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Messaggi don Orione
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Nella foto: Card. Jozef Glemp

Cardinale Jozef Glemp, Arcivescovo di Varsavia e Primate di Polonia.

JOZEF GLEMP

UN SANTO DENTRO LA STORIA

 

            Io, polacco che giungo a Tortona, ritrovo ciò che è comune agli uomini di fede: il culto di Maria Santissima, la figura amica del beato Don Orione, le sue opere e il fine comune che ci si prospetta nell’imminenza del Giubileo della Natività di Cristo.

            Vorrei che il nostro discorso affrontasse tre importanti argomenti. Il primo è l’affascinante figura di Don Orione che, pervaso in vita di Dio, riuscì a lasciare un’opera che pone l’uomo al costante servizio nell’amore. Il secondo argomento è Maria, ausiliatrice di coloro che a Lei si sono affidati. Il terzo argomento è l’avvenire che dobbiamo costruire per la nostra esistenza comune sulla terra. Un cammino illuminato dal fulgore della Madonna e dall’esempio di vita di Don Orione.

 

Il rinnovamento dal basso

Osservando la vita del beato Don Orione, non possiamo trattenere la meraviglia per quel fenomeno sociale che portò un ragazzo di umili origini, nativo del borgo di Pontecurone, a diventare un sacerdote capace di mutare rapporti sociali cattivi in buoni, ammirato da Papi, politici e da tutti coloro che scoprirono la presenza creativa della fede nel quotidiano.

            Quale poteva essere la vita di un bambino a Pontecurone 120 anni fa? Dinanzi agli occhi aveva per prima cosa il tanto lavoro, duro e tenace dei genitori. Né il padre, operaio stradale, né la madre, indaffarata a mantenere la famiglia, potevano permettersi l’ozio. Luigi Orione, ragazzo molto dotato e sensibile, non poteva non accorgersi dei torti sociali e del male annidati nel cuore degli uomini. Avrebbe potuto reagire cedendo a quello stile di vita, ingrossando le file dei giovani trascurati, pronti a rubare e a non studiare, oppure intraprendere un’opera di rinnovamento morale nell’animo di quei giovani e battersi insieme a loro per il bene. Luigi Orione scelse la seconda via. Per poter fare del bene volle intraprendere la via del sacerdozio. Ebbe la grazia della vocazione a servire Dio e le rimase fedele.

            A questo punto sovviene una riflessione sulla realtà odierna. Anche oggi, quanti ragazzi e ragazze buoni, sensibili, reattivi al male, avvertono il bisogno di migliorare il modello della vita. Ma di rado, troppo di rado, optano per il sacerdozio o per la vita consacrata e ritengono che il miglioramento della vita dipenda, invece,  dal mutamento delle strutture sociali. E’ innegabile che strutture sociali buone e giuste siano indispensabili per la vita umana, ma sappiamo pure che, se esse non rimandano a un essere umano moralmente rigenerato, nessuna struttura sarà in grado di sostituire la coscienza o di riscaldare un cuore freddo.

            Nel periodo in cui il giovane Luigi Orione maturò al sacerdozio, non mancarono tentativi di riforma delle strutture sociali. Per contrastare prima le erronee teorie di Marx, quindi la loro atroce attuazione da parte di Lenin, la Chiesa formulò gli elementi della dottrina sociale cattolica che,  all’epoca, trovarono l’espressione più piena nell’Enciclica di Leone XIII Rerum novarum. Un‘enciclica che non si limitava a considerare con acume la questione operaia, ma presentava oggi si può dire un aspetto profetico. I correttivi dall’alto alle strutture sociali proposti dall’enciclica, furono realizzati dal basso, a livello uomo-uomo, da sante personalità. Tra queste Don Bosco e, è ormai lecito dirlo, il suo discepolo don Orione. Questi santi e tanti altri come loro non attesero il mutare dei sistemi politici, misero in atto subito la carità del prossimo. Luigi Orione, ad esempio, in seminario a Tortona, essendo povero, si guadagnava qualche spicciolo aiutando il sacrestano, ma nel contempo riuniva  intorno a sé ragazzi ancor più poveri di lui per predisporli, attraverso la preghiera comune, a compiere buone azioni. In tal modo la cosmologica lotta tra bene e male, che cercava caparbiamente sbocchi nelle nuove strutture, si decideva “in basso”, nel cuore dei singoli giovani.

            Arrivato al sacerdozio, don Orione dimostrerà per tutta la vita una straordinaria energia non solo nel fare il bene, ma anche nella scoperta dei modi per realizzarlo. Da che cosa scaturiva quell’energia nella vita di don Orione, dov’era la fonte? Indubbiamente la fonte era l’affidamento alla Madonna, lo straordinario amore per Lei che lo metteva in condizione di ricevere l’ispirazione dello Spirito Santo. Don Orione rivolgeva le sue cure non solo ai giovani, ma anche agli anziani e agli infermi, dimostrando che l’assisterli evoca direttamente il soccorso della Divina Provvidenza. Era naturale che l’opera intrapresa da don Luigi valicasse i confini di Tortona. Raggiunse Milano, Genova, Roma, la stessa Sicilia e già nel 1922 i figli spirituali di don Orione erano arrivati in Polonia. Due volte don Orione si recò in America Latina per svilupparvi, in mezzo ai poveri, la sua opera di affidamento alla Provvidenza per intercessione di Maria.

            Tra i discepoli del beato don Orione, tra coloro i quali ebbero diretto contatto con lui, vive ancora in Polonia l’arcivescovo Bronislaw Dabrowski. E’ un esempio vivente della spiritualità del Fondatore degli Orionisti.  Un esempio che consiste nell’assoluta consacrazione al servizio della Chiesa, nell’incessante ricerca del modo di soccorrere i poveri e gli ammalati. Famosi i centri di assistenza ai poveri e agli ammalati da lui diretti, come pure il suo patronato sui santuari mariani.

 

Maria, ispiratrice dei santi

La Madonna è d’aiuto all’uomo nei momenti difficili. Ci si potrebbe chiedere quando si verifichino questi momenti, se solo quando la società attraversa delle trasformazioni strutturali come ai tempi di don Orione o se incontriamo momenti difficili anche nei periodi di sviluppo economico, di garanzie sociali e di democrazia. Il Signore Gesù disse: “i poveri, infatti, li avete sempre con voi” (Mc 14, 7). Nessuno dotato di buon senso potrebbe negare la veridicità di queste parole. I poveri in mezzo a noi. Non solo le popolazioni toccate dalle atrocità della guerra, come nei Balcani, in Cecenia o in altri paesi, dove l’odio per l’altra persona si spinge fino all’assassinio. I poveri sono là dove manca la carità sociale, dove un uomo, intento a guardare se stesso, non vede la solitudine dell’altro, non si accorge dei suoi bisogni materiali e, tanto spesso, spirituali. Perciò il rimedio contro il torpore dello spirito è il rinnovo del culto della Madonna Santissima. Nella lettura odierna del Libro di Siracide, pare di udire Maria parlare di sé, “Fin dal principio, prima dei secoli Egli mi creò… Nella tenda santa, davanti a Lui ho prestato il mio servizio” (Sir 24, 910). Nel Magnificat intonato nella casa di santa Elisabetta, Maria riconobbe in Dio la fonte di giustizia sociale: Dio “ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili” (Lc 1,51 – 53)

