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Messaggi don Orione
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Il noto episodio che ha per protagonista la Madonna del Carmine, posta in una nicchia della chiesa di San Michele a Tortona.

A Fumo, si stava costruendo il santuario della Madonna di Caravaggio. Si rinnovava l’epopea dei “chierici costruttori” che tanta ammirazione e conversione aveva provocato a Tortona. Fumo era il paese del canonico Arturo Perduca, santo sacerdote della Diocesi che si unì a Don Orione, divenendo il Padre spirituale della Piccola Opera, soprattutto delle Suore. Proprio il canonico Perduca si interessava e animava il procedere dei lavori del Santuario.
In questo contesto si colloca un episodio diventato molto noto, perché raccontato da Don Orione stesso che, nel fatto e nelle parole, volle trasmettere valori tipici e a lui cari. Si tratta di un “fioretto”, raccontato con un misto di bonomìa, di furbizia santa, di fede e di abilità pedagogica tipiche di Don Orione.

Siamo al 12 aprile 1938. A tavola, a mezzogiorno, Don Orione uscì improvvisamente a dire, ad alta voce: «Sapete che il canonico Perduca vuol scrivere le prime pagine della storia della Madonna di Caravaggio, la storia del suo santuario di Fumo?».

Don Perduca, preso un po’ alla sprovvista, commenta: «Si potrebbero scrivere tante cose e farebbero del bene».
Allora don Orione prende lo spunto e racconta,

«In queste ultime sere (l’8 aprile), come sapete, avevo detto al canonico di non essere gretto con la Madonna, di non lesinare con la Madonna nel fare il suo nuovo santuario di Fumo. (..) Questa mattina è successo che mi hanno fatto dire la Messa all'altare della Madonna del Carmine, qui al nostro San Michele. La serviva Zambarbieri. E, mentre celebravo, devo confessare che di tanto in tanto alzavo gli occhi alla statua della Madonna... Oh, non per chiedere denaro, ma così... (si ride). Ricordavo che oggi sarebbe passato il canonico a prendere quattrini per pagare le sue fatture. Avevo fatto tanto animo al canonico di non essere gretto con la Madonna, di essere generoso con lei. Ed ora io non avevo soldi da dargli, come gli avevo fatto sperare... E guardavo, guardavo la Madonna! (ilarità).

Torno in sacrestia dopo finita la Messa, e di lì a qualche momento ecco il sacrista - Pietro, lo conoscete? - e mi dice che ci sono due signore le quali vogliono parlarmi. Esse infatti si avvicinano e mi consegnano una busta, dicendomi che conteneva diecimila lire. Ma io non ho aperto la busta.

Allora il mio pensiero è corso subito alla Madonna per ringraziarla di aver risposto alle mie occhiate... Cosa volete, continuava Don Orione. In questi giorni in cui sono stato ammalato non potevo uscire e, quando non si esce, le pagnotte non entrano. La Madonna è tanto buona che si disturba lei e pensa a mandarmeli in casa, i denari.

Appena, dunque, quelle brave signore se ne vanno, mentre io sto mettendo in tasca la busta, vedo spuntare il canonico dalla porta della sacrestia, con quell'aria sorridente che faceva capire per che cosa era venuto. Non mi ha lasciato neppure, si può dire, benedire il Signore, tanto è stato puntuale. Avevo appena cominciato la preghiera liturgica di ringraziamento alla Messa, il Benedicite omnia opera Domini Domino (Benedite, opere tutte del Signore, il Signore), ed ero arrivato alla rugiada; mi pare che stavo dicendo: Benedicite omnis imber et ros Domino... (Benedite rugiada e brina il Signore...). Nel vederlo, dunque, così sollecito, il canonico mi ha fatto piantar li la rugiada... e subito gli ho consegnato la busta, dicendogli: "Ecco i denari che vi manda la Madonna per il vostro santuario! Me li hanno portati ora due signore per incarico di persona che vuol tenere l'incognito».
Aperta la busta e constatato che c’erano diecimila lire, il Canonico mi avvertì che la somma era superiore a quella che aveva domandato.
Io gli dissi:  Prendete, prendete!
E lui insisteva: Tutto?
Ed io: Si, si, tenete tutto! Sono i denari che vi manda la Madonna".


Questo è il racconto di Don Orione nel giorno stesso del fatto. Poi, riferì ad altri che, mentre guardava la Madonna, durante la santa Messa, ebbe l'ispirazione di pregarla così: «Madonna santa, pagatemi almeno un po’ di affitto!». Infatti la parrocchia di San Michele in Tortona è contigua alla casa madre e la cappella della Madonna del Carmine, dove don Orione aveva celebrato quella mattina, ha la nicchia della statua sporgente oltre il muro perimetrale della chiesa ed entra ad occupare una parte del refettorio della casa madre stessa.
 

  

Commenti
Marco fozzi
15 luglio 2017 alle 22:11
Ex allievo del Don Orione, ricordo quanti bei momenti e quanto bene ho ricevuto. La mia forza era ogni giorno il ritratto di san Luiggi Orione, per me grande Santo e gran pastore. Viva San Luiggi Orione.

Augusto Di Giovanni
16 luglio 2017 alle 20:10
Mamma Santissima ti ringrazio della vita che mi hai donato nellincidente del 10 settembre 1977.



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