sobre o respeito à vida, por ele assinada poucos dias antes. Recordo bem aquela Missa, com o presbitério rodeado de jovens de cadeiras de roda e com os jornalistas que vieram para a ocasião. Eu pensava: essa é a obra de Dom Orione, dar substância de caridade, credibilidade e amabilidade à verdade anunciada pelo Papa e pelos Pastores da Igreja.

 

“UMA ÚNICA OBRA DETERMINADA

A nossa Congregação é conhecida no mundo como uma das Congregações que desenvolvem obras de caridade e com uma grande variedade de atividade. Mas isso não é tudo. Corremos o risco de generalizar se, nós religiosos, não tivermos bem claro o conceito e o dinamismo carismático próprio. Mesmo Dom Orione teve que enfrentar a questão e responder a um Bispo sobre “ a objeção, que se fez e que será feita também no futuro contra o Instituto, pela sua universalidade no exercício das obras de misericórdia, e uma palavra também pela sua singularidade em relação a todos os outros Institutos religiosos”. Depois de dizer que com certeza o Instituto se propõe a praticar “ todas as obras de misericórdia” mas não “indistintamente e de uma só vez”, afirma claramente que o Instituto “ tem uma única obra determinada”, e essa é “ a santificação dos membros, com a divulgação no meio do povo cristão de um amor dulcíssimo ao Santo Padre ” .

Tudo é destinado e organizado para atender a esse objetivo peculiar. O carisma orionita consiste, portanto, num conjunto dinâmico de eclesialidade-papalinidade que deve ser concretizado mediante a caridade : “ empenhar-se, com todas as obras de misericórdia, a divulgar e a fazer crescer no povo cristão... um amor dulcíssimo ao Vigário na terra de Nosso Senhor Jesus Cristo que é o Romano Pontífice” .

Em tempos recentes, se insistiu muito no “binômio Papa – Pobres”, vendo nele os dois “pólos” do carisma orionita. É uma simplificação didática eficaz, desde que seja bem explicado, como fez por exemplo o VII Capítulo geral (1975) de modo fiel seja à história como ao ensinamento de Dom Orione. Vale a pena recordar alguns trechos. No número 3ª diz: “Os dois termos do binômio Papa-Pobres não representam duas finalidades paralelas e extrínsecas uma da outra, mas entre eles se intercala um relacionamento intrínseco. (...) Assim nós defendemos a Igreja e o Papa, não com palavras ou com os escritos, mas com a caridade. O Papa não é somente um ponto de partida, mas também o ponto de chegada do nosso apostolado, já que o nosso objetivo é “ levar à Igreja e ao Papa o coração das humildes classes operárias” (Const. 4)”.

 

O recente Capítulo geral estimulou todos nós a viver numa fidelidade criativa à nossa vocação. Deu indicações e tomou decisões para que fosse ainda mais clara e concreta a ação carismática das nossas obras apostólicas. Devemos todos, portanto, questionarmo-nos como e em que medida a finalidade “papalina-eclesial” dá forma, e não somente propaganda, às nossas instituições assistenciais, educativas e paroquiais. As nossas obras, como estão organizadas e como são conduzidas, são meios potentes (“ púlpitos ”, “ faróis ”) e eficazes “ para fazer experimentar aos irmãos a ternura da Providência e a maternidade da Igreja” ? Que vínculos exprimem com a Igreja local e como promovem tais vínculos? “Pelo nosso carisma – nos recorda o Capítulo geral -, as nossas instituições devem distinguir-se pela abertura e comunhão eclesial . Vivam em sintonia com o povo de Deus e sejam o mais possível, a expressão da fé de uma comunhão local”.

Participando das Assembléias provinciais percebi a consciência e a vontade de colocar em prática uma mais decidida “re-apropriação carismática” das nossas obras, ou seja de promover “a qualidade carismática das instituições perante os pesados condicionamentos das normativas estatais e a diminuição numérica dos religiosos ”.

Recordando os 100 anos da aprovação canônica da Congregação, em 2003, João Paulo II nos exortou: “ Tanto nessa época como agora, é fundamental que a vossa Obra cultive esta paixão íntima pela Igreja, a fim de poderdes ´cooperar modestamente, em obediência à Sé Apostólica e aos Bispos, para a renovação e a unificação do homem e da sociedade em nosso Senhor Jesus Cristo, levando à Igreja e ao Papa o coração das crianças abandonadas, dos pobres e das classes operárias:  ad omnia in Christo instauranda, ut fiat unum ovile et unus pastor" ( Constituições, art. 5).

 

A FESTA DO PAPA

Nesse contexto de amor ao Papa, Dom Orione concebeu e divulgou a Festa do Papa que é também a festa da nossa Congregação. Ele a quis quase como símbolo festivo do nosso carisma, uma maneira para fazer com que o povo ligado às nossas obras fosse endereçado ao Papa e ao sentido de ser Igreja. Para dizer qual o sentido e a importância desta festa deixo a palavra a Dom Orione .

“A festa de São Pedro é a festa do Papa e, por isso, se elevou a festa dos católicos. Ela é exatamente a nossa Festa Patronal, ou Filhos da Divina Providência. É a festa da Congregação, que tem por fim próprio consagrar todos os seus afetos e as suas forças para unir, com um vínculo dulcíssimo e muito estreito, com a mente e o coração, o povo cristão das classes mais humildes e os filhos do povo ao Bem-aventurado Pedro e ao seu Sucessor o Papa. Queremos com divina ajuda, dar novamente Cristo ao povo e o povo ao Vigário de Cristo. Nós, então, meus caros filhos, em nossas casas e igrejas devemos sempre rezar pelo Papa, falar do Papa,injetar amor e obediência ao Papa e celebrar, com o mais grande fervor de piedade, com o maior impulso de amor filial, a festa do Papa. Ela deve significar para nós e para todos, de ano em ano, uma renovada ondada de entusiasmo na adesão à Fé de Pedro.

Quanto os Filhos da Divina Providencia devem propagar a Festa do Papa! Essa festa, antes ainda que fosse, direi, instituída – ou seja, antes que a festa de São Pedro fosse transformada em festa do Papa -, já era concedida à nossa Congregação, como festa própria da Congregação, para que consagrasse o grande amor da Congregação ao Papa como o seu fim principal.

Promover a festa do Papa, é promover e difundir o amor ao Papa: é aderir à sua doutrina, à sua vontade: é reconhecer no Papa o primado de Pedro e dos seus sucessores: é venerar no Papa o Pai da Fé e das almas, o Pastor Supremo, o Pontífice Máximo, o Comandante do exército de Cristo: é celebrar e glorificar o Papa como Cristo visível e público sobre a terra”.

Na reunião dos Conselhos gerais dos Filhos da Divina Providência, das Pequenas Irmãs Missionárias da Caridade, do Instituto Secular e do Movimento Laical, em dezembro de 2004, à luz do bom êxito da Festa do Papa organizada por ocasião da Canonização e do entusiasmo suscitado em todos, se pensou de relançar na Família Orionita a Festa do Papa, tão querida e característica. Em particular, decidiu-se tornar anual, em Roma, nos dias 28 e 29 de junho, uma manifestação “ Festa do Papa ”, que seja também um sinal público do nosso amor ao Papa e do compromisso de colocar deste modo “tantos corações em volta do Papa ”.

Tal festa será organizada pelos Orionitas, mas não será uma festa só dos Orionitas. Ela envolve além da Família Orionita também outros organismos e grupos eclesiais. No espetáculo colocaremos elementos da vida e do empenho no campo da paz, juntamente com artistas de fama internacional, testemunhos civis e religiosos. A manifestação será registrada e difundida por vários canais de televisão para que a mensagem e o testemunho atinja um vasto leque internacional de público.

A “Festa do Papa” em Roma prevê dois momentos principais: na tarde de 28 de junho, às 17:30 horas, uma grande manifestação-espetáculo (sala Paulo VI, difusão RAI, etc.); no dia 29 de junho de manhã, participação à celebração na Praça São Pedro. O tema da festa deste ano é “ Tantos corações em volta do Papa, mensageiro de paz”. Será uma ocasião para encontrar o novo Papa Bento XVI para exprimir a ele todo o nosso afeto e fidelidade de filhos.

Mas a Festa do Papa deve ser celebrada em todos os países e cidades onde existem comunidades e obras orionitas. Procurei entender como era concebida e organizada essa festa por Dom Orione. Eis algumas anotações.

•  Tem um centro de afeto, de homenagem e de orações na pessoa do Papa.

•  Ao celebrar o Papa, celebra-se a Igreja e então se coloca no centro da festa o Bispo da diocese ou somente o pároco da paróquia, enquanto estão em comunhão e representam o Papa. Portanto, na organização da Festa do Papa, se convide o Bispo ou outra Autoridade eclesiástica... a ele sejam dirigidas as homenagens que têm por destinatário último o Papa.

•  A Festa implica sempre uma celebração litúrgica bem preparada e da qual devem participar todos aqueles que estão sob os nossos cuidados.

•  A Festa deveria ter também algum elemento de espetáculo ou uma manifestação festiva que seja ocasião para apresentar as “obras” e as “pessoas” das nossas atividades: são elas a verdadeira homenagem ao Papa, a nossa “apologia”; são um modo para dizer ao povo: “Vejam, desse modo a Igreja é próxima de vocês ”.

•  Sobretudo é uma festa que deve envolver o povo, quanto mais gente melhor, agradecendo ao Senhor e ao Papa por aquele pouco de bem que recebem de nós e das nossas obras que são organizadas em nome do Papa e da Igreja.


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