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Messaggi don Orione
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Autore: Flavio Peloso

Storia e motivazione del sorgere degli Istituti Secolari nella Chiesa e in Congregazione.

IL CARISMA DI FONDA­ZIONE ANIMA DELLA VITA CONSACRATA

Il Concilio Vaticano II, ha parlato di una "meravi­gliosa varietà di co­munità religiose", di "varietà dei doni" di cui la Chiesa è ricca e che la rendono "sposa adorna per il suo sposo" (PC 1).

La Chiesa riconosce come "suoi" i doni, o "carismi" di vita consacra­ta, e vuole che siano vissuti fedelmente perché sono una ricchezza dello Spirito per la sua vita. I membri delle Congre­ga­zioni religiose orionine, maschile (Figli della Divina Provvi­denza) e femminile (Piccole Suore Missi­onarie della Carità), come pure l'Istituto Secolare laicale, sono chiamati far rivivere l'esperienza spirituale che animò Don Orione fonda­tore, comu­nicata ai suoi primi seguaci, e che costitui­sce il carisma della Piccola Opera della Divina Prov­vi­denza. Giovanni Paolo II nel suo Messaggio per il 50° della morte di Don Orione ci ha esortati ad esserne "la vivente conti­nuazio­ne". Si tratta di "essere il fondatore oggi", se­condo l'espres­sione di Don Masiero. Infatti, è il carisma di fondazione il "motivo" e il "modo" di essere di un Istituto di vita consacrata nella Chiesa.

Il carisma di Don Orione ha dato vita e forma alle due Famiglie di consacrazione religiosa maschile e femmi­nile, ed anima anche la forma di vita consacrata secola­re, non ancora presente e riconosciuta nella Chiesa ai tempi di Don Orione vivente. Questi Appunti si propon­gono di ri­flet­tere e di for­nire alcune notizie sul carisma di Don Orione nella vita con­sa­crata secolare.

Una osservazione per avviare il discorso.

San Luigi Orione fu il fondatore della "Piccola Opera della Divina Provviden­za": dell'uno e dell'altra si tende a ricordare e a conti­nuare soprat­tutto le attività, gli a­spetti istituzio­nali e visibili (le "opere"), col rischio di lasciare un poco in secondo ordine le intenzi­oni interiori, il progetto, lo spirito che animò il fondatore e la fonda­zio­ne. L'inscindi­bile legame tra carisma e istitu­zione, tra fine spirituale e mezzi concreti è nella natura delle cose di Dio, ed occor­re salvarne l'e­quili­brio per non inclinare verso un materiali­smo senz'ani­ma o verso uno spiri­tualismo disincar­nato.

Questo richiamo all'equilibrio spirituale risulta parti­colarmente utile nel riflettere sulla "forma di vita consacra­ta laicale-secola­re" animata dallo "spirito di Don Orione". Non ci si può limitare a guardare l' Opera di Don Orione (in­tendendo soprattutto le "opere" e le "comunità religiose") per comprende­re a pieno il senso e il posto della vocazio­ne alla vita secola­re orionina; occorre rifarsi al carisma di Don Orione , che nelle opere è manifestato, ma a volte potrebbe anche essere nasco­sto. Occorre andare all'"anima"!

E' il "carisma" l'anima di tutta la "Piccola Opera della Divina Provvidenza" che comprende i Figli della Divina Provvi­den­za (religiosi: sacerdoti, fratelli ed eremiti), le Piccole Suore Missionarie della Carità (religiose: di vita attiva e contempla­tiva, sacramentine cieche), gli ­Istituti di consa­crazione secolare (Volontarie di Don Orione e Istituto "Maria di Nazaret") e - come era nel pensiero di Don Orione - anche gli Ex Allievi ed Amici.

