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Messaggi don Orione
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Nella foto: L'abate Emanuele Caronti presiede il 1° Capitolo Generale, nell'agosto 1940, a Montebello (Pavia)
Autore: Belano Alessandro

Il benedettino che seppe dare l’aura legge canonica alla Piccola Opera della Divina Provvidenza, rimanendovi a sua volta conquistato dallo spirito e dagli esempi di santità di don Orione e dei suoi primi figli nei tempi eroici della Congregazione. Fu lui che dettò l’iscrizione posta sul sarcofago di don Orione: «Aloisius Orione Sacerdos "Te Christus in pace".

Profilo biografico

Figura assai nota in campo ecclesiale, Giuseppe Caronti nasce a Subiaco il 21 dicembre 1882. A soli 17 anni è accolto fra i monaci benedettini della Badia di Praglia (Padova). Compie i suoi studi superiori presso il Pontificio Ateneo sant'Anselmo di Roma, laureandosi in filosofia e teologia. Allo scoppio della guerra è chiamato al fronte come cappellano e condivide con i soldati la durezza della prigionia, meritandosi la medaglia d'argento al valore militare.

Tornato in patria è chiamato a guidare come abate l'abbazia di Parma, bisognosa di restaurazione. Vi rimane per diciotto anni, diffondendo i tesori della sua sapienza e della sua scienza. È in questo periodo che egli intensifica il suo apostolato liturgico. Fonda nel 1914 la Rivista liturgica, dà vita nel 1922 al Bollettino liturgico, inizia la collana Pietà liturgica, organizza le “settimane liturgiche”, pubblica il Messale festivo e il Messale quotidiano dei fedeli.

Nel 1937 è eletto abate generale della Congregazione Sublacense dell'Ordine di san Benedetto: trasferitosi a Subiaco e quindi a Roma ricopre questa carica con grande impegno e abbondanti frutti per circa un ventennio. Grazie alla sua perizia in diritto canonico e in materia di vita religiosa, svolge una intensa attività come consultore presso importanti Dicasteri romani che gli affidano varie missioni. È in questo periodo che la Santa Sede lo nomina visitatore apostolico di alcune istituzioni, in particolare della Congregazione fondata don Luigi Orione, incarico che egli ricopre per dieci anni (1936 B 1946).

Nel 1957, per motivi di salute, decide di ritirarsi nel monastero della Scala, presso Noci, da lui stesso fondato nel 1930. Qui trascorre gli ultimi anni della sua vita in veste di semplice monaco, dando a tutti fulgidi esempi di carità fraterna, umiltà gioviale e sincera pietà. Muore nell'abbazia di Noci il 22 luglio 1966, stringendo fra le mani una reliquia di don Orione.

 

L'abate Emanuele Caronti e san Luigi Orione

In data 21 giugno 1936, mentre si trovava in terra argentina, don Orione inviava all'abate Emanuele Caronti il seguente telegramma:

«Lietissimo vossignoria Visitatore Apostolico Piccola Opera Provvidenza “Pongomi sue mani con tutti miei poveri figli” disponga amplissimamente “saremo sempre felicissimi qualunque disposizione Congregazione Religiosi et Sua in umiltà amore obbedienza filiale devotissima» ( Scritti , 50,1).

Il contenuto di questo telegramma sorprese e impressionò alquanto l'abate Caronti che in quel periodo si trovava a Parma: egli nulla sapeva di essere stato nominato visitatore apostolico della Piccola Opera della Divina Provvidenza, poiché la nomina gli verrà notificata il 7 luglio 1936, al punto che, come in seguito egli ebbe a dire, pensò a uno scherzo di cattivo gusto compiuto da qualcuno che si era servito abusivamente del nome di don Orione. Stupito e ammirato pronunciò in seguito una espressione quanto mai eloquente: «Vere homo Dei est», riferendosi ai carismi di don Orione il quale, pur trovandosi in terra argentina, era venuto a conoscenza di tale nomina certamente in modo soprannaturale.

Don Orione nutriva particolare devozione nei confronti del Visitatore apostolico, incaricato dalla Santa Sede di condurre una ispezione disciplinare e amministrativa circa l'andamento della nascente istituzione. In data 10 luglio 1936 comunicava ufficialmente tale notizia a tutti i suoi religiosi con la seguente lettera:

«La carità materna della S. Sede si è degnata di darci un Visitatore Apostolico nella persona del Rev.mo Abate Caronti, Prelato Benedettino di grande pietà e dottrina. Deo gratias!... Ben venga il mandato del Signore e dell'Apostolica Sede... Col divino aiuto noi lo seguiremo allegramente e niente ci sarà più dolce che di ascoltarlo, secondarlo, ubbidirlo e amarlo nel Signore... Già gli ho manifestata la mia letizia: già ho assicurato che avremmo accettato e saremo sempre felicissimi di qualunque provvedimento sarà preso. Ho telegrafato che disponesse amplissimamente, che tutto avremmo accolto in umiltà, amore e obbedienza filiale devotissima. Egli viene a noi nel nome del Signore e con autorità apostolica: egli da oggi è il mio e il vostro Superiore immediato: metto me e voi nelle sue mani: io non sono e non rimango, con grande gioia, che l'ultimo di voi, sino a che piacerà alla misericordia di nostro Signore Gesù Cr. e alla carità della Santa Sede di tollerarmi nella Piccola Opera della Divina Provvidenza, la quale dichiaro che non fu fondata da me, né costituita con mezzi umani, né da me conservata o cresciuta, sì bene per grazia e volontà dell'Onnipotente e Provvidentissimo Iddio e Signor nostro Gesù Cristo, malgrado ogni mia miseria e peccato» ( Scritti , 52,59).

L'abate Caronti dette inizio ufficiale alla visita canonica il 26 agosto 1936 con una semplice e devota celebrazione nel santuario della Madonna della Guardia, in Tortona. Nei lunghi anni successivi visitò le case, ascoltò i religiosi, osservò con occhio di esperto, unicamente desideroso di capire e aiutare. Anziché presentarsi come un “Visitatore” “con quello che solitamente comporta in indagini, ispezioni, controlli e diffidenza quasi naturale” don Emanuele divenne un vero Padre per il modo con cui svolse la sua visita, per l'aiuto offerto in circostanze speciali, per il bene voluto e dimostrato a sacerdoti e chierici. Riferendosi a quei giorni, un testimone racconta:

«Noi ci siamo trovati dinanzi, sempre, un padre, austero e piuttosto riservato nei primi incontri, ma tanto delicato, rispettoso, unicamente sollecito del maggior bene della S. Chiesa e della piccola e povera nostra famiglia religiosa. Non aveva personalmente prevenzioni verso la giovane Congregazione, anche se gli avevano detto, affidandogli l'incarico della visita, che c'erano molte cose da mettere a posto...» (testimonianza di don Giuseppe Zambarbieri, in «L'Abate Dom Emanuele Caronti», Don Orione , gennaio 1983, 13-14).

Il 24 agosto del 1937 don Orione ritornò in Italia e da questo momento fino alla sua morte i contatti con l'abate Caronti non furono unicamente epistolari, ma soprattutto personali, segnati dall'affetto e dalla reciproca stima. Ecco quanto lo stesso abate Caronti riferì in occasione del processo per la beatificazione di don Orione:

«Ho conosciuto Don Orione quando fui nominato Visitatore Apostolico dell'Istituto da lui fondato, verso il 1937, quando il Servo di Dio fece ritorno dalla America. Appena sbarcato a Genova, prima ancora di fermarsi a Tortona, venne a Parma a farmi visita di omaggio. Ricordo che, in quella occasione, il Servo di Dio mi si inginocchiò davanti, confermandomi tutti i sentimenti di sottomissione pronta e piena, come aveva già manifestato per iscritto dall'America. L'impressione che ne riportai è stata quella di trovare in lui un uomo di Dio, sottomesso alla Chiesa. Siccome ho trovato la Congregazione, ancora agli inizi e con una organizzazione non giuridica, mi sono adoperato a portarvi i rimedi necessari. Ho trovato Don Orione sempre sottomesso, obbediente e contento. Esigeva il Servo di Dio che le disposizioni da me prese fossero messe in pratica... Il Servo di Dio aveva un temperamento che all'occasione si mostrava forte: abitualmente era di carattere gioviale, sapeva rendere piacevole la sua compagnia e il suo governo, nel quale era soprattutto equilibrato senza accettazione di persone. Nel conversare era semplice, rifuggiva dalla doppiezza: in lui ho mai notato la tendenza a mormorare e, meno ancora, a ricorrere a giudizi affrettati o poco favorevoli verso altri... Don Orione passò l'ultimo periodo della sua vita a Tortona, tormentato da un complesso di malattie; io mi recavo spesso a trovarlo, mi trattenevo anche a lungo presso il suo letto ed ho potuto ammirare la grande rassegnazione con cui sopportava il male e, quando io lo esortavo a farsi coraggio, prospettandogli la possibilità di una ripresa, egli mi rispondeva: “Sono nelle mani di Dio”. Anche durante la malattia Don Orione si manteneva in continua preghiera. Ho potuto ammirare la fede di Don Orione soprattutto nella vita di continua preghiera e di intima unione che realizzava praticamente con l'esercizio della presenza di Dio nell'anima sua, nel suo lavoro, nei suoi confratelli e specialmente nelle difficoltà che incontrava durante la giornata. Più di una volta parlandomi di qualche difficoltà mi diceva: “Dio è con me, la Madonna non mi abbandonerà”. Non visto, diverse volte ho assistito alla celebrazione della Messa, rimanendo profondamente edificato del raccoglimento di quell'anima che viveva ore celestiali. Anche la devozione verso la Madonna era una qualità specifica di quell'anima; era proprio un figliuolo sicuro di trovarsi fra le braccia della sua Mamma Celeste. Mai dalla sua voce è uscita una parola di diffidenza; quando le difficoltà maggiormente aumentavano, tanto più era sicuro dell'aiuto celeste. Qualche volta ho sentito dalla sua bocca: Viene la Croce, dunque dobbiamo sperare ed essere sicuri che viene anche Gesù» (testimonianza di don Emanuele Caronti, Summarium , 670 B 673).

Don Emanuele fu particolarmente vicino a don Orione nel febbraio 1940, quando il Fondatore venne colpito da un gravissimo attacco cardiaco che lo portò sull'orlo della tomba. Accorse nella notte, condivise la trepidazione di quelle ore, si interessò perché “superata la crisi” don Orione lasciasse il clima rigido di Tortona, insistendo, insieme ai medici, perché si prendesse un po' di convalescenza nella casa di Sanremo. Don Orione dovette cedere a tanta premura e il mattino del 9 marzo partì per Sanremo; qualche giorno dopo, la sera del 12, vi moriva dopo un'ultima giornata di preghiera e di lavoro.

L'abate Caronti ancora una volta dimostrò il suo gran cuore di padre e di protettore. Venne subito a Sanremo e la sua presenza fu provvidenziale: guidò e diresse ogni cosa, soprattutto per quanto atteneva il trasporto della salma da Sanremo a Tortona. Lungo il tragitto si dovettero effettuare numerose fermate, perché tanti volevano rendere l'ultimo saluto a don Orione: la presenza del Visitatore fu di grande aiuto in quei giorni concitati perché liberò don Sterpi da tante difficoltà e responsabilità che avrebbero potuto presentarsi per la richiesta dei necessari permessi e gli aspetti organizzativi del trasporto della salma. Dopo la sosta a Genova, presso i poveri del Piccolo Cottolengo, fu proprio l'abate Caronti a disporre che si passasse anche per Milano, attraverso Novi Ligure, Alessandria, Mortara: che cosa spinse un uomo fermo e rispettoso di leggi e regolamenti a disattendere alcune discipline, ce lo riferisce lo stesso abate che, di fronte al commosso susseguirsi di folle che volevano ancora avvicinare don Orione per un ultimo saluto, affermò: «Ora comincio a conoscere chi era don Orione!».

Nei giorni che seguirono immediatamente la morte del Fondatore l'abate Caronti dimostrò ancora la sua sapienza e paternità per la fiducia che accordò a don Carlo Sterpi, nel confermargli ogni facoltà fino al primo Capitolo generale che venne celebrato nell'agosto del 1940 con la elezione all'unanimità dello stesso don Sterpi a Superiore generale della Piccola Opera della Divina Provvidenza.

Negli anni successivi l'abate Caronti dette un altro preziosissimo contributo nel preparare secondo la normativa canonica il testo delle Costituzioni, approvate con decretum laudis dalla Sacra Congregazione dei Religiosi il 24 gennaio 1944 e presentate ai Figli della Divina Provvidenza il 2 marzo 1944.

Anche il secondo Capitolo generale, celebrato dal 12 al 18 settembre 1946 a Tortona, si svolse sotto la guida esperta dell'abate Caronti. Nell'occasione venne eletto nuovo direttore generale don Carlo Pensa e don Sterpi fu il primo a baciargli la mano, facendo atto di ossequio. Nel settembre del 1946 l'opera preziosa dell'abate Caronti si concludeva felicemente, senza traumi e con grande conforto per tutti i Figli della Divina Provvidenza. Il Visitatore apostolico aveva così compiuto la sua missione e con il 21 ottobre 1946 rimetteva ufficialmente il suo mandato alla Santa Sede, dopo un servizio iniziato il 7 luglio 1936 e continuato per ben dieci anni.

Il neo direttore generale don Pensa, appresa dall'abate Caronti la comunicazione dell'esonero dall'ufficio di Visitatore apostolico, in data 23 ottobre 1946 gli inviò la seguente, affettuo­sa lettera:

«Eccellenza Reverendissima, la pace del Signore! Ci perviene la venerata Sua del 21 corr. in cui l'Eccellenza Vostra ci comunica che la S. Congregazione dei Religiosi ha accolto la Sua domanda di essere esonerato dall'Ufficio commessoLe di Visitatore Apostolico della nostra Congregazione. Avevamo sperato, Eccellenza, che ciò non avvenisse ancora, e si pregava da tutti noi il Signore perché ci fosse concesso di avere per altri anni ancora l'Eccellenza Vostra a guidarci e a sostenerci come ci avrebbe guidati e sostenuti il nostro venerato Fondatore se la Provvidenza di Dio non ci avesse, così presto, privati di Lui. Con tutta sincerità avevamo espresso ripetutamente tale nostro desiderio a V.E., mossi da quell'affetto riconoscente e devoto di poveri figli che abbiamo nutrito in ogni momento verso V.E., memori sempre della venerazione onde il nostro caro Padre in Cristo accolse e presentò a noi, in Vostra Eccellenza, l'Inviato della S. Chiesa e del papa, il Rappresentante di N.S. Gesù Cristo stesso. La Provvidenza dispone altrimenti, e non possiamo che inchinarci umilmente ai voleri di Dio. Ella ha voluto chiedere perdono a noi, e siamo noi che dobbiamo invocare il Suo compatimento e perdono per le tante fatiche che Le siamo costati nel lungo periodo della S. Visita, e per le pene che Le possono essere venute per causa nostra, mentre avremmo desiderato, il Signore lo sa, offrirle solo consolazioni e grandi consolazioni. Di una cosa ci è caro particolarmente assicurarLa: che siamo sempre stati animati verso l'Ecc.za Vostra da grande apertura d'animo, confidenza e semplici­tà; abbiamo, in ogni circostanza, parlato, scritto, ricorso a Vostra Ecc.za così come avremmo fatto col nostro venerato Fondatore, con cuore di figliuoli affezionati e devoti...» (Pensa Carlo, «La visita apostolica», Atti del Consiglio Generalizio della Piccola Opera della Divina Provvidenza , ottobre-dicembre 1946, 11 B 12).

Per la Piccola Opera della Divina Provvidenza l'abate Caronti non fu soltanto un Visitatore apostolico: egli divenne il collaboratore e l'interprete autorevole e genuino dello spirito di don Orione, l'esecutore testamentario delle sue ultime volontà, colui che raccolse, via via, l'eredità carismatica del fondatore e la consegnò integra, con ufficialità notarile, a don Sterpi e da don Sterpi a don Pensa, garante dello spirito di don Orione e testimone autorevole della sua fiamma di carità.

 

Per saperne di più

Archivio generale san Luigi Orione, Posizione «Caronti Emanuele».

Pensa Carlo , «La visita apostolica», Atti del Consiglio Generalizio della Piccola Opera della Divina Provvidenza , ottobre-dicembre 1946, 9 B 12.

( Anonimo ), «Ricordo e preghiere di affetto e di gratitudine per l'Abate Don Emanuele Caronti, O.S.B.», La Piccola Opera della Divina Provvidenza , luglio 1966, 153-156.

De Liberato Giuseppe , «D. Emanuele Caronti abate O.S.B.», Ora et Labora 21(1966), 183.

De Vincentiis Carlo , «Ricordo dell'abate Caronti», L'Osservatore Romano , 25 agosto 1966, 5.

Lunardi Giovanni , «Emanuele Caronti», in I monasteri italiani della Congregazione Sublacense (1843-1972). Saggi storici nel primo centenario della Congregazione , Parma, 1972, 521-535.

Lunardi Giovanni , «L'Abate Emanuele Caronti», L'Osservatore Romano , 19 B 20 luglio 1976, 7.

Galluccio Gennaro , «Il beato Luigi Orione e l'abate Emanuele Caronti», Scala 34(1980), 353-362.

Lunardi Giovanni , Emanuele Caronti. Uomo di Dio e della Chiesa , Edizioni La Scala, Noci, 1982.

Lunardi Giovanni , «L'abate Caronti nella contemplazione e nell'azione», La Scala 37(1983), 7-15.

Zambarbieri Giuseppe , «L'Abate Dom Emanuele Caronti», Don Orione , gennaio 1983, 13-16.

Provinciali Giulia , «Don Luigi Orione e l'Abate Emanuele Caronti (I parte)», Don Orione Oggi , aprile 2005, 26-27.

Provinciali Giulia , «Don Luigi Orione e l'Abate Emanuele Caronti (II parte)», Don Orione Oggi , giugno 2005, 26-27.

 

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