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Messaggi Don Orione
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I ricordi di Don Orione degli esercizi spirituali nel 1937 e del santuario dell'Addolorata.

DON ORIONE, I PADRI OBLATI

E IL SANTUARIO DELL’ADDOLORATA DI RHO

 

Appunti di Don Flavio Peloso
 

I Padri Oblati Missionari, fondati da san Carlo Borromeo nel 1578, sono sacerdoti diocesani che hanno scelto di dedicare la propria vita alla predicazione della Parola e alla vita in comunità. Hanno un legame particolare con il Vescovo, sancito con il voto di obbedienza, che li pone al servizio dell’intera diocesi. Sono predicatori itineranti e a Rho, popoloso comune alle porte di Milano, hanno una grande Casa per Esercizi spirituali.
Don Orione conosceva e stimava i Padri Oblati. Nell’estate 1929, chiamò li chiamò come predicatori degli Esercizi di chierici e sacerdoti in tre corsi di Esercizi: a Villa Moffa di Bra (Cuneo), all’Istituto “Dante” di Tortona, e a Sant’Oreste (Roma). Era in corrispondenza epistolare con l’Oblato P. Giustino Borgonovo.

 

GLI ESERCIZI DEL 1937

Don Orione era tornato a fine agosto 1937 dall’America Latina, dopo tre anni di permanenza. Sentì il bisogno di un tempo di Esercizi spirituali e, avendo stima della serietà degli Esercizi fatti a Rho, scelse que luogo: “Dal 14 Nov. al 24 farò gli Esercizi Spirituali per conto mio a Rho: pregate”.[1]
Come scrisse a più destinatari, vi andò “per mettermi a posto”. Di fatto, gli esercizi terminarono il 21 novembre.

Scrisse varie lettere da Rho, durante Esercizi.
Sono stato a fare gli Esercizi Sp.li a Rho, per mettermi un po’ a posto con Dio e con gli uomini, ma non ci sono ancora del tutto”.[2] E ancora: “Sono qui a fare gli Esercizi Sp.li, per mettere un po’ a posto questa povera anima mia”.[3] Di quegli Esercizi informò: “Li ho terminati a Rho, dagli oblati di S. Carlo, e son rimasto tanto contento.[4]

Durante gli esercizi del novembre 1937, Don Orione scrisse anche un breve testamento.[5]

“Oggi, giorno diciassette, del mese di novembre, dell’anno 1937, io, sacerdote Luigi Orione, del fu Vittorio, nato a Pontecurone, mentre mi trovo nel Collegio degli Oblati Missionari in Rho (Lombardia), sano di mente, e volendo disporre dei miei beni in caso di mia morte, nomino mio erede universale il mio amico sacerdote Carlo Sterpi, nato a Gavazzana e residente in Tortona (Alessandria).
Rho, il 17 Nov.bre 1937
Sac. Luigi Orione fu Vittorio”

Terminati gli Esercizi a Rho, Don Orione andò a Milano per incontrare il card. Ildefonso Schuster. Ne riferì a Don Benedetto Galbiati. “Quindici giorni fa, di ritorno dagli Esercizi Spirituali a Rho, mi portai ad ossequiare Sua Em. il Card. Schuster; non c’ero ancora stato. Egli mi accolse con tanta carità che io me ne rimasi come annichilito in Domino. Pensavo e penso che bisogna proprio finirla d’ingannare il prossimo e che mi metta, magari per forza, a fare il galantuomo, ad essere davvero di Gesù Cristo, e a non ingannare più la mia stessa anima e tanta brava gente e la stessa Santa Chiesa”.[6]

Di quegli Esercizi diede un resoconto in una lettera circolare ai Confratelli, il 4 gennaio 1938.[7]

Anch’io ho fatto di recente gli Esercizi Sp.li, a Rho, e ne sono rimasto tanto tanto contento. Peccato che siano durati così poco!
Li predicarono due ottimi padri oblati di S. Carlo: avevo sotto gli occhi l’esempio di un centinaio di sacerdoti, venuti da più diocesi, a quella Casa, fatta appositamente per gli Esercizi Sp.li del clero, e mi trovavo in un Santuario di Maria SS., davanti ad un’immagine della Pietà, che un giorno pianse sangue.
Certo che gli Esercizi, perché raggiungano il loro santo scopo, di farci cioè conoscere bene noi stessi, e rinforzarci nella volontà di servire Dio con generosità, bisogna farli col cuore. È il tempo di riscaldarci come il ferro nel fuoco, e di ammollirci, ricevendo la forma che Dio vuole da noi.
Nella Casa d’Esercizi degli oblati di San Carlo a Rho, gli Esercizi si fanno veramente bene, perché si mantiene un silenzio assoluto, c’è molto spirito di raccoglimento e fervore di orazione; per me e per tutti furono giorni di paradiso. E così prego Dio che siano per voi, o miei cari, sì che ciascuno rimedi alla sua vita passata e, col divino aiuto, getti i fondamenti della propria santità. Se volete farli bene, fate frequenti visite a Gesù Sacramento e raccomandatevi molto alla SS. Vergine, nostra Madre
”.

