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Messaggi don Orione
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Nella foto: Don Orione all'università Cattolica di Milano, 1939.
Autore: Angelo Bianchi
Pubblicato in: Cfr. «Don Orione, educatore ed educazione», in Peloso Flavio (a cura di), Don Orione e il Novecento. Atti del Convegno di Studi (Roma 1-3 marzo 2002), Rubbettino, Soveria Mannelli, 2003, 199-228.



Angelo Bianchi

Don Orione, educatori ed educazione

RIASSUNTO

In una famosa pagina della suo libro autobiografico Uscita di sicurezza, Ignazio Silone narra il suo incontro con “uno strano prete”, don Luigi Orione, mettendone in risalto la bontà e la capacità di comprensione, le qualità del vero educatore, in contrasto con il burbero ed arcigno atteggiamento inquisitorio del direttore della scuola da cui il giovane Secondo Tranquilli veniva allontanato per indisciplina. Di fronte alla figura ricca e complessa di Don Orione, l’efficace ritratto composto dal letterato interpella lo storico, che è portato ad interrogarsi sull’opera di educatore e di fondatore di istituzioni scolastiche ed educative del prete di Pontecurone.

Collegi, scuole, internati, colonie agricole, orfanotrofi, seminari, istituti di assistenza ed educazione dei disabili rappresentarono il campo d’azione privilegiato della Piccola Opera della Divina Provvidenza e del suo Fondatore, ma costituirono anche il punto di raccordo con la lunga e, per certi versi, straordinaria tradizione delle congregazioni religiose insegnanti di fondazione ottocentesca. Lungo questa via, don Luigi Orione seppe orientare l’impegno pastorale ed educativo della sua Opera verso i nuovi bisogni della Chiesa e della società, in un torno di tempo particolarmente travagliato e carico di tensioni. Basti ricordare, a questo proposito, che, proprio nei decenni cruciali a cavallo del secolo, quelli che videro appunto la manifestazione e la fioritura dell’opera di don Orione, la “questione scolastica” costituì il terreno di scontro, all’interno della società italiana, tra le forze di ispirazione laica e liberale e molti esponenti del movimento cattolico.
Don Orione, uomo di cultura, non fu un teorico dell’educazione, nel senso paludato ed accademico del termine, ma dalle vive pagine dei suoi scritti è possibile cogliere una costante attenzione ai problemi dell’educazione delle nuove generazioni, alla loro formazione spirituale e religiosa, in un contesto culturale ormai profondamente cambiato dalle trasformazioni economiche, dai movimenti migratori, dalle forme di sradicamento personale e sociale che hanno contraddistinto i processi di industrializzazione e di ammodernamento della società italiana.

Nel percorso della sua intensa attività di educatore, egli si incontrò con altre rilevanti personalità della più significativa tradizione educativa cattolica. In primo luogo quelli che egli riconobbe sempre come i suoi maestri ed ispiratori: Antonio Rosmini Serbati e Giovanni Bosco. Ma con altre e rilevanti personalità egli ebbe contatti, in alcuni casi molto frequenti e profondi nel corso di tutta la sua vita. Per rimanere solo tra i più significativi, nel campo dell’educazione scolastica, corre l’obbligo di ricordare Adelaide Coari, con la quale intrattenne un lungo ed interessante epistolario, in cui ritornano le preoccupazioni e gli slanci di un mondo, religioso e civile, in fermento, riferibile in buona parte al cattolicesimo ambrosiano di inizio secolo, che tramite la intrepida animatrice de “Il Gruppo d’Azione per le Scuole del Popolo”, giungeva fino a don Orione. Inoltre anche Adele Costa Gnocchi , educatrice e studiosa tra le più vicine a Maria Montessori, i cui contatti dichiarano qualche interesse di don Orione per il metodo per l’educazione dell’infanzia messo a punto dalla nota pedagogista, e comunque una certa apertura verso gli aspetti pratici dell’educazione nuova.

Questi contatti, come anche quelli meno frequenti, non per questo meno intensi, con altre personalità del cattolicesimo e del mondo della cultura tra ‘800 e ‘900, come Luigia Tincani, Clemente Rebora, Tommaso Gallarati Scotti, Brizio Casciola, Padre Giovanni Semeria , Armida Barelli , la poetessa lodigiana Ada Negri, e molti altri ancora, contribuiscono a delineare con maggior precisione i tratti di una personalità complessa e ricca, in costante dialogo con il suo tempo così incerto e travagliato.

Dal punto di vista educativo, don Orione volle connotare la sua opera con i tratti distintivi di un sistema formativo integrale che egli nominò paterno-cristiano, e che descrisse più volte in alcune lettere inviate ai suoi confratelli. Non si tratta principalmente di una tecnica pedagogica, seppure don Orione si diffondesse a volte anche sugli aspetti pratici della formazione dei giovani, quanto piuttosto dello spirito che doveva animare gli educatori della Congregazione, e che doveva permeare tutta la loro azione tra i giovani. Con la qualifica di “paterno” egli intendeva indicare le modalità tipiche del rapporto genitori-figli, mentre con “cristiano” indicava le modalità spirituali-sacramentali che devono integrare il sistema preventivo, cui sostanzialmente egli si rifaceva. All’interno di questa visione, l’educazione cristiana, in particolare dei più poveri, delle masse popolari, diveniva così per don Luigi Orione non solo uno squisito atto di carità, ma anche un prezioso servizio alla società e alla Chiesa, per la rigenerazione cristiana del mondo.
All’interno di questa visione, l’educazione cristiana ha costituito il cuore dell’opera orionina e lo strumento privilegiato attraverso il quale dare compimento alla missione dell’instaurare omnia in Christo! A tutt’oggi, costituisce una componente molto rilevante del volto istituzionale della Piccola Opera della Divina Provvidenza presente con numerose scuole e centri educativi nelle nazioni in cui opera.
 

Angelo Bianchi

Don Orione, educatori ed educazione

 

"Il direttore del collegio era un prelato magro e alto, di statura superiore alla normale; a me, che stavo in ginocchio accanto a lui, in quel momento appariva addirittura immenso. Da quell'altezza scendevano su di me parole assai dure".

Con questa descrizione scostante, che nel ricordo del ragazzo ormai fattosi uomo, appare ancora quasi intimidita dall'incombente presenza di quel direttore, per di più fratello di un importante generale dell'esercito, con cui forse aveva in comune il tratto militaresco, ancorché non dirigesse una caserma, Ignazio Silone apre il ben noto racconto Incontro con uno strano prete, dedicato appunto al suo incontro con don Orione[1]. A quella figura di direttore, lo stereotipo dell'educatore burbero ed inquisitoriale, che interroga il giovane sulle sue colpe dopo averlo messo in ginocchio, ma di cui capisce poco o nulla ("Egli doveva essere sorpreso da quella mia apatia, in strano contrasto con la precedente ribellione. Forse egli intuiva qualcosa in me che non riusciva a capire, o semplicemente supponeva che non mi rendessi conto della gravità della mancanza"), Silone contrappone qualche pagina dopo, nel momento centrale della narrazione, la pacata tenerezza dello sguardo [di Don Orione]. La luce dei suoi occhi aveva la bontà e la chiaroveggenza che si ritrova talvolta in certe vecchie contadine, in certe nonne, che nella vita hanno pazientemente sofferto ogni sorta di triboli e perciò sanno o indovinano le pene più segrete. In certi momenti avevo proprio l'impressione ch'egli vedesse in me più distintamente di me; ma non era un'impressione sgradevole.

Con le parole e le immagini che la letteratura mette a disposizione del narratore, Ignazio Silone ci delinea in questo bozzetto autobiografico il profilo delicatissimo dell'educatore don Orione, di cui fa risaltare l'originalità del tratto, la profondità e l'essenzialità della comunicazione, attraverso la ricerca di un contatto immediato e diretto con il discepolo.

Tuttavia, questo racconto richiama anche un'altra immagine, evocata forse inconsapevolmente dall'autore, ma per questo certamente più interessante per il lettore attento. In un passo poco più avanti infatti la descrizione di quel "piccolo prete sporco e malandato con la barba di una decina di giorni, [che] si aggirava tra le macerie [del terremoto di Avezzano, nel 1915], attorniato da una schiera di bambini e ragazzi rimasti senza famiglia", che egli cercava di aiutare quasi sequestrando le automobili del corteo regale, mi ha riportato alla mente la descrizione di un altro padre degli orfani, Girolamo Emiliani, il fondatore dei Somaschi, che Gian Pietro Carafa, il futuro Papa Paolo IV descriveva al suo ingresso in Milano, dove giunse nel 1537, nel pieno delle guerre d'Italia, che tanti lutti avevano prodotto, attorniato da una masnada di orfanelli febbricitanti, per le privazioni e la pestilenza, di cui si prese cura, quasi pretendendo l'aiuto del duca Francesco II Sforza[2]. Sembra così di poter cogliere, a quasi quattro secoli di distanza, in uno scritto non apologetico, la riproposizione dell'immagine del defensor pauperum, del pater orphanorum, così peculiare del clima di rinnovamento spirituale dei movimenti religiosi della Riforma cattolica, che in nome della carità e della giustizia si erge di fronte al potente a reclamare il diritto dei più poveri, dei sofferenti.

