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Messaggi Don Orione
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L'articolo presenta il famoso canonico Cattaneo, tanto importante nell'infanzia di Don Orione e artista della prima statua di Maria Ausiliatrice a Valdocco, poi donata alla Congregazione orionina.

DON MICHELE CATTANEO E LA STATUA DI MARIA AUSILIATRICE

Marialuisa Ricotti

 

Per delineare la figura di Don Michele Filippo Cattaneo, autore della famosa statua di Maria Ausiliatrice che oggi, splendidamente restaurata, si trova all’Hogar Don Orione di Posada de Llanes, nelle Asturie (Spagna), è necessario inquadrare il personaggio nel contesto familiare e in quello sociale di appartenenza.

La famiglia Cattaneo

Don Michele Cattaneo discendeva da una famiglia antichissima e blasonatissima, che aveva fatto la storia di Pontecurone. Fin dal XIII secolo, infatti, i Cattaneo, forti del loro potere economico, in quanto proprietari di molti terreni, di mulini e di case all’interno del borgo, avevano guidato anche politicamente la comunità pontecuronese, esercitando la loro leadership sul Consiglio comunale, qualche volta addirittura in contrasto con le direttive dei vari feudatari che si succedettero nel possesso del territorio.

Una generazione dopo l'altra, i Cattaneo impegnarono le loro energie a sostegno e a difesa non solo dei loro interessi privati, ma di tutto il paese.

Il dottor Pietro Gerolamo Cattaneo, insigne giureconsulto, il 7 settembre 1640, per accrescere “il divin Culto e a maggior decoro della sua famiglia”, istituì il venerabile Capitolo della Collegiata di Santa Maria Assunta: un Collegio di 8 Canonici, oltre l'Arciprete, i quali avevano impegni ecclesiastici precisi, mensa comune e ricavavano un profitto dal culto degli otto altari di cui erano responsabili. La Collegiata di S. Maria Assunta divenne sempre più importante nell'ambito della Diocesi di Tortona, al punto che nel 1685, la chiesa maggiore del paese aveva in attività: 10 altari, 20 sacerdoti, 2 suddiaconi e 16 chierici addetti. È la chiesa in cui verrà battezzato Luigi Orione.

I Cattaneo per tutto il ‘700 rimasero una famiglia potente, facoltosa e impegnata in campo amministrativo. Il nonno di don Michele, don Luigi Cattaneo, nel 1790 – in piena età napoleonica – fu sindaco del paese e sostenitore degli ideali della Rivoluzione francese, al punto che, come risulta da un'indagine del governo sabaudo del 1799, venne considerato una spia dei Francesi. Il padre di don Michele, don Pietro Cattaneo, fu Consigliere comunale dal 1802 al 1822. Dalla moglie Francesca Nicola ebbe, oltre a Michele, altri due figli: Carlo, che divenne sacerdote, e Giovanna detta Giovannina, che andò sposa al medico dott. Pietro Verzone.

Il canonico don Michele Cattaneo

Michele Filippo Cattaneo nacque a Pontecurone il 30 aprile 1815. Fu ordinato canonico nel 1840 al titolo di San Giovanni Evangelista, il cui altare, custodito dai Cattaneo, sovrastava le tombe di famiglia all’interno della Collegiata di Santa Maria Assunta. Don Michele risiedeva al n.52 della via Maestra (oggi via Emilia), accanto alla Chiesa di Santa Maria delle Grazie e all'Ospedale “Giacomo Bossi”, aperto nel 1828, per i malati poveri del paese.

Divenne Cappellano dell’Ospedale Bossi. Il titolo di “don” aveva per lui la doppia valenza onorifica e sacerdotale. Fu l'ultimo canonico della Collegiata di Santa Maria Assunta e, più di molti altri suoi ascendenti, Don Michele intrecciò la sua vita con quella di moltissimi Pontecuronesi, che lo stimarono ed ammirarono per il suo zelo e la sua dedizione all'apostolato che aveva scelto. Ma, in particolare, occorre ricordare che fu proprio lui a stimolare la vocazione di un ragazzino che spesso lo accompagnava nelle sue visite ai malati e ai poveri e al quale parlava sempre del suo caro amico Don Bosco e del Cottolengo, che stimava molto. Questo ragazzino, nato il 23 giugno 1872 poco lontano da casa sua, al n. 56 della via Maestra, era Luigi Orione.