Don Orione, presentava la Piccola Opera della Divina Provvidenza , come una realtà chiaramente una nello spirito e nello scopo, ma diversi­fica­ta nelle sue forme e realizzazio­ni apostoliche. Tra queste non è diffi­cile intra­vedere la possibilità della "via laicale" di consacra­zio­ne, non ancora presente nella Chiesa quando era vivente Don Orio­ne. Leggiamo alcune espressioni.
-   "Questa Piccola Opera della Divina Provvidenza vuole essere quasi una corrente di acque vive e benefiche che dirama i suoi canali ad irrigare e fecondare di Cristo gli strati più aridi e dimentica­ti...
-   E' pianta unica ma con diversi rami , vivificati tutti dalla stessa linfa vitale, tutti rivolti al cielo, fiorenti d'amore a Dio e agli uomini...
-   Essa dunque non è unilaterale; ma - pur di seminare Cristo, la fede e la civiltà nei solchi più umili e più bisognosi dell'umanità - assume forme e metodi differenti , valendosi nel suo apostolato di tutte le esperienze e dei suggerimenti che attinge dalle locali Autorità..." ( In cammino con Don Orione , passim p.319-323 e cfr. Don Orione alle PSMdC p.165-166).

In una lettera a Don Sterpi del 20.11.1900, ai tempi dei primi abbozzi di organizzazione e di regole del nascente Istituto, Don Orione scrive: " Guarda che a Don Luigi (Gamaleri, Segretario di Mons. Daffra, n.p.) ho letto il fine della "Compagnia del Papa", spiegandogli che questa sarebbe quella Compagnia essenziale che deve avere in mano tutte le altre Famiglie religiose che costituiscono l'Opera della Div. Provviden­za, per tenere unito un corpo formato da membra così varie: eremiti lavorato­ri, adoratori, dame , collegi, suore, preti, ecc." ( Scritti 10, p.14).

 

DIVERSITA' DI FORMA TRA VITA CONSACRATA "RELIGIOSA" E "SECOLARE"

Mentre per le Congregazioni religiose - sorte dal carisma di Don Orione - è costitutivo il rapporto carisma-opera (comu­nità e attività comuni: scuole, istituti, Piccoli Cottolengo, ecc.) ... non lo è per la consacrazione secolare che, per la sua natura voluta dalla Chiesa, è identificata dal carisma spiritua­le, vissuto nella laicità e secolarità , senza il sostegno della vita comune e di opere apostoliche stabili, visibili ( Cfr Provida Mater n. 9; Primo feliciter n.2 e n. 5).

Il documento della Congregazione per i Religiosi e gli Istituti Secolari Gli elementi essenziali della vita religio­sa (sigla EEVR, 1984) distingue bene le due vie di vita consacrata : quella religiosa e quella secolare.

La consacrazione nella vita religiosa , infatti, si svolge nella dinamica della "città posta sul monte", della "luce sul lucernie­re".
"La natura più autentica della vocazione religiosa include una testimonianza pubblica a Cristo e alla Chiesa. La Professione religiosa si attua tramite voti che la Chiesa accoglie pubbli­camente. Una forma stabile di comunione di vita in un Istituto eretto in modo canonico manifesta in modo visibile il patto e la comunione espressi dalla vita religi­osa. Una certa separa­zione dalla famiglia e dalla vita pro­fessionale, dal momento in cui una persona entra in noviziato, parla in modo potente della assolutezza di Dio. (...) Un ulteriore aspetto della natura pubblica della consacrazione religiosa consiste nel fatto che l'apo­stolato dei religiosi è sempre, in qualche modo, di gruppo. La presenza religiosa è visibile e concerne modi di agire, abbigliamento e stile di vita" (EEVR 10).

La consacrazione nella vita secolare si svolge,invece, nella dinamica del "lievito nascosto" e del "sale".
"L'unione a Cristo nella consacrazione tramite la professione dei consigli evangelici può essere vis­suta in mezzo al mondo, lavorando nel mondo, essere espres­sa in forma secolare. E' questa la vocazione speciale degli Istituti Secolari che Pio XII ha definito 'consacrati a Dio e agli altri' nel mondo e 'coi mezzi del mondo' ( Primo feliciter V e II). Di per se stessi i consigli non separano la gente dal mondo. Di fatto è un dono di Dio alla Chiesa che la consacra­zione tramite la professione dei consigli possa assumere la forma di una vita che deve essere vissuta come un lievito nascosto. I cristiani che si sono così consa­crati continuano l'opera nel mondo e la sua santifica­zione dal di dentro. Il loro stile di vita e di presenza non si distingue esteriormente da quello dei loro fratelli cristiani. La loro te­stimonianza è resa nel loro ambiente abituale. Que­sta forma discreta di testi­monianza scaturisce dalla natura della loro voca­zione secolare ed è parte integrante del cammino che si ritiene la loro consa­crazione comporti (cfr. PC 11)" (EEVR 9).