Ma tralasciando ora sentimenti ed immagini evocati dalla narrazione letteraria, così efficace nel cogliere le pieghe più remote dell'animo umano e nel disvelarne chiari e scuri altrimenti inesprimibili, la pagina sopra richiamata interpella certamente anche lo storico chiamato ad indagare proprio quelle dimensioni dell'esperienza di don Orione che l'arte di Silone ha utilizzato per illuminare e presentare l'animo e la personalità di quello "strano prete". Come è noto infatti, l'educazione, in tutte le articolazioni che assunse nella molteplicità delle sue iniziative, da quelle più consuete dell'istruzione scolastica, a quelle più complesse della formazione professionale, della formazione del clero, dell'assistenza agli orfani e ai disabili, ha rappresentato uno degli aspetti fondamentali dell'esperienza di don Orione, si potrebbe dire, con un'espressione corrente, la vocazione di tutta una vita, testimoniata non solo dalla sua straordinaria azione di fondatore di istituzioni educative, ma anche da una cospicua documentazione "pedagogica" assai ricca e di natura varia, frutto dell'azione e del pensiero incessanti di don Luigi Orione. Alla luce pertanto di queste osservazioni, sembra lecito per lo storico chiedersi quali piste inseguire e quale ordine dare a questo materiale, quali fili rossi tracciare per tentare dì ricapitolare un'esperienza così ricca e singolare.

Non mancano certamente interventi e studi sulle iniziative educative e sugli orientamenti pedagogici di don Orione, anzi tale argomento è presente un po' in tutta la bibliografia orionina, anch'essa per la verità assai ampia[3], si può dire piuttosto che manchi uno studio organico e articolato, che inserisca la sua opera educativa e le istituzioni da lui fondate nel contesto storico scolastico dell'Italia tra Ottocento e Novecento, soprattutto in relazione alle correnti di pensiero e agli orientamenti pedagogici di quei decenni, così che si possa dare più compiutamente conto degli intendimenti religiosi, spirituali, politici e sociali che con le sue iniziative educative e scolastiche egli intese perseguire[4]. Come è noto infatti, e come ricorderò tra breve, lo snodo cronologico tra Ottocento e Novecento costituì un punto cruciale per la storia politica e sociale dell'Italia unita, ed in particolare anche per la storia delle istituzioni scolastiche, che costituirono uno dei terreni di maggiore scontro ideologico, tra le correnti di pensiero e tra i partiti allora presenti sulla scena politica dell'Italia umbertina[5].

Proprio in considerazione di queste osservazioni, il presente saggio ha come principale obiettivo quello di fornire un quadro delle iniziative educative e formative di don Orione, e sarà articolato in due parti, una prima dedicata appunto a delineare e presentare per rapidi cenni le istituzioni scolastiche ed educative di don Orione, all'interno del contesto politico, sociale ed ecclesiastico in cui sorsero e furono intraprese, ed una seconda più rivolta all'analisi degli orientamenti pedagogici e dei contatti con rilevanti personalità del mondo della scuola e dell'educazione.

Questione scolastica e questione religiosa

La questione scolastica, come è noto e come ho ricordato poco sopra, era diventata uno dei terreni di scontro più acceso tra le forze laiche e liberali che si riconoscevano nei principi del Risorgimento nazionale, ed in particolare della separazione tra lo Stato e la Chiesa, ed i numerosi esponenti del cattolicesimo italiano, che in nome del primato soprannaturale della Chiesa, in base al quale essa era la depositaria ultima della verità, tentavano di contrastare in vari modi il processo di statalizzazione e di laicizzazione dell'insegnamento pubblico[6]. All'interno del cosiddetto movimento cattolico si erano così fatti largo via via alcuni orientamenti, soprattutto dopo l'entrata in vigore della legge Coppino sull'obbligo scolastico (1877) e sulla laicizzazione dell'insegnamento, che avevano trovato spazio di dibattito e discussione nella Terza sezione dell'Opera dei Congressi, interamente dedicata ai problemi della scuola[7]. Le proposte avanzate dai componenti di questa sezione - tra loro i più impegnati su questo versante erano Rezzara, Toniolo, padre Zocchi - nei congressi cattolici che si svolsero dalla fine degli anni Settanta e nel corso degli anni Ottanta dell'Ottocento, giunsero infine ad articolarsi sostanzialmente intorno a due punti ritenuti irrinunciabili: da un lato, seppur con molta prudenza, affinché non apparisse come un principio assoluto, valido in ogni circostanza, e soprattutto reclamabile da chiunque, si invocava il principio della "libertà d'insegnamento", che la Chiesa cioè, tramite organizzazioni e congregazioni religiose, potesse istituire scuole libere e riconosciute dallo Stato, come per altro permesso dalla legge Casati (1859), soprattutto nel grado secondario; d'altro canto poi, si affermava anche la necessità di favorire la presenza di maestri cattolici, soprattutto nelle scuole elementari, che, come è noto, dipendevano dalle amministrazioni locali, dove molto attiva era la presenza dei cattolici[8].

Le preoccupazioni degli esponenti dell'Opera dei Congressi nei confronti della politica scolastica italiana crebbero notevolmente verso la fine degli anni Ottanta, quando il ministro della Pubblica Istruzione Paolo Boselli, subentrato a Michele Coppino nel primo governo Crispi, presentò un disegno di legge che prevedeva il trasferimento di parti consistenti della responsabilità delle scuole elementari dal Comune allo Stato, la qual cosa venne avvertita da parte dei cattolici non solo come una seria minaccia alla loro presenza nelle istituzioni scolastiche di primo grado, cioè un chiaro tentativo da parte del governo di influenzare anche quel settore dell'istruzione pubblica, ma il tradimento di principi ritenuti costitutivi del diritto primario delle famiglie di provvedere all'educazione dei figli, mediante l'allentamento dei vincoli di prossimità tra famiglia e scuola, e quindi anche di controllo, di indirizzo, tramite le amministrazioni locali, dei padri di famiglia sulle scuole elementari[9]. Lo scontro si infiammò su questo punto, ed il tema divenne centrale nelle adunanze successive, come all'VIII Congresso che si svolse a Lodi nel 1890, durante il quale, di fronte alla minaccia di statalizzazione dell'istruzione primaria si propose un più marcato impegno nella fondazione di scuole cattoliche[10].

È anche alla luce di questa aspra contesa politico-culturale che si può comprendere come tra le prime iniziative pubbliche assunte dal giovane chierico Luigi Orione vi fosse l'impegno nella fondazione di istituzioni scolastiche. Egli infatti aveva aderito già nel 1892, a soli vent'anni, al comitato tortonese dell'Opera dei Congressi sorto proprio agli inizi di quell'anno, e aveva manifestato subito ampia adesione agli ideali dell'intransigentismo cattolico, con dichiarazioni che certamente sono cariche dell'irruenza che contraddistingue le scelte giovanili, ma in cui si possono cogliere anche i tratti di un cattolicesimo delineato e configurato da alcuni elementi caratteristici come la devozione al Sommo Pontefice e alla Chiesa, per la tutela dei diritti pontifici[11]. Nell'autunno del 1892, così scriveva ad un esponente del movimento cattolico di Tortona, in occasione del X Congresso, che si sarebbe svolto a Genova dal 4 all'8 ottobre di quello stesso anno:

[...] Dica agli amici ch'io aderisco pienamente al loro programma cattolico-intransigente [...]. Se quest'ultimo soldato del Papa può giovare ai trionfi della sposa di Cristo, egli è qui pronto a combattere, è pronto a morire! Sì, io sono intransigente: lo sono nei principi e nelle pratiche conseguenze, perché profondamente convinto; lo sono e lo voglio essere nel senso più profondo della parola[12].

Negli anni immediatamente successivi, come è noto, iniziò la sua opera di fondatore di scuole: nel 1893 fu aperto il collegetto di San Bernardino, nella forma particolare di un seminario per chierici poveri, rivolto anche a giovani laici, che volessero poi continuare gli studi oltre le elementari superiori e il ginnasio inferiore[13]; qualche anno più tardi, nel 1897 e nel 1898, vennero istituiti due pensionati per studenti universitari rispettivamente a Genova e a Torino, fondati per permettere ai primi giovani compagni di Luigi Orione di acquisire i titoli accademici necessari per assumere responsabilità d'insegnamento e di direzione di istituti, come richiesto dalla legge. A queste fondazioni seguirono negli anni immediatamente successivi l'assunzione del Collegio San Luigi a Noto (1898) affidato a don Orione da mons. Blandini, vescovo della cittadina siciliana, e l'apertura di un collegio a Sanremo, dietro richiesta di mons. Daffra, vescovo di Ventimiglia[14].