Fu proprio Don Michele, il “pio canonico del paese” a prefigurare un evento straordinario per il borgo, quando si verificò lo strano caso di una rosa, che a fine maggio del 1872 si manteneva fresca, bella e non appassiva mai. Il fatto è riportato in molte biografie di San Luigi Orione.

Luigino Orione apprese dal canonico insegnamenti edificanti e utili, oltre alla pratica della carità consolatrice.

“Vi era però a Pontecurone anche un buon prete. Si chiamava Don Michele Cattaneo. E quel prete è ancora adesso ricordato dai vecchi che lo conobbero e anche da quelli che non lo conobbero ma che ne sentirono parlare per il bene fatto… Io avrò avuto 8 o 9 anni; eppure ho ancora negli occhi e nell’anima l’immagine di quel prete”.[1]

Il canonico Michele Cattaneo, uomo esemplare, di famiglia abbastanza ricca, si era dato talmente alla carità, che era l'amico dei poveri, tanto che donava perfino la carne che i suoi gli compravano per il suo desinare. La sua memoria, dopo cinquant'anni (morì a Pontecurone il 14 giugno 1886) perdura ancora nel paese in benedizione e se la tramandano di padre in figlio... assisteva malati e poveri in ogni modo... d'inverno offriva ai poveri la sua stalla, piena di bovini”.[2]

Don Orione lo definiva “vero sale della terra” e ne parlava spesso. “Da lui ebbe aiuti di ogni genere, specialmente per la sua formazione morale”, scrisse Don Sterpi, primo successore del Santo alla guida della Piccola Opera della Divina Provvidenza.

C'era poi un aspetto della personalità di Don Michele, che risultava particolarmente accattivante per il piccolo Orione: la vena artistica. Il canonico infatti scolpiva, dipingeva e lavorava la ceramica, sempre per comporre immagini e oggetti di culto per le chiesette più povere del paese. Modellò le statue dell'Immacolata, dell'Addolorata, dell'Assunta, della Madonna del Carmine e quella di S. Giuseppe, ancora oggi posta in Santa Maria Assunta. Ma la statua più celebre di Don Michele fu la Madonna Ausiliatrice. Questa statua aprì la strada del Collegio salesiano di Valdocco a Luigi Orione e ad altri ragazzi di Pontecurone, accolti ed educati in quell'Istituto.

Quando nel 1886 fu aperto il testamento di Don Michele, si scoprì la destinazione degli ultimi beni che gli erano rimasti, avendo egli donato ormai quasi tutti i suoi averi ai bisognosi. Don Orione commentò: “Prevenne i tempi quel Sacerdote. Certe disposizioni circa i testamenti a bene del popolo, già furono attuate da lui. Lavorò tanto, tanto e dava qualche sommetta a chi usciva dall’Ospedale perché potesse per qualche tempo comprarsi un po’ di carne”.[3]

Un quadro intitolato “La morte del Giusto”, in seguito donato alla Casa orionina (Paterno) di Tortona dalle sue pronipoti Ottaggi. “Ricordo ancora che, quando morì, io tornavo a casa nel giorno in cui si facevano i funerali, e tutta la gente che si invitava dicendo: Andiamo alla sepoltura del Canonico Cattaneo”.[4] Don Michele riposa nel Camposanto di Pontecurone, all'interno della cappella Bossi.

La statua di Maria Ausiliatrice

Don Michele la scolpì esclusivamente per il nuovo Santuario di Maria Ausiliatrice, fatto erigere a Valdocco-Torino da Don Bosco ed aperto al culto nel 1868. Fu la prima statua entrata nell'Istituto Salesiano.

