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Messaggi don Orione
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Pubblicato in: Messaggi di Don Orione, n.114, 2004, p.5-26.

In un momento di grande difficoltà, agli inizi del suo apostolato, Don Orione fece un sogno che considerò profetico per gli sviluppi futuri della Congregazione. Un’antica festa liturgica celebra la Protezione della Madre di Dio, rappresentata con un manto azzurro steso sui cristiani

UNA GRANDE GRAZIA DEL SIGNORE:

 IL SOGNO DELLA MADONNA DAL MANTO AZZURRO

 

Francesco Mazzitelli*

 

Tutti quelli infatti che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio[1]. Tra questi c’è il Beato Luigi Orione, il quale lasciandosi illuminare dalla grazia, ha ottenuto quella sapienza che fa leggere gli avvenimenti alla luce di Dio e in un istante apre quella pista che traccerà il sentiero della vita. Questo momento, per il Beato, fu il sogno della Madonna dal manto azzurro.

Il giovane chierico Luigi Orione si era sentito abbandonato, alla chiusura dell’oratorio festivo, che era rimasto aperto appena un anno, ma Dio non tardò a consolarlo attraverso le cure materne della Vergine Immacolata, che si mostrò a lui quale Celeste Madre e Protettrice dell’oratorio e delle opere che dovevano seguire.

 Il Sogno del manto azzurro, illuminò il passato e segnò il futuro del beato Luigi Orione e gli fece comprendere che la realizzazione del piano di Dio: “Instaurare omnia in Cristo” può avvenire solo “cum Maria”.

Del sogno, che don Orione, in una lettera a Mons. Bandi del 1908, definisce: “una grande grazia del Signore”;[2] siamo a conoscenza di almeno sette memorie:

 

Memoria 1

È una lettera di don Orione, dell’11 gennaio del 1908, nella quale sottopone a Mons. Bandi l’invito, che aveva ricevuto il 22 giugno del 1907, da Mons. Silverio Gomez Pimenta, vescovo di Mariana in Brasile, ad aprire una missione per un territorio di 150 chilometri.

Don Orione racconta per la prima volta il profetico sogno della Madonna dal manto azzurro, per avvalorare il suo desiderio di diventare missionario. In questa descrizione, che per la sua umiltà è molto scarna, sottolinea, di conseguenza, la dimensione missionaria del Sogno: “Ora da qualche mese ricordando che di cinta non ce n’era, e che erano di varî colori, ho capito che sono le missioni, e l’ho capito in un momento di preghiera come se fosse stato un lume improvviso che N. Signore m’avesse mandato, prima non ci aveva mai pensato”[3].

Memoria 2

È una Buona Notte di don Orione, del 15 Luglio 1921, tenuta nella Vigilia della Festa del Carmelo. La Buona Notte ha in se il carattere della confidenza e dell’intimità; infatti, troviamo riportate espressioni come: “Vi scopro le cose più intime…. [la Madonna] Mi disse che l’Oratorio sarebbe stato riaperto”[4].

Memoria 3

È una Buona Notte di don Orione, del 2 Luglio 1928, tenuta nella Vigilia dell’anniversario dell’apertura del primo Oratorio Festivo. Con questa Buona Notte don Orione intende riportare la Piccola Opera alle sue origini. Erano passati trentasei anni dall’apertura dell’Oratorio Festivo e la Piccola Opera aveva ormai cominciato ad estendersi e forse non tutti conoscevano la storia dell’Oratorio e gli inizi dell’Opera. Per questo, in quella occasione, don Orione disse: “Io vi ho detto questo e voglio che lo ricordiate, e che non abbiate a dimenticare questa data memoranda per la Congregazione dell’apertura del primo Oratorio, che appunto ricorre domani tre luglio. Dunque ricordatevi: il tre luglio dell’anno 1892 si apriva il primo Oratorio della Congregazione![5].

Memoria 4

È un’esortazione pronunciata da don Orione, il 5 settembre 1933, durante la Messa, con la quale esortava i suoi religiosi ad essere più devoti della Madonna: “Voglio raccontarvi qualche cosa che possa confortarvi ad essere più devoti della Madonna”[6]

Memoria 5

Sono appunti presi dai discorsi di don Orione in Argentina dal 6 al 15 gennaio1936[7]. In questi appunti, sono riportati delle esortazioni a quei religiosi che lavoravano lontano dalla patria. Per confortarli Don Orione accennò anche al sogno della Madonna dal manto azzurro.

Memoria 6

È una lettera che don Orione scrive da Buenos Aires, il 3 luglio 1936[8], con la quale vuole ricordare ai suoi figli che stanno in Italia l’apertura del primo Oratorio. Questo è il primo scritto e forse l’unico, in cui il richiamo alla data del 3 luglio e la memoria dell’intervento della Madonna sono riportati uno di seguito all’altro.

Memoria 7

È il discorso che don Orione tenne in Casa Madre, per la chiusura del mese dedicato alla Madonna, martedì 31 maggio del 1938[9]. Per l’occasione, i Chierici di Teologia e Filosofia, avevano preparato tutt’attorno alla statua della Madonna Immacolata che domina il cortile del Paterno, uno sfondo a tre sezioni. La sezione centrale faceva da cornice alla statua della Madonna. Nella prima sezione, a destra della Madonna, era disegnata una croce con il motto “Instaurare omnia in Cristo”. Nella terza sezione, a sinistra della Madonna, era disegnato il monogramma mariano con le dodici stelle, coronato dalle parole: “Memento, Domina, Congregationis tuae quam possedisti ab initio”.

Con questo discorso, che può essere considerato il suo testamento mariano[10], Don Orione affida il futuro della Congregazione come Gesù dalla croce affidò alla vergine Maria[11] tutta l’umanità: “Qui, a lato dell’immagine benedetta della Vergine Santa, voi, o cari Chierici, avete scritto delle parole che mi hanno toccato il cuore, sono parole che veramente sono giunte all’anima. Avete scritto: “Memento, Domina, Congregationis tuae, quam possedisti ab initio”: Ricordati, o Signora, - e la Signora, la Padrona, la Madre è Lei, Maria Santissima -, ricordati o Signora, Padrona della piccola Congregazione, o Signora, o grande Signora e Madre nostra, ricordati della tua Congregazione, di questa umile pianticella, di questa umile Congregazione della divina Provvidenza, che Tu, o gran Madre e Signora e Fondatrice nostra, hai posseduto, hai portato nella tua mano e sul tuo cuore, fino dall’inizio, sin dal primo momento della piccola Opera della Divina Provvidenza”[12].

 

L’ultima domenica dell’Oratorio Festivo san Luigi

Dopo aver brevemente presentato le memorie del sogno della Madonna dal manto azzurro, a nostra conoscenza, cercheremo ora di ricostruire cosa avvenne nell’ultima domenica dell’Oratorio Festivo San Luigi.

        Le grida dei ragazzi dell’Oratorio Festivo san Luigi[13], che da un anno disturbavano la quiete di Tortona, erano diventate per il chierico Luigi Orione grida di vittoria, per aver strappato al diavolo quelle anime, ma per quelli che, come diceva lui stesso, “non erano stati educati alla scuola di don Bosco[14], erano solo disturbo della quiete e mancanza di pietà. “I Canonici avevano intenzione di licenziare quel Custode (il chierico Orione), perché portava troppo chiasso e perché i ragazzi toglievano il raccoglimento in Duomo o disturbavano. Molte volte, mentre i Canonici dicevano il loro santo Ufficio, i ragazzi si spingevano avanti e alzavano le tendine del coro per cercare il loro Chierico”[15]. A questo si aggiunse il fatto che il giovane chierico andasse facendo conferenze in difesa dei diritti del Papa: “Io ero allora anche un po’ politico. Volevo bene al Papa e allora difendevo pubblicamente le sue prerogative spirituali e anche temporali”[16].

Nei mesi di maggio giugno del 1893[17] tra don Trione e il chierico Orione ci fu uno scambio di lettere che manifestano questo disagio. Don Trione voleva invitare il giovane chierico al congresso dei Direttori dei Cooperatori Salesiani, in programma per il settembre dello stesso anno, il quale cercò di declinare l’invito[18]: “Da qualche mese nel dispregio e nell’abbandono di tutti, il mio solo nome renderebbe altrui odiosa l’opera santa di Don Bosco”[19]. Era la dichiarazione che le cose non andassero troppo bene e che la continua tensione stava per costringere il giovane chierico ad abbandonare il campo di battaglia, decretando così la chiusura dell’Oratorio Festivo[20].

            Si era così man mano creata un’atmosfera tesa nei riguardi del chierico Orione, più che verso l’Oratorio; bastava il minimo appiglio per suscitare quella tempesta che lo avrebbe portato via insieme ai suoi ragazzi.

            E questa non si fece aspettare molto.

Poco prima dell’anniversario dell’apertura dell’Oratorio Festivo[21], avvenuta il 3 luglio1892, la temuta tempesta si scatenò a causa del troppo amore per il Papa, che il chierico Orione manifestò con l’afflato che lo contraddistingueva[22]: “In quella settimana vi fu una grande burrasca per me”[23]. Il motivo ce lo dice lo stesso Orione: “Feci dunque una conferenza e citai Vittorio Emanuele II e dissi ciò che non era prudente dire. Fatto sta che sguinzagliarono sulle mie calcagna i poliziotti. Un professore del Ginnasio anzi mi denunciò”[24].

Per tranquillizzare ogni cosa, il Prefetto, e non solo lui, fece pressione sul Vescovo affinché isolasse quel chierico agitatore. Mons. Bandi, per salvare il giovane seminarista che gli dava tante speranze ma anche tante preoccupazioni, ritenne di dover accogliere la pressione che gli veniva fatta e diede ordine che nella domenica successiva si sospendesse l’attività dell’Oratorio: “Pro bono pacis il Prefetto fece pressione sul Vescovo perché si chiudesse l’Oratorio. Anche i Canonici non mi volevano a Tortona! Tutta la sbirraglia di Tortona era con me ed io ero il capo banda. Eravamo due che davamo fastidio e ora siamo tutti e due a Roma. Io davo allora 6 lire a Luigi Mietta che ora è con Padre Semeria. I Canonici volevano mandarmi tutto quanto a carte quarantotto, ma Monsignor vescovo mi sosteneva. Però – ciò nonostante – credo che per mene segrete abbiano fatto pressione sul Vescovo e si dovette chiudere l’Oratorio. Pensate quello che passava per il mio cuore, che pena per me quella sera dover chiudere l’Oratorio![25].

Si giunse così all’ultimo giorno di vita dell’Oratorio: “Era l’ultimo giorno di vita, era l’ultima domenica che l’oratorio si teneva aperto[26]. Come vedremo, molto probabilmente era domenica 2 luglio[27], giorno in cui si celebrava la festa della Visitazione della Beata Vergine Maria, vigilia del primo anniversario dell’apertura dell’Oratorio. Forse, anche per questo don Orione amava ripetere: “La Madonna nelle sue feste, sembra che discenda in mezzo a noi, in mezzo ai suoi figli. In certi giorni, specialmente, in modo particolare cari alle famiglie cristiane, Ella si fa sentire con una gioia ineffabile, serena, tranquilla, apportatrice di tanti doni e grazie”[28]

 Al mattino come al solito servì la messa in Duomo, chiedendo alla Madonna, che in fretta si mise in viaggio per portare il suo aiuto alla cugina Elisabetta, di portare la consolazione al suo cuore perché si sentiva solo e abbandonato.

