Questo sito utilizza cookie per le proprie funzionalità e per mostrare servizi in linea con le tue preferenze. Continuando a navigare si considera accettato il loro utilizzo. Per non vedere più questo messaggio clicca sulla X.
Messaggi don Orione
thumb

Nella foto: Don Orione tra i vescovi Bandi e Beruttie gli allievi dell'Istituto Santa Chiara. Tortona, 11.1.1898.
Pubblicato in: “Iulia Dertona”, Percorsi tortonesi tra fine ‘800 e primo ‘900, 2001, p. 7-26.

Studio sul contesto civile e religioso di Tortona nel fine '800.

L’ambiente di Tortona nella formazione giovanile di Luigi Orione

Flavio Peloso

PREMESSA

 

            Una premessa di carattere storico e psicologico insieme. Sappiamo quanto sia stato importante nella nostra formazione – e nella formazione di ogni persona - l’influsso che ebbero ambienti, persone, fatti della fanciullezza e della gioventù.
            Persone, ambienti, fatti vengono a dare concretezza, a dare «corpo storico», incarnazione, a quell’originalità spirituale che il buon Dio dà ad ogni persona che inizia il viaggio nella vita.
            Così per Don Orione. Nel provvidenziale intreccio della sua esistenza, e del tempo della sua formazione in particolare, Don Orione assunse diversi apporti che diedero «corpo» alla sua forte e ricca originalità spirituale.

            Mons. Bongianino, in un suo studio su «Don Orione e gli oratori giovanili », parla dei «tre elementi che potremmo definire costituzionali dello spirito orionino: francescano, salesiano e diocesano ( vi si aggiungerà poi anche quello del Cottolengo) » e osserva che «nel campo dello spirito e dell’apostolato vige una specie di legge, analoga a quella generazionale: il codice genetico caratterizzante ogni individuo».[1]

            Quale influsso ebbero queste tre esperienze, francescana – salesiana – diocesana, nella formazione di Don Orione? Abbozziamo qualche indicazione, più stimolo che conclusione di studio.

     Dall’ESPERIENZA FRANCESCANA. Orione fu dai Frati di Voghera quando aveva 13-14 anni (1885-86). E’ il tempo della preadolescenza, tempo in cui si formano soprattutto  i sentimenti, gli atteggiamenti, i toni spirituali di vita. L’esperienza francescana ha influenzato, o confermato, in Don Orione preadolescente alcuni tratti inconfondibili della sua personalità:

  • la fiducia nella Divina provvidenza, nella vita, come esperienza della Paternità di Dio sulle creature e sulla loro storia;
  • l’atteggiamento di «minoritas», di povertà e semplicità, tipicamente francescano e tipicamente orionino;  Don Terzi parlerebbe di «grigia originalità» orionina;[2]
  • e poi altri: l’austerità, severità fortezza di vita, una «spiritualità selvaggia», alla san Giovanni Battista, come ebbe a dire Don Orione.

            Dall’ESPERIENZA SALESIANA. Orione fu a Valdocco dal 1886 al 1889: i 14-17 anni costituiscono il tempo dell’adolescenza, il tempo degli ideali, il tempo in cui una persona accoglie e si costruisce attorno a dei valori fondamentali di riferimento.

            I quattro grandi ideali orionini Gesù – Anime – Papa – Maria sappiamo come fossero tipici ed eccelsi in Don  Bosco e nell’ambiente salesiano. Qui li apprese e li fece suoi.

            A questi si potrebbe, forse aggiungere un altro valore, l’amorevolezza, che con «religione» e «ragione» forma il trinomio della pedagogia salesiana. L’amorevolezza che si concretizza come «passione per far crescere» la vita (del piccolo come dell’anziano o dell’ammalato, di una singola persona come di una nazione) e come «sensus misericordiae» intesa come magnanimità, capacità di riconciliazione e di amore anche, e perché, di fronte ai limiti delle persone e delle situazioni, intesa come «carità»; e sarà sempre e solo così, «carità», che Don Orione la chiamerà.

            Dall’ESPERIENZA DIOCESANA, tortonese. Don Orione giunge al seminario di Tortona il 16 ottobre 1889; non aveva ancora 18 anni e vi trascorrerà tutta la sua gioventù. La gioventù, passato il tempo della «semina» dei sentimenti e degli ideali, è il periodo dei progetti di vita, delle scelte, delle vie operative, delle prime vere esperienze di rapporto oblativo.

            A Tortona, Don Orione trova un ambiente e – aggiungiamo subito -  trova un Vescovo, Mons. Igino Bandi, fervido di iniziative, ricco di stimoli pastorali; trova un ambiente diocesano dove si percorrono vie nuove di apostolato con vivacità e l’incisività ancor più emergenti sulla scena tortonese piuttosto immobile e stanca.

            Il chierico Orione ne è influenzato, ne è partecipe; vi si lancia con la concretezza e la lucidità che gli viene dallo Spirito. Questo ambiente e questo Vescovo cercheremo di presentare ora per rapidi cenni.

 

LA DIOCESI DI TORTONA A FINE ‘800

Diamo prima uno sguardo d’insieme. La documentazione e gli studi su questo periodo pur non essendo molto noti e diffusi sono comunque abbondanti e precisi.[3]

La Diocesi di Tortona ha una configurazione geografica piuttosto singolare: ha molte zone collinari-montagnose, moltissimi piccoli paesi e manca di un vero centro vitale del territorio, dal punto di vista politico, economico e religioso. Tortona, alla fine dell’800 è cittadina di 15.000 abitanti, è sede antica e gloriosa del Vescovo che governa una delle Diocesi più estese d’Italia. Il numero delle parrocchie risulta eccessivo in rapporto agli abitanti;[4] per di più, come riferisce il Rognoni, biografo di Mons. Bandi, «le file del clero erano molto diradate. Molte parrocchie, da anni, erano prive di Pastore, ed assistite dai parroci più vicini».[5]

            Nel nostro periodo di fine ‘800, il clero costituisce, nel suo insieme, un gruppo conservatore che reagisce più con parole di condanna che con iniziative concrete allo spirito e all’azione di forze antireligiose, liberal massoniche e socialiste assai attive e operanti in quel tempo.

            Due tendenze di fondo animano il difficile rapporto della Chiesa italiana nei confronti dello Stato dopo la presa di Roma (20 settembre 1870) che aprì la famosa «questione romana»: 1) la tendenza a difendersi isolandosi e isolando; 2) la tendenza all’inserimento nelle nuove realtà e istituzioni sociali. Proprio nell’ultimo decennio dell’800 nel mondo cattolico, si va sviluppando una mentalità  sociale più aperta.
            Il Vescovo Bandi, a Tortona, ne è intelligente e santo protagonista, traducendo in direttive pastorali le indicazioni delle Encicliche sociali di Leone XIII. Ricordiamo per tutte l’Enciclica Rerum novarum del 1891. Tra il clero, però,  non trova molta corrispondenza. Chi si dedica a far opera di penetrazione sociale viene fortemente sospettato e criticato… compreso il vescovo.[6]

            Dalla prima « visita pastorale » di Mons. Igino Bandi (1891-1897) emerge una fisionomia di clero che «crede e difende ancora con accanimento la vecchia struttura sociale, del tipo “ancien régime”, in cui la società si organizza in modo ben strutturato e gerarchico attorno al trono e all’altare; dove l’autorità civile collabora con l’autorità religiosa, ne accetta i principi e si adopera perché la religione non subisca attacchi da parte di atei o cattivi cattolici ».[7]

            Chiari segni di contestazione (istruzione laicista, diminuita partecipazione al catechismo e alla liturgia, costumi più rilassati, ecc.) fanno comprendere che «se il parroco vive ancora nell’ “ancien régime”, i suoi parrocchiani ne stanno uscendo. Hanno conservato, generalmente, rispetto e stima per il clero… ma più di una volta rendono al parroco la vita difficle, non lo ubbidiscono più».[8]
            Contemporaneamente però le buone iniziative  non mancano: si sostituiscono organizzazioni laicali, casse contadine, società di mutuo soccorso, gruppi di collaborazione tra il clero e il laicato.[9]
            Tanta parte del Clero tortonese è descritto – sempre dalla Varvello - come povero materialmente ed intellettualmente, abbandonato a se stesso per lunghi anni in paesi tagliati fuori da ogni rapporto col mondo; molti preti si inaridiscono in un lavoro che non dà frutti, sempre e solo a contatto con una popolazione che non può offrire la possibilità, almeno saltuaria, di un contatto alla pari.
            I confratelli vicini non sempre sono disponibili, presi come sono, a loro volta, dai piccoli problemi locali, oppure chiusi in se stessi, conseguenza di anni di isolamento.[10]
            Accanto a questi aspetti negativi della situazione del Clero delle tante minuscole parrocchie tortonesi, nella visita pastorale sopracitata, si rileva anche che tra i sacerdoti «non sono pochi quelli che si impegnano a fondo nel loro lavoro, che hanno parole di elogio per i loro parrocchiani, che sono fieri di poter dire al loro superiore di essere benvoluti dalla popolazione, di aver portato a termine determinate opere, di avere abbellito o trasformato la chiesa e di avere una assemblea liturgica numerosa e attenta».[11]

            Abbiamo parlato del clero. E i fedeli? Certo la situazione è diversificata, ma si può dire che i parrocchiani sono ancora quasi tutti praticanti per quel che riguarda le grandi tappe sacramentali: tutti battezzati e comunicati, quasi tutti cresimati e sposati religiosamente e accompagnati dal prete all’ultima dimora. Le eccezioni sono quasi irrilevanti. Poi, però, la pratica religiosa abituale risulta assai in diminuzione.[12]

            Quali le cause di una situazione socio-religiosa piuttosto decadente? Tante certamente. «Forse è mancato un lavoro di formazione personale, di presa di coscienza dei problemi e di ricerca di soluzioni nuove».

Ci si affida alla tradizione ma in modo acritico, poco vitale; non si è accettato il dialogo con i fatti nuovi della vita sociale (cultura laica, facilità di comunicazioni, urbanizzazione, lavoro, nuova coscienza e organizzazione sociale, ecc.). Il clero sente di avere meno incidenza socio-religiosa e i laici cristiani vivono più di ricordi che di progetti religiosi; vivono un cristianesimo che oggi sarebbe definito « sociologico », di costume.[13] Nella Tortona di fine ‘800 incontriamo più attese che iniziative pastorali, più chiusure rassegnate che fermenti di novità, più stanca ripetitività che creatività apostolica.

 

           IL PERIODO DELL’EPISCOPATO DI MONS. VINCENZO CAPELLI: 1874-1890

            Per delineare qualche significativo tratto dell’ambiente tortonese ci serviamo ora di fonti sia laiche che cattoliche.

            Il Prefetto di Alessandria, nella sua «Relazione sullo spirito pubblico» del 1874, così scrive: «Nel circondario di Tortona dove l’inerzia in gran parte regna e spegne ogni vigorìa, per antiche tradizioni e tendenze si obbedisce ad influenze di preti i quali sono numerosi in quel circondario e non sempre di umili famiglie. Ma anche ad essi difettano i mezzi pecuniari e nei nuovi apostoli usciti dai seminari sono quasi nulli gli studi, sì che il partito clericale ivi si appaga di fare pianti platonici, ma non macchina e non opera…».[14]

            Proprio nel 1874 la Sede Vescovile tortonese resta vacante. Viene nominato Vescovo Mons. Vincenzo Capelli, zelante ministro di Dio, proveniente dal clero della diocesi di Vigevano. Prima ancora che questi prenda possesso, «si fanno conghietture sulle tendenze del nuovo pastore». Egli si rivelerà vero uomo di Dio, restìo a immischiarsi in faccende riguardanti la politica.
            Il Prefetto, liberale, annota dunque come positivo allo «spirito pubblico» questo stato sonnacchioso di Tortona, «diocesi alquanto tenera dei preti».

            Anche il Sottoprefetto di Tortona, nel 1876, può ancora riferire, circa lo «spirito pubblico», di una grande bonaccia sul fronte clericale: «Il partito clericale è qui per il fatto numeroso, ma non si è mai compromesso; il clero seniore è ossequiente all’Autorità e se quello juniore sarebbe per tendenza meno corretto è infrenato dall’autorità di Mons. Vescovo il quale occupandosi esclusivamente del suo ministero ed essendo persona colta ed onesta gode della generale estimazione…»[15]

            Sempre di quest’epoca c’è anche la relazione del Sottoprefetto di Novi Ligure (Diocesi di Tortona). Egli scrive: «…abbondano soltanto i clericali e non mancano di influenzare, perciocché il sentimento religioso è piuttosto spinto, ma non credo tuttavia che esista una vera associazione clericale intesa a far opposizione al governo… I clericali qui si limitano a raccomandare l’obbedienza al Sommo Pontefice, l’osservanza delle pratiche religiose. Ad ogni modo vogliono essere e sono attentamente sorvegliati».[16]
Anche se l’attenzione di questi osservatori laici è di tipo politico-amministrativo, è interessante vedere il loro giudizio sulla realtà religiosa locale in evoluzione.

            Già nel 1880, 1° luglio, il Sottoprefetto di Novi Ligure così annota: «Partito clericale. Esso è il più serio, il più compatto e sebben sfugga alle estrinsecazioni, pure da qualche tempo va rialzando la testa…».[17]
            In quegli anni, infatti,  in Diocesi andava prendendo i primi timidi e stentati inizi l’organizzazione dei cattolici. Il Comitato diocesano dell’Opera dei Congressi venne costituito da Mons. Capelli già nel luglio 1879, ma non ebbe allora seguito. Il laicato cattolico, come riferisce il Lanzavecchia nel suo studio su questo periodo tortonese, «ebbe una spinta efficace ad iniziative ed istituzioni di azione sociale soprattutto dal Congresso regionale ligure dell’Opera dei Congressi, tenutosi a Genova il 16 e il 17 gennaio 1883».[18]
Sorsero allora varie società operaie cattoliche a Tortona e a Novi Ligure.[19] «Molte cause frenarono l’espansione del movimento cattolico. Il clero non sempre accolse favorevolmente l’apostolato laico attivo perché temeva di perdere prestigio e preminenza; i laici troppe volte si mostrarono paurosi di mettersi in evidenza».[20]
            Il Comitato diocesano dell’Opera dei Congressi finì, nel 1889, in dimissioni, rifiuti, rinunce.

 

         IL PERIODO DELL’EPISCOPATO DI MONS. IGINO  BANDI:  1890-1914

            Il 25 aprile 1890 muore Mons. Vincenzo Capelli e viene eletto Vescovo di Tortona Mons. Igino Bandi. Ha 43 anni. Resterà alla guida della Diocesi di Tortona fino al 7 settembre 1914, giorno della sua morte.[21] La situazione religiosa da lui trovata venendo in Diocesi è ben presentata dal Rognoni, suo biografo, e corrisponde a quanto i Prefetti, osservatori laici, avevano descritto.

«Quando Mons. Bandi assunse il governo della Diocesi di Tortona, vi trovò una borghesia imbevuta di liberalismo con elementi radicali e massoni anticlericali. Un popolo in cui fermentavano i germi del socialismo sovvertitore… I cattolici disorientati, senza legami e senz’armi né d’offesa, né di difesa. Anche il clero figlio del suo tempo, per quanto buono, pio e zelante, aveva subìto, senza comprenderne la perfidia, l'influenza della tattica, in apparenza elegante e nobile, che insinuava la massima: ‘Il prete stia in chiesa, battezzi, confessi, comunichi, ma non si interessi della vita esteriore’».[22]

            Mons. Bandi non perse comunque tempo nell’iniziare a dare vigore e incidenza pastorale all’azione sua, del clero, del laicato cattolico, su alcune precise linee pastorali.

 

          CON IL PAPA

Il fine ‘800 è un periodo assai difficile e burrascoso per la Chiesa italiana.
L’anticlericalismo, da fatto di élite culturale e politica, diviene costume che intacca le masse, ampliato dalle cronache dei giornali[23]e delle chiacchiere della « piazza » e dei « caffè », fucine di opinione pubblica. La « breccia di Porta Pia » sembrava – per certa euforia anticlericale -  aver infranto non solo le mura centenarie di Roma, ma anche quelle del regno dei cieli che la Chiesa per secoli aveva preteso  costruire e difendere. Da queste « arie » è percorsa anche la vita pubblica di Tortona appartenente a quell’area piemontese dei Savoia, tra le più ostili verso Roma e il Papato.

            Mons. Bandi, ancor prima di essere nominato Vescovo, era conosciuto come un intransigente papalino. La sua nomina non fu gradita al Governo liberale il quale solo dopo lunghe incertezze diede l’ «exequatur».[24]

            I timori liberal massonici da una parte e socialisti dall’altra non erano infondati perché, in effetti, il nuovo Vescovo fece subito emergere la sua anima e azione papalina. Già nella Lettera pastorale n. 5 denunciò: «…la guerra costante e pertinace che vien mossa dalla rivoluzione alla Chiesa e al Supremo suo Capo, il Romano Pontefice, la miscredenza trionfante, la generale indifferenza in materia di religione».[25]

            Oltre e più che la denuncia, Egli promosse una serie di iniziative d’azione per « scendere in campo » per il trionfo della fede e del Papato. «Il socialismo invade; muoviamoci per carità! Operiamo, parliamo, resistiamo, combattiamo, salviamo la società colla parola del Papa, che è parola di vita, di luce, di salute».[26]

            Nel 1893, commentando la «Lettera del Papa al popolo italiano» di Leone XIII, invita  a leggere, diffondere e attuare la parola del Papa. Ed esprime un auspicio: «La intendesse una buona volta questa parola quella turba di liberali, che nel Papa non sanno veder altro, a traverso le lenti del Corriere della Sera e di altri consimili e peggiori giornali, che un ambizioso politicante vestito di stola».[27]

            Mons. Bandi esprime una certezza: solo la Chiesa è portatrice e garante di quella verità che viene da Dio, che libera ed eleva l’uomo e la vita sociale. Proprio per questo è attento ad ogni direttiva del Papa, ad ogni sua parola. E sprona clero e popolo a fedeltà attiva: «…agire pubblicamente in favore del Papa con tutti quei mezzi umani, civili, legali e sociali che sono in poter nostro, procurando di fare tutto quello che è ordinato, non solo, ma desiderato dal Papa, e tralasciare di fare tutto ciò che esso condanna o disapprova».[28]

            Mons. Bandi concretizzò la sua fedeltà al Papa soprattutto – lo illustreremo tra poco -  nell’attuare tutta quella fitta rete di iniziative sociali e benefiche che, più d’ogni altro argomento,  manifestavano al popolo e ai poveri che la Chiesa è madre e non matrigna, che è serva e non padrona, come calunniava e sospettava tanto conformismo anticlericale dilagante.[29]

            Una felicissima occasione per manifestare l’attaccamento al Papa, personale e della Diocesi, fu data dai festeggiamenti per il Giubileo episcopale di S.S. Leone XIII, 19 febbraio 1893. Mons. Bandi, con la  Lettera pastorale n. 4, fin dal 1891 preparò a questa ricorrenza. In essa, con toni da crociata Mons. Bandi incoraggia a combattere contro la «turba di gazzettieri prezzolati » e chiunque vuole vedere la Chiesa distrutta.[30]

            Per il Giubileo di Leone XIII venne organizzato un grande pellegrinaggio a Roma con udienza pontificia; si inaugurò il nuovo seminario di Stazzano intitolato a Leone XIII. Le celebrazioni a Tortona furono un trionfo.[31]

            Il nostro Luigi Orione viveva questi avvenimenti, ascoltava queste parole del Vescovo « dal di dentro », da seminarista. L’amore al Papa, già attinto da Don Bosco a Valdocco, crebbe in quegli anni di seminario a contatto di un tal Vescovo «papalino» che, tra l’altro, a riguardo dei chierici scriveva: «Corona suprema della pietà e della virtù clericale è un grande amore, una inalterabile devozione alla S. Sede, al Papa. A quest’amore, a questa devozione Noi ci sforziamo di educare i nostri cari giovani… Una pietra di paragone sicurissima, per giudicare del buon esito dei nostri giovani Seminaristi, sarà per Noi l’attaccamento al Romano Pontefice, che a mano mano verrà sviluppandosi in loro, e che essi dimostreranno colle opere proprie del loro  ecclesiastico tirocinio».[32]

 

             INIZIATIVE A FAVORE DEL POPOLO

            Convinto della validità, Mons. Bandi volle attuare il programma dell’Opera dei Congressi nelle sue varie direttive: religiosa, culturale, caritativa e sociale.[33]

            Egli si prese cura innanzitutto del clero per animarlo a maggior zelo apostolico e per prepararlo a nuova intraprendenza pastorale come la mutata situazione sociale richiedeva. Lo fece con attente «visite pastorali» e dando nuova e più formativa impostazione al Seminario.[34]

            Ripresero vigore le società operaie e le iniziative a favore del popolo.  Tra esse, vediamo sorgere anche il primo Oratorio festivo e il primo Collegio, fondati dal giovane chierico Luigi Orione Così riferisce Mons. Bandi nella sua  Relatio ad Apostolicam Sedem sulla Diocesi di Tortona, in occasione della Visita ad Limina, il 18 febbraio 1895: «Da due anni a Tortona fu istituito un nuovo collegio cattolico dovuto alla cura e all’attività di un certo chierico che sarà ordinato al più presto (Luigi Orione), il quale, già alunno dell’Oratorio torinese di S. Francesco di Sales fondato dal celeberrimo e benemerito sacerdote Don Bosco, sembra avere assorbito molto del suo spirito in favore della educazione cristiana degli adolescenti; a lui si offrono, quali assistenti e zelanti aiutanti, alcuni chierici e laici, e volentieri parecchi cittadini cattolici nel vero senso gli affidano per l’educazione i giovani il cui numero è già giunto a centoventi. Questo istituto, fondato soprattutto sulla fiducia nella Divina Provvidenza, che benedissi con tutto il cuore e che sostengo con tutte le forze possibili, è destinato a riparare i cattivi effetti delle scuole civili, alle quali spesso sono preposti maestri più o meno ostili alla Religione e ai diritti della Chiesa».[35]

            Carlo Pollidoro, un osservatore di ispirazione comunista, così valuta e spiega quel primo sorgere dell’opera di Don Orione: «Fin dall’inizio Don Orione comprese che le trasformazioni in atto stavano mutando la società di allora, immobile, di élites, in società di massa. La battaglia centrale fu quella dell’istruzione anche come reazione della Chiesa contro il prevalente orientamento positivistico e anticlericale della cultura».[36]

          Per la Diocesi di Tortona fu fondamentale la «ispirazione del vescovo Bandi nel procedere alla formazione sociale e politica delle masse operaie per il bene del popolo»[37] L’attenzione e l’azione sociale e pastorale per il popolo resterà direttiva caratteristica anche dell’opera di Don Orione. Don I. Terzi scrive: «(…) penso dovere di giustizia rilevare l’influsso che molto probabilmente in questo senso ebbe sul nostro Fondatore il Vescovo Bandi. A me pare che siano state due anime gemelle.(prende le parole del Rognoni, p. 93, n.p.) ambedue ardenti di carità e di zelo per il bene, alimentati dalla stessa sorgente e cioè una devozione tenerissima al Cuore SS. Di Gesù e alla Madonna. Ambedue consapevoli delle piaghe e dei bisogni del  loro tempo e bruciati dal desiderio di guarirle e di provvedervi, specialmente con l’andare verso il popolo e col curare la gioventù. Ambedue votati alla causa del Papa e della Chiesa di cui erano devotissimi:  ambedue non nemici del loro tempo, ma neppure entusiasti perché ne conoscevano gli errori e le deficienze».[38]

 

               «CLERO FUORI DI SACRESTIA!»

              Mons. Bandi nella sua Lettera pastorale del 24 agosto 1894 scrisse: «Usciamo una buona volta di sacrestia, come ci spinge il S. Padre; poiché anche la frammassoneria è uscita da molti, molti anni dalle sue logge, dai suoi covi, per invadere la famiglia, la società tutta. Usciamo di sacrestia, per opporci ai satanici attentati, per salvare un numero grande di anime, che nel turbinìo di tanti errori e di tanta immoralità trionfante corre a rovina. Usciamo di sacrestia, per salvare la famiglia e la società, coll’organizzarci insieme, clero e laicato, ad un’azione concorde e ristoratrice per mezzo delle Cattoliche Associazioni, della Cattolica Educazione ed Istruzione, e della buona stampa».[39]

            E, al Congresso nazionale dell’Opera dei Congressi, il 12 settembre 1894, il battagliero e illuminato vescovo ripeté lo stesso incitamento ai cattolici affinché scendessero più direttamente e praticamente nella lotta: «E’ tempo che usciate di sacrestia: l’opera vostra è reclamata dalle popolazioni, è voluta dal Papa»[40].

            Le iniziative in Diocesi si moltiplicarono. Ricordiamo tra le altre la fondazione di un giornale settimanale cattolico “La sveglia”, nel 1893. Si organizzarono imponenti pellegrinaggi mariani diocesani. I più degni di nota furono quello di Monte Spineto, l’11 settembre 1892, quello di Fontanasanta, il 2 agosto 1894 e di Stazzano l’8 settembre 1898 (1500 partecipanti!). Scrive il Rognoni: «I pellegrinaggi nell’intenzione del vescovo dovevano servire a migliorare lo spirito e a rafforzare la virtù, la pietà e la devozione verso la Vergine Santissima, ma anche per discutere i problemi religiosi, morali e sociali, destare entusiasmi, dare impulso e vitalità alle Associazioni di azione cattolica».[41]

 

             IL CHIERICO LUIGI ORIONE PRESENTE E ATTIVO

            Il nostro Luigi Orione lo vediamo ben presente e attivo nel clima infuocato di ardore e  zelo  Cristiano voluto dal Vescovo Bandi. Lo troviamo, ancora chierico, già  inserito in due Società cattoliche molto dinamiche in Tortona. Si tratta della Conferenza di San Vincenzo, i « paolotti » - così venivano apostrofati – con finalità caritative generiche e la Società Operaia San Marziano, società di mutuo soccorso, più specificatamente rivolta al mondo operario.[42]

            A vent’anni, 1892, fonda il primo Oratorio festivo[43]ed è additato da Mons. Bandi quale esempio di come si attua il programma della Chiesa.[44]

            Nel 1893, in circostanze che davvero mostrano come la Provvidenza di Dio aiuti gli inermi, fonda il primo collegio convitto e scuola interna per ragazzi poveri.[45]

            Nel 1894, sempre ancora chierico, lo troviamo applaudito esuberantemente in un discorso ufficiale nella IV Adunanza regionale dell’Opera dei Congressi, tenuta a Tortona e presenti il Paganuzzi, il Ricci, il Perosi.[46]

            L’anima « popolare » di Don Orione, il suo senso delle «anime» in quanto società e in quanto Chiesa, di certo si formarono in questo momento storico della Chiesa tortonese e alla scuola di Mons. Bandi in particolare.[47]

            Significativa testimonianza di quell’ambiente fu l’accoglienza che ebbe l’opuscolo « Come si diventa parroco d’azione cattolica», scritto dal Rocca d’Adria nel 1895. Mons. Bandi scrivendo al Rocca d’Adria così si esprime: «…l’azione cattolica l’ho sempre avuta in testa tal quale la S. V. ce la propone, e l’ho sempre creduta attuabilissima… Voli pertanto l’utilissimo opuscolo per tutte le trecento parrocchie della mia Diocesi».[48]

            Quale era il programma del giovane parroco di azione cattolica come ha «sempre avuto in testa » Mons. Bandi?

«(Il giovane prete di azione cattolica) non si illuda di richiamare più gente addobbando maggiormente la chiesa in occasione di feste, battesimi, matrimoni e funerali, che anzi si attirerebbe la fama di prete ricco. Richiami attorno a sé i ragazzi, invitandoli per le strade. Organizzi per loro l’oratorio. Vada nei campi e tratti con i contadini i loro problemi esprimendosi nel loro linguaggio. Quanta influenza guadagnerà in mezzo ai suoi parrocchiani di campagna, il giorno in cui saprà mettere mano all’aratro e tracciare il solco, parlare al contadino del suo bestiame, dei campi e delle vigne, dei redditi delle terre e dei mezzi per migliorarne la coltivazione! Faccia lo stesso con gli operai. Faccia di più. Tratti  i loro interessi. Faccia venire in paese suore ospedaliere e le metta all’opera per assistere ammalati. Faccia contribuire i padroni alla costruzione di un asilo… Organizzi le madri facendole uscire dal chiuso domestico. Organizzi il segretariato del popolo…».[49]

            Questo programma che trovò alquanto riluttante e pigro il clero tortonese, un po’ chiuso nel suo concetto di casta  e, magari inconsapevolmente, tocco da un certo giansenismo aristocratico,[50]entusiasmò, invece, e trovò un convinto e geniale attuatore in Don Orione. Ognuna delle raccomandazioni del Rocca d’Adria potrebbe essere un capitolo della sua vita.

 

               L’OPERA DELLA STAMPA CATTOLICA

             Un’altra direzione in cui operò Mons. Bandi per ottenere quella mobilitazione delle coscienze, che sola avrebbe permesso alla Chiesa di riprendere la sua funzione di guida nella società, fu l’opera della stampa.

            L’opera della stampa cattolica a Tortona, a fine ‘800, è attivissima. La  Società della buona stampa vi fu fondata nel 1895. La realizzazione più considerevole in questo settore fu la pubblicazione del nuovo giornale diocesano: “Il Popolo. Corriere settimanale della Diocesi di Tortona”. Sostituì “La sveglia” pubblicazione battagliera, ma limitata. Il suo primo numero uscì il 13 giugno 1896. Esso venne annunciato fin dal 16 maggio 1895 con una Lettera pastorale di Mons. Bandi che ne sottolineava l’urgente necessità: «Mirate o fratelli, come gli avvenimenti precipitino e come il nostro buon popolo cristiano si trova impreparato affatto a ciò che dagli avversari potrebbe essere disposto. I partiti vanno sempre più rafforzandosi, i programmi si delineano ogni giorno più netti, e tutto fa prevedere che grandi battaglie sociali siano imminenti».[51]

            Di qui l’esigenza di formare, attraverso un giornale per il popolo, coscienze cristiane adulte. Il Lanzavecchia così spiega l’atteggiamento di Mons. Bandi: «La preoccupazione della propaganda antireligiosa, atea, immorale, anticlericale, della sovversione sociale portò Mons. Bandi ad un programma costruttivo ed efficace di diffusione e di affermazione dei valori spirituali e della cultura cattolica, onde educare in senso cristiano il costume, l’opinione pubblica, la società».[52]

            Anche questa «urgenza dell’opera della stampa» sarà presente in Don Orione, e si concretizzerà in una grande e qualificata mole di pubblicazioni con l’unico scopo di «condurre, far ritornare le anime alla religione». [53]

 

              «LAICATO IN SACRESTIA», OVVERO, COLLABORAZIONE ATTIVA

             Un  altro aspetto caratteristico dell’ambiente ecclesiale tortonese è costituito dalla  corresponsabilizzazione e collaborazione del laicato. Se restò famoso lo slogan più volte ripetuto da Mons. Bandi «preti fuori di sacrestia», altrettanto innovatore fu il suo «laicato in sacrestia».

            Un po’ esuberante, ma comunque sempre concreto, così Mons. Bandi si spiega nella sua lettera pastorale del 20 agosto 1897 su l’«Azione Cattolica»: «E usciti che noi saremo in campo, o venerabili fratelli, troviamo già dei combattenti… dei laici. Noi affermiamo che la cooperazione del laicato all’azione cattolica è non solo utile, ma necessaria… Il pericolo che oggi corriamo è comune, lasciate adunque che tutti si levino alla difesa, uomini e donne, nobili e plebei, professionisti e laici. E voi, venerabili fratelli, teneteveli cari, cotesti laici, che si sentono di romperla con l’andazzo dei tempi».[54]

            Effettivamente in Tortona si formò una presenza molto attiva di laici nelle Società cattoliche per la formazione religiosa e culturale della gioventù, nella fondazione di Casse rurali, nelle Società di mutuo soccorso, nelle Società operaie. A quest’ultime Mons. Bandi diede un nuovo Statuto il 19 marzo 1897.[55]

            Il giornale “La Tribuna” di Roma, in una corrispondenza da Tortona del 31 dicembre 1897, riferisce de «Il lavorìo dei clericali»: «Giorni or sono… si è inaugurata una nuova vasta cooperativa di consumo. Si contano già un migliaio di soci. In breve tempo sono sorte società operaie cattoliche, circoli di giovani, casse rurali, leghe per il riposo festivo, scuole femminili: tutte opera del locale comitato diocesano e degli innumerevoli comitati parrocchiali. Domani cominceranno a funzionare le cucine economiche, sempre si intende a cura dei clericali. E il partito liberale? Se ne sta colle mani alla cintola».[56]

            Quale cambiamento della situazione rispetto al ventennio precedente descritto nelle relazioni dei Prefetti sullo «spirito pubblico» della città di Tortona!

 

            «DAL TEMPIO ALLA PIAZZA»: AZIONE SOCIALE

 

            Mentre a Tortona si procedeva su questa strada di azione cattolica, scoppiarono i moti del maggio 1898 e sopravvennero le leggi di repressione. La fitta rete delle opere sociali fu stroncata. La ripresa successiva fu assai lenta.

             Mons. Bandi restò ancora per qualche anno alla ribalta della scena ecclesiale italiana. Ad animare a fervore organizzativo giunse la sua importante e « storica » Lettera pastorale del 6 marzo 1901, intitolata «La questione sociale, il socialismo e la democrazia cristiana».[57]In essa egli prese netta posizione a favore della partecipazione dei cattolici alla vita pubblica, mostrando le gravi conseguenze derivanti dalla loro non partecipazione al voto. Indicò, inoltre, con chiarezza dottrinale e pastorale cosa doveva essere la «democrazia cristiana» rifacendosi ai principi della Rerum Novarum: «…democrazia non è e non vuol essere altro che un’azione a pro del popolo, per riabilitarlo»,[58] perché, come aveva precedentemente scritto, «il cristianesimo non consiste solo nella recita di qualche preghiera o nelle penombre del tempio o nell’offerta di un mazzo di fiori alla Madonna, ma nell’occupazione di tutto l’uomo».[59]

            Rivolto ai sacerdoti aveva chiaramente indicato stile e azione che, in quell’epoca, era a loro chiesto: «Sta bene che voi innanzitutto siate uomini di preghiera e di pietà profonda; ché sarebbe vano lo sperare un’azione quale è voluta dal Papa, quale è richiesta dalla lotta che si combatte, forte costante energica, da chi non è uomo di preghiera e di pietà. Sì, io voglio dal Sacerdote che ogni mattina faccia la sua mezz’ora di meditazione, che celebri ogni mattina con fervore la Santa Messa, ma voglio pure, e si vuol pure dal S. Padre, che il Sacerdote dall’Altare, dalla meditazione, dal Confessionale, dal tempio insomma, si porti in piazza, in mezzo al popolo, nei Circoli e dovunque v’è da operare, da agire, da agitarsi santamente. (…) Usciamo adunque di sacrestia, dopo aver attinto dalla pietà e dalla preghiera e lumi e coraggio».[60]

            Questo era l’ambiente, queste le idee, le iniziative della Tortona in cui Luigi Orione si trovò nei suoi giovani anni di chierico e sacerdote.

            La carità, via per “Instaurare omnia in Christo” e “in Ecclesia, in Papa” - aggiungerà Don Orione -,[61]vi trovò stimolo, accoglienza e sviluppo, tanto che la sua Opera, da quel primo timido inizio dell’Oratorio festivo – nel giardino del Vescovo -  giunse ad espandersi rapidamente, in attività e persone, e ad ottenere, già nel 1903, il 21 marzo, l’approvazione Diocesana.[62]

            Grande fu il merito del Vescovo Bandi che capì e benedisse l’opera sorprendente di un Chierico-fondatore. Ma l’uno e l’altro erano opera di Dio.

 

            CONCLUSIONE

           In un quartino di quaderno, in cui il chierico Orione aveva raccolto appunti, citazioni, frasi celebri, troviamo scritto: «L’uomo ha bisogno di essere stimolato dalla necessità, svegliato dall’emulazione, infiammato dal contrasto».[63]

          Tutte queste situazioni, necessarie per la formazione di una forte personalità (necessità, esempi e contrasti), furono consistentemente presenti nel prezioso tempo della formazione tortonese del giovane Orione.

            Egli fu stimolato dall’esperienza di grandi necessità. Quelle personali innanzitutto: la sua povertà, la necessità di lavorare, di guadagnarsi la retta di seminario come custode e sacrestano in Duomo. Era ben consapevole delle necessità della Chiesa tortonese bisognosa di un clero che «uscisse di sacrestia», di cristiani più coerenti e combattivi; bisognosa di vocazioni, ecc. Infine, era sensibile alle necessità della società che ben presto imparò a conoscere: i ragazzi, i poveri, il mondo operaio, il mondo della scuola; la perdita dei valori tradizionali, il decadimento morale, il calo di speranze… la più grande delle povertà.

              Il giovane Orione fu altresì svegliato dall’emulazione di grandi e nobili esempi di vita: ricordiamo subito, e soprattutto, Mons. Bandi, ma anche gli altri ottimi Superiori di seminario: Mons. Daffra, Mons. Novelli, Don Testone; pensiamo ai Perosi, ai membri della Conferenza  San Vincenzo, della Società Operaia cattolica San Marziano; e tanti altri. Mons. Bandi, in particolare, e Tortona hanno dato la spinta (come ‘provocazione’ e come ‘esempio’) e la concretezza pastorale ad amori, intuizioni, progetti (Gesù, Papa, “Anime”, Maria) che Luigi Orione, diciassettenne, arrivando a Tortona nel 1889 proveniente dalle esperienze francescana e salesiana, già aveva, ma che sarebbero potuti rimanere a livello ideale, adolescenziale, e presto svanire. Questo Vescovo e questo ambiente diocesano, con la vivacità e l’incisività dello spirito pionieristico della pastorale, mediante i dinamismi della emulazione, hanno “dato corpo” (scelte apostoliche, stile, vie di azione, ecc.) alla forte originalità spirituale di Don Orione. Pare di rilevare che è soprattutto nell’aspetto sociale - ‘popolare’ che la novità-influenza di Mons. Bandi è stata particolarmente decisiva.

            Tortona, infine, fu in quel fine ‘800 ambiente vivace e di grandi contrasti. Luigi Orione ne fu infiammato e temprato. Pensiamo alle opposizioni laiciste liberali, massoniche e socialiste fatte alla Chiesa tortonese. Però, pensiamo anche agli aspri contrasti suscitati dalla diffidenza e dall’inerzia di certo clero e di certi cristiani rinunciatari. Mons. Bandi, fu autore ispirato di ‘buona musica’ che mise per iscritto in modo mirabile nelle sue 150 Lettere Pastorali, capolavori di fede, di scienza e di sapienza apostolica. Ma – e Mons. Bandi lo fa capire in molti passi delle sue Lettere -  trova pochi “suonatori” vicino a sé. I più ripetono, per conto loro, stanchi motivetti di epoche passate, brontolando e osteggiando le novità.