In quei frangenti, sembravano queste le iniziative indispensabili per contrastare la politica scolastica dei governi nazionali giudicata ostile. Una testimonianza sintomatica dell'aspro confronto in atto su questo terreno, che si scatenò inevitabilmente anche su quella prima esperienza di don Orione, si può cogliere nelle vivaci polemiche che si accesero sulla stampa locale contro l'iniziativa di don Orione di trasferire l'istituto di San Bernardino nei più ampi locali dell'ex-convento di Santa Chiara, dì proprietà del Comune, per potervi accogliere molti più fanciulli. La risposta alle polemiche della stampa laica e anticattolica era contenuta inequivocabilmente, anche se in tono pacato, nell'annuncio ufficiale di apertura del nuovo collegio, apparso sul giornale "La Sveglia" il 30 settembre 1894. "Si aprirà nel prossimo ottobre a Tortona un Collegio Convitto Paterno - riportava l'annuncio - a favore della gioventù studiosa [...]". Dopo aver dato assicurazione sulla validità del corso di studi: "L'insegnamento abbraccia le classi del ginnasio e le elementari superiori. Le materie e le discipline scolastiche, in tutti i rami d'istruzione, sono in conformità dei programmi e regolamenti governativi. [...]"; poneva in rilievo il principio di libertà dell'insegnamento, a vantaggio di quei "genitori che vogliono essere sicuri dell'istruzione e della educazione morale e religiosa dei loro figli, lessi] non cerchino altri collegi da cui la religione è bandita e nelle cui scuole possono essere maestri irreligiosi"[15].

Se da un lato, il clima, a volte battagliero ed infuocato, dell'ultimo ventennio dell'Ottocento e gli orientamenti politico-religiosi che il giovane prete di Pontecurone assunse in quel torno di tempo influirono certamente nelle scelte e negli indirizzi operati nel campo scolastico, d'altro canto, considerando anche le altre attività avviate da don Luigi Orione nello scorcio del secolo XIX, è possibile ravvisare uno dei tratti peculiari della sua azione, che lo innesta nella lunga e, per certi versi, straordinaria tradizione delle congregazioni religiose di fondazione ottocentesca[16]. Quasi contemporaneamente all'avvio delle prime fondazioni scolastiche infatti, l'Opera di don Orione si arricchì di una nuova iniziativa destinata ad avere notevole successo, anch'essa riconducibile alla forte sensibilità sociale che animava il fondatore, che si realizzò nell'impegno della Piccola Opera della Divina Provvidenza nel campo della formazione professionale, soprattutto nell'ambito delle colonie agricole. Nel 1896 infatti, don Orione dava avvio all'esperienza della prima colonia agricola di Mornico Losana, presto seguita da quella di Noto in Sicilia (1899), di Monte Mario a Roma (1900), di Bagnorea presso Orvieto (1902) e altre ancora, secondo un modello che venne in seguito realizzato anche nelle missioni dell'America latina[17].

Gettate nel cuore di tanta gioventù - scriveva a questo proposito don Orione - la luce dell'amore dolcissimo di Dio e educatela a coltivare razionalmente la terra, e create all'uomo stesso, nel nome della Divina Provvidenza, quello stato di benessere cui può legittimamente aspirare; e sia santificato il lavoro. Fare che il contadino possa vivere da cristiano e non da disperato, circondato dai suoi, a casa sua, perché non gli venga la voglia di venire alla città ad invadere l'officina [...]- "a rubare il pane altrui" diceva don Orione in un altro scritto[18], quasi presagendo futuri conflitti e disordini sociali e morali, derivanti dall'inurbamento, dai fenomeni di emigrazione interna ed esterna -. Applicate l'istruzione alla coltivazione dei terreni, onde mostrare ai fanciulli la utilità della istruzione, congiunta al santo timore di Dio, e il pane che se ne cava e quindi il benessere"[19].

L'istruzione professionale era stata uno dei settori in cui maggiormente si era realizzato l'impegno delle nuove congregazioni religiose - si pensi qui alle prime esperienze condotte da alcuni fondatori:. Ludovico Pavoni, Leonardo Murialdo, Luigi Guanella, Giovanni Piamarta, con i laboratori di falegnameria, di carpenteria e di tipografia, fino a Giovanni Bosco, che don Orione aveva conosciuto da vicino[20]. Queste iniziative, come è noto, avevano preso corpo all'interno di una visione originaria e moderna, che tentava di contemperare l'azione caritativa, che aveva il suo fondamento nella particolare spiritualità ottocentesca, con una spiccata sensibilità sociale per i ceti più deboli, e trovava la sua realizzazione più compiuta nell'opera appunto di formazione professionale dei giovani appartenenti agli strati più poveri della popolazione, nell'intento di offrire loro una possibilità di promozione sociale ed economica, nell'incontro con una società che si avviava anche in Italia, soprattutto nelle regioni settentrionali, lungo la via di una sempre più intensa industrializzazione[21].

Ma nelle parole di don Orione, che abbiamo ascoltato poco sopra, accanto alla fiducia nella formazione e nell'addestramento professionale, ritornano anche la preoccupazione verso gli esiti che le profonde trasformazioni sociali ed economiche in atto avrebbero provocato ed il timore che inurbamento, emigrazione, sradicamento sociale e morale della popolazione, avrebbero prodotto danni gravissimi tra la gioventù italiana, soprattutto in riferimento alla penetrazione di nuove e pericolose idee introdotte da aggressivi partiti di massa[22].

Io credo che un mezzo per arrestare il socialismo - avrebbe scritto a questo proposito Don Orione - e dare prosperità all'Italia, sia appunto veder togliere dalla città tanti di questi figli abbandonati e popolare le campagne di buoni contadini timorati di Dio, con un insegnamento civile e professionale, che valga a provvederli un giorno di un pane onorato, e salvarle dalle insidie che le fazioni e le sette tendono alla gioventù, che viene su dall'ozio e dalla miseria. E di più concorrere ad opporre alla passione rivoluzionaria, che agita le masse popolari, la forza restauratrice di altre masse senza odio, piene di giovinezza e di speranze, dirette dalla fede e dai principi della Chiesa di Gesù Cristo[23].

Anche nel caso delle colonie agricole quindi, l'obiettivo principale che muoveva don Orione era quello di salvaguardare spazi di intervento e di azione della Chiesa e del cattolicesimo tra le masse popolari. Come per le iniziative scolastiche, anche in questo caso l'educazione e la formazione professionale diventavano lo strumento di prevenzione contro il traviamento della società e di rigenerazione cristiana della società stessa, secondo modalità che trovavano non solo in don Orione, ma in gran parte del movimento cattolico vasto consenso. È solo il caso infatti di segnalare la grande diffusione, anche presso altre congregazioni religiose, di iniziative di istruzione professionale agraria, e l'entusiamo suscitato dal cosiddetto metodo Solari - Bonsignori, lo stesso applicato nelle colonie orionine[24]. Accanto a questi elementi, sui quali tornerò tra breve, quasi a conclusione di questa prima parte, e che inseriscono pienamente le iniziative orionine nel contesto e nei dibattiti che si svilupparono a cavallo del secolo, dall'esperienza degli istituti e delle fondazioni scolastiche di don Orione può essere colto un terzo aspetto, del tutto peculiare, anch'esso profondamente radicato nella tradizione religiosa e nella sensibilità sociale del cattolicesimo ottocentesco: l'azione educativa e formativa doveva avere carattere popolare ed essere rivolta agli strati più bassi della popolazione, ai poveri figli di contadini, alle masse rurali dell'Italia contadina tra '800 e '900. In alcuni scritti più tardi, ancora nella seconda metà degli anni Trenta del Novecento, don Orione ritornava su questo tema con particolare insistenza, richiamandolo come uno dei tratti originari della Congregazione, anche in discontinuità con scelte diverse operate, sempre a detta di don Orione, da altre congregazioni religiose. In un discorso pronunciato nel 1937 in occasione dell'apertura dell'anno scolastico del Convitto Paterno di Tortona, rivolto quindi ai chierici della Congregazione - un testo importante anche per altri aspetti -, in cui l'autore rileggeva alcuni passi della storia della Congregazione nella prospettiva dell'impegno a favore dei più poveri, diceva a questo proposito:

Perché sarebbe inutile una Congregazione nuova, se non riportasse nel mondo una forza ed una lena spirituale più grande e più vasta; se non avesse una forma nuova, soprattutto di carità per il popolo, per i figli degli operai, perché noi siamo per il popolo e non per le alte classi; noi siamo per gli umili, per gli orfani, per i vecchi abbandonati, per la plebe cristiana, insomma. Infatti per i ricchi il Signore ha già suscitato altri Ordini Religiosi, i Gesuiti, i Barnabiti, gli Scolopi, i Fratelli delle Scuole Cristiane, i Salesiani! Noi siamo per gli umili a cui altri non hanno pensato[25].