Anche il venerabile don Carlo Sterpi, collaboratore e primo successore di Don Orione, fu a Rho per gli Esercizi nel giugno 1939.

 

IL SANTUARIO DELL’ADDOLORATA

Soprattutto durante gli esercizi spirituali a Rho, dal 14 al 21 novembre 1937, Don Orione ebbe modo di visitare e di pregare nel Santuario dell’Addolorata, uno dei più importanti luoghi di culto mariani della Lombardia.
Tornato a Tortona, ne parlò in due diversi discorsi, il 22 novembre alla “Buona notte”, al Paterno,[8] e il 27 novembre nella Cripta del Santuario della Madonna della Guardia,[9] che qui in gran parte riportiamo.

Andai a Rho, poco distante da Milano, per mettere a posto la mia coscienza, per regolare la mia vita e per dare anche il buon esempio ai miei sacerdoti.

Lì trovai un Santuario più bello del nostro. Com’è sorto quel Santuario? Se lo fece la Madonna quel Santuario, perché i Santuari se li costruisce la Madonna. Così fu anche per questo nostro Santuario: la Madonna aprì le borse dei generosi e si fece il suo Santuario.

Era il 1583 ed era arcivescovo di Milano San Carlo Borromeo; il quale prima era ricco di famiglia, ma poi diede tutti i suoi averi ai poveri. Fuori del paese vi era una cappella con un cancelletto; e là vi era dipinta l’Addolorata in un affresco, una pittura fatta sul muro. Rappresentava Maria Santissima con Gesù morto sulle ginocchia. Ai piedi di Gesù sta una donna, la Maddalena, a destra della Vergine sta un’altra donna, la Cleofe del Vangelo. La Cappella era assai frequentata. Dai dintorni andava la gente a fare la visita.

Si era nel 1583, in una domenica, il 24 aprile, quando si festeggiava San Giorgio. Andarono a pregare quell’Immagine santa due pii uomini (Gerolamo De Ferri e Alessandro De Chiodi detto il Manzettino). Gerolamo era in chiesa da solo, e dal cancelletto vide che la Madonna diventava pallida. Lì per lì, pensò che qualche pittore l’avesse ritoccata, levando il colorito della faccia, o si fosse in qualche modo sporcata. Non si fidò di sé e pensò tra sé: Non ci vedo più bene, divento vecchio.  Uscì di chiesa e, mentre ritornava al paese, incontrò un altro suo amico, detto il Manzettino al quale raccontò il fatto e ritornarono indietro insieme.

Stavano pregando, quando il Manzettino vide che all’occhio sinistro dell’Addolorata vi era come una macchia nera, un gonfiore. Siccome vi erano le rondini, pensarono: Chissà, forse sarà un poco di sterco di rondini. Per pulirlo subito, andarono a prendere la chiave – vi era una famiglia che la teneva - e presero pure una scaletta. Con loro venne pure la moglie del custode.

Andò su uno; aveva il fazzoletto, ma gli rincresceva sporcare il fazzoletto, e allora si voltò a dire: Datemi uno straccio. Per combinazione vi era uno straccetto bianco e fece per levare quello che credeva sterco e s’accorse, invece, che era sangue: colavano giù proprio lacrime color sangue; una goccia e dopo goccia, un’altra goccia, un’altra ancora, dall’occhio sinistro lungo il viso della Madonna.

Spaventato quell’uomo scese giù. C’era pure quella donna e specialmente quella donna si spaventò e si mise a gridare al miracolo. Quella donna corse per tutto il paese gridando che la Madonna piangeva lacrime di sangue.

Corsero dal Parroco, che in quel momento stava per andare a cantare i Vespri: C’è la Madonna che piange sangue! In poco tempo la gente corse là; c’era là tutto il paese.

E videro proprio che la Madonna piangeva sangue. Era il tempo in cui il protestantesimo spargeva la sua eresia. Era la Madonna che piangeva la perdita delle anime strappate alla Chiesa dai protestanti.

San Carlo mandò una commissione di sacerdoti e di persone pie e dotte a verificare se veramente fosse un miracolo od un trucco e la commissione trovò che veramente era un miracolo. Ed anche il senato di Milano riconobbe il miracolo e diede un sussidio per fare una chiesa. La Santa Sede, esaminato tutto, riconobbe che veramente era un prodigio. E allora, otto mesi prima di morire, San Carlo visitò quel luogo e decise di mettere la prima pietra del Santuario che ora splende di arte.

San Carlo per costruirlo si rivolse all’architetto Pellegrino Tibaldi di Urbino:

- Fatemi un disegno grande, una costruzione grande!
E l’architetto fece un disegno grande. E San Carlo:
- Ma no, è piccolo, più grande!
L’architetto chiese:
-  Come si farà per trovare il denaro per costruirlo?
San Carlo rispose:
- La Madonna ci penserà Lei!

E veramente la Madonna cominciò a fare tante grazie, tanti miracoli che il popolo la chiamò: la Madonna dei miracoli. E il Santuario sorse grande e bello. Staccarono il pezzo di muro senza che si guastasse, e fu messo nel Santuario, sull’altare maggiore.

Ho desiderato raccontarvi questo fatto perché, o cari figli, sentiste che la Madonna è veramente Madre. La Vergine è veramente Madre, che prende parte a tutte le nostre vicende, che sente tutte le nostre pene e tutti i nostri dolori. E noi, sentendo come la Vergine Santissima sia veramente nostra Madre, dobbiamo anche noi gettarci nelle sue braccia come figli.

La Madonna piange sulle miserie umane, sulle disgrazie degli individui e dei popoli. Pianse qui a Rho; pianse lacrime di sangue a Ortonovo, dove abbiamo una Casa e la custodia di quel Santuario.

La Madonna in tante immagini viene raffigurata piangente accanto alla Croce, vicino al Suo divin Figliuolo sofferente e morto; ma Essa, da buona Madre, piange ancor più sui peccati degli uomini che sono la causa di tanti mali fisici e morali nel mondo; piange sulla colpa che crocifisse Gesù sul calvario e che continua a crocifiggerlo nel cuore degli uomini, dei redenti dal Suo Preziosissimo Sangue.

La Vergine Santissima è sempre presente alle disgrazie dei suoi figli, alle sofferenze che vengono loro dalle calamità pubbliche, dalle pestilenze, dalle sventure dei terremoti, dei disastri di ogni specie. Sta vicino ai suoi figli per confortarli, viventi o moribondi; consola chi muore e chi resta a piangere i morti. Essa che è la Madre di Dio, è la Madre nostra misericordiosissima!.

Là in quel Santuario e in quella Casa di Esercizi ci fu Pio X, là c’è stato l’attuale Papa (Pio XI) e così molti altri Vescovi e Cardinali. Quest’anno vi si fecero 12 Corsi di Esercizi Spirituali”.


Di quegli Esercizi ricordò anche un episodio personale dal quale trasse motivo per animare ancor più alla preghiera devota alla Madonna.

“Ero andato a fare dieci giorni di Esercizi Spirituali a Rho; ivi si trova una Casa per Esercizi e vi si radunano da Bergamo, da Brescia, da Crema, un po’ da tutte le Diocesi della Lombardia. La più parte erano parroci. Si fanno in assoluto silenzio. Un giorno un sacerdote domandò il permesso di venirmi a parlare; poteva avere un 45 anni; è parroco.

– Lei è Don Orione? -  mi disse.
Lei ha assistito uno in una clinica di Roma chiamata “Qui si sana”?.
In quella clinica infatti io assistetti un ammiraglio e in quel momento non ricordavo; quel giovane era suo fratello.
– Mia madre, diceva quel sacerdote, è in grande ambascia per questo figlio e le hanno detto che c’è stato là Don Orione a trovarlo…
Io non ricordavo. Allora mi rammentò qualche particolare:
- Un giorno venne da Lei il Marchese Serafini e le disse: Venga con me in una clinica, dove c’è un signore che sta per morire…

Cominciai allora a capire…

Quando mi avevano fatto entrare nella camera dell’ammalato, c’era una donna; e bisognava fare uscire quella donna, perché viveva in peccato. Allora si fece uscire in bel modo, e al malato dissi tutto quello che il mio cuore sacerdotale mi suggeriva. Ricevette i conforti della religione e morì ancora bene.

Dissi dunque, a quel sacerdote:
- Dica a sua madre che il figlio morì da buon cristiano malgrado che, come lei dice, non sia vissuto da buon cristiano.

Mi diceva quel sacerdote:
- Che gioia proverò quando potrò portare a mia madre questa notizia!  Sa perché è morto da buon cristiano? Perché mio fratello mi ha sempre detto che recitava sempre le tre Ave Maria. E si vede evidentemente, che la Madonna non abbandonò quel povero peccatore… 

Io non so dirvi come quel marchese Serafini abbia chiesto di me. Quando sentii dal sacerdote che quello diceva le tre Ave Maria pensai che dev’essere stata la Madonna Santissima che ha messo in testa a quel marchese di portarmi vicino a quel moribondo!”.

 


[1] Scritti 1, 213. La grande casa degli Esercizi fu terminata nel 1912. I Padri Oblati Missionari, fondati da san Carlo Borromeo nel 1578, sono sacerdoti diocesani che hanno scelto di dedicare la propria vita alla predicazione della Parola e di vivere in comunità. Hanno un legame particolare con il Vescovo, sancito con il voto di obbedienza, che li pone al servizio dell’intera diocesi.

[2] Da Tortona, 29 novembre 1937, Scritti 26, 119.

[3] Da Rho, 16 novembre 1937; Scritti 47, 229.

[4] Lettera del 21 dicembre 1937; Scritti 29, 108.

[5] Scritti 53, 140.

[6] Lettera del 6 dicembre 1937; Scritti 111, 175.

[7] Scritti 51- 108

[8] Da Appunti presi da viva voce in Parola VII, 106-107.

[9] Da Appunti presi da viva voce in Parola VII, 112-116.

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