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Messaggi don Orione
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Nella foto: Don Carlo Nicola nel Polesine per soccorrere gli alluvionati.

La vicenda di questo dotto e generoso sacerdote che coronò la sua vita con l'eroica dedizione nel soccorso agli alluvionati del Polesine nel 1951.

DON CARLO NICOLA

e l’alluvione del Polesine nel 1951

 

Don Flavio Peloso

DON CARLO NICOLA nacque a Cornale (Pavia), il 25 Agosto 1910. A 14 anni entrò in Congregazione e crebbe accanto a Don Orione.

Ultimate le scuole tecniche e il ginnasio a Tortona, fu inviato a Venezia per il liceo, presso i Padri Cavanis. Durate il tirocinio a Voghera iniziò a frequentare all'Università di Pavia la facoltà di Matematica e Fisica, e qui conseguì la laurea con 110 e lode. Terminò anche gli studi teologici e Divenne sacerdote nel 1934.  Insegnò al Collegio Dante Alighieri di Tortona e successivamente all'Istituto San Filippo Neri di Roma, come all'Istituto Filosofico di Bra; fu preside del Collegio San Giorgio di Novi Ligure.

Fu educatore avvincente, di dedizione pronta e intelligente, operosissima, a qualsiasi iniziativa di bene e di carità.

Don Carlo Nicola visse una breve ed eroica epopea della solidarietà in occasione dell’alluvione del Polesine.

''Il fiume Po ha rotto gli argini a Malcantone di Occhiobello'': la notizia rimbalzò alla radio nel mattino del 14 novembre 1951. Iniziò una delle più tremende catastrofi naturali dell'Italia.[1] Il Po lasciò il suo corso e si riversò direttamente nelle campagne circostanti, allagando 100 mila ettari di terreno. Non si distingueva più la sponda veneta da quella ferrarese. L'alluvione si abbatté su case, stalle e campagne, sommergendo con metri d'acqua due terzi del territorio della provincia di Rovigo: un centinaio le vittime, 200 mila i senzatetto, animali affogati e case crollate ovunque. Fu un disastro economico e sociale che lasciò le sue ferite per molti anni successivi. Ben 80.000 residenti emigrarono. L’alluvione è entrata anche nelle celebri scene del film “Don Camillo e Peppone”. La radio fece partecipare l’intera nazione al dramma delle popolazioni del Polesine.

Don Carlo Nicola, preside, con gli studenti e i professori del Collegio orionino “San Giorgio di Novi Ligure (Alessandria), organizzò prontamente nella città una raccolta di viveri, vestiti e danaro per gli alluvionati. Un camioncino percorreva le vie di Novi e dei paesi vicini raccogliendo molta roba. Appena tutto fu pronto, si decise per la partenza per il Polesine: due camions, una giardinetta, cinque auto e il camioncino del Collegio.

Don Nicola e gli altri volontari portarono i primi soccorsi e trassero in salvo molte persone. Sul posto giunse anche don Gaetano Piccinini per dare aiuto e per incoraggiare.

Il primo convoglio degli aiuti ritornò a Novi il 23 novembre, carico di una trentina di bambini e alcune mamme che vennero ospitati prima al San Giorgio e poi nelle famiglie di Novi.

Don Nicola organizzò altri ripetuti viaggi, collegando Copparo (Ferrara), ove c’era una comunità orionina, Novi Ligure e la gente del Polesine – soprattutto di Guarda Veneta, Crespino, Pontecchio - riuscendo a sistemare intere famiglie di sinistrati presso famiglie. Si prodigò con una generosità senza misura.

Quell’instancabile andirivieni tra Novi e il Polesine ebbe un epilogo tragico. Nel primo pomeriggio dell’11 dicembre, Don Carlo Nicola il coordinatore dei soccorsi rimase vittima di un violento scontro automobilistico a pochi chilometri da Novi, mentre viaggiava sul famoso camioncino, alla cui guida era Mario Curotto, investiti da un’autocisterna. La situazione apparve subito drammatica per Don Carlo Nicola. Morì al mattino del 18 dicembre 1951.

 

 

[1] La catastrofe arrivò dai fiumi, ma fu innescata, oltre che dal diluvio che scese dal cielo, da una sottovalutazione dei problemi idraulici del territorio. Sotto l'aspetto meteo, tutto iniziò ad ottobre, quando il maltempo cominciò a imperversare nel Nord, con piogge che ingrossarono via via tutti gli affluenti del Po. Infine per 6 giorni di fila, dal 6 al 12 novembre, il cielo restò scuro, piovve continuamente, aggiungendo acqua ad acqua. Come talvolta accade, la natura fu anche beffarda, perché dopo il diluvio, il 13 novembre spuntò il sole. Alla sera avvenne il disastro.

 

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