Si noti come i sostantivi che descrivono la sostanza della vita consacrata religiosa e secolare sono i medesimi (unione con Cristo, profes­sione dei consigli evangelici, te­stimonianza a Cristo e alla Chiesa, ecc.), mentre gli aggettivi che qualifica­no la forma religiosa ( pub­blica, visibi­le, separata dal mondo, comunitaria , ecc.) e la forma secolare ( na­scosta, discreta, "nel mondo", personale , ecc.) sono netta­mente diversi, e sono, appunto, "qualificanti".

Sono due " forme di vita " ben distinte per realiz­zare la medesima consacrazione e missione nella Chiesa!

Il docu­mento poi prosegue con un discorso comune alle due espres­sioni, religiosa e laicale, della consacrazione richia­mando la necessi­tà che gli Istituti abbiano e vivano una chia­ra co­scienza carismatica , per poter dare il proprio con­tributo specifico nella vita e nella missione della Chiesa. "E se il sale perdesse il suo sapo­re?".

"La consacrazione è vissuta secondo le disposizioni specifiche che manifestano e approfondiscono una particolare identità. Tale identità deriva dall'a­zione dello Spirito Santo, è il carisma di fonda­zione dell'Istituto che crea un particolare tipo di spiritu­alità, di vita, di apostolato e di tradizio­ne (cfr. MR 11). Se si guarda alle famiglie, tanto numerose, si è colpiti dalla grande varietà dei carismi di fondazio­ne. Il Concilio sottolinea il bisogno di promuove­re tanto vari doni di Dio (cfr. PC 2b). Essi determinano natura, spirito, finalità e carattere che formano il patrimonio spirituale di ogni singolo Istituto e sono fondamentali per quel­l'identità che è l'elemen­to chiave della fedeltà di ogni religioso (cfr. ET 51)" (EEVR 11).

Il documento della C.R.I.S. La formazione negli Istituti Secolari (6.4.1980), svolgendo un discorso specifico per que­sta forma di consacra­zione, sottolinea che "la conoscenza dell'I­stituto (carisma, fondazione, primi passi, sviluppi...) è fondamentale per comprendere anche la propria vocazione e l'inserzione nella missione della Chiesa" (IV. C,2); negli Istituti Secolari, spiritua­lità e apostolato "trovano un loro indirizzo unitario nelle costituzioni di ciascun Istituto, in quanto esse contengono le linee radicali della fisionomia spirituale di chi è chiamato secondo tale vocazione" (III. E).

 

ALCUNE RADICI STORICHE DI VITA LAICALE SECONDO IL CARISMA DI DON ORIONE

Il coinvolgimento dei laici nello spirito e nella vita di Don Orione e nella sua Piccola Opera della Divina Provvidenza, oggi espressa anche nella forma di vita consacrata, ha radici storiche sicure e risponde ad una precisa volontà del Fondato­re.
E' nota l'attenzione di Don Orione nel coin­volgere i laici nel movimento apostolico della sua Piccola Opera della Divina Provviden­za. In alcune sue iniziative è facile ricono­scere delle anticipazioni della vita degli Istituti Secolari, sorti solo posteriormente nella Chiesa.
Ne segnaliamo alcune.

1. Don Orione vedeva nei suoi AMICI dei veri discepoli e collabo­ratori; li guidava, formava e valorizzava nelle opere di bene, coltivando in loro una coscienza apostolica. Li coin­volge­va direttamente, a volte anche stabilmente, nelle sue attività di Congrega­zione e li incoraggiava in quelle proprie del loro stato e professione. Gli Amici appaiono, nell'epi­sto­lario e nell'episodica della vita di Don Orione, come suoi veri collabo­ratori, discepoli e consiglieri, coinvolti in mille opere di bene: sono "amici" nel senso pieno della paro­la, nel senso evangelico, intendendo cioè, coloro che chiamati e amati, sono con­si­derati "alla pari", "perché tutto quello che ho udito dal Padre mio ve l'ho fatto conoscere" (Gv 15, 15­).

Soprattutto, negli ultimi anni della vita, Don Orione era circonda­to da un manipolo di amici laici che egli, nella con­suetu­dine ordinaria plasmava nello spirito e stimolava nelle opere di bene. Una buona fetta del tempo dei suoi "mar­tedì" a Milano e dei "giovedì" a Genova era dedicata ad incon­tra­re questi laici per animarli e per confermarli nei proposi­ti di testimonianza cristiana nelle vie della carità.