            L’intreccio dell’esistenza (le vie della Divina Provvidenza) volle che in questo ambiente ed in questo tempo, fortemente educativo, il giovane Orione giungesse per attingervi progetti di vita, scelte, vie di azione pastorale. La sua originalità spirituale vi prese consistenza e identità, per cui autenticamente si definì «figlio di Tortona».[64]

            Qualcosa di Tortona restò per sempre nella vita di Don Orione.

 


[1] BONGIANINO LUIGI Vesc. Il Beato Luigi Orione e gli oratori giovanili. Tip. Don Orione, Tortona, 1985. Per comprendere la verità di questo discorso si presuppone una buona conoscenza della vita di Don Orione. Si veda qualche buona biografia di Don Orione. Una documentazione completa la si trova in POSTULAZIONE DELLA PICCOLA OPERA DELLA DIVINA PROVVIDENZA.Don Luigi Orione e la Piccola Opera della Divina Provvidenza. Documenti e Testimonianze. Vol I: 1872-1893; Vol. II: 1893-1900. Ed. Piccola Opera della Divina provvidenza, Tortona-Roma. Per una conoscenza di Don Orione, cfr. G. Papasogli, Vita di Don Orione. (IV ed.), Gribaudi, Torino, 1994. A. Gemma, I fioretti di Don Orione, Dehonia­ne, Roma, 1994. Nel nome della Divina Provvidenza. Le più belle pagine di Don Orione, Piemme, Casale M., 1994. F. Peloso, Don Orione. Intervista verità, San Paolo, Cinisello B., 1997. F. Peloso, Don Orione, un vero spirito ecumenico, Dehoniane, Roma, 1997. D. Sparpaglione, Il Beato Luigi Orione. (IX ed.). Ed. Paoline, Roma, 1998.

[2] Così Don Ignazio Terzi si espresse in una sua conferenza sulla «spiritualità di Don Orione»  pubblicata in Il popolo dertonino,3 febbraio 1985, p. 8.

[3] Nota bibliografica: Utilizzo materiale della mia Tesi La devozione popolare mariana nel Beato Luigi Orione. Istituto di Liturgia Pastorale S. Giustina, Padova, 1983; ed inoltre documentazione del Seminario di Studio L’ambiente tortonese in cui si formò il giovane Luigi Orione, Istituto Teologico Don Orione, Tortona, 1984, e del precedente studio Don Orione, “figlio di Tortona”, Messaggi di Don Orione n.63, Roma, 1986. Per delineare il contesto storico della Diocesi di Tortona: ROGNONI G. Il profilo di un Vescovo insigne Mons. Igino Bandi, Vescovo di Tortona, nei suoi scritti e nelle sue opere. S.A.G.S.A., Como, 1948. POSTULAZIONE DELLA PICCOLA OPERA DELLA DIVINA PROVVIDENZA. Don Luigi Orione e la Piccola Opera della Divina Provvidenza. Documenti e Testimonianze. Vol. I: 1872-1893; Vol. II: 1893-1900. LANZAVECCHIA R. Opera dei Congressi e movimento sociale cattolico nella Diocesi di Tortona (1874-1904). Centro studi Faà di Bruno, Alessandria, 1981. GOGGI C. Per la storia della Diocesi di Tortona. Raccolta di notizie storiche. Tortona, Tip. Rossi, 1965. VARVELLO E. La visita pastorale di Mons. I. Bandi nella Diocesi di Tortona (1891-1897). Università di Torino, Facoltà di lettere e Filosofia, 1969-1970. PIRANI G. Don Orione e la sua Diocesi in Don Orione nel centenario della nascita: 1872 – 1972. Ed. Piccola Opera della Divina Provvidenza, Roma, 1975, p. 54 – 73. TERZI I. Don Orione e il Seminario di Tortona. Ed. Don Orione, Roma, 1980 (Messaggi di Don Orione, 46). POLLIDORO C.  I cattolici tortonesi attorno al Novecento in Protagonisti per voltar pagina (Rivista mensile di Tortona), III (1983), n.3, p.3-11 e n.4, p.3-6. GORINI A. La formazione giovanile di Luigi Orione in AA.VV. La figura e l’opera di don Luigi Orione (1872-1940), Ed. Vita e Pensiero, Milano, 1994, p.19-92.

[4] Nel 1896 la Diocesi di Tortona comprendeva 275 parrocchie e 26 succursali con una popolazione di 120.000 abitanti.

[5] ROGNONI G., o.c. p.33

[6] Cfr. CAPITELLI P. La «Democrazia cristiana» in La Diocesi di Tortona durante l’episcopato di Mons. Igino Bandi (1890-1914) in Julia Dertona XXIII 1975, p.70-100.

[7] VARVELLO E. o.c. p. 221. Il suo studio è ottimo per conoscere la Tortona di fine ‘800.

[8] Dalla visita pastorale di Mons. Bandi risulta che qualche parroco lamenta che «non solo non vanno alle funzioni liturgiche ma gli danno il dispiacere di organizzare un ballo per la festa del Patrono, oppure di andare al mercato durante l’ora della Messa», Cfr. VARVELLO E. o. c.  p.222-223.

[9] LANZAVECCHIA R. o.c., p. 9-32.

[10] VARVELLO E. o.c.  p. 226-227. Anche l’ambiente formativo del seminario doveva avere la sua influenza in questa situazione. Testimoni di quell’epoca, ricordano come vi fosse stata una ondata di giansenismo e di rilassatezza morale e spirituale cui, solo lentamente, Rettore e Superiori posero rimedio.

Cfr. «I tempi del Seminario quando c’era Don Orione, non erano i migliori» (Gragnolati) « Erano anni burrascosi» (Maiocchi), «c‘era allora un poco di giansenismo in Seminario» (Don Orione), Cfr. Don Orione I  p.427-444. TERZI I. Don Orione e il Seminario di Tortona, o.c..

[11] VARVELLO E., o.c., p. 227

[12] Ibidem, p. 227-28.

[13] Ibidem, p. 229-30.

[14] Relazione sullo spirito pubblico. 1874 in Archivio di Stato di Alessandria, cartella Prefettura di Alessandria n. 61. Annotando poi «la morte del vecchio Vescovo di Tortona e la nomina del nuovo, Mons. Capelli di Vigevano, le conghietture che si fanno sulle tendenze del nuovo pastore e sul suo atteggiamento rispetto al governo», il Prefetto rassicura «che il nuovo prelato colle cortesi lettere dirette alle autorità del circondario della provincia ha mostrato di buon volere di vivere in pace e di meritarne il favore». Prezioso studio di questo periodo è quello del LANZAVECCHIA  R. o.c., Cfr. ROGNONI G., o.c. p.98-100.

[15] «Relazione sullo spirito pubblico». 1876. In Archivio di Stato di Alessandria, cartella Prefettura di Alessandria, n. 61.

[16] Ibidem.

[17] «Relazione sullo spirito pubblico». 1880. In Archivio di Stato di Alessandria, cartella Prefettura di Alessandria, n. 63.

[18] LANZAVECCHIA R., o.c. p. 10; a riguardo della situazione economica del tortonese: «L’economia nella vasta diocesi tortonese non era florida.  Nei pochi centri urbani era pressoché assente una qualsiasi attività industriale, astraendo dalla filatura della seta; modesti i commerci (grano, granoturco, fieno, verdure). L’agricoltura costituiva la quasi esclusiva risorsa; le condizioni di vita erano misere… L’emigrazione costituì uno sbocco doloroso, ma assai frequente. La cultura era molto bassa; diffusissimo l’analfabetismo. La classe operaia e contadina non dava preoccupanti segni di reazione; qualche sciopero a Novi Ligure era stato ben presto contenuto», o.c. p. 8-9.

[19] Nella Diocesi di Tortona ebbe notevole influsso l’attività svolta da G. Albertario, gagliardo propugnatore dell’intransigentismo, molto amico del Vescovo capelli; il maestro G. Perosi, invece, era il fedele interprete dello spirito dell’Opera dei Congressi, molto legato al Paganuzzi; notevole seguito ebbero anche le iniziative sociali di Domenico Buffa (Lega degli amici di Gesù Cristo) e di Don Luigi Cerutti (Casse rurali).

[20] LANZAVECCHIA R., o.c. p. 12.

[21] Cfr. ROGNONI G. o.c.. Si veda dei volumi Don Luigi Orione e la Piccola Opera della Divina Provvidenza, o.c., consultando all’indice onomastico, la voce Bandi Igino. Molte notizie sono raccolte nel contributo di L. Brolese Fatti e idee nella Diocesi di Tortona 1890-1895, p. 16-66 in L’ambiente tortonese in cui si formò il giovane Luigi Orione. Tortona, 1984.

[22] ROGNONI G. o.c. p. 100. Cfr. anche VARVELLO E. La visita Pastorale di Mons. Bandi nella Diocesi di Tortona (1891-1897) o.c. p. 218-32. Ed anche PIRANI G. o.c. p. 63-71.

[23] A Tortona c’è tutto un fiorire di testate di giornali, una trentina solo in quest’ultimo decennio di secolo, in genere ostili fino all’ingiuria e alla calunnia contro il clero e la Chiesa, contro la religione e i suoi insegnamenti. I giornali di questo periodo sono stati catalogati e studiati da F. Antonelli e A. Ursillo in  L’ambiente tortonese in cui si formò il giovane Luigi Orione, o.c. p. 67-82.

[24] Mons. Igino Bandi fu elevato Vescovo nel concistoro del 23.6.1890 e ordinato il 14.9.1890, ma solo l’11.1.1891 giunse l’exequatur governativo che gli permise l’ingresso in Diocesi il 2.2.1891.

[25] Lettera pastorale n. 5, 1892, p. 14 e anche Lettera pastorale n. 19, 1892, p. 5-6.

[26] Lettera pastorale n. 5, p.15.

[27] Lettera pastorale n. 33 del 1894, p. 5 e la precedente n. 21 del 1893, p. 4-5.

[28] Lettera pastorale n. 4 del 1891, p. 22.

[29] «La carità è la migliore apologia della Chiesa», dirà Don Orione; e anche « La  nostra predica è la carità», « La nostra politica è la carità».

[30] Lettera pastorale  n. 4 del 1891, p. 7-9.

[31] Cfr. lo studio di R. Crapanzano su Il papa: pensiero e iniziative di Mons. Bandi in L’ambiente tortonese in cui si formò il giovane Luigi Orione, o.c. p. 106-112.

[32] Lettera pastorale  n. 29 del 1893, p. 34-35. Quando il 31 gennaio 1913 Don Orione presentò a Mons. Bandi «la stampa delle Piccole Costituzioni della nascente Congregazione » sottolineò che «Esse sono animate per Divina Grazia, da quello spirito di schietto amore alla Chiesa e al S. Padre attinto dal Ven.le Don Bosco e da Vostra Eccellenza Rev.ma» in Corrispondenza Mons. Bandi, Archivio Don Orione, B6.

[33] Cfr. ROGNONI G. o.c. p. 98-111; GOGGI C. o.c. p. 417-427.

[34] Mons. Bandi fondò il nuovo Seminario di Stazzano (1896), dando anche nuova impostazione e regolamento: cfr. ROGNONI G.  o.c. p. 36-44 il quale ben documenta il suo zelo per il clero, p. 65-74, tramite visite pastorali, p. 75-78, sapiente legislazione, lettere pastorali e convegni, p. 79-86 e l’opera della stampa p. 112-117. Nell’Archivio della Diocesi di Tortona sono conservati il Programma generale scolastico ed orari per i Seminari diocesani. Tip. Rossi, Tortona, 1893 e l’importante Regolamento per i Seminari della Diocesi di Tortona. Tip. Rossi, Tortona, 1894, di ben 288 pagine. Cfr. GUASCO M.  Fermenti nei seminari del primo ‘900. Ed. Dehoniane, Bologna, 1971; TERZI I. Don Orione e il Seminario di Tortona, o.c..

[35] Nostra traduzione dall’originale latino conservato nell’Archivio di Stato della Città del Vaticano. Cfr. LANZAVECCHIA R. o.c. p. 14-15. Di Mons. Bandi e Don Orione si occupa anche ROGNONI G. o.c. p. 90-96: «…vivevano e lavoravano per le stesse idealità e collo stesso ardore di fede: esuberanti entrambi di sentimenti e d’entusiasmo per qualunque forma di bene, disposti a superare tutti gli ostacoli».

[36] POLLIDORO C., o.c. p.10. Egli fa altre importanti osservazioni su Don Orione e sulla sua azione «sociale ma non socialista »: «Don Orione fu dunque il prete dei poveri, come risulta del resto dal suo stesso programma, ma nel suo dire non c’è nulla che lo avvicini ai socialisti ». o.c. p.11.

[37] LANZAVECCHIA R., o.c. p. 17. Nella Diocesi di Tortona in quel periodo il movimento cattolico conobbe uno sviluppo eccezionale, uno dei più importanti dell’Italia del Nord. Così ne dà relazione il Vescovo Bandi nella sua autorevole  Relatio ad Apostolicam Sedem in occasione della Visita ad Limina del febbraio 1895: «…Penso sia da riferire qualcosa a riguardo di iniziative promosse e di altre da promuovere tra i laici in favore del cattolicesimo. Nella città di Tortona e di Novi Ligure, già da  dieci anni e più fu fondata e prospera la Società Cattolica degli operai per il mutuo soccorso alla quale fu dato uno statuto approvato dall’autorità ecclesiastica; parimenti la Società di S. Vincenzo de’ Paoli che ogni settimana viene in aiuto dei poveri soprattutto durante il tempo invernale e in occasione di speciali urgenze e necessità, la quale osserva le regole prescritte dai fondatori parigini. (…) Una Società Cattolica degli Operai fu istituita ugualmente sotto gli stessi statuti più o meno, con i quali è retta quella tortonese, è perciò approvata dall’Ordinario, precisamente nelle città di broni e Borghetto Borbera, e nelle parrocchie di  Mezzanabigli, Stazzano, Molino de’ Torti, Corana. Casse rurali furono costituite a Tortona e Broni, soprattutto in aiuto dei contadini, affinché questi, in caso di necessità non siano costretti a chiedere un mutuo con gravi usure; ora si tratta di fondarne altre anche in altre città. Ugualmente i circoli cattolici in  favore dei giovani per la divulgazione di buone stampe e di libri sono stati introdotti nella città di Tortona, Novi, Voghera, anche nelle parrocchie di Molino de’ Torti, Campoferro, Oriolo, da dove si pensa possano essere costituiti anche nei paesi circostanti. Pochi finora sono i Comitati parrocchiali, i quali dipendano come conviene rispettivamente dal Comitato diocesano esistente nella sede episcopale, o dai sottocomitati di Voghera e di Novi. In alcune parrocchie in realtà già sono fondati e in molte altre confido vengano fondati dopo la lettera pastorale, che prossimamente mi propongo di divulgare per comunicare a tutta la Diocesi le determinazioni e i voti espressi nel Convegno regionale cattolico, tenuto presso di noi in questa stessa città, nel passato mese di settembre; raccomanderò fortemente la loro esecuzione secondo le varie circostanze affinché si promuova ovunque nella Diocesi l’azione, la prosperità e l’incremento del cattolicesimo».

[38] TERZI I. Don Orione Beato in  Atti e Comunicazioni della Curia generalizia della Piccola Opera della Divina Provvidenza, XXXIV (1980), p. 102.

[39] Citando il S. Padre, Mons. Bandi si riferisce ad un Breve di Leone XIII del 9 settembre 1891, indirizzato al Comm. Paganuzzi, nel quale svolgeva il concetto e stabiliva le basi dell’azione, dell’influenza e della efficacia dell’Opera dei Congressi. Lettera pastorale n. 33 bis. Tip. Rossi, Tortona, 1894.

[40] Discorso di Mons. Bandi del 12 settembre 1894. Tip. Roberti, Bassano, 1894, p. 7. In Archivio Vescovile di Tortona si può trovare anche la dettagliata Relazione della IV Adunanza Regionale Ligure tenutasi in Tortona nei giorni 17-18 settembre 1894. Tip. Salesiana, San Pier D’Arena, 1895.