“Don Bosco, avendo fatto costruire un bellissimo Santuario, aveva bisogno di una statua della Madonna venerata sotto il titolo: Auxilium Christianorum. In quel tempo viveva al mio paese un Canonico che predicava molto con l’esempio e col fare statue. A questo Canonico Don Bosco si rivolse per avere la statua di Maria Ausiliatrice”.[5] Finita la statua, Don Michele, raggiunto Valdocco in treno, consegnò personalmente a Don Bosco la statua, 'miracolosamente' giunta a destinazione, in una cassa trasportata su un carro, sotto la vigilanza del sacrestano pontecuronese Battista, dopo un viaggio a dir poco avventuroso. Infatti l’esperto carrettiere, giunto ad un torrente in piena, il cui ponte era crollato, credette di poter passare a guado, ma il carro affondò nella sabbia del greto. Allora il sacrestano e il carrettiere invocarono la Madonna Ausiliatrice e si sentirono subito come sollevare, per cui arrivarono in breve sull’altra sponda. Don Orione raccontò molte volte questo episodio, così come ripeté: “Io non avrei mai pensato che sarei andato a vederla quella Statua, ma andai proprio a Valdocco da Don Bosco, dove c’era quella statua famosa”. Infatti, entrò in collegio nel 1886. Nei suoi tre anni di permanenza nell’Istituto salesiano, Luigi Orione visse “all’ombra di Maria Ausiliatrice”:[6] E “Quando si avvicinavano gli esami, io andavo davanti a quella statua e facevo questa preghiera: Cara Madonna, anche tu sei del mio paese, mi conosci…perciò devi concedermi questa grazia della promozione, devi aiutarmi…”.[7]

Conduceva spesso i suoi compagni più cari e i suoi compaesani a visitare la “sua Madonna” e fu sempre davanti alla statua scolpita dal suo canonico che il 29 gennaio 1888, con altri cinque compagni, offrì la sua vita, per ottenere che il Signore prolungasse quella tanto preziosa di don Bosco. Alla “sua Madonna” Luigi Orione apriva tutto il suo cuore.

Una statua in cammino

Il 24 maggio 1964, festa di Maria Ausiliatrice, il sacerdote orionino don Lorenzo Nicola, di 52 anni, dalla parrocchia delle Vallette a Torino, scrive a don Renato Ziggiotti, rettore maggiore dei Salesiani di don Bosco, una bellissima lettera. Dopo avergli ricordato quello che don Orione aveva più volte raccontato di quella famosa statua, ormai da tutti conosciuta come la “Madonna di don Bosco e don Orione”, afferma che in occasione del 25° anniversario della morte del padre fondatore, nel 1965, sarà inaugurato a Fromista (Palencia) in Spagna un nuovo seminario per 200 allievi, dedicato a don Orione. Esprime il desiderio degli Orionini che nella cappella di quel seminario possa essere venerata la Maria Ausiliatrice del Cattaneo “affinché le centinaia e centinaia di giovani che passeranno in quella casa di formazione, possano vivere lo stesso calore di devozione mariana che il nostro Padre visse in quegli anni benedetti 1886-1889 a Valdocco”.[8]

La lettera di don Lorenzo Nicola è molto interessante anche per le notizie circa i primi trasferimenti dell’Ausiliatrice. La statua, che inizialmente era di colore bianco e azzurro, in seguito fu fatta indorare da don Bosco. Era normalmente posta in una nicchia della Basilica e veniva portata in processione dai giovani dell'Oratorio di Valdocco nell'annuale festività del 24 maggio. Successivamente fu collocata sull’altare di S. Anna, dove si trovava ancora esposta nel 1912.

Don Lorenzo – siamo nel 1964 – afferma: “Ora sta nel salone dei ricordi…presto il nome di don Orione brillerà sul suo nuovo seminario della Spagna… ma ci si troverebbe male senza la “Sua Madonna”, proprio quella del suo paese, modellata dalle mani sacerdotali del suo primo maestro… la Madonna di tutte le sue giovanili confidenze apostoliche”.[9] La lettera prosegue con tante convincenti considerazioni sui legami fra Salesiani e Orionini e sull’opportunità di trasferire l’Ausiliatrice in Spagna in occasione del 25° della morte del Padre fondatore della Piccola Opera della Divina Provvidenza.

Dieci giorni dopo la spedizione della lettera, il rettore don Renato Ziggiotti scrive a don Lorenzo che, sentito il parere dei suoi Capitolari, la Madonna del Cattaneo viene ceduta agli Orionini e può essere prelevata dal Museo del loro Istituto.

È molto commovente sapere che don Lorenzo, già gravemente malato di leucemia, si curò di gran parte dell’organizzazione per il trasporto della statua, che avrebbe voluto facesse tappa a Tortona per l’annuale festa del Santuario della Madonna della Guardia, il 29 agosto 1965, prima di andare in Spagna. Per l’occasione fece stampare a Tortona migliaia di immaginette con la foto della “Madonna di don Bosco e don Orione” scattata da don Pollarolo, con due preghiere e la storia della statua, da lui composte.

Purtroppo, per ragioni di sicurezza, la statua, che aveva incantato anche il Superiore Generale degli Orionini don Zambarbieri per l’“atteggiamento del volto, tanto pio e soave”, come scrisse all’intraprendente don Lorenzo Nicola, non poté fermarsi a Tortona e fu portata direttamente a Fromista. Don Zambarbieri raccolse l'estremo desiderio di Don Lorenzo poche ore prima della morte, avvenuta a Genova-Castagna il 13 settembre 1965: «troverete un po' di soldi in valuta italiana e spagnola: desidererei servissero per trasportare in Spagna la Madonna di Don Bosco e di Don Orione. Avevo tanto sperato di accompagnarla io al nuovo seminario di Fròmista, ma capisco che era follia sperar... La Madonna è l'ultimo dono ai miei cari ragazzi, e spero la pregheranno sempre anche per me».

L'Ausiliatrice da Pontecurone in Spagna

La statua della prima Vergine Ausiliatrice dell'Oratorio di Valdocco arrivò in Spagna nel 1965. La collocarono nella cappella del seminario a Fromista (Palencia) e vi rimase fino al 1996, quando gli Orionini lasciarono il seminario.

Nel 1996, la prima statua di Maria Ausiliatrice di Valdocco fu trasferita al Centro educativo nella località asturiana di Posada de Llanes, primo centro della Congregazione orionina aperto in Spagna (1956). Come scrisse Eugenio Alburquerque Frutos nel 2012, “Da lì Ella continua a sorridere, a benedire e a confortare tanti giovani generosi come ha fatto nei primi tempi dell'Oratorio, al tempo di Orione. Dalle Asturie, molto vicine alla Santina di Covadonga, Maria Ausiliatrice oggi benedice la Famiglia orionina e la Famiglia salesiana, che ricordano con grande gioia e amore due santi, che sempre furono amici”.[10]

Pontecurone, Paese natale di San Luigi Orione, e Posada De Llanes, in Spagna, il 12 marzo 2021, hanno siglato un Patto di Amicizia nel nome di Don Luigi Orione, di Don Michele Cattaneo e della statua di Maria Ausiliatrice.

 

[1] Parola del 4 aprile 1932; Va, 30-31.

[2] Parola del 3 marzo 1938, VIII, 184.

[3] Parola del 4 aprile 1932; Va, 30.

[4] Parola del 3 marzo 1938, VIII, 184.

[5] Parola del 23 maggio 1932; Va, 48.

[6] Scritti 38, 198; 38, 238; 54, 69; 56, 130; 93, 34; 108, 64; 115, 288; 117, 194.

[7] Buona notte del 23 maggio 1932; Va, 49.

[8] Archivio Don Orione, cart. Lorenzo Nicola.

[9] Archivio Don Orione, cart. Lorenzo Nicola.

[10] Archivio Don Orione, cart. Posada de Llanes.

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