Leggendo le lettere di Don Orione al Galassi Paluzzi, ai senatori Boggiano Pico e Cavazzoni, al conte Zileri dal Verme, al generale Beaud, all'ingegnere Marengo, ecc., e leggendo le testimonianze rese al processo di canonizzazio­ne da laici e donne cristiane coinvolti nello spirito e nell'o­pera di Don Orione (Tommaso Gallarati Scotti, Carlo Grossi, Gina Bassetti, Adelaide Costa Gnocchi, Domenico Isola, Agosti­no Ravano e altri), si coglie una partecipa­zione di spirito, una coscienza apostolica, una attività concreta che va al di là di un semplice rapporto di genti­lezza, di stima o di "opera buona una tantum". Alcuni di questi laici erano coinvolti direttamente ed anche stabilmente nelle sue attività di Con­gregazione e altri li incoraggiava in quelle proprie del loro stato e professio­ne.

Similmente, Don Orione aveva una visione degli EX ALLIEVI "come apostoli"; molti di essi, inseriti nella vita civile, continuavano ad essere, da laici, parte viva della Famiglia orionina. Scrivendo agli Ex allievi ricordava loro quel perma­nente coinvolgimento nella vita e negli ideali della Picco­ la Opera che li doveva caratterizzare. "Tutti sentirete con me, certo, vivissimo il desiderio di cooperare, per quanto è da voi, a quel rinnovamento di vita cristiana - all'"Instaur­are omnia in Christo" - da cui l'indi­viduo, la famiglia e la soci­età possono attendersi la ristora­zione sociale. Ricordate­vi che noi siamo e vogliamo essere i vostri più sinceri e affe­zionati amici - e voglia­mo farvi sentire che vi consideri­amo dei nostri (cfr Lettere II, p.291-292; Cfr. Ex allievi come apostoli , a cura di G.Marchi, Messaggi di Don Orione n.57) .

Ancora agli inizi della sua fondazione (1899), Don Orione stimolò anche in campo femminile una collabora­zione concreta, offrendo indicazioni alla multiforme carità di tante donne generose. Lanciò il progetto della Associazione femmi­nile delle DAME DELLA DIVINA PROVVIDENZA con questi ideali: " O buone Signore e Madri che sentite, o voi, anime pie, donne a cui Dio ha largito tanta gentilezza e tanta abbondanza di carità cristiana, a voi tut­te, io mi rivolgo, povero prete, a voi che sentite battere il cuore al nome di Gesù Cristo... Attorno ai nostri Istituti sorgano le "Dame della Divina Prov­videnza", un'associ­a­zione grande dove tutte le anime si trovi­no unite nel campo della carità, e in uno stesso pensiero di abnega­zione e di sacrifi­cio ".

Su "Il Popolo" di Tortona, Don Orione pubblicò nel 1899 un Appello per l'iniziativa delle "Dame della Divina Provvi­den­za" dal quale è tratto il brano citato. Un gruppo di queste "Dame" si costituì attorno alle sorelle Fogliano a Torino, una delle quali arrivò a scrive­re: "La mia aspirazione fu sempre quella di esser non una Dama, ma una Figlia della Divina Provvidenza" (Cfr. Don Orione III , 235-238 e 298-299).

Interessa, almeno indirettamente, la nostra rifles­sione sui laici ricordare un altro fatto. L'AVVIO DELLA CONGREGAZIONE FEMMINILE EBBE UNA FISIONOMIA ESTERIORE QUASI "LAICALE" . Tale si conservò per alcuni anni. "Buone figliu­ole" consacra­te, genero­se, piene di buono spirito, "stracci nelle mani della Divina Provvi­denza": così Don Orione descriveva le sue Suore e le voleva libere da segni esterni, vestite in bor­ghese, quasi "anonime" con possibilità di entra­re ovunque: "in via normale non avranno divisa particolare, andranno vestite secondo la propria condizione" ( Riunioni 45). E' chiaro che fin dal­l'ini­zio Don Orio­ne le pensò come "suore", ma qui inte­res­sa coglie­re l'in­dica­zione di uno stile "popolare", sempre forte­mente inculcato da Don Orione per poter meglio avvicinare e salvare le "ani­me", la gente comune, i poveri, i lontani, "quelