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Messaggi don Orione
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Nella foto: Milano, 11 giugno 1938
Autore: Alessandro Belano
Pubblicato in: Don Orione oggi, n.1/2017

Nel gesto della “picconata” fissata dallo scatto del fotografo si nasconde la carica del futuro fondatore. Un fondatore “fonditore”, come una volta si definì don Orione con sincera umiltà, richiamando l’episodio di san Giuseppe Benedetto Cottolengo, il quale un giorno ricevette una lettera intestata al “fonditore” (invece che al “fondatore” della Piccola Casa).

La prima picconata. Vibrata con braccio teso e mano decisa dal Fondatore. Accanto a lui, due giovani chierici, alfieri attenti e quasi intimoriti da quel gesto così autorevole. La fotografia è stata scattata l'11 giugno 1938, in occasione della posa della prima pietra del Piccolo Cottolengo di Milano.

Se si guarda con attenzione, emerge un particolare curioso. Si osservi bene l’impugnatura del piccone. Don Orione colpisce il terreno vibrando il colpo con il braccio sinistro, quello attivo. Non c’è ombra di dubbio: la mano attiva è quella sinistra. Com’è noto, egli era, per natura, mancino. Abbiamo una conferma da parte dello stesso zelante protagonista.

Nel 1888 il giovane Luigi Orione è a Valdocco, Torino. Sta completando gli studi ginnasiali presso l’Oratorio fondato da don Giovanni Bosco. La mattina del 31 gennaio don Bosco, padre e amico, muore. La salma viene esposta in venerazione nella chiesetta dell’Oratorio. Tra i ragazzi che accostano le corone e gli oggetti alla salma, per ricavarne reliquie, c’è Luigi Orione. Gli viene un’idea: tagliare alcune fettine di pane da accostare al corpo di don Bosco, allo scopo di ottenere la guarigione degli ammalati. Si precipita in refettorio, ma, nella fretta, maneggiando il coltello con la mano sinistra si squarcia il “dito della Messa”, ossia l’indice destro. Spaventato di non poter più diventare sacerdote, corre alle spoglie di don Bosco con il dito penzolante e glielo avvicina: il sangue scompare improvvisamente, la ferita si cicatrizza. A distanza di tanti anni, ne resta ancora il segno, evidentissimo, nel corpo del Fondatore che si conserva nel Santuario della Madonna della Guardia, in Tortona.

Ma don Orione scriveva con la destra! È vero, lo dimostrano le fotografie in nostro possesso. Ma è altrettanto vero quanto, dietro mia richiesta su questo particolare, mi scrisse un anziano confratello, don Gino Carradori: “In tempi un po’ lontani, anche se un alunno avesse avuto la naturale tendenza a scrivere con la sinistra, la maestrina lo induceva a cambiare, magari ricorrendo alla riga. Pertanto don Orione, che effettivamente era mancino, scriveva però con la destra”.

 Al di là della singolarità di questo tratto caratteristico, nel gesto della “picconata” fissata dallo scatto del fotografo si nasconde la carica del futuro fondatore. Un fondatore “fonditore”, come una volta si definì don Orione con sincera umiltà, richiamando l’episodio di san Giuseppe Benedetto Cottolengo, il quale un giorno ricevette una lettera intestata al “fonditore” (invece che al “fondatore” della Piccola Casa). Rammentando il fatto, don Orione commentò: “Questi sì che capiscono le cose: noi siamo tutti fonditori dei doni della Divina Provvidenza... Stiamo attenti di non essere proprio dei fonditori: il Cottolengo lo diceva per umiltà, ma noi... Penso che molte volte è più avanti agli occhi del Signore l’ultimo dei probandi miei che non il Superiore e fondatore dei figli della Divina Provvidenza. Cerchiamo la sostanza, cioè l’amore di Dio, il resto è tutto secondario, molto, ma molto secondario”.

In varie occasioni rimproverò chi, parlando della Congregazione, la definiva “Opera don Orione”. Interveniva deciso: “Macché don Orione, che don Orione!, un contadino di Pontecurone... Divina Provvidenza, Divina Provvidenza!”. Stesso energico trattamento ricevevano gli stampati e le bozze di articoli dove rinveniva quella espressione: sciabolate di inchiostro rosso cancellavano la frase incriminata.

Chi lo conobbe bene, nel descrivere le caratteristiche salienti di questo atipico Fondatore, rilasciò questa bella testimonianza: “Don Orione più che un superiore fu un padre, più che economo fu uomo guidato dalla Divina Provvidenza, più che comandare si preoccupò di servire, più che farsi temere fu mirabile nel farsi amare, più che esigere si preoccupò di aiutare, più che avvilire seppe incoraggiare, più che una comunità volle una famiglia, più che una massa di corpi cercò una fusione di cuori, più che degli edifici si preoccupò delle anime, più che imporre il dovere ne diede l’esempio, più che il tranquillo vivere predilesse la santa fatica” (don Giovanni Venturelli).

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