Proseguendo poi le sue osservazioni, continuava dicendo:

Sorse un giorno San Gerolamo, chiamato dal Breviario "Pater Orphanorum", ma poi, col tempo i suoi religiosi si sono dati ad educare i figli dei benestati. I salesiani, poco o tanto, ormai si sono dati non più ai figli del popolo, agli artigiani ed ai birichini di Torino, ma hanno già collegi che gareggiano con quelli dei Gesuiti. Forse hanno veduto che le condizioni del mondo sono mutate e non sono più quelle del tempo di don Bosco ed hanno creduto di cambiare.

E infine, tornando all'esperienza della Piccola Opera della Divina Provvidenza, concludeva, in modo un po' brusco:

Noi siamo per i poveri e cerchiamo di abolire quei collegi che abbiamo, come il San Giorgio o il Dante. Spero che il Dante sia alla vigilia dell'abolizione e non abbia più un anno di vita e quello di Novi sia anch'esso prossimo all'abolizione: magari lo cederemo ai Salesiani. Noi siamo per i poveri, per i figli del marciapiede. Quando si aprì il Collegio Dante si aprì mio malgrado: si credeva dagli ex allievi di farmi un dono gradito per il 25° di mia Messa, ed io accettai perché in quell'anno usciva la riforma Gentile e c'era pericolo per la gioventù di Tortona di qualche danno morale negli studi. Il Collegio di Novi si aprì per impedire che vi si aprisse un collegio di protestanti. Il vescovo, non quello che c'era prima di questo (Mons. Grassi), ma l'altro ancora, Monsignor Bandi espresse il suo timore che si aprisse a Novi un Collegio a danno dello spirito cristiano e allora io accettai [...][26].

Con il deciso richiamo agli ideali originari, don Orione esprimeva, anche nel ruvido confronto con altre esperienze e con altre scelte, da un lato il benefico riandare alle fonti che avevano ispirato la nascita e i primi sviluppi dell'Opera, in cui era possibile ritrovare slancio nell'azione e impulso nello spirito di carità, dall'altro un ritorno ad una tradizione che aveva costituito il fondamento stesso della Piccola Opera della Divina Provvidenza e della sua attività, e che forse, per il mutare dei tempi, appariva meno attuale o meno incisiva. In questo modo egli richiamava il valore di questo deposito del cattolicesimo sociale ottocentesco, il cui slancio vedeva ormai affievolirsi anche nelle opere di importanti congregazioni religiose, da cui pure aveva anch'egli preso tanta ispirazione.

Già altri studiosi hanno posto in rilievo come la storia religiosa dell'Ottocento italiano si sia arricchita in questi ultimi decenni di nuove prospettive, ed accanto alle vicende politiche e sociali del movimento cattolico abbia assunto sempre maggior rilevanza la storia delle congregazioni religiose. Questi due importanti movimenti, ricchi ciascuno di esperienze originali e, in alcuni casi, innovative, hanno trovato, soprattutto sul versante dell'impegno sociale, frequenti punti di contatto, contribuendo in modo determinante ad introdurre elementi di modernizzazione e di rinnovamento nella vita della Chiesa cattolica[27]. Giunto al cadere del secolo con la fondazione della Piccola Opera, don Luigi Orione rappresenta storicamente uno di questi punti di contatto: in lui e nella sua Opera le istanze sociali di riscatto dei ceti più umili passavano attraverso l'opera di educazione cristiana e morale e di formazione professionale, secondo quanto si è detto, e si trovarono innestate sul tronco della tradizione spirituale che aveva percorso tutto l'Ottocento, caratterizzata soprattutto dall'esercizio della carità operosa, per il servizio della Chiesa e della società, mediante il riscatto dei più bisognosi.

Istruzione e formazione cristiana negli scritti e negli incontri di don Luigi Orione.

Se dopo le osservazioni legate agli aspetti istituzionali si passa ora a considerare più da vicino i contenuti dell'educazione che don Luigi Orione si proponeva di impartire ai giovani accolti nelle sue istituzioni, lo storico si imbatte in una assai vasta documentazione che ci attesta l'interesse non secondario e la continua riflessione su fini, strumenti, modalità e condizioni dell'educazione. Su questo terreno inoltre, don Orione si incontrò con alcune personalità rilevanti della tradizione educativa cattolica, alcuni dei quali egli riconobbe sempre come maestri ed ispiratori della sua opera, come Antonio Rosmini e soprattutto Giovanni Bosco, di cui, come è noto, ebbe esperienza diretta e vivissima presso l'oratorio di Valdocco[28].

Con altre personalità rilevanti rimase poi in contatto epistolare e personale, come ad esempio con Adelaide Coari[29], con Luigia Tincani[30], con Adele Costa Gnocchi[31], sviluppando, con maggiore o minore frequenza ed intensità, un cospicuo epistolario pedagogico, ed una lunga riflessione sui temi dell'educazione e della scuola.

Per ricostruire almeno gli aspetti peculiari del sistema educativo orionino, senza la preoccupazione di disperdere l'analisi nei mille rivoli, rappresentati dai molteplici interessi contenuti negli appunti, scritti, lettere, di don Orione, si prenderanno in considerazione in particolare due lettere, per altro molto lunghe ed articolate, scritte agli inizi degli anni Venti, e nelle quali l'autore espone il suo pensiero sull'educazione come in un piccolo trattato, reso più vivo ed interessante dai concreti riferimenti alla realtà viva ed operante della Congregazione e delle sue scuole[32].

Come è noto, almeno ai religiosi della Piccola Opera della Divina Provvidenza, don Orione cercò di connotare l'educazione dei suoi istituti con i tratti distintivi di un sistema formativo integrale, che egli denominò cristiano-paterno. Tuttavia, ancora nel 1920, nella prima delle due lettere considerate, egli esortava i suoi confratelli ad avvalersi con fiducia del cosiddetto "sistema preventivo" messo a punto e sperimentato negli istituti educativi di don Bosco.

E a questo - diceva don Orione - di portare a Dio i giovani, arriveremo pregando e mortificandoci e adottando il sistema di educazione cristiana usato, e con tanto felice esito, dal santo don Bosco, mio confessore e mio padre in Cristo; metodo savio, detto "sistema preventivo". Sistema che vuol essere da noi praticato scrupolosamente, perché, per esercitare una efficace influenza sul cuore dei nostri alunni, è l'unico metodo che convenga a religiosi, e che sia in perfetta armonia con le leggi che attualmente vigono in Italia[33].

Due anni più tardi, tuttavia, nella lettera spedita ai confratelli da Buenos Aires, durante il suo viaggio in Sud America nel 1922, egli sembrava avvertire l'esigenza di differenziare l'azione educativa della sua congregazione da quella del maestro don Bosco.

Noi dobbiamo avere e formarci ad un sistema tutto nostro di educare, un sistema che completi quanto già di buono abbiamo negli antichi e anche nei moderni sistemi di educazione, un sistema che reagisca contro la educazione cristiana data all'acqua di rosa, di apparenza più che di sostanza, di formule più che di vita. Noi vogliamo e dobbiamo educare profondamente l'animo e cattolicamente la vita, senza equivoci: educare ad una vita cattolica non in superficie, cioè di nome e non di fatto, ma a una vita cattolica pratica, che abbia base nei sacramenti, vita di unione con Dio, di preghiera e di pietà vera, vissuta e ignita di virtù[34].

Nelle intenzioni di don Orione, l'obiettivo di questa affermazione stava nell'opporsi alla penetrazione di metodi educativi fondati su concezioni puramente naturali della vita e della persona umana, anche in scuole e collegi cattolici. Poco prima infatti aveva ricordato:

che i mezzi esterni e meccanici non potranno sostituire mai né dare il bene che consiste nella verità e nella grazia di Dio; ma solo possono disporre gli animi a coadiuvare, in qualche modo, a ricevere la verità e la grazia. Quell'educazione che riponesse ogni sua confidenza nei mezzi puramente negativi, esterni o dispositivi, e trascurasse i mezzi immediati e formali, produrrebbe negli animi giovanili effetti aridi e fors'anche funestissimi, gli effetti propri della scuola laica o, tutt'al più, produrrebbe una bontà che si potrebbe definire bontà da collegio, e, quanto alla pietà, una pietà che è inverniciatura, una vera ironia di pietà, se non una simulazione, una pietà che non va all'anima, che non fa pio il cuore, perché non è sentita e non ha penetrato lo spirito, pietà che presto svanirà e lascerà peggio di prima[35].

È interessante notare che la presa di posizione avversa ai "mezzi puramente negativi, esterni o dispositivi" fu assunta proprio contemporaneamente allo svilupparsi in Italia e in Europa dell'ampio dibattito provocato dall'introduzione e dalla circolazione delle idee pedagogiche propugnate dal movimento cosiddetto delle "scuole nuove", che, come è noto, si focalizzò attorno ai principi di puerocentrismo e di promozione dell'attività spontanea del bambino[36]. Questo dibattito si infiammò negli anni successivi, e vide molti interventi autorevoli, tra i quali quelli del gesuita Mario Barbera, che dalle colonne de "La Civiltà Cattolica" oppugnava i metodi pedagogici fondati su presupposti di tipo naturalistico, in nome sia della ricca tradizione pedagogica cristiana, centrata in primo luogo sulla lunga e duratura eredità della Ratio studiorum della Compagnia di Gesù, sia soprattutto del primato della dimensione soprannaturale della persona[37].

A questi principi si ispirava ancora don Orione quando affermava:

Cari miei, noi non avremo, però, mai fatto niente, finché non rifaremo cristiana, nella sua anima di fede e nella sua vita, e privata e pubblica, la gioventù: finché non avremo rifatte cristiane le coscienze e il carattere dei nostri allievi[38].

A questo fine non era sufficiente, secondo l'autore, neppure il metodo preventivo di don Bosco, a cui egli stesso si era in precedenza riferito ed aveva attinto ispirazione ed alimento, se ad applicarlo non erano religiosi, ma educatori laici, non ispirati a quei principi.

Lo stesso sistema, così detto preventivo, non dice tutto, per me non mi soddisfa pienamente, non mi pare completo. Mi pare che, oggi, non sia più sufficiente o da tutti non così sufficientemente attuato. Finché esso è in mano di Don Bosco e dei Salesiani, praticamente è completato dalla religione, di cui essi lo animano; ma, quando è in mano di educatori borghesi, è quello che è, e fa quello che fa[39].

Secondo le intenzioni di don Orione, un metodo educativo puramente umano, esterno, senza cioè alcun contenuto esplicitamente religioso, legato alla vita di fede del discepolo, alla sua vita sacramentaria e di pietà, anche il più sperimentato, come il sistema preventivo di don Bosco, non serviva alla vera educazione, al massimo poteva prestarsi a predisporre l'animo del giovane. Per questo, l'educazione doveva essere paterna, non solo capace di richiamare il discepolo al dovere, ma di trascenderlo mediante l'amore proprio di un padre.

La Congregazione deve avere il suo sistema - ripeteva ancora circa un decennio dopo. Il nostro sistema educativo dev'essere "paterno" . Il sistema preventivo è bello, efficacissimo; ma dice molto di più il sistema paterno. Dobbiamo diportarci con i giovani come si diporta un padre di famiglia che sa unire l'amore con il dovere[40].

Ma soprattutto doveva essere cristiana:

Fondamento del sistema non solo deve essere la religione e l'amorevolezza, ma la fede e la religione cattolica - praticata -e il soffio di un'anima e di un cuore di educatore che ami veramente Dio e lo faccia amare, dolcemente, insegnando ai giovani le vie del Signore[41].

Al centro dell'opera educativa stava dunque l'educatore, il maestro, secondo una posizione consolidata nella tradizione pedagogica cattolica, con il depositum di valori, conoscenze, verità che doveva trasmettere al discepolo con la sua vita e la sua opera positiva: "Chi è che fa, che crea la scuola? - si chiedeva pertanto don Orione - È il maestro! Da chi dipende il risultato della scuola? In gran parte dal Maestro!"[42].

Sono queste le tematiche che affollavano i testi ed i trattati di pedagogia di quegli anni, portati ad affrontare in modo nuovo il rapporto tra maestro e discente anche alla luce delle indagini e dei risultati forniti dalle nuove scienze dell'uomo, la psicologia, la sociologia, che attribuivano nuovi compiti e nuove funzioni, sociali, economiche, emendative, all'educazione. La questione era particolarmente spinosa, soprattutto all'interno della riflessione cattolica, proprio per le implicazioni storiche ed antropologiche che poneva, e ad essa fu dedicata, come è noto, un'ampia sezione del preambolo dell'enciclica Divini illius Magistri (1929), in cui il Pontefice Pio XI condannava con decisione le teorie pedagogiche naturalistiche escludendone l'adozione da parte di istituti cattolici[43].

Queste tematiche e le polemiche che sollevarono in quegli anni, ritornano anche negli scritti di Adelaide Coari, una delle più assidue corrispondenti di don Orione, e tra le personalità più impegnate sul versante dell'educazione. In alcune memorie e dichiarazioni, che le furono richieste tra il 1959 ed il 1960 nel corso della raccolta delle testimonianze per la causa di beatificazione di don Orione, ella tornò più volte sul tema degli orientamenti pedagogici del primo dopoguerra e sulla figura di Maria Montessori, la pedagogista che aveva accolto con tratti originali ed autonomi i principi dell'attivismo e delle scuole nuove. In uno scritto del giugno 1959, ad esempio, Adelaide Coari ricordava e descriveva i suoi primi contatti con il metodo pedagogico di Maria Montessori, che ella criticava aspramente ed a cui era dichiaratamente avversa[44]. Già nel marzo di quell'anno inoltre aveva reso una dichiarazione sulle vicende legate ai suoi incontri con don Orione, a partire dalla descrizione dell'ambiente che si era creato intorno alle iniziative avviate per il soccorso delle popolazioni colpite dal terremoto di Messina, ed anche in quell'occasione, come pure in scritti successivi, aveva riproposto le sue riserve, dichiarando di aver sempre considerato che il metodo montessoriano era "dogmatico e materialistico: non aveva anima, non aveva senso interiore"[45]. Il tema del metodo didattico-pedagogico, anche in riferimento ai dibattiti correnti nel mondo dell'accademia e della scuola, non doveva così essere estraneo alle riflessioni di don Orione, ed alcuni rapidi passaggi presenti in due scritti parrebbero confermare una sua conoscenza diretta della Montessori, di cui stimava certamente il metodo educativo e prevedeva di poterlo utilizzare per l'asilo infantile di San Bernardino a Tortona[46].

Questa attenzione alle posizioni ed al dibattito pedagogico degli anni Venti e Trenta, che sembra aver influenzato, per alcuni aspetti, la riflessione sul sistema educativo cristiano-paterno, e le frequentazioni e le corrispondenze con esperti e pedagogisti, non permettono certo di attribuire a don Orione la definizione di teorico dell'educazione, almeno nel senso paludato del termine. Egli fu prima di tutto un educatore, quella figura di educatore che indicava ai suoi confratelli come il vero artefice della formazione dei giovani. È quindi soprattutto alla luce di questo costante riferimento alla pratica educativa, che emerge in ogni suo scritto, e che sembra perdersi in molti casi in aspetti minuti e marginali della vita scolastica[47], che sembra utile, almeno come auspicio per ulteriori approfondimenti e ricerche, concludere questo studio indicando un'altra pista, forse più fruttuosa ed efficace, per la definizione degli orientamenti pedagogici che ispirarono don Orione, e che porti a rintracciare e far emergere i suoi fondamenti spirituali, non solo nella ricerca delle fonti e nell'individuazione degli autori con cui nutriva la sua vita di fede - alcuni studi sono già apparsi a questo proposito[48] - ma per cogliere lo stile e le modalità pratiche e quotidiane con cui egli ricercava la perfezione, quella perfezione umana e cristiana che, come traspare da molti suoi scritti, costituiva l'obiettivo principale dell'educazione, l'esito migliore a cui dovevano essere condotti i giovani.

 


[1] I. Silone, Incontro con uno strano prete, in Uscita di sicurezza, Firenze, Vallecchi 1965, pp. 25-42. L'episodio è ricostruito in G. Papasogli, Vita di Don Orione, Milano, Gribaudi 19944, pp. 266-273. Sui rapporti tra lo scrittore abruzzese e don Luigi Orione, si vedano G. Casoli, Don Orione e Silone. l'incontro di due uomini liberi. Con lettere inedite, Jaca Book, Milano, 2000; e L. Biondi, Ignazio Silone: lettere a Don Orione, in "Messaggi di Don Orione. Quaderni di storia e di spiritualità", 106 (2001), pp. 79-87; F. Peloso, Don Orione, lo "strano prete", e i fratelli Secondino e Romolo Tranquilli, in Aa.Vv., Per Ignazio Silone, Biblioteca della Nuova Antologia 6, Polistampa, Firenze 2002, pp. 111-157. A proposito della famo-sa pagina siloniana, segnalo anche un interessante manoscritto inedito di Adelaide Coari, intitolato Il metodo educativo di un Maestro scritto da un discepolo, che contiene un'ampia ed ispirata descrizione degli orientamenti educativi di don Luigi Orione, il Maestro, attraverso un approfondito commento dello scritto di Ignazio Silone, il discepolo; Fondazione per le Scienze Religiose (FSCIRE), Fondo Adelaide Coari (FAC), doc. 2956.

[2] La presentazione dell'episodio dell'ingresso di Gerolamo Miani a Milano è riportata in A. Bianchi, Carità ed istruzione nell'assistenza agli orfani tra XVI e XVII secolo: gli orfanotrofi dei Somaschi, in La città e i poveri. Milano e le terre lombarde dal Rinascimento all'età spagnola, a cura dì D. Zardin, Jaca Book, Milano, 1995, pp. 71-100.

[3] Per un primo riferimento alla bibliografia su don Orione, si veda Bibliografia orionina, a cura di A. Belano, Piccola Opera della Divina Provvidenza, Roma, 1997, Notizie ed informazioni sull'archivio storico della Congregazione in G. Venturelli, L'archivio della congregazione orionina: prospettive di ricerca, in Aa.Vv., La figura e l'opera di don Luigi Orione (1872-1940), Vita e Pensiero, Milano, 1994, pp. 233-240.

[4] Oltre al già citato G. Papasogli, Vita di Don Orione; per una conoscenza della tradizione pedagogica orionina, si vedano: C. Pensa, Brevi appunti di pedagogia, Scuola Tipografica San Giuseppe, Tortona 1945, pp. 70; V. Pattarello, Il pensiero e l'opera di Don Orione in rapporto agli indirizzi di pedagogia nuova, Orionópolis, Sào Paulo 1972; L. Pangrazi, Don Orione educatore, manoscritto in Archivio Generale Opera Don Orione, Roma. Vi sono inoltre diversi contributi nella rivista "Messaggi di Don Orione", edita dalla Piccola Opera della Divina Provvidenza, volti soprattutto ad illuminare il pensiero di don Orione attraverso il commento di alcuni documenti, in prevalenza lettere di argomento educativo. Tra essi, si ricordano, N. Zanichelli - E. Magarotto, Don Orione formatore di educatori. Orientamenti opedagogici e testimonianze, in "Messaggi di Don Orione", 29 (1997), n. 95; A. Lanza San Giovanni Bosco e il Beato Luigi Orione, in "Messaggi di Don Orione", 20 (1988), n. 69; D. Mogni, La Scuola secondo Don Orione, in "Messaggi di Don Orione", 18 (1986), n. 64; L. Lisino, La Scuola di Don Orione nei ricordi di un Ex Alunno, in "Messaggi di Don Orione", 12 (1980), n. 45; R. Forni, Don Orione educatore, in "Messaggi di Don Orione", 7 (1975), n. 29. Più attenti agli aspetti storici delle opere di don Orione, i contributi di G. Marchi, L'impegno di Don Orione per gli orfani; e di A. Robbiati, Le colonie agricole e la formazione professionale; entrambi in Aa.Vv., La figura e l'opera, cit., rispettivamente pp. 181-192 e pp. 193-220.

[5] Per un inquadramento generale dì questa problematica, rinvio ai saggi di F. Traniello, Nazione e storia nelle proposte degli ambienti laici di fi ne Ottocento; e di G. Verucci, Nazione, cultura e trasformazioni socio-eco nomiche: le proposte educative degli ambienti cattolici, entrambi raccolti in Cattolici educazione e trasformazioni socio-culturali in Italia tra Otto cento e Novecento, a cura di L. Pazzaglia, La Scuola Editrice, Brescia, 1999, rispettivamente alle pp. 61-91 e pp. 93-118. Si vedano inoltre G. Chiosso, La questione scolastica in Italia, in Il Kulturkampf in Italia e nei paesi di lingua tedesca, a cura di R. Lill - F. Traniello, il Mulino, Bologna, 1991, pp. 335-388; e M. Raicich, Scuola, cultura e politica da De Sanctis a Gentile, Nistri Liscili, Pisa, 1981.

[6] Sul rapporto tra Stato e Chiesa tra '800 e '900, in particolare nel campo educativo, rinvio a G. Tognon, Stato e Chiesa sull'educazione: un confronto decisivo per la storia dell'Italia religiosa contemporanea, in Chiesa e scuola. Percorsi di storia dell'educazione tra XII e XX secolo, a cura di M. Sangalli, Edizioni Cantagalli, Siena 2000, pp. 187-243. Per la posizione del magistero pontificio, si vedano Id., Stato e Chiesa nell'educazione. Il magistero pontificio da Pio XI a Giovanni Paolo II, in l'educazione cristiana negli insegnamenti degli ultimi pontefici, a cura di N. Galli, Vita e Pensiero, Milano 1992, pp. 179-217; A. Acerbi, Educazione, famiglia e società nel magistero pontificio, in Cattolici, educazione e trasformazioni, cit., pp. 35-57.

[7] Per un quadro ampio e ricco dei dibattiti e delle posizioni sviluppatesi all'interno dell'Opera dei Congressi intorno alla questione scolastica, si vedano i lavori di L. Pazzaglia, Educazione e scuola nel programma dell'Opera dei Congressi, in Aa.Vv., Cultura e società in Italia nell'età umbertina. Problemi e ricerche, Vita e Pensiero, Milano 1981, pp. 420-474; e Id., Movimento cattolico e questione scolastica, in Dizionario storico del movimento cattolico in Italia, 1860-1980, a cura di F. Traniello - G. Campanini, Marietti, Torino 1981, I, 2, 1fatti e le idee, pp. 72-84.

[8] Fu soprattutto durante il IV Congresso Cattolico Italiano, svoltosi a Bergamo nell'autunno 1877, pochi mesi dopo l'entrata in vigore della Leg ge Coppino (15 luglio 1877), che le posizioni dell'Opera dei Congressi sulla questione scolastica vennero messe a punto in un lucido e ampio intervento del gesuita padre Zocchi; cfr. L. Pazzaglia, Educazione e scuo la nel programma dell'Opera dei Congressi, cit., pp. 435-437.

[9] Ivi, pp. 456-459.

[10] Accanto al tema posto dal progetto di legge Boselli ed affrontato nella relazione di padre Zocchi, durante le sedute del Congresso di Lodi furono dibattuti anche altre questioni: la formazione degli insegnanti elementari e la istituzione di scuole normali private; la fondazione di scuole private di secondo grado; l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche, i libri di testo; cfr. L. Pazzaglia, Il problema scolastico dell'VIII Congresso di Lodi, in Il movimento cattolico italiano nell'ultimo decennio: Il Congresso di Lodi, 1890, Lodi 1981, pp. 91-118.

[11] Sull'adesione di don Orione all'Opera dei Congressi, si veda N. Ra poni, I rapporti di Don Orione con il movimento cattolico, Pio X e il mo dernismo, in La figura e l'opera, cit., pp. 141-167. Inoltre anche M. Cattelan, Don Orione e Giovanbattista Paganuzzi, in "Messaggi di Don Orio ne", 34 (2002), n. 107, pp. 47-58.

[12] Cfr. N. Raponi, I rapporti di Don Orione, cit., p. 143. In altri scritti dello stesso periodo aveva più volte manifestato gli stessi orientamenti: "Le sante ragioni del Papa si identificano con i sacri diritti di Cristo", ave va scritto nel gennaio 1892; e qualche tempo dopo si interrogava: "Chi è il cattolico intransigente? È un cattolico schietto e semplice, che ascolta la voce del Leone vaticano e lo venera e lo ubbidisce nel suo governo. È il cattolico che riconosce nel Papa il padre, il maestro, il duce; che prega col Papa e pel Papa lavora [...], che è in tutto e sempre col Papa [...]" {Ibi- dem). In generale, sul sorgere e sul diffondersi della devozione al Papa tra '800 e '900 rinvio ad A. Zambarbieri, La devozione al papa, in La Chiesa e la società industriale (1878-1922), a cura di E. Guerriero - A. Zambarbieri, Milano 1990, pp. 9-81; e per uno sguardo sulla prospettiva di don Orione, Id., Centralismo romano e universalismo nella missione del papato. La prospettiva di Don Orione: spunti, consonanze e accordi storici, in "Messaggi di Don Orione", 34 (2002), n. 107, pp. 4-25.

[13] Le vicende di questa prima fondazione in G. Papasogli, Vita di Don Orione, cit., pp. 59-66. La possibilità di fondare scuole private di secon do grado era contemplata fin dalla Legge Casati; Legge n. 3725 del 13 no vembre 1859, Titolo III, Capo VIII, Degli istituti appartenenti a corpi mo rali e degli stabilimenti privati di sitruzione secondaria, artt. 244-254.

[14] Su queste fondazioni, cfr. G. Papasogli, Vita di Don Orione, cit., pp. 83-122.

[15] Ivi, pp. 67-72.

[16] Per un quadro bibliografico generale ed aggiornato sulle congrega zioni religiose, rinvio a F. De Giorgi, Sviluppi e prospettive della storiogra fia sulle Congregazioni religiose italiane di fondazione ottocentesca, in Ludovico Pavoni un fondatore e la sua città, Congregazione dei Figli di Maria Immacolata - Pavoniani, Brescia, 2000, pp. 21-30. Sulle origini e le caratteristiche religiose e canoniche della congregazione orionina, rinvio a G. Rocca, Nascita e orientamenti della congregazione orionina nel quadro dello slancio sociale dei religiosi, in La figura e l'opera, cit, pp. 125-140. Sugli aspetti che caratterizzarono lo sviluppo e la crescita dei nuovi istituti religiosi nel corso dell'Ottocento, si vedano Id., Aspetti istituzionali e linee operative nell'attività dei nuovi istituti religiosi, in Chiesa e prospettive educative in Italia tra Restaurazione e Unificazione, a cura di L. Pazzaglia, La Scuola Editrice, Brescia, 1994, pp. 173-198; inoltre Id., Il nuovo modello di impegno religioso e sociale delle Congregazioni religiose dell'Ottocento in area lombarda, in L'opera di Luigi Guanella. Le origini e gli sviluppi in area lombarda, Como 1988, pp. 19-59; F. De Giorgi, Le congregazioni religiose dell'Ottocento e il problema dell'educazione nel processo di modernizzazione in Italia, in "Annali di storia dell'educazione e delle istituzioni scolastiche", 1, 1994, pp. 169-205.

[17] Per questi aspetti, si vedano G. Papasogli, Vita di Don Orione, cit., pp. 91-98; A. Robbiati, Le colonie agricole e la formazione professionale, in La figura e l'opera, cit., pp. 193-220; inoltre, F. Bersano, Iniziative di Don Orione nel settore dell'istruzione professionale agraria. Le colonie agricole di Noto e di Cuneo (1898-1921), Tesi di laurea, Facoltà di Lettere e Filosofia, Rel. Prof. Sergio Zaninelli, a.a. 1988/89.

[18] Scritti 61, 239.

[19] Scritti 69, 340.

[20] Per gli aspetti legati alle esperienze di istruzione professionale pro mosse da alcune congregazioni religiose ottocentesche, si vedano G. Mantovano - U. Scotuzzi, Gli Artigianelli e le specializzazioni professio nali, in Giovanni Piamarta e il suo tempo, cit., pp. 167-199; R. Cantù, Le "Scuole delle Arti" di Ludovico Pavoni e l'Istruzione profesionale a Brescia, in Ludovico Pavoni un fondatore, cit., pp. 102-144; Id., Ludovico Pavoni e l'istruzione professionale a Brescia negli anni della Restaurazione, in Chiesa, educazione e società nella Lombardia del primo Ottocento. Gli Isti tuti religiosi tra impegno educativo e nuove forme di apostolato (1815- 1860), a cura di R. Sani, Centro Ambrosiano, Milano 1996, pp. 283-328. Tra le molteplici pubblicazioni dedicate a Giovanni Bosco ed alle sue ini ziative, mi limito a segnalare Don Bosco nella storia economica e sociale 1815-1870, a cura di P. Stella, Las, Roma 1980; inoltre L. Pazzaglia, Ap prendistato e istruzione degli artigiani a Valdocco (1846-1886), in Don Bosco nella storia della cultura popolare, a cura di F. Traniello, SEI, Tori no 1987, pp. 13-80; Don Bosco nella storia, a cura di M. Midali, Las, Ro ma 1991; Don Bosco nella Chiesa a servizio dell'umanità. Studi e testimo nianze, a cura di P. Braido, Las, Roma 1987.

[21] Si veda in particolare su questi aspetti M. Marcocchi, Indirizzi di spiritualità ed esigenze educative nella società post-rivoluzionaria dell'I talia settentrionale, in Chiesa e prospettive educative, cit., pp. 83-122.

[22] A questo proposito, accostando la figura di don Luigi Orione ad al cuni precursori, Massimo Marcocchi ha notato che "Don Orione si rial lacciò alla tradizione ottocentesca di d. Bosco e del Cottolengo, ma con più acuta sensibilità di d. Bosco e del Cottolengo percepì le trasforma zioni di una società che si andava industrializzando" (M. Marcocchi, Orio ne Luigi, in Dizionario storico del movimento cattolico in Italia (1860- 1980), II, I protagonisti, Casale Monferrato 1982, pp. 433-435).

[23] Scritti 79, 238.

[24] A. Robbiati, Iniziative di istruzione professionale dei cattolici lombardi (1847-1914), in "Bollettino dell'Archivio per la storia del movimento sociale cattolico in Italia", 18, 1983, pp. 199-267; Id., Orientamenti dei cattolici italiani di fronte al problema dell'istruzione professionale (1860-1914), in GiovanniPiamarta e il suo tempo (1841-1913), a cura di F. Molinari, Queriniana, Brescia 1988, pp. 39-72; G.L. Masetti Zannini, La colonia agricola di Remedello e la cultura agraria del tempo, in Giovanni Piamarta e il suo tempo..., pp. 229-247. È noto tuttavia che qualche tempo dopo, ripensando all'esperienza delle colonie agricole e all'eccessivo entusiasmo dimostrato per la risolutiva efficacia del metodo solaria-no da qualche confratello incaricato di questo settore, che aveva combinato così guai seri, e gravi ammanchi economici, don Luigi Orione esprimeva giudizi assai più cauti ed equilibrati, ricordando anche alcuni aspetti paradossali dell'infatuazione verso quelle tecniche agricole. "Basta! -esclamava in una lettera - Il Sistema Solari portò quel nostro Confratello a dividersi per prendere due altre Cascine, una a Godiasco e l'altra a Bagnano Curone, oltre la prima. Tutte finirono, e Dio sa che figura moralmente si è fatto, e i debiti che si dovettero pagare! Cosa fanno mai le fissazioni! Allora tutto doveva essere a Sistema Solari, e si spregiava tutto ciò che non era o in cui non c'entrava almeno un po' del Sistema Solari. In Seminario di Tortona si giunse al punto che, alla vigilia dell'Immacolata, per preparare i chierici a quella dolce solennità, si fece una conferenza sulla coltivazione a Sistema Solari e sui concimi! E, quasi ciò non bastasse, se ne parlò fino nel panegirico della Madonna"; Lettere, I, pp. 339-344, cit. in A. Robbiati, Le colonie agricole, cit., p. 213.

[25] Al Paterno, all'apertura dell'anno scolastico, 2 novembre 1937; Parola VII, 89-96.

[26] Lo scritto proseguiva, quasi con tono contrappuntistico, sviluppando il tema dello studio scolastico e della preparazione culturale dei giovani chierici della Congregazione, ai quali era richiesto un impegno particolare nelle discipline filosofiche. Continuava infatti don Orione: "[...] il popolo ha bisogno di avere dinanzi a sé dei sacerdoti, sì di vita illibata e non degli scandalosi, ma anche ha bisogno di non avere innanzi a sé degli ignoranti! [...] Uno dei cardini infatti della nostra Congregazione è lo studio, perché la Congregazione non deve essere soltanto una forza morale e religiosa, nella Chiesa, tale da cristianizzare e moralizzare il mondo, il popolo più umile, i lavoratori, i figli dei lavoratori; ma perché deve essere anche una forza dottrinale"; Ivi, p. 92.

[27] Accanto all'ormai lontano lavoro di A. Gambasin, Il movimento sociale nell'Opera dei Congressi (1874-1904). Contributo per la storia del cattolicesimo sociale in Italia, Roma 1958; e al saggio di P. Stella, I salesiani e il movimento cattolico in Italia fino alla prima guerra mondiale, in "Ricerche Storiche Salesiane", 2, 1983, pp. 223-252; si vedano i recenti studi di F. De Giorgi, Congregazioni religiose dell'Ottocento nei processi di modernizzazione delle strutture statali, in Chiesa e prospettive educative, cit., pp. 123-149; Id., Le congregazioni religiose dell'Ottocento e il problema dell'educazione, cit., pp. 169-205.

[28] Per un primo inquadramento dei rapporti di don Orione con i gran di educatori cattolici dell'Ottocento, rinvio a R. Bessero Beiti, Il beato don Luigi Orione ammiratore di Rosmini, Piccola Opera della Divina Provvi denza, Tortona-Roma 1989; e ad A. Lanza, San Giovanni Bosco e il Beato Luigi Orione, Piccola Opera della Divina Provvidenza, Tortona-Roma 1988, entrambi con documentazione originale.

[29] Don Orione aveva conosciuto Adelaide Coari nel 1911, durante i mesi successivi al terremoto di Reggio Calabria, dove la Coari era stata in viata per ripristinare e sovrintendere all'attività degli asili d'infanzia. La te stimonianza è resa dalla stessa Coari in una lettera in cui ricostruisce i rap porti che intrattenne con don Orione; FSCIRE, FAC, doc. 1080, A. Coari, Incontro con Don Orione, Rovegno 1959. Sulla figura della Coari, animatrice del "Gruppo d'Azione per le scuole del popolo" ed esponente di spicco del femminismo cattolico, rinvio a M.A. Colombo, Coati, Adelaide, in Dizionario storico del movimento cattolico in Italia (1860-1980), II, pp. 109-112; S. Gazzola, Coari, Adelaide, in Dizionario biografico degli italiani, Fondazione Treccani degli Alfieri, Roma XXVI, pp. 421-424. Inoltre si vedano anche R. Lollo, Cultura magistrale a Milano. Il "Gruppo d'Azione" e la Biblioteca Nazionale dei maestri italiani, Prometheus, Milano 1996; A. Colombo, Anni di fede. Il "Gruppo d'Azione per le scuole del popolo" di Milano dal 1919 al 1930, La Scuola, Brescia 1961; G.C. Pico, Il Gruppo d'Azione per le scuole del popolo, in "Pedagogia e Vita", 26 (1964-1965), pp. 653-658.

[30] Anche l'incontro di don Orione con Luigia Tincani, in seguito fon datrice delle Missionarie della Scuola, avvenne nei tragici mesi successivi al terremoto calabro-siculo, in quanto la giovane Tincani aveva seguito a Messina il padre Carlo, inviato dal Ministero della Pubblica Istruzione in qualità di Regio Provveditore, per organizzare la ricostruzione e la ripre sa del sistema scolastico nella cittadina. A testimonianza di questo incon tro rimane uno scambio epistolare tra Tincani e don Orione, intercorso nel febbraio 1912: le tre lettere si trovano in Archìvio Generale Opera Don Orione, Carie Tincani; sono state pubblicate da C. Broggi, L 'incontro di Gina Tincani con Don Orione sulle macerie del terremoto di Messina, in "Messaggi di Don Orione", 34 (2002), n. 108, pp. 63-83. Sulla Tincani e sulla sua opera, rinvio a Luigia Tincani: la scuola come vocazione, intro duzione di N. Raponi, conclusione di G. De Rosa, Studium, Roma 1998.

[31] Don Orione incontrò Adele Costa Gnocchi durante i mesi successi vi al terremoto marsicano, quando la pedagogista era stata inviata ad Avezzano dal Ministero della Pubblica Istruzione, ed in seguito ebbero nu merose altre occasioni d'incontro. La Costa Gnocchi rese testimonianza dei suoi contatti con don Orione nel corso del processo di beatificazione di don Orione stesso (Tortona, 6 settembre 1964), manoscritto conserva to in Archivio Generale Opera Don Orione, pp. 593-595. Per ulteriori no tizie, si veda F. Peloso, Adele Costa-Gnocchi grande pedagogista e tessi trice di rapporti, in "Sìlarus", 49 (2001), pp. 38-43.

[32] Le due lettere sono datate l'una Tortona. 5 agosto 1920; l'altra Bue nos Aires, 21 febbraio 1922; e sono raccolte in Lettere, I, rispettivamente pp. 240-252 e 353-391. La prima delle due è stata pubblicata e commen tata in R. Forni, Don Orione educatore, cit.

[33] Lettere, I, p. 241. Segnalo che nell'Archivio generale della Congre gazione è conservato un testo dattiloscritto, firmato sac. Giovanni Bosco, intitolato Il sistema preventivo della educazione della gioventù. Archivio Generale Opera Don Orione, H. IV. 16, Studi, appunti, programmi.

[34] Lettere, I, p. 358.

[35] Ibidem.

[36] In generale sul movimento dell'attivismo, si vedano A. Agazzi, Scuo le nuove e attivismo, in Questioni di storia della pedagogia, La Scuola, Bre scia 1963, pp. 893-1073; M. Mencarelli, Il movimento dell'attivismo, in Nuove questioni di storia della pedagogia, La Scuola, Brescia 1977, III, pp. 381-468.

[37] Sullo svolgersi del dibattito pedagogico e sulla posizione dei gesui ti de "La Civiltà Cattolica", si veda il recente C. Ghizzoni, Educazione e scuola all'indomani della Grande Guerra. Il contributo de "La Civiltà Cat tolica" (1918-1931), La Scuola Editrice, Brescia 1997, pp. 318-332.

[38] Lettere, I, p. 359.

[39] Ibidem.

[40] Parola, 25 maggio 1932.

[41] Lettere, I, p. 360.

[42] Lettere, I, p. 362.

[43] Dopo aver ricordato nell'introduzione che "si moltiplicano i maestri di nuove teorie pedagogiche, si escogitano, si propongono e discutono metodi e mezzi, non solo a facilitare, ma a creare un'educazione nuova di infallibile efficacia, la quale valga a formare le nuove generazioni per l'a gognata felicità su questa terra [...]", più avanti, in un passo ben noto del l'enciclica si affermava che "falso è perciò ogni naturalismo pedagogico, che in qualsiasi modo esclude, o menoma, la formazione soprannaturale cristiana nell'istruzione della gioventù [...]. Tali sono generalmente quei si stemi odierni di vario nome, che si appellano ad una pretesa autonomia e libertà sconfinata del fanciullo, e che sminuiscono o anche sopprimono l'autorità e l'opera dell'educazione, attribuendo al fanciullo un primato esclusivo d'iniziativa ed un'attività indipendente da ogni legge superiore naturale e divina nell'opera della sua educazione"; (Pio XI, Della cristiana educazione della gioventù, in Le encicliche sociali dei papi da Pio IX a Pio XII (1864-1946), a cura di I. Giordani, Studium, Roma pp. 276, 296).

[44] Il testo ha la forma di un lungo appunto manoscritto, in cui Ade laide Coari ricostruisce le polemiche sorte intorno al metodo montesso riano, anche attraverso i suoi rapporti con il già citato gesuita Mario Bar bera. Tuttavia è interessante segnalare che in testa all'appunto si leggono accostati i nomi di Montessori e don Bosco, e che il pensiero conclusivo era dedicato proprio al santo di Valdocco ed al suo metodo educativo, na turalmente contrapposto al metodo montessoriano. A questo proposito di ceva la Coari: "[...] onde è fecondissima la Chiesa Cattolica, specialmen te nei tempi moderni sino al caro ed amabile D. Bosco, che col suo "me lodi) preventivo" è il più saggio attuatore del metodo della bene intesa li bertà del fanciullo, è il vero antesignano della sana "nuova educazione" dei tempi moderni"; (A. Coari, Montessori - D. Bosco, 19 giugno 1959, in FSCIRE, FAC, doc. 1844).

[45] La Coari concludeva poi la sua dichiarazione sulla Montessori af fermando che "I "pezzetti di legno", con tutti i loro colori, i ragazzetti se li tiravano dietro l'un l'altro. Eppure allora, Ella diceva che bastava il suo materiale per fare il fanciullo"; (Archivio Generale Opera Don Orione,  Carte Coari, [Resoconto di conversazione], Milano, 25 marzo 1959). Altri cenni dello stesso tenore anche in scritti successivi, Archivio Generale Opera Don Orione, Carte Coari, [Adelaide Coari a Don Amerigo Bianchi], Rovegno, 18 agosto 1960; 5 settembre 1960.

[46] I due testi non sono datati e quindi non risultano facilmente collo cabili. Nel primo, scrivendo a un professore suo amico, afferma: "Ho letto con molto piacere il Suo articolo sul metodo Montessori. Conosco la Mon tessori e ho visto a Roma e in Abruzzo come funzionavano i suoi Asili"; (Scritti 110, 50). Il secondo testo è una lettera circolare per far conoscere l'attività dell'Asilo infantile, tenuto a Tortona dalle sue Suore; vi dice: "I bambini vi sono istruiti secondo il metodo del celebre pedagogista Federi co Froebel, con risultati lusinghieri e soddisfazione generale delle famiglie. I bambini vengono trattenuti dalle 8,30 del mattino alle 17 del pomeriggio. In Agosto avremo il saggio, che promette assai bene. E col prossimo anno si vuol adottare il sistema italiano della Montessori"; (Scritti 62, 57).

[47] Nella stessa lettera del 1922 citata più sopra, in cui affrontava il te ma del naturalismo pedagogico, don Orione ricordava anche di non fare "scuola a voce troppo alta"; ed a proposito dei castighi e dei rimproveri, suggeriva ai suoi confratelli: "Non punite mai tutti: lodarli sì! Lodare in sieme e punire divisi! Grande massima!"; (Lettere, I, 369).

[47] Molti spunti nel profilo biografico dedicatogli da don Giuseppe De Luca, ed ora raccolto in G. De Luca, Elogio di Don Orione con altri scritti e commenti su di lui, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 1999. Si veda anche M. Taccolini, Ecclesiologia e sacerdozio nella spiritualità di don Luigi Orione, in Aa.Vv., La figura e l'opera, cit., pp. 93-124.

[48] Dopo aver ricordato nell'introduzione che "si moltiplicano i maestri di nuove teorie pedagogiche, si escogitano, si propongono e discutono metodi e mezzi, non solo a facilitare, ma a creare un'educazione nuova di infallibile efficacia, la quale valga a formare le nuove generazioni per l'a gognata felicità su questa terra [...]", più avanti, in un passo ben noto del l'enciclica si affermava che "falso è perciò ogni naturalismo pedagogico, che in qualsiasi modo esclude, o menoma, la formazione soprannaturale cristiana nell'istruzione della gioventù [...]. Tali sono generalmente quei si stemi odierni di vario nome, che si appellano ad una pretesa autonomia e libertà sconfinata del fanciullo, e che sminuiscono o anche sopprimono l'autorità e l'opera dell'educazione, attribuendo al fanciullo un primato esclusivo d'iniziativa ed un'attività indipendente da ogni legge superiore naturale e divina nell'opera della sua educazione"; (Pio XI, Della cristiana educazione della gioventù, in Le encicliche sociali dei papi da Pio IX a Pio XII (1864-1946), a cura di I. Giordani, Studium, Roma pp. 276, 296).

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