Maria, che chiamiamo Regina degli Apostoli, fu  costante punto di riferimento per don Orione nella sua opera. Fin da ragazzo visitò tutti i santuari mariani che fu in grado raggiungere, poi li riportò a uno stato consono al culto di Maria; fu lui a costruire santuari  che nella loro tradizione recavano il ricordo delle antiche apparizioni. Guardando il santuario di Tortona, sormontato dalla statua di quattordici metri della Madonna, che di là irradia la Sua benevolenza sulla città e sul circondario, comprendiamo lo spirito di fiducia che don Orione dimostrò a Maria. La Chiesa Cattolica ripone in Maria tutta la speranza nella riuscita della sua opera apostolica. In Polonia lo fece il primate, Cardinal Wyszynski. A nome di tutto l’Episcopato e di tutti i fedeli, Le fece voto, pregandoLa di restituire alla Chiesa la libertà, la libertà di professare la fede come presupposto alla conquista delle altre libertà civili. Oggi, onorando Maria nel nostro Santuario di Jasna Gòra, a Czestochowa, qualche giorno dopo il Congresso Internazionale Mariologico e Mariano, abbiamo invitato per l’intero anno la statua della Madonna di Fatima che toccando nel suo viaggio tutte le diocesi della Polonia, ci insegna la preghiera del rosario, la penitenza e la conversione totale a Gesù Cristo. Per manifestare il proprio volere, Maria sceglie i poveri di questo mondo, i deboli e l’esempio ci è dato dai bimbi di Fatima. Un esempio che dimostra altresì, l’influenza della fede sui comportamenti sociali. Il messaggio trasmesso dalla Madonna a Fatima è, come sappiamo, di ampia portata. Benché menzioni in primo luogo i paesi soggetti all’ateismo di stato, come avveniva nel 1917, esso riguarda tutti gli abitanti della terra. Il carattere universale del messaggio della Madonna riflette il carattere universale della missione di Cristo e della Chiesa e qui giungiamo a una riflessione molto importante sui compiti che spettano oggi ai fedeli di Cristo.

 

Ut unum sint

Il messaggio reso noto da Maria a Fatima non è altro che il messaggio del Vangelo, lo stesso che Cristo consegnò agli Apostoli e oggi rivolge a tutti, specie ai laici. Un appello che don Orione raccolse e dimostrò come, insieme al Papa, ai vescovi, nella comunità dei fedeli possano essere compiute opere straordinarie. Dinanzi a noi, uomini del XX secolo, s’amplifica l’appello di Cristo “Ut  unum sint”, “Che tutti siano una cosa sola” (Gv. 17, 21). Innanzi tutto l’appello si riferisce, come noto, all’unità dei cristiani e, dunque,  presenta un contenuto ecumenico. Tocca, però, anche l’unità dei popoli nati dalla tradizione cristiana e tutti gli uomini. Oggi si parla tanto di Unione Europea, che dovrebbe comprendere anche le nazioni rimaste economicamente attardate per le tare del sistema collettivistico che, oltre all’ostilità verso il Signore, limitava anche lo sviluppo della persona. Apprezziamo ogni iniziativa intesa ad apportare migliorie strutturali, ma nel contempo, confortati dall’esempio di vita del beato don Orione, sappiamo che gli sforzi “dall’alto” vanno accompagnati dalla carità del prossimo attuata nella vita di ogni giorno, da persona a persona, tra le famiglie, fra gli abitanti della stessa città, tra lavoratori della stessa azienda.

      Del beato don Orione ammiriamo il coraggio. Direi che più di tutto, per la futura Europa, abbiamo bisogno appunto di giovani coraggiosi. Un coraggio che consiste nel non temere il male, nel saperlo vincere con il bene. Coraggio significa anche non aver paura di se stessi, delle proprie debolezze. Saper confidare nella Divina Provvidenza nell’intraprendere opere difficili, saper dire “si” a Dio, quando chiamerà al proprio servizio, come fece con il beato don Orione.

      A tutta la comunità di fede del popolo di Dio di Tortona auguro che, nel culto zelante della Madonna Santissima, persegua la strada della sua vocazione cristiana. Amen.

 

Il Cardinale Jozef Glemp è nato a Inowroclaw (Polonia), il 18.12.1929. Dal 1992 è Arcivescovo di Varsavia e Primate di Polonia. Testo dell’omelia tenuta al Santuario della Madonna della Guardia, Tortona, il 29.8.1996.

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