[41] ROGNONI G. o.c. p. 53-54. Cfr. Lettera pastorale n. 33, Tip. Rossi, Tortona, 1894, riguardante il pellegrinaggio diocesano a Fontanasanta.

[42] Don Luigi Orione e la Piccola Opera della Divina Proviidenza: 1872-1893, o.c. p. 616-629. Ricordando la San Vincenzo, e il suo presidente, Giuseppe Perosi, Don Orione scrisse: « Io, ogni volta che vado tra me ricordando la fede così viva, che si vedeva sempre, ma specialmente in quella benedetta conferenza di San Vincenzo – che per me, chierico allora, fu una grande scuola ed esempio di carità e di fede vera - , mi sento come ristorare l’anima, e non posso lasciare di benedirlo, Giuseppe Perosi, perché mi ha fatto del bene». Cfr. Don Orione. Lettere scelte.A cura di Domenico Sparpaglione. Paravia, 1947, p. 27. Scritti, 40-122.

[43] Della solenne inaugurazione di quell’Oratorio è stato ritrovato recentemente una copia del Foglietto-invito stampato a Tortona dalla Tipografia S. Rossi e ora reperibile nell’Archivio-Biblioteca del Seminario di Tortona. MONS. BANDI.Lettere pastorali e stampati diversi, 1891-1892. Vol. 16 (Scansia 53) p. 57. Don Orione ne parla nella sua lettera da Buenos Aires del 3 luglio 1936 in Lettere, II, p. 365-9.

[44] Ibidem, p.636-694. Sorprendentemente, sempre nel 1892, Luigi Orione fu invitato al X Raduno dell’Opera dei Congressi tenuto a genova, 4-8 ottobre. Cfr. Don Orione e la Piccola Opera della Divina provvidenza, o.c. p. 721.

[45] Cfr. PAPASOGLI G. Vita di Don Orione, Gribaudi, Torino, 1979, p. 53-65. Copiosissima documentazione in Don Luigi Orione e la Piccola Opera della Divina Provvidenza: 1893-1900.

[46] Cfr.Relazione della IV Adunanza Regionale Ligure tenutasi in Tortona nei giorni 17 e 18 settembre 1894. Tip. Salesiana, 1895.

[47] Questa convinzione è espressa e documentata anche da Mons. A. Del Monte. Don Orione nel centenario, o.c. p. 92-100. O. Ferrari ha riferito su Il popolo: pensiero e iniziative di Mons. I. Bandi in L’ambiente tortonese in cui si formò il giovane Luigi Orione, o.c. p. 94-105.

[48] LANZAVECCHIA R. , o.c. p. 24.

[49] STELLA  P. Il prete piemontese dell’800: tra la rivoluzione francese e la rivoluzione industriale.. LDC, Torino, 1972, p. 38-39. L’opuscolo ebbe vasta eco e diffusione tanto che dalla sua prima edizione – Canonica, Torino, 1895 – giunse alla sua sesta edizione nel 1901, Buffetti, Treviso.

[50] Si veda la Pastorale  n. 56 di Mons. Bandi, Tip. Rossi, Tortona, 1897, p. 10-13: « Clero fuori di sacrestia! Non considerate che non è sacrestia solamente il recinto delle sacre mura ma ogni luogo dove occorre spiegare  ed applicare il Vangelo, e dove trattasi la causa di Dio e del suo popolo? Si, si, voi state chiusi nelle quattro mura; e le anime si perdono e Gesù Cristo viene vilipeso nelle scuole, nelle officine, nelle pubbliche amministrazioni! Non so capire abbastanza l’insipienza di quella frase – il parroco faccia il parroco -  che si oppone all’azione cattolica.  Il papa dice lavorate, ed essi non se ne dan per intesi. Gridano: anime, anime! E non vanno per mezzo dell’azione cattolica in cerca delle anime là dove si trovano ». TERZI I. La spiritualità del Beato Luigi Orione nella luce del rinnovamento post-conciliare in Vita consacrata  XVII (1981), p. 286-7 parla della « novità di stile di clero» portata da Don Orione.

[51] Lettera pastorale n. 51, Tip. Rossi, Tortona, 1896.

[52] LANZAVECCHIA R., o.c. p.26. ROGNONI G., o.c.  p. 112-118. «Più volte i familiari l’hanno udito dire: “Lasciatemi morire e poi avvolgetemi in un fascio del Giornale Il Popolo». Nel 1896 la lettera pastorale n. 51 è dedicata alla «Società Diocesana della Buona Stampa».

[53] Scritti, 91-247.

[54] Lettera pastorale n. 56. Tip. Rossi, Tortona, 1897, p. 13-17.

[55] Cfr. LANZAVECCHIA R., o.c. p. 33; ROGNONI G., o.c. p. 111.

[56] ROGNONI G., o.c. p. 108-109.

[57] Lettera pastorale n. 79 Tip. Rossi, Tortona, 1901. Trattazione importante e di vasta eco nazionale, di ben 93 pagine.

[58] Lettera pastorale n. 86. Tip. Rossi, Tortona, 1902. Il POLLIDORO C. o.c. p.7 scrive: « E’ interessante notare l’evoluzione di questo Vescovo che da intransigente oppositore dello stato unitario divenne sostenitore della partecipazione alla vita politica dei cattolici e un difensore della democrazia cristiana».

[59] Lettera pastorale « La questione sociale ». Tip. Rossi, Tortona, 1898. Mons. Bandi sentì forte l’urgenza du una azione sociale concreta ed incisiva per riportare la società a Dio. Per questo gettò a piene mani i primi fermenti dell’azione economico-sociale cristiana nella sua Diocesi, orientandola genuinamente verso il popolo. Cfr. ROGNONI G., o.c. p. 98-106.

[60] Discorso di Mons. Bandi tenuto a Pavia nell’Adunanza generale dell’Opera dei Congressi del 12 settembre 1894. Tip. Roberti, Bassano, 1894. Reperibile in Archivio della Diocesi di Tortona.

[61] Cfr.Don Orione. Lettere, I p. 17 e la lettera a Mons. Bandi sull’«Instaurare omnia in Christo», Lettere, I p. 41-46.

[62] Si legga in Don Luigi Orione. Lettere. Ed. Piccola Opera della Divina Provvidenza, Roma, 1969. Vol. I p. 11-22, il Piano e Programma della Piccola Opera presentato al Vescovo Bandi in data 11 febbraio 1903. Cfr. anche PIRANI G.  Don Orione e la sua Diocesi,  o.c. p. 61-71. Lo storico S. Tramontin definì Don Orione « un prodigioso a solo dello Spirito » nel quadro storico del suo tempo. Il Card. G. Colombo scelse, invece, l’immagine di « un’ape del buon Dio» che assunse fior da fiore il meglio. Dopo quanto esposto dello sviluppo giovanile di Luigi Orione, come non pensare a metterli insieme i due dinamismi e applaudire al prodigioso a solo dello Spirito di cui Don Orione fu eccellente strumento, trasformando l’ispirazione e la situazione in una creazione armonica elevante a Dio?

[63] Questi “fogli di appunti” degli anni di seminario, testimoni di idee, di ideali e di interessi del giovane chierico Orione li troviamo pubblicati in  Don Luigi Orione e la Piccola Opera della Divina Provvidenza :1872-1893. P. 742-752. La frase citata è a p. 751.

[64] Cfr. Lettera a Mons. Bandi del 19.3.1910 in  Corrispondenza Mons. Bandi. Archivio Don Orione, B 6. Per una valutazione più globale del contesto storico tortonese, di Mons. Bandi e del loro influsso sul chierico Orione si veda la mia  Conclusione, p. 121-126, in L’ambiente tortonese in cui si formò il giovane Luigi Orione., o.c..

Lascia un commento
Code Image - Please contact webmaster if you have problems seeing this image code  Refresh Ricarica immagine

Salva il commento

thumb
Buonanotte del 9 dicembre 2018