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Messaggi Don Orione
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Nella foto: Autografo di Don Orione
Autore: Vincenzo Alesiani

Queste brevi annotazioni hanno il semplice scopo di presentare l'interesse in Don Orione nei confronti della Sacra Scrittura, anche se a “quel tempo” c’era meno accesso alla Parola di Dio nel popolo cristiano e neanche nei sacerdoti.
Nessuna pretesa scientifica dunque, ma semplice accostamento di alcuni pensieri di Don Orione tratti dai suoi scritti.
A lode del nostro Padre che nonostante i tempi in cui è vissuto, ha dimostrato un non comune interesse per la Bibbia. Soprattutto, come è ovvio, per il NT e in particolare per S. Paolo dal quale trasse il noto programma di tutta la sua Opera: Instaurare omnia in Christo.


I. FA DI TUTTO PER AVERE UNA BIBBIA TRA MANO

Trovandosi lontano dall’Italia, la richiede con insistenza a più persone. Viene in mente l’analoga richiesta di S. Paolo a Timoteo: “Venendo, portami anche i libri, soprattutto le pergamene” (2Tim. 4,13)

1. Scrivendo a Don Sterpi da Buenos Aires, il 23 febbr. 1935, dopo aver trattato di mille problemi, conclude con la richiesta di una Bibbia.
Caro don Sterpi,
Deo gratias! - Una ricca signora mi dà 20 ettari di terreno alla parte di Buenos Aires per fare il Piccolo Cottolengo Argentino. È stato il nunzio ad interessarsene e oggi lui stesso mi conduce da detta signora che non conosco ancora. Ieri l'Arcivescovo di Buenos Aires mi diede la più ampia benedizione; a me e all'Opera. Deo gratias!
Ho bisogno di Butler - e una intera Bibbia tradotta in italiano…(Scritti 18, 65)

2. Precedentemente l’aveva già chiesta a Don Sciaccaluga, insieme ad altri libri a lui cari:
Instaurare omnia in Christo!
Buenos Aires, 31 Genn. 1935 - Calle Victoria, 2084
Caro don Sciaccaluga,
Venendo i chierici don Sterpi mi mandi un baule di libri buoni, quelli che lui capisce: qui sono senza libri - Mi mandi una Bibbia intera tradotta, il Butler, le lettere di D. Bosco, di D. Rua, di don Albera, di don Rinaldi - I libri di P. Semeria già chiesti, tutti. (27, 205)

3. Abbiamo una reiterata richiesta dopo poco tempo nel maggio dello stesso anno, sempre a don Sciaccaluga, per un motivo curioso: la Bibbia ricevuta era stata smarrita in treno. Segno chiaro di quali erano le sue letture mentre viaggiava. Si notino i particolari sull’autore e perfino dove si vende…
Buenos Aires, il di 8 Maggio 1935
Calle Victoria, 2084 - Patrocinio di S. Giuseppe
Caro Sciaccaluga,
Dalle suore che vengono, mandami una copia della Bibbia (Vecchio e Nuovo Testamento), in italiano, del P. Sales Domenicano e maestro dei Sacri Palazzi Apostolici, - la vende la libreria Internazionale Salesiana; quella che mi avete mandata, l’ho perduta in treno. (27, 220)

4. Insiste dopo soli 3 giorni dalla lettera precedente. Dando tante notizie (tra l’altro dice di aver comprato un camion…) Comunica qualche apprensione per la salute.
Buenos Aires, il dì 11 Maggio 1935
Calle Victoria, 2084
Caro Sciaccaluga,
Ora ho acquistato un Camion nuovo per raccogliere roba: Il camion m’è venuto 3870 pesos. Mandami la Bibbia in italiano come ti ho scritto.
È da una settimana che mi sento più stanco del solito e non posso lavorare, come dovrei. Prega e fa pregare.
Non ho tempo a rileggere. Deo gratias! 827, 222)

5. Post scriptum di una “Copia di lettera spedita a Mg.r G. Bruno Segr. alla Congr. – Roma”. Pur trattandosi di lettera molto impegnativa che riguardava la Parrocchia di S. Michele e il Santuario della Guardia, non dimentica di reiterare la richiesta di una Bibbia.
Bs. Aires, il 22 Maggio 1935
Calle Victoria, 2084
Eccell. Rev.ma,
Vengo umilmente ad invocare la protezione di v. Eccell. perché la sede della parr. di S. M. le in Tortona non venga almeno per il momento, portata al nuovo Santuario della Guardia – Il Santuario, benché aperto al culto, non è tampoco finito…Il Santuario non l’ho fatto io miserabile, il Santuario se lo è fatto la Madonna, - e posso ben dire mattone per mattone - La Madonna non mi ha mai lasciato confuso nelle giornate di pagamenti: - è tutto pagato, e costò già qualche milione.

Si abbandona a commoventi ricordi sugli inizi del Santuario:
Sorse dove era il covo dei socialisti di Tortona; è di là che, durante la guerra, si mosse una turba di forsennati, uomini e donne, con alla testa una bandiera rossa vociando una canzone sovversive e bestemmie. Ed entrata in città, invasero l’episcopio, ruppero mobili, gettarono a terra quadri sacri, infransero crocifissi, devastarono le cucine e distrussero tutti i giuochi del mio oratorio festivo, che tenevo nelle stanze e cortili del vescovado, e sarebbero saliti a vituperare il Vescovo, se non fosse stato loro impedito.
Al termine troviamo un post scriptum
P. S. Caro don Sterpi, non ho proprio il tempo a scrivervi altro. Mandatemi la Bibbia del P. Sales. Fate pregare secondo mie intenzioni. (48, 120)


II. Ricorre alla Scrittura nelle situazioni piu’ diverse

Sembra aver imparato bene la lezione di S. Paolo a Timoteo:
”Tutta la Scrittura infatti è ispirata da Dio e utile per insegnare, convincere, correggere e formare alla giustizia, perché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona”.(2Tim 3, 16)

1. Scrivendo ai Benefattori porta esempi di carità tratti dal libro di Giobbe. E auguri di vita lunga per le persone caritatevoli…
Ai miei nostri benefattori e benefattrici
Una vita lunga viene, generalmente, giudicata un dono ed una grazia temporale tra le temporali, la più desiderate. Noi vi aspiriamo per natura, e Iddio medesimo, promette e sovente, concede un tal dono a chi fa bene.
Ora, tra quelli ai quali il Signore concede una vita lunga, come per premio su questa terra, la sacra scrittura annovera le persone caritatevoli. Ne abbiamo, tra gli altri, uno splendido esempio, che giova esporre brevemente.
Il pazientissimo Giobbe erasi fatto occhio al cieco, piede allo zoppo, il difensore degli oppressi, il consolatore degli afflitti, il sostenitore delle vedove, il padre degli orfani.
È commovente quello che lo Spirito Santo fece scrivere di questa nuova prosperità del caritatevolissimo Giobbe: E andarono a ritrovarlo, così il sacro testo, tutti i suoi parenti dell’uno e dell’altro sesso, e tutti quelli che, prima, lo avevano conosciuto .., e ognuno di essi gli diede una pecora e un orecchino d’oro. E il Signore lo benedisse, da ultimo, più che in principio ....
Dopo queste cose, visse Giobbe 140 anni, e vide i suoi figlioli e i figlioli dei suoi figlioli sino alla quarta generazione, e morì in età avanzata e pieno di giorni (Iob. Cap. XXIX e XLII) …vi osservo soltanto che il fatto sopra narrato di Giobbe sembra essere stato dallo Spirito Santo appositamente esposto alla considerazione degli uomini con lo scopo di persuaderci che chi fa bene, trova bene, chi fa misericordia trova misericordia, che la stessa misura di pietà, che noi usiamo verso i bisognosi, Iddio la usa userà verso di noi, e che «beato è sarà colui, che ha pensiero del misero e del povero, perché il Signore lo libererà nel giorno cattivo», cioè nel giorno della calamità e della afflizione. (Salm. XL.)
E così sarà pure di voi, o miei buoni benefattori e mie buone benefattrici, se non verrà meno nel vostro cuore la carità verso i poverelli di nostro signor Gesù Cristo. (61, 183)


2. Scrivendo ripetutamente al “Caro Federico”, ragazzo inquieto che si è messo su una brutta strada, ricorda che sta pregando per lui:
Vengo da dire la Messa per te e ne dirò almeno dieci, perché il Signore ti usi misericordia, sopra di te, e non ti abbandoni a quella che sarebbe la tua rovina.
Cerca di farlo riflettere parlandogli del dolore di suo padre: Sono Sante Messe che, jeri, tuo padre mi a dato da applicare per l’anima tua, dopo che l’ho visto piangere sul tuo traviamento. senti il momento dolorosissimo che attraversa la tua famiglia, pensa al dolore di tuo padre, e non portare per tutta la tua vita il rimorso d’aver aggiunto dolore ai a dolori.
Allo scopo di scuoterlo salutarmente, tenta anche la carta vincente di una citazione della Bibbia:
Bada, caro Federico, che sarai abbandonato, maledetto da Dio se continui così: dice la Bibbia: maledictus a Deo qui exasperat patrem aut matrem!
Ma da buon padre sempre, conclude con una parola di incoraggiamento e di speranza:
Su, caro Federico, non sciupare quel tesoro grande di doti che Dio ti ha dato: sei ancora in tempo. (47, 186)

3. Per stimolare a maggior fervore i suoi religiosi: non trova di meglio che appellarsi alla Bibbia per esortare il destinatario della lettera e i suoi compagni ad essere le pietre sante della nascente congregazione:
Brasile-Mar de Hespanha,
il 27 decembre 1921
Caro Sparpaglione,
Ora ti scrivo pel nuovo anno che sta per sorgere e ti scrivo per eccitarti a servire Iddio e la Congregazione con fervore sempre maggiore.
So che sei molto impegnato per fare bene la scuola, e ciò mi ha fatto piacere; ma vorrei che fossi ugualmente impegnato nel dare in te a tutti l’esempio di una vita tutta di fervore e di soda pietà, e di spirito veramente religioso.
Il nostro Istituto deve essere un vivo tempio del Signore, e di questo tempio noi dobbiamo essere le pietre sante e vive, e le pietre fondamentali.
Lapides sancti elevabuntur super terram, sta scritto nella Bibbia, e propriamente in Zacc. IX, 16, 17.
E che vogliamo essere noi, e che dobbiamo essere se non questi lapides sancti, che s’elevino dalla terra per essere e formare, tutti uniti, il tempio vivo della Divina Provvidenza nella Chiesa di Gesù Cristo?
Questa, o figliuol mio, è la via eterna di cui parlano i Salmi: la via della pace del cuore e della gloria eterna. (33, 8)

III. - CONSIGLIA DI LEGGERE LA BIBBIA PERCHÉ SCUOLA DI VITA

Libri da leggere
Leggete quest'anno questo libro (di Tobia) almeno due volte: vi farà tanto bene.
Leggete pure ed imparate a memoria i Salmi, i Santi Vangeli, le lettere degli Apostoli ed anche alcuni altri libri del V. T., come l'Ecclesiaste. Con la lettura di questi libri il vostro cuore si formerà a sentimenti di bontà, di umiltà, di verità: sentimenti che debbono informare la vita di ogni figlio della Divina Provvidenza. (Diario Scoccia)

... leggere in particolare il vangelo
Tortona il 28 / 3 [1]903
Ill.mo e carissimo sig. Mensi,
Ho ricevuto la vostra graditissima lettera e sono stato commosso dalle vostre espressioni piene di fede viva. Da don Sterpi, che deve venire a Sale, colgo l’occasione per mandarvi la ricevuta del pagamento fatto al Popolo la strenna del giornale e le ricevute unite della Propagazione della Fede e della Santa Infanzia. Continuate a pregare e ad amare Nostro Signore Gesù Cristo crocifisso e continuate a leggere il Santo Vangelo; io prego per voi sempre e sempre.
Vi benedico e benedico vostra moglie e la vostra casa. - Amen. (42, 142)

Per imparare lo spirito di nascondimento e di umiltà.


Tutto si faccia “senza far rumore”, in evangelica semplicità:
[Roma,] 23 febbrajo 1929
Caro don Agostino,
Con la primavera vorrei poter cominciare a fare i lavori pel nuovo asilo di Villa Romagnano, pieno di fiducia che la Divina Provvidenza e la Madonna SS. benediranno codesta opera, la quale incontrerà si propone di coltivare i primi germi della fede, del santo timor di Dio nella prima età dei fanciulli e di educarli alla Religione, alla Patria, e al bene delle famiglie.
Spero che, a suo tempo, anche il Governo ci aiuterà, - però desidero che non se ne parli, ma fare tutto in Domino senza far rumore, secondo lo spirito del santo Vangelo. (43,132)
 

Soprattutto non bisogna avere fretta. In patientia vestra… è il richiamo evangelico che propone ai primi suoi compagni che a Torino mostrano una certa inquietudine:
Gesù, il Papa e le Anime!
Tortona, 2 / 10 [1]900
Carissimo figliuolo nel Signore
Ho risposto di notte, mi sono addormentato sulla lettera, e l’ho spedita con la prima corsa del mattino.
Non sono mai stato tanto puntuale, benché qui non avessi né Risi né Sterpi, né Goggi, - perché quest’anno sono solo! Cioè no, vi è il Signore, e sono in assai buona compagnia.
Mi pare che pel momento sia buona cosa andare con un po’ di moderazione.
Si sta tanto bene quando si è poveri! Senti, mio caro Alvigini, con la pazienza faremo tutto e otterremo tutto:
con la furia o col volere toccare senza molta prudenza e moderazione cristiana quei tasti che possono urtare, si finisce col disturbarci nell’interno, col disturbare gli altri, col fare niente di bene stabile, se pure non si ottiene l’effetto contrario, cioè non si fa del male.
Ricordati che nel santo Vangelo Gesù ha detto: in patientia vestra, possidebitis animas vestras! (30, 133)

Il Vangelo va letto anche prima dei pasti. In un espresso a Don Sterpi esprime il desiderio in tutti i dettagli:
Caro don Sterpi, la grazia di Nostro Signore sia sempre con noi!
«I religiosi ascolteranno con attenzione la lettura, che si fa durante la mensa, affinché, mentre il corpo prende il suo cibo, la mente non rimanga completamente digiuna.
Si leggerà in principio un tratto della Sacra Scrittura… Dispongo che della Sacra Scrittura si leggano i Vangeli, cinque versicoli, prima in latino e poi in italiano…” (17, 66)

Quando deve essere forte con un gruppo di confratelli sulla mormorazione e l’unità, ricorre a varie citazioni bibliche:
[Tortona,] 21 Dicembre 1932
Anime e Anime !
La sacra scrittura dice che i mormoratori seminano la discordia, portano il malumore e la tristezza là dove dovrebbe regnare la pace, l’allegrezza insieme con la dolce carità fraterna e unione dei cuori. Figli miei scuotetevi e infervoratevi nel bene e nella unione, siate cor unum et anima una col vostro superiore.
Con l’ubbidienza, rispetto e affezione con i vostri superiori fate che essi, come dice S. Paolo: cum gaudio hoc faciant et non gementes abbiano cioè a compiere l’ufficio loro con gaudio e non sospirando.
Giunga questa mia lettera come un raggio di luce, come un’onda di balsamo che dia conforto a tutti. «Non ut confundam vos haec scribo, sed ut filios meos carissimos moneo in charitate Domini Nostri Jesu Christi!»
Adopero queste dolci espressioni di S. Paolo per animare tutti, per rialzare i caduti, per sorreggere i vacillanti, per infervorare tutti in Gesù!
Noi vogliamo camminare con Gesù Cristo e dietro a Gesù, nella vita della perfezione del Vangelo: chi non si sente si ritiri! È venuta l’ora di decidersi - o entro, e si vive e si stà come si deve stare, se no, meglio fuori! Pregheremo per chi se ne va, ma non stia ad imbarazzarci il passo e a dare malo esempio ai giovani che la Divina Provvidenza ci ha mandato o ci manderà.
Anche pochi, pochissimi, ma veri religiosi.
Vi abbraccio con abbraccio spirituale di padre e con cuore di padre e sacerdote. Vi benedico tutti, tutti. (52, 122)

Il Vangelo come punto vertice di ogni formazione: dobbiamo pervenire al Vangelo!
Bs. Aires, 23 Ottobre 1935
Calle Carlos Pellegrini, 1441
Mio caro Don Parodi,
Il nostro sommo studio deve essere meditare nella vita di Gesù Cristo.
La dottrina di Gesù Cristo vale più che tutte le dottrine e l'orazione è di tutte le filosofie la più sublime e di tutte le scienze la più istruttiva, è la scienza delle scienze, e la sola che fa l'uomo contento e beato. Gli studî devono terminarsi in Dio e nella carità del prossimo.
Da noi si deve unicamente studiare per conoscere meglio Iddio e poterlo meglio amare: per poter avvicinare di più il prossimo per conoscerne i bisogni, per elevarlo a Dio, per meglio assisterlo e salvarlo.
Gli studî in una parola, sono un mezzo per santificarci e per santificare, per servire più efficacemente la causa della Chiesa e servire al fine proprio della umile nostra Congregazione.
Non dobbiamo quindi fermarci coll'istruzione né alla letteratura, né alle arti, né alla filosofia, né allo studio delle scienze fisiche o metafisiche o in altra scienza sacra o profana …ma dobbiamo dalle scienze salire al Dio e Signore delle Scienze: dobbiamo pervenire al Vangelo.88, 195)

La Piccola Opera deve portare tra le mani e sul cuore i santi evangeli.
Questo dice a don Sterpi parlando della necessità di una buona preparazione negli studi.

Buenos Aires, 14 ottobre 1935
Calle Carlos Pellegrini, 1441
Caro don Sterpi,
Abbiamo assolutamente bisogno e urgenza di avere due o tre con la laurea in teologia, ed aprire una scuola di teologia in casa, con insegnanti nostri, aventi titolo.
Come abbiamo in casa la filosofia o liceo, e così dobbiamo metterci a posto meglio e bene per la teologia, ché non siamo a posto.
Dobbiamo subito metterci in grado di avere noi in mano i nostri teologi, con buoni insegnanti e nostri insegnanti, col loro bravo titolo.
Quelli che fin qui furono a Roma devono sapere che aspetto la loro laurea, e che sono anche pronto a prendere qualche provvedimento, se non la daranno. Essa, la Piccola Opera deve portare tra le mani e sul cuore i santi evangeli e San Tommaso, - né la sana dottrina nuocerà alla fede, ma la sosterrà, - non nuocerà alla carità, ma la alimenterà, e renderà più efficace e fruttuoso l'apostolato per le anime. Ora tutti sanno, sapranno male, ma sanno, - è di suprema necessità essere forti e ben corazzati a difesa della fede e della Chiesa.
Quanto potrei fare di più, col divino aiuto, se sapessi un po' di filosofia e la teologia! Abbiamo fatto tanti sacrifici, caro don Sterpi: abbiamo fatto 30, facciamo 31.
Fate che col prossimo anno scolastico la Congregazione apra ai suoi Figli la scuola di teologia, con insegnanti proprî, non solo col titolo, ma ben preparati! (18, 177)

Rivolgendosi direttamente ai suoi religiosi che studiano a Roma: “Io ho 64 anni, ma studio ancora”
Anime ! Anime !
Bs. Aires, 29 Sett.bre 1936
Miei cari chierici,
Eccovi di nuovo a Roma! La Divina Provv.za è tanto buona madre con noi, Suoi piccoli figlioli! ma noi dobbiamo renderci ogni giorno più meritevoli delle sue grazie e benedizioni con la santità della vita a l’adempimento esatto e fedele dei nostri doveri.
Ora fra questi, voi lo sapete, vien primo, dopo la virtù, lo studio delle discipline sacre, pei sacerdoti e chierici lo studio della teologia, studio per noi principale, e da compiersi col più grande impegno!
Tutti i nostri, se fosse possibile, dovrebbero sapere profondamente la teologia, sia la morale che la dogmatica: sono legate insieme e l’una illustra l’altra.
Ed è cosa importantissima e veramente confortante che gli studi teologici vadano riprendendo l’antico vigore, e non solo l’antico, ma quel nuovo che è reclamato dai tempi; - in modo che la teologia, - è a sperare, - ritorni così rispettabile agli occhi della presente società da poter influire utilmente su di essa e su tutti gli altri studi, anche profani. Est in votis!
La teologia è studio per noi di prima assoluta necessità, non è solo studio importante, ma di prima necessità, - è lo studio della scienza divina, - e quando è fatto con vivo impegno, quand’è fatto con intenzione retta, pura e santa della gloria di Dio e della carità del prossimo, serve immensamente a santificarci: eleva la mente al Creatore ci fa umili, ci porta alla orazione, ci solleva, ci fa cantare e glorificare il Signore, diventa vero e dolcissimo amore di Dio.
Io ho 64 anni, ma studio ancora e con grande fervore quasi ogni giorno, un po’ di teologia o qualche altra materia sacra.
E finirò. Non invanite, però, miei cari chierici, perché siete a studiare alla Gregoriana, non invanite per gli studî ma, in umiltà, data grazie e gloria a Dio, da cui vengono tutti i beni e tutti i lumi. La scienza non vale nulla, senza la virtù, senza l’umiltà, la purezza, la carità.
Fate molta orazione, e terminate in Dio tutti i vostri studî: accoppiate sempre lo studio alla orazione - Pregate per me, pregate tanto! (52, 86)

Ognuno deve camminare con il suo passo!

Per inculcare questa idea a un religioso che viene consigliato per ora di non fare i voti perpetui, Don Orione ricorre all’esempio di Giacobbe che “ faceva fare ai suoi figli e ai suoi agnellini i passi solo lunghi come erano le loro gambe”
Anime e Anime !
Tortona, l'8 Sett. 1927
Carissimo don Opessi,
Ricevo la vostra gradita lettera: basta che siate a Roma pel 18 corr.; così, dopo gli Esercizî Sp.li, avete tempo di fermarvi ancora due giorni in famiglia.
Dite al vostro ex-confessore che è Don Orione che vi ha detto di non fare i voti, per non crearvi angosce interiori; li farete, ma poi, più in là: - io mi accontento (e così la Madonna) che li osserviate, senza farli per ora.
Statevene dunque tranquillo in Domino.
Io e tutti siamo molto contenti di voi, del vostro spirito e lavoro, del vostro attaccamento alla Piccola Opera, e vi considero né più né meno come quelli che hanno i voti perpetui.
Giacobbe faceva fare ai suoi figli e ai suoi agnellini i passi solo lunghi come erano le loro gambe, e non come le gambe di Esaù, e per quel suo spirito di discrezione è lodato dalla Sacra Scrittura. (24, 154)

E quando dovrà inculcare amore e rispetto verso i superiori, ricorrerà al noto passo della lettera agli Ebrei (cfr. 13, 17)
“Guardatevi, o miei cari, dai mormoratori e da quelli che sono religiosi di nome e non di vita. La sacra scrittura dice che i mormoratori seminano la discordia, portano il malumore e la tristezza là dove dovrebbe regnare la pace, l’allegrezza insieme con la dolce carità fraterna e unione dei cuori.
Con l’ubbidienza, rispetto e affezione con i vostri superiori fate che essi, come dice S. Paolo: cum gaudio hoc faciant et non gementes abbiano cioè a compiere l’ufficio loro con gaudio e non sospirando. Specialmente raccomando l’osservanza perseverante della povertà, da cui, in massima parte dipende il benessere della nostra Congregazion. (52, 257)