Nel pomeriggio accolse i ragazzi con il suo solito sorriso reprimendo nel suo cuore l’angoscia che lo abbatteva, perché voleva dare loro un’ultima giornata di serenità e santa allegria. L’Oratorio si trovava nel giardino del Vescovo[29]. Presso la porta dell’Oratorio c’era una populus alba, un pioppo[30], molto alto, sul cui era stata messa una altalena di arice lunga[31], che era la gioia dei ragazzi. Terminata la ricreazione, però, con dispiacere, dovette dare il triste annuncio: “Non potete immaginare il mio dolore”[32]. I ragazzi uscirono mesti e quasi silenziosi pensando che non sarebbero più ritornati a divertirsi, e con la pena nel cuore il giovane chierico li accompagnò fuori dall’Oratorio e sporgendosi dall’uscio li seguì con l’occhio fin quando non sparirono in fondo alla strada.

Dopo che l’ultimo ragazzo era scomparso alla sua vista rientrò, mise le sbarre alla porta che dava nella strada, la chiuse a chiave, e con il cuore angustiato si dispose ad accettare il suo definitivo allontanamento dall’Oratorio.

Allora più che mai voleva abbandonarsi alle lagrime, tant’era il dolore che provava nel cuore! Volle quindi ricorrere per l’ultima volta a quella Madre che non abbandona mai nessuno dei suoi figli.

Si inoltrò di nuovo nel cortile del Vescovo, fin dove c’era una modesta Cappella, con la statua di Maria Santissima, legò la chiave di quell’uscio fatto da Mons. Bandi che guarda la strada verso il Duomo sotto le finestrelle dei custodi, al braccio della statua della Madonna[33] facendola ricadere sulla mano destra[34], significando con ciò che tutta la sua fiducia era in Lei; l’Oratorio era chiuso, ed egli non poteva fare più nulla, ci pensasse Lei!

Si inginocchiò e pregò con più intensità, formulando quell’accorata invocazione di aiuto, che poi salendo nella sua cameretta avrebbe messo per iscritto.

Quindi addolorato al massimo con il capo chino, trattenendo il pianto per non essere visto, attraversò la navata del Duomo e poi in fretta su su per le scale, fino alla sua cameretta.

Entrato, si sedette al suo piccolo scrittoio e tra le lacrime, manifestò ancora una volta la sua intima unione alla Vergine Maria, scrivendole una lettera per esternare il tumulto in cui si trovava il suo giovane cuore[35]: “Carissima e veneratissima Madre. O Madre mia, che non hai mai abbandonato nessuno, deh! non abbandonare questo tuo povero ed ultimo figliuolo! Non ne posso proprio più… Salvami, a Mamma cara, salvami con i miei giovani e col mio Oratorio. Siamo calunniati e siamo abbandonati da tutti… Da me non posso proprio più andare avanti… Se tu non vieni, io mi affogo con i miei giovani. Vieni, o cara Madre, vieni e non tardare![36] Vieni, o Madre, a salvarci! La mia missione è finita… finora sono gli uomini che fecero andar avanti l’Oratorio, ora i tuoi poveri fanciulli sono abbandonati da tutti. Siamo orfani.

Vieni, o Madre, vieni a prenderti cura di noi[37]!… Vieni a governare, custodire; vieni a difendere la tua casa e i tuoi figli che piangono! Eccoti prendi la chiave dell’Oratorio, io ti porgo la chiave! Vieni a consolare i tuoi orfani… e non ci abbandonare; vieni, o Madre, vieni! Ti consegno le anime dei giovani che mi hai dato. La mia missione è finita. Nelle tue braccia mi abbandono; nelle tue mani consegno le anime degli innumeri piccoli ragazzi fratelli e consegno tutto l’Oratorio. Cara Madre, salva i tuoi figli… Vieni e vieni! D’ora in avanti tu sei la nostra padrona…Tu sei la nostra Madre! O Maria, salva i tuoi figli”[38].

Terminata la lettera, si sedette presso la terza finestrella, l’ultima verso l’arco[39], a guardare il cortile dell’Oratorio. Era già buio, ma tra le tenebre di quella sera riusciva ancora a scorgere la piccola cappella della Madonna, e così senza cenare[40] non potendo andare a dormire, continuò tra le lacrime la sua preghiera.

Ma durante la notte, vinto dalla stanchezza, poggiò il braccio, forse con la lettera ancora in mano, sul davanzale della finestra e reclinato il capo su di esso si addormentò.

Ma ecco che il Signore e la Vergine Santissima vollero, quella notte, dare un conforto ineffabile al suo spirito, perché fece un sogno che non dimenticherà ma più.

Don Orione nel raccontare il Sogno, nella lettera Mons. Bandi, utilizza lo stile dei grandi mistici, che nella loro umiltà diffidavano sempre di se stessi, nel raccontare l’esperienza di Dio: “Però per quello che ho detto sopra, a parte quanto riflette ciò che ho visto in sogno io mi posso certo sbagliare sulla significazione di esso, e di tutto quello che penso di detto sogno. Sia come è davanti a Dio, non vorrei alterare di un apice la verità[41], ed ho scritto la presente senza farne copia[42] come mi venisse a memoria[43].

Lasciamo dunque che lui stesso racconti cosa ha visto in quella notte memorabile.

“Vidi alla sommità di quell’albero alto, alto del pioppo[44] che vi ho descritto in principio, non troppo in basso, ma piuttosto verso la cima, vidi la Madonna Santissima! (qui gli occhi di Don Orione luccicavano di lagrime!)”[45] .

“Maria Santissima che stringeva nel suo braccio destro Gesù Bambino”[46].

“Era Essa, d’una bellezza indescrivibile; risplendente tutta all’intorno, luminosissima nella faccia; con un manto azzurro[47] che scendeva alle spalle, d’un azzurro… azzurro bello ecco…; non come l’azzurro del cielo… ma molto, molto più bello! La Madonna era vestita di una candida veste, cinta i fianchi di una fascia celeste. Ed io la guardavo ed incominciavo a riconsolarmi tutto. Ecco intanto il manto dal bell’azzurro, incomincia ad allargarsi. L’albero non c’è più, sparisce! In un attimo! Di fronte al giardino c'era un mucchio di case; tutte, tutte spariscono, come per incanto, ed una vasta pianura si presenta innanzi ai miei occhi. Ed il manto s’allargava…s’allargava… copriva pianure sterminate… colli… monti…e rapidamente s’allargava…s’allargava… così che non si distinguevano più i confini. Anche il cielo scompare: al posto del cielo subentra il manto azzurro della Madonna… Ed ecco apparire sotto il manto, tante, tante teste di ragazzi, che giocavano e si divertivano. - erano tutti ragazzi ed erano di molti diversi colori; così, dopo tanti anni da quella notte, mi pare proprio che fossero.-[48]

Ed il numero dei ragazzi si andava straordinariamente moltiplicando, e fra essi vidi molti dell’Oratorio, ed altri e tanti, incalcolabili, che io non conoscevo… e si moltiplicavano, e si moltiplicavano, fino a sembrare tutto un formicolìo. Allora si volse a me la Madonna indicandomeli” [49]. Solo nella Buona Notte del 15 luglio 1921 Don Orione disse che la Madonna gli aveva parlato: “Mi disse che l’Oratorio sarebbe stato riaperto[50].

 “E si udì da tutta quella massa un canto dolcissimo, il canto del Magnificat”[51].

Cosi dopo questo sonno consolatore sorgeva l’alba del 3 luglio 1893, primo anniversario dell’apertura dell’Oratorio festivo. Il chierico Orione si svegliò con una pace nel cuore, che non poteva descrivere, e si sentiva tutto consolato; il suo cuore s’era allargato, e si era inondato d’una pace, d’una calma e d’una gioia vivissima. Sapeva di non potere più aprire l’Oratorio, eppure era contento!

Forse per questo motivo voleva, con tanta forza, che si ricordasse nella congregazione la data del tre luglio. “Io vi ho detto questo e voglio che lo ricordiate, e che non abbiate a dimenticare questa data memoranda per la Congregazione dell’apertura del primo Oratorio, che appunto ricorre domani tre luglio. Dunque ricordatevi: il tre luglio dell’anno 1892 si apriva il primo Oratorio della Congregazione![52].

Nel tre luglio del 1892 infatti, si apriva l’Oratorio festivo e nel 3 luglio 1893 come asseriva lui stesso “la Madonna cambiò quell’Oratorio nella Piccola Opera della Divina Provvidenza[53]. Ecco perché, diceva anche: “La nostra Congregazione – dovete sapere - è stata fondata dalla Madonna ed è conservata dalla Madonna”[54].

Il primo scritto, a noi pervenuto, che risente della consolazione del Sogno e della volontà di operare, che era rifiorita nel cuore del giovane chierico, è del 7 luglio 1893:

Tortona, il 7 luglio 1893. – Carissimo, ho mandato l’abbonamento trimestrale all’“Alba dell’Avvenire”, e non ne so nulla; forse ho sbagliato indirizzo; favorisci mandarmelo. Se ne hai occasione e se hai già letto “Liberalismo e Peccato”, vorrei darlo ad un Tizio, cui balzano pel cervello delle idee… Ebbene, o amico, che si fa a redenzione cattolica d’Italia? Coraggio! – Opera e prega. – Operare: Parlando, scrivendo, santificando noi stessi, lavorando, senza posa, alla santificazione dei giovani, in cui sta l’avvenire della Patria e della Società; sacrificandosi a salvezza di quanti, lontani o vicini[55], hanno da fare con noi, mantenendo sempre, in ogni cosa e con tutti, alta e spiegata la bandiera papalina. Pregare: prega, o carissimo don Guido, e prega umilmente, fiduciosamente, fervidamente, anche per me, poveraccio: prega oggi, domani, sempre! Gesù viva! Gesù trionfi! – Tuo aff.mo Orione”[56].

E così, come afferma lo stesso Don Orione: “Di lì a qualche mese però, come sapete, si aperse la prima Casa a San Bernardino”[57].

 

La data dell’ultimo giorno di vita dell’Oratorio

Estrapolando, dalla ricostruzione dell’ultima domenica dell’Oratorio Festivo, le indicazioni temporali, cercheremo di datare l’ultimo giorno di vita dell’Oratorio e di conseguenza la notte in cui il chierico Orione ebbe il Sogno della Madonna dal Manto azzurro.

  1. “Nel maggio1893, il Chierico Luigi Orione si preparava a ricevere i Sacri Ordini Minori… Nel giugno successivo chiudeva il secondo corso teologico, conseguendo il passaggio al terzo corso con la nota ‘inter idoneos’”[58].
  2. “In quegli stessi mesi di maggio giugno avveniva lo scambio di lettere, con le quali Don Trione invitava il Chierico Orione al congresso dei Direttori dei Cooperatori Salesiani, in programma per il settembre 1893. Vanno ricordate le parole con le quali egli cercava di declinare quell’invito: “Da qualche mese nel dispregio e nell’abbandono di tutti, il mio solo nome renderebbe altrui odiosa l’opera santa di Don Bosco”. Era la confessione di uno stato di cose, che sta per costringere alla resa il Servo di Dio, segnando la fine dell’Oratorio Festivo”[59].
  3. Poco prima dell’anniversario dell’apertura dell’Oratorio Festivo[60], avvenuta il 3 luglio1892, la temuta tempesta si scatenò a causa del troppo amore al Papa.
  4. In quella settimana vi fu una grande burrasca per me[61].
  5.  “Era l’ultimo giorno di vita, era l’ultima domenica che l’oratorio si teneva aperto[62].
  6. “La Madonna si volse a me, indicandomeli. E si udì, da tutta quella massa, il canto dolcissimo, il canto del “Magnificat”, che non era cominciato da tutta la moltitudine di quei fanciulli , ma da quell’albero che sorgeva sotto la finestra, ove io ero addormentato. E si diffuse tra i ragazzi: cantavano tutti, ognuno nella sua lingua; ma i vari idiomi si fondevano in un solo mirabile coro. La Madonna si unì a quel canto…E mi svegliai”[63].
  7. “Certo il “sogno del manto celeste” proiettò, in ogni caso, nello spirito del nostro Padre Fondatore, una sicurezza limpidissima per quanto riguarda il successivo svolgersi della sua attività a salvezza della gioventù, appena iniziata con l’Oratorio Festivo, e della quale assaporava, allora allora, le prime spine nella contrarietà e nella delusione”[64].
  8. L’Oratorio Festivo rimase aperto un anno[65].
  9. Lo scritto del 7 luglio 1893[66].
  10.  “I mesi di luglio e di agosto erano stati per lui [chierico Orione] mesi di riflessione insieme e di preghiera e di attività per far conoscere a sacerdoti amici il suo progetto”[67].
  11. Di lì a qualche mese però, come sapete, si aperse la prima Casa a San Bernardino. La Madonna dunque in quel sogno stendeva il suo manto a difenderci[68].

 

Indizi dalla Liturgia

  1. La vergine Maria cantò il Magnificat nella visita a sant’Elisabetta (Lc 1, 39-56).
  2. La festa che ricordava quest’evento si celebrava il 2 luglio.
  3. Pio IX per ringraziare la Madonna della liberazione di Roma dai rivoluzionari, avvenuta il 2 luglio 1849, stabilì che la festa della Visitazione fosse celebrata con grado doppio di seconda classe, grado che conservò fino alla riforma liturgica del Vaticano II.
  4. La festa della Visitazione era quindi di grado superiore alla Domenica.

Dai dati assunti si può concludere che:

  1. L’Oratorio Festivo fu aperto domenica 3 luglio 1892.
  2. Rimase aperto un anno.
  3. L’avversione all’Oratorio si fece più intensa verso gli inizi di maggio e raggiunse il suo apice alla fine di giugno del 1893.
  4. I mesi di luglio e d’agosto furono per il chierico Orione mesi di ripresa dell’attività, per far conoscere a sacerdoti amici il suo progetto.
  5. Dalla chiusura dell’Oratorio all’apertura del primo collegio passarono alcuni mesi.
  6. Di conseguenza, la chiusura dell’Oratorio e il Sogno del Manto azzurro avvennero in una Domenica tra la fine di giugno e gli inizi di luglio, in prossimità del primo anniversario dell’apertura dell’Oratorio.


            Non rimane quindi che collocare la chiusura dell’Oratorio e il sogno della Madonna dal manto azzurro domenica 2 luglio 1893, poiché:

  1. È la domenica più vicina alla fine del mese di giugno e all’inizio del mese di luglio, periodo che segna il passaggio dallo sconforto alla ripresa per il chierico Orione, e di conseguenza la domenica più vicina alla data di apertura dell’Oratorio.
  2. Avendo avuto inizio domenica 3 luglio del 1892, l’Oratorio rimase aperto esattamente un anno.
  3. Dal 2 luglio, giorno in cui si sarebbe chiuso l’Oratorio, al 15 ottobre del 1893, giorno in cui si è aperta la prima casa a San Bernardino, passarono due mesi e tredici giorni, periodo che può essere compreso nell’affermazione di Don Orione: “Di lì a qualche mese però, come sapete, si aperse la prima Casa a San Bernardino.[69].
  4. Fino alla riforma liturgica del Vaticano II, il 2 luglio era la festa della Visitazione di Maria SS., che si celebrava con grado doppio di seconda classe e quindi superava la domenica. Di conseguenza, non è bello pensare che il Magnificat che il chierico Orione ascoltò nel sogno – visione fosse un’eco di quello ascoltato dal Vangelo della Festa?

 

La Festa della Protezione della Madre di Dio, o della Madonna del manto azzurro

Alla luce di quanto detto sin ora, si è potuto riscontrare che don Orione considerava una grande grazia di Dio il Sogno della Madonna dal manto azzurro, e che l’intervento della vergine Maria ha un valore fondamentale per la nostra Congregazione, poiché lo stesso fondatore ha affermato che: “la mano della vergine Santissima, quella mano che teneva la chiave dell’Oratorio, aperse poi la prima Casa della Piccola Congregazione”[70]. Per questo motivo, potrebbe essere proposta alla Famiglia orionina l’istituzione di una memoria anche liturgica, in cui si ricordi lo speciale legame che la Piccola Opera della Divina Provvidenza deve avere con la Madre del Signore per Instaurare Omnia in Cristo.

La denominazione della celebrazione potrebbe essere Festa della Protezione della Madre di Dio o della Madonna dal manto azzurro.

Ci sono già altre realtà ecclesiali che celebrano una memoria mariana, scaturita anch’essa da un sogno-visione in cui la vergine Maria ha manifestato la sua speciale protezione.

Nella Chiesa Ortodossa la festa Protezione della Madre di Dio pur non componendo il ciclo delle dodici feste più importanti del calendario liturgico, viene però chiamata grande. Nel X secolo, durante l’assedio di Costantinopoli da parte dei saraceni (mussulmani), il pazzo di Dio, Andrej – durante la notte, mentre vegliava in preghiera - vide la santissima Vergine Maria stendere il suo omophorion (un manto che copre la testa e le spalle) sopra i cristiani. La visione dette coraggio ai greci, e il nemico fu respinto. Per questo motivo i cristiani d’oriente chiedono alla Vergine Maria di difenderli con il Suo Manto-Protezione.

Questa festa nella Chiesa Ortodossa si celebra il 1 ottobre.

Sua santità Giovanni Paolo II ha inserito questa festa della Protezione della Madre Dio nel calendario del Grande Giubileo del 2000, da celebrarsi nella Basilica di santa Maria sopra Minerva, domenica 1 ottobre, XXVI del tempo ordinario.

Nella visione Andrej, come nella maggior parte di queste visioni o raffigurazioni, è la vergine Maria che tende il suo manto con le proprie mani, quasi ad indicare anche con l’atteggiamento del corpo l’accoglienza dei suoi figli sotto la sua protezione. Nella sogno-visione di Don Orione la vergine Maria tiene in braccio Gesù Bambino e il manto si distende da sé sulla moltitudine sconfinata. Così la Madre di Dio è il tramite che unisce la moltitudine al suo Figlio. Diventa cioè il mezzo per riunire, ricapitolale, instaurare tutto in Cristo. Instaurare omnia in Christo cum Maria. Questa idea fu proposta anche da san Pio X, il papa dell’Instaurare omnia in Cristo, nella lettera enciclica, Ad diem illum laetissimum, per il cinquantesimo della proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione, del 2 febbraio 1904.

 Nella nostra Congregazione, la festa della Protezione della Madre di Dio potrebbe avere svolgimento che ricordi anche plasticamente l’ultimo giorno di vita dell’Oratorio e il sogno della Madonna. La festa, avrebbe inizio con la celebrazione eucaristica la sera del 2 luglio, alla quale potrebbe far seguito una veglia di preghiera per chiedere alla Madre Dio di continuare a stendere la sua protezione sulla Piccola Opera della Divina Provvidenza. Durante la veglia, poi, si potrebbe rileggere la lettera che il chierico Orione scrisse alla vergine Maria, in preda allo sconforto, la sera che si chiuse l’Oratorio e ripetere il gesto di mettere la chiave della propria casa nelle mani della Madonna, come segno di affidamento.

 

FORMULARIO LITURGICO:

2 LUGLIO, MEMORIA DELLA “PROTEZIONE DELLA MADRE DI DIO” O “ DELLA MADONNA DAL MANTO AZZURRO”

 

ANTIFONA D'INGRESSO

Salve, Vergine Maria, speranza dei fedeli,
aiuto dei disperati, rifugio di quanti si rivolgono a te.

 

COLLETTA

O Dio, il cui unico Figlio, morente sulla croce,
ha voluto darci come nostra madre la vergine Maria eletta come sua madre,
concedi a noi che ci affidiamo alla sua protezione, di sperimentare la potenza della sua intercessione.
Per il nostro Signore Gesù Cristo.

 

PRIMA LETTURA

La mano della vergine Santissima, quella mano che teneva la chiave dell’Oratorio, aperse poi la prima Casa della Piccola Congregazione”.

 Dal libro del profeta Isaia ( 22, 19-23 )

Così dice il Signore contro Sebna sovrintendente del palazzo: «Ti toglierò la carica, ti rovescerò dal tuo posto. In quel giorno chiamerò il mio servo Eliakìm, figlio di Chelkia; lo rivestirò con la tua tunica, lo cingerò della tua sciarpa e metterò il tuo potere nelle sue mani. 

Sarà un padre per gli abitanti di Gerusalemme e per il casato di Giuda. Gli porrò sulla spalla la chiave della casa di Davide; se egli apre, nessuno chiuderà; se egli chiude, nessuno potrà aprire. Lo conficcherò come un paletto in luogo solido e sarà un trono di gloria per la casa di suo padre».

Parola di Dio.

 

SALMO RESPONSORIALE (Sal 137)
R/ Nella tua bontà, Signore non abbandonarmi.

Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore: 
hai ascoltato le parole della mia bocca.
A te voglio cantare davanti agli angeli, 
mi prostro verso il tuo tempio santo. R/

Rendo grazie al tuo nome 
per la tua fedeltà e la tua misericordia: 
nel giorno in cui t'ho invocato, mi hai risposto, 
hai accresciuto in me la forza. R/

Eccelso è il Signore e guarda verso l'umile,
ma al superbo volge lo sguardo da lontano. 
Signore, la tua bontà dura per sempre: 
non abbandonare l'opera delle tue mani. R/

 

CANTO AL VANGELO

R/. Alleluia, alleluia.

Salve, Madre del Signore, Regina di misericordia;
conforto per tuttie speranza dei miseri.
R/. Alleluia.

 
VANGELO

“Si udì da tutta quella massa un canto dolcissimo, il canto del Magnificat”.

 + Dal vangelo secondo Luca (1,39-56)

In quei giorni, Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. 

Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore». Allora Maria disse:

«L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l'umiltà della sua serva. D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente e Santo è il suo nome:
di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato a mani vuote i ricchi. Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia, come aveva promesso ai nostri padri,
ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre» .
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.
Parola del Signore.

   ORAZIONE SULLE OFFERTE

Accogli, o Padre, l’offerta che presentiamo al tuo altare,
nel ricordo della beata vergine Maria, sotto la cui protezione cerchiamo rifugio,
e fa’ che nelle prove della vita possiamo sperimentare la sua materna consolazione.
Per Cristo nostro Signore.

 PREFAZIO

Maria associa i figli di adozione al suo cantico di lode

È veramente giusto renderti grazie, è bello cantare la tua gloria,
Padre santo, Dio onnipotente ed eterno, per Cristo nostro Signore.
All’annunzio dell’angelo, adombrata dallo Spirito, la vergine Maria accolse nella fede la tua parola
e aderì intimamente al Tuo eterno consiglio di ricapitolare in Cristo tutte le cose.
Associata al Redentore,  ai piedi della croce, è costituita per sempre Madre dei credenti,
che ricorrono a lei come a un sicuro rifugio. Assunta nella gloria, stende la sua protezione,
sui discepoli del suo Figlio, che liberati dai pericoli lodano le grandi opere del Tuo amore.
E noi, con tutti gli angeli del cielo, innalziamo a te il nostro canto, e proclamiamo insieme la tua gloria:
Santo, Santo, Santo.

ANTIFONA ALLA COMUNIONE (Sal 85, 15-16)

Volgiti a me, o Signore, e abbi misericordia:
salva il figlio della tua ancella.

DOPO LA COMUNIONE

Accompagna con la tua continua protezione, Padre misericordioso,
i figli che hai nutrito al banchetto eucaristico;
e poiché ci hai dato in Maria un sicuro rifugio, donati di edificare il Tuo regno nella fraternità e nella pace.
Per Cristo nostro Signore.

 

  La chiave e il manto

Come conclusione si può dire che la sintesi della grazia che il chierico Orione ebbe nell’ultimo giorno di vita dell’Oratorio Festivo san Luigi, è racchiusa nelle parola Chiave – Manto. La chiave, che il giovane chierico depone nella mano destra della statua della Madonna posta in un angolo del cortile dell’Episcopio, e il manto che nel sogno la Madonna stende sulla moltitudine che oltre l’Oratorio cresce a dismisura.

Dei due simboli lo stesso don Orione ne dà l’interpretazione:

 “E allora più che mai volevo abbandonarmi alle lagrime, tant’era il dolore che provavo nel cuore! Mi inoltrai però di nuovo nel cortile del Vescovo, mi inginocchiai davanti alla statuetta della Madonnina, pregai. Presi le chiavi con cui era stata chiusa la porta dell’Oratorio e le legai al braccio della Madonnina, in modo che ricadessero sopra la mano, significando con ciò, che tutta la mia fiducia era in Lei; l’Oratorio era chiuso, io non potevo far nulla, ci pensasse Lei![71].

L’ interpretazione completa del simbolo del Manto, don Orione la dà nella famosa lettera sull’oratorio, che scrive da Buenos Aires, il 3 luglio 1936:

E la SS. Vergine, in momenti, allora di grande afflizione e di viva persecuzione, maternamente si degnò prendere fin d’allora, sotto il suo manto celeste, non solo l’Oratorio – del quale avevo posta in Sue mani la chiave -, ma tutta la moltitudine, senza fine, dei Figli della Divina che sarebbero venuti poi, di ogni genere e colore[72].

A questo punto, è importante cogliere anche alcune note ascetiche, espressione intimo legame tra la Madonna Santissima e la Piccola Opera. Le prendiamo dallo stile di vita che il Beato Luigi Orione conduceva al momento di questa grande grazia del Signore. Naturalmente le fonti sono quelle utilizzate per ricostruire l’ultimo giorno di vita dell’Oratorio, ma tra queste, soprattutto la lettera che don Orione scrisse a Mons. Bandi nel 1908.

  1.  La povertà

E sono andato su nella mia cameretta - Non so bene preciso ma mi pare di non avere cenato, già non c’era di consueto che un po’ di pane duro che mi mandava mia madre da Pontecurone - allora amava di più nostro Signore e la Madonna e la s. chiesa e viveva con 6 lire al mese: ne prendeva 12 e 6 le pagava al mese per Mietta che era entrato a Stazzano, - le altre erano per me e per i figli dell’oratorio[73].

2. Custodia dell’innocenza di vita

Ho pianto come piange un bambino con l’abbandono e la fede e l’innocenza di un bambino - io per grazia del Signore viveva e vivo vorrei vivere dell’innocenza dei miei bambini[74].

3. Disponibilità nell’accogliere la volontà di Dio

 “… con il cuore angustiato mi disposi l’anima ad allontanarmi dall’Oratorio[75].

4. Filiale abbandono alla Madonna

E ho pregato la Madonna e ho messo me e tutto l’oratorio nelle sue mani e pregando e piangendo e guardando l’oratorio e facendo il sacrificio di tutto e offrendolo tutto alla Madonna mi sono addormentato…[76].

Anche a noi, che ricorriamo alla sua protezione, la vergine Maria ci ripete, come a san Bernardo: “Monstra te esse filius”, dimostra che sei mio figlio, come lo fu il beato Luigi Orione. C’invita, così, a ripercorre nel filiale abbandono i passi del nostro fondatore. Il quale fu un dono di Maria, alla Chiesa, quale generoso olocausto di carità, per ricapitolare ogni cosa in Cristo.

 

N  O  T  E


* Francesco Mazzitelli, sacerdote orionino, licenziato in liturgia, parroco S. Maria della Croce, Foggia.

[1] Rm 8,14.

[2] “Quando vostra Eccellenza diede ordine che si abbattesse quella pianta, io non ho osato dirle di lasciarla, ma a gloria di Dio e della sua S. madre e per la dolcezza interiore e tranquillità dolce che mi ha lasciato, a confusione della mia ingratitudine alle divine misericordie devo manifestarle che sempre ho sentito che quello non era un sogno comune, ma una grande grazia del Signore”; Scritti 45, 59-61.

[3] Ivi.

[4] Parola III, 1.

[5] Parola III, 142-147.

[6] Parola Vb, 86-87.

[7] Parola VI, 292.

[8] Lettere II, 368-369.

[9] Parola IX, 281-285.

[10]Che rimanga perenne questa celebrazione Mariana, come conforto luminoso nel cammino della nostra vita… Sì, o cari Chierici, non solo questa sera, al chiudersi di questo santo Mese di Maggio, ma in tutti i giorni della vita, esca dal vostro cuore, dal vostro labbro il grido, l’invocazione ed il ringraziamento per questo avvenimento [il sogno]: “Memento, Domina, Congregationis tuae quam possedisti ab initio”; ricordati, o Signora, o Padrona, o Madre e Fondatrice celeste, di questa umile Congregazione che hai posseduto fin dall’inizio!”. Parola IX, 281-285.

[11] Cfr Gv 19, 26.

[12] Parola IX, 281-285.

[13] È interessante sapere che, anche se Don Orione non era il direttore, fu lui che dovette subire la bufera che si scatenò contro l’Oratorio: “Non ero io che lo dirigevo: lo guidava Monsignore Daffra, che era allora Direttore del Seminario, era Vescovo di Ventimiglia; io assistevo soltanto i ragazzi; e mi venne dato un aiutante, un giovane Sacerdote. E l’Oratorio fiorì per parecchio tempo; ed i giovani continuavano ad affluire in gran numero, da tutte le parti… Ma un giorno, per cause che a voi non spetta di sapere, fu decisa la chiusura di esso”. Parola III, 142-147. Roma, Sera del 2 Luglio 1928.

[14] Parola, 14.10.39.

[15] Ivi.

[16] Parola Vb, 86-87.

[17] Cfr DOLM, I, 63.

[18] Cfr DOPO, I, 740.

[19] Scr. 64-326.

[20] Cfr. DOPO, I, 740.

[21] Cfr. Ibidem, I, 759.

[22] Cfr. Ivi.

[23] Parola Vb, 86-87.

[24] Ivi.

[25] Ivi.

[26] Parola III, 142-147           

[27] Pio IX per ringraziare la Madonna, per la liberazione di Roma dai rivoluzionari, avvenuta il 2 luglio 1849, stabilì che la festa della Visitazione fosse celebrata con grado doppio di seconda classe, grado che conservò fino alla riforma liturgica del Vaticano II.

[28]Parola, 25.3.33.

[29] Di questo giardino don Orione ebbe a dire : “ Era un giardino tutto pieno di fiori, con dei bellissimi viali di mortella, ben assestati, pieno di frutta e di tante belle piante. Tutto sparì come d’incanto quando vi mettemmo piede noi, ché tutto fu devastato da quella moltitudine di ragazzi”; Parola III, 142-147

[30] Cfr. 31 Maggio 1938, martedì, alla Casa Madre; Parola IX, 281-285.

[31] Cfr. Scritti 45, 59-61.

[32] Roma, Sera del 2 Luglio 1928; Parola III, 142-147.

[33] Al tempo in cui don Orione scrive a Mons. Bandi, 11 gennaio 1908, la statua della Madonna si trovava già nella Casa della Divina Provvidenza (al Paterno). Attualmente la statua, denominata la Madonna della Chiave si trova nel reparto adibito a Museo del Centro Mater Dei di Tortona.

[34] Parola III, 1. Buona Notte - 15 Luglio 1921, Vigilia della Festa del Carmelo.

[35] Cfr. DOPO, I, 765.

[36] In questa espressione, potrebbe essere possibile un parallelismo con il primo versetto del vangelo della Visitazione: “In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda”(Lc 1,39).

[37] Anche questa espressione potrebbe riportare alla festa della Visitazione, nella, quale secondo la tradizione, la Vergine Maria si prese cura della cugina Elisabetta.

[38] Scritti 70, 216.

[39] Cfr. Scritti 45, 59-61.

[40] A questo riguardo, don Orione stesso ci riferisce in che cosa consistesse ordinariamente la sua cena: “già non c’era di consueto che un po’ di pane duro che mi mandava mia madre da Pontecurone - allora amava di più nostro Signore e la Madonna e la s. chiesa e viveva con 6 lire al mese: ne prendeva 12 e 6 le pagava al mese per Mietta che era entrato a Stazzano, - le altre erano per me e per i figli dell’oratorio”; Scritti 45, 59-61.

[41] Come esempio, riportiamo le parole di Santa Margherita Maria Alacoque: “Egli mi lasciò riposare a lungo sul suo peto divino, dove mi fece conoscere le meraviglie del suo amore e i segreti inspiegabili del suo sacro Cuore, che mi aveva sempre tenuto nascosto, fino al momento in cui egli me lo manifestò per la prima volta. Lo fece in modo così effettivo e sensibile che non mi lasciò dubbio, per gli effetti che questa grazia produsse in me; tutta via temo sempre d’ingannarmi in tutto ciò che avviene in me”. Vita e opere di santa Margherita Maria Alacoque, Edizioni centro volontari della sofferenza, Roma 1985, vol. I, 51.

[42]Anche don Orione, come i gradi mistici, per non compiacere se stesso, nel riferire di questa grazia speciale, non ha riletto ciò che aveva scritto.

[43] Scritti 45, 59-61.

[44] Nella Buona Notte del 2 luglio 1928, Don Orione, parlando di quest’albero disse: “Solo era rimasto un pioppo, un pioppo alto, grosso, bello, che fu tagliato pochi anni fa, e me ne dispiacque tanto quando lo tagliavano. Volevo chiedere al Vescovo che lo lasciasse ma non ebbi il coraggio di dirglielo, giacché non mi sembrava una buona cosa. Voglio però chiedere al Vescovo se mi permette di scavar sotto, giacché, sono sicuro, devono esistere le radici ed il ceppo, tanto era grosso questo pioppo! E poi tenerlo come ricordo di quanto vi sto per narrare…”.

[45] Parola III, 142-147.

[46] Parola IX, 281-285.

[47] Nella relazione a mons. Bandi del 1908 non si parla di manto, ma di protezione, anche se indicano la stessa cosa. Per umiltà Don Orione non si è lasciato andare ai dettagli del sogno-visione.

[48] Scritti 45, 59-61.

[49] Parola III, 142-147.

[50] Parola III, 1.

[51] Parola III, 142-147.

[52] Ivi.

[53] Parola 6.12.39.

[54] Parola III, 1.

[55] Questa espressione potrebbe risentire della visione dei ragazzi nel sogno: “erano tutti ragazzi ed erano di molti diversi colori; così, dopo tanti anni da quella notte, mi pare proprio che fossero”, che inseguito suscito nel nostro fondatore il desiderio della missione.

[56] Scritti 59-198.

[57] Parola Vb, 86-87

[58] D OPO, I, 735.

[59] Ibidem I, 740.

[60] Cfr. Ibidem I, 759.

[61] Parola Vb, 86-87.

[62] D OPO, I, 766.

[63] Ibidem I, 768.

[64] Ibidem I, 768.

[65] Cfr. Ibidem I, 759.

[66] Vedi la lettera riportata a pagina precedente; Scritti 59-198.

[67] DOPO, II, 8.

[68] Parola Vb, 86-87.

[69] Parola Vb, 86-87.

[70] Parola IX, 281-285.

[71] Parola III, 142-147.

[72] Lettere II, 368-369.

[73] Scritti 45, 59-61.

[74] Ivi.

[75] Parola III, 142-147.

[76] Scritti 45, 59-61.

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