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Messaggi don Orione
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Autore: Flavio Peloso
Pubblicato in: Don Orione oggi

Non credenti o diversamente credenti: perché non li lasciamo in pace? perché annunciare loro il Cristo?

Cari amici lettori.

Da sempre, la Chiesa e anche la nostra Congregazione ha avvertito l’impegno missionario come qualcosa di essenziale, di bello, di vitale. Esso viene da una risonanza profonda e inesauribile del mandato di Gesù: "Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi"; "Andate, predicate il vangelo a ogni creatura" (Mt 16,15). I cristiani si sentono debitori del Vangelo verso tutti. Qualcosa di quel “Guai a me se non predicassi il Vangelo” di San Paolo, o dell’”Anime, Anime!” di Don Orione, ci si è attaccato dentro, nella coscienza.

I Capitoli generali della nostra Congregazione orionina hanno recentemente indicato alcune caratteristiche dell’impegno missionario parlando di “nuovo slancio”, consolidamento” e “corresponsabilità”.  Evidentemente sono dinamismi diversi e convergenti dell’impegno apostolico della Congregazione.

Anche oggi, la tensione tra slancio e consolidamento non va risolta ma mantenuta viva e alta. Sono i due passi di chi cammina nella storia: uno che poggia sul solido ma già pronto al distacco e l’altro slanciato in avanti ma già misurando il punto d’appoggio. Nelle case d’Italia come nelle missioni più di frontiera, i religiosi e le opere saranno sempre  troppo fragili per poter parlare di consolidamento. Ma saranno anche sempre sufficienti per dare ragione allo slancio missionario.

La Famiglia Orionina ha da poco terminato il suo Convegno missionario (Ariccia, 20-23 novembre) con il tema Tutti in missione. Nell’ottobre prossimo si terrà il Sinodo dei Vescovi dedicato a “La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana”. Il documento preparatorio ci ricorda che, oggi, siamo tutti in missione, ovunque, perché «i confini fra cura pastorale dei fedeli, nuova evangelizzazione e attività missionaria specifica non sono nettamente definibili” (Lineamenta 10).

 

La fede è un dono da donare

Mentre cresce questa coscienza di “tutti in missione”, in molti cristiani si è infiltrato un interrogativo, frutto della cultura attuale, capace di spegnere dal di dentro il grido apostolico “Anime! Anime!” e la missione verso non credenti o diversamente credenti: «Ma perché non li lasciamo in pace? Hanno la loro autenticità, la loro verità. Noi abbiamo la nostra. Dunque, conviviamo pacificamente, lasciando ciascuno com'è, affinché cerchi nel miglior modo la sua autenticità».

Può bastare un argomento simile?

Benedetto XVI ha risponde così: “Se noi abbiamo trovato il Signore e se per noi Egli è la luce e la gioia della vita, siamo sicuri che ad un altro che non ha trovato Cristo non manchi una cosa essenziale e non sia un dovere nostro offrirgli questa realtà essenziale?”.

Con la mitezza forte che fu di Gesù, Benedetto XVI poi invita: “Lasciamo alla guida dello Spirito Santo e alla libertà di ognuno quello che succederà. Ma se siamo convinti e abbiamo l'esperienza del fatto che senza Cristo la vita è incompleta, manca una realtà, la realtà fondamentale, dobbiamo anche essere convinti che non facciamo torto a nessuno se gli mostriamo Cristo e gli offriamo la possibilità di trovare così anche la sua vera autenticità, la gioia di aver trovato la vita” (Al clero di Roma, 13.5.2005).

Cari lettori, là dove siamo, viviamo l'annuncio missionario offrendo la testimonianza umile e gioiosa della nostra fede.

La fede è un dono e non una pretesa orgogliosa. Evangelizzare non è un’offesa o una intolleranza verso il pluralismo religioso o laico.

La libertà e l’amore non sono indifferenza, ma tensione al bene.

Evidentemente la tensione al bene va vissuta bene, cioè con quegli atteggiamenti tipici della missione cristiana. “Deve partire da un cuore che crede, che spera, che ama, un cuore che adora Cristo e crede nella forza dello Spirito Santo” (Benedetto XVI). È l’amore la ragione e il metodo con cui i discepoli di Cristo sono spinti ad annunciare a tutti gli uomini la verità che salva. “Caritas Christi urget nos” e non altro.

 

Contro lo scetticismo, la bellezza e ragionevolezza della fede.

Vorrei accennare a un secondo ostacolo comune da rimuovere: è lo scetticismo per cui si ritiene che nessuno è in grado di conoscere la verità sulla vita, la verità sulla creazione e su Dio. Questo scetticismo è pervadente.

Persino nella Chiesa cattolica – avverte ancora Benedetto XVI - si va diffondendo l'impressione che tutte le religioni brancolino nel buio e che le loro affermazioni siano tutte quante nient'altro che simboli di una realtà che è completamente inconoscibile”.

Il pensiero debole e disimpegnato viene a volte presentato come umiltà. “Questa forma di falsa umiltà abbassa l'uomo; rende cieco il nostro agire e vuoto il nostro sentimento” (Benedetto XVI).

Per noi cristiani si tratta di mostrare la bellezza e la ragionevolezza della fede e di portare la luce di Dio all’uomo del nostro tempo, con coraggio, con convinzione, con gioia.

A simile atteggiamento ci ha educato anche Don Orione.“La fede deve avere un ascendente sul cuore. Se non si è seminatori di fede non si può essere figli della Divina Provvidenza. Colui che non è apostolo di fede è apostata”. “Usciamo anche noi, umili ma fedeli servi della Chiesa - esortava ancora in nostro Fondatore - a seminare a larga mano Gesù Cristo nell’anima del popolo. Dies mali sunt, ma non impauriamoci; dove finirà la nostra mano, stiamo certi che comincerà il braccio di Dio”.

 

La famiglia, prima frontiera della missione.

Tutti seminatori di fede. “Sicuramente lo è ogni battezzato”.  In particolare, “lo sono i genitori – ha ricordato Benedetto XVI pochi giorni fa - , ai quali spetta il compito di chiedere il Battesimo per i propri figli”. “Tutti i papà e le mamme sono chiamati a cooperare con Dio nella trasmissione del dono inestimabile della vita, ma anche a far conoscere Colui che è la Vita”. Fin da piccoli, infatti, “i bambini hanno bisogno di Dio ed hanno la capacità di percepire la sua grandezza”, “sanno apprezzare il valore della preghiera e dei riti, così come intuire la differenza fra il bene ed il male”.

Ne dà conferma personale Don Orione: “Io e voi, certo ogni giorno, come fanno tutti i buoni cristiani, recitiamo le orazioni; le orazioni imparate sulle ginocchia della mamma. Mia mamma, nell’insegnarmi le preghiere ricordo che me ne insegnò  anche alcune in dialetto, come le sapeva… Nelle preghiere del mattino ringraziamo Iddio di averci creati, redenti e fatti cristiani; lo ringraziamo in una parola del dono della fede… Il dono della Fede! Ci sentiamo felici di possedere questo prezioso tesoro, inestimabile tesoro”.

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