Scrive al Direttore dei Chierici ordinando che coloro che sono dotati debbono iscriversi alle varie facoltà tra cui prevalgono Diritto canonica e Sacra Scrittura . Non si cerchino pretesti di lavoro. Lui stesso dia l’esempio e si iscriva, poi avrà un aiuto.
Buenos Aires, 9 Novembre 1935
Calle Carlos Pellegrini, 1441
Anime e Anime!
Caro Don Parodi,
Se questa mia giunge ancora in tempo, come spero, è mia volontà che Don Nicola Lorenzo, - se ha ottenuto la laurea in teologia, si iscriva subito, alla facoltà di Diritto Canonico; e, solo se non gli fosse più concesso, allora veda almeno di iscriversi alla Sacra Scrittura. Così desidero vivamente che anche Don Cesaro si iscriva in Sacra Scrittura o alla facoltà di Diritto Canonico, come ha fatto Don Lauro di Rivanazzano, E, se è possibile, anche l'altro o in Diritto o in S. Scrittura, quello di Imola. Vuol dire che questi due, se non potranno dare gli esami quest'anno o tutti gli esami dell'annata, ne daranno qualcuno o anche nessuno, e il resto lo faranno poi.
E così fa tu: - iscriviti, e farai quest'anno quello che potrai, un altr'anno ti darò valido aiuto, e farai. Se non altro ti troverai già iscritto. Su, Don Parodi, animo e avanti in Domino! Desidero essere assicurato.
Lo so che Don Nicola è ad Ognissanti, ma può e deve fare. Avvertilo subito. (8, 177)

E quando dovrà paternamente rimproverare i suoi sacerdoti formatori di novizi o eremiti, ricorre all’esempio di Eli “ troppo dolce nell’educare a virtù i suoi giovani”.
[Tortona] 2 marzo 1932
Anime e Anime!
Caro don Draghi,
Bisogna cominciare bene!
Prega, e pensa che tu devi essere come il padre in Gesù Cristo di codesto Eremo di S. Alberto; - non devi essere madre, ma padre, cioè dovrai essere di cuore grande sì, ma anche più deciso ed energico nel governare l’Eremo.
Ricordati che Dio ti dovrà giudicare, e ti sarà recato a colpa quella debolezza di comandare e di tollerare ogni trasgressione della vita eremitica, e quel meno di bene che Iddio troverà nell’anima degli eremiti stessi. Animo, dunque!
Devi porre una grande diligenza, o caro don Draghi, nel far osservare la regola e l’orario, e devi esigere la più grande obbedienza e docilità di spirito da tutti.
Ricorda, caro don Domenico, che la Sacra Scrittura ci racconta del grave castigo che Iddio ha dato ad Eli, grande sacerdote di Silo perché era troppo dolce nell’educare a virtù i suoi giovani, e lasciava che essi facessero a loro modo, e non li riprendeva né li ammoniva con giusta severità quando mancavano. (3, 178)

Ancora più severo qualche anno più tardi, tornato dall’America
Anime! Anime!
[Tortona], il 12 febbraio 1938 XVI
Caro Don Cremaschi e caro Don Simioni, Ah! cari miei, che grave responsabilità vi prendete! e che grave dolore mi date!
Dio vi perdoni, ma vi supplico, per le viscere di Gesù Cristo e per l'amore che portate alla Congregazione, di voler dare ai Novizî una formazione più profondamente, più vigorosamente religiosa e santa.
È da tempo che lo dico, che lo raccomando: perché non si fa? Perché volete farmi tornare in America col cuore tanto afflitto? Che m'importa di un Noviziato bello, se i Novizî non escono bene plasmati, anzi senza spirito? Su, dunque, cari miei, non vogliate andare in Purgatorio, ma subito in Paradiso, non siate Eli, non siate dei nonni, ma quali la Chiesa e lo spirito proprio della nostra Congregazione Vi vuole. (3, 505)

In altra lettera scritta lo stesso giorno -12 Febbr. 1938 - ribadisce il concetto concludendo
Ma vi supplico in visceribus Christi, e per quell'amore che io so che voi portate alla Congregazione di scuotervi dal vostro torpore, che mi fa ricordare il rilassamento e le fatali tolleranze del Sacerdote Eli. (3, 550)


4. PREPARARSI A BEN PROCLAMARE LA PAROLA DI DIO

Dal Chaco argentino scrive a Don Sterpi il giorno 30 giugno del 1937:
Oggi è la commemorazione di S. Paolo che annunziò l'Evangelo, non in sapienza di parola, affinché non fosse resa vana la croce di Cristo, ma predicò Cristo Crocifisso, scandalo ai Giudei, follia per i Gentili; ma la follia di Dio è più sapiente degli uomini, e l'impotenza di Dio più forte di tutti gli uomini. e la nostra predicazione sia quale S. Paolo la volle, quale la vuole la S. Chiesa, non in persuasive parole di umana sapienza, ma dimostrazione di Spirito e di divina potenza, perché la fede nostra, come dice l'Apostolo, non poggia in sapienza d'uomini, ma in potenza di Dio. (19, 267)

Don Ferretti era zelante parroco di Ognissanti, forse tendente ad essere alquanto lungo nella predicazione. Ecco l’invito preciso di don Orione:
Preparatevi per la predicazione, ma siate brevi, più brevi, brevissimi. E così nelle sacre funzioni; tu sai, caro don Ferretti ciò che sempre e tante volte ho raccomandato - E poi in tutte le cose non lungaggini ma brevità e sbrigarvi. Carità e molto garbo con tutti, ma sbrigarvi. (24, 76)

A Don Fiori da alcune regole precise indicando in Gesù stesso il modello di una predicazione efficace:
E la tua predicazione, come va? preparati, preparati sempre: e pensieri e idee e affetti e non chiacchiere. I banditori della divina parola sono cooperatori di Cristo; ma essi devono fare quanto possono per prepararsi alla predicazione con la preghiera e lo studio; e mai devono esporsi a predicare male preparati. La predicazione di Gesù Cristo fu semplice, piena di serietà, di sapienza e di santità. Così tu sai come devi fare, e da chi devi imparare. (24, 247)

A Don Pagella. raccomanda di attingere nella preparazione del vangelo, a fonti un poco più impegnative
E il mese di Maggio della Madonna, come va? Vedi che di prepararti un po' bene a parlare ai tuoi giovani. Preparati anche di più pel Vangelo, e non ti accontentare di leggere certi Vangelini (8, 228)

Saper annunciare il vangelo anche con conferenze di carattere sociale

- andando al popolo
È il tempo delle semine, ed è ebbene usciamo anche noi, umili ma fedeli servi della chiesa a seminare a larga mano Gesù Cristo nell’anima del popolo. Cristo andò al popolo. Sollevare il popolo, mitigarne i dolori risanarlo - Deve starci a cuore il popolo - L’Opera d. Div. Provv. è pel popolo. Andiamo al popolo. Evitate le parole: di parolai ne abbiamo piene le tasche.

- favorendo con tutti i mezzi una chiara formazione cattolica:
Cristiani - che vuol dire? - Cattolici - Cristiano è il mio nome, cattolico il mio cognome.
Istruzione - conoscere Gesù Cristo - Vangelo - Catechismo parrocch. adulti, predicazioni straordinarie - Conferenze - letture istruttive - la lettura del Vangelo in famiglia - fogli volanti, manuali di vita pratica cristiana.

- Studiando i problemi sociali alla luce del vangelo e dell’insegnamento magisteriale della Chiesa
L’uomo cattolico deve ancora studiare alla luce del Vangelo e degli insegnamenti della chiesa, dei documenti del pontifici, delle lettere del Vescovo, della guida del parroco - i problemi sociali (61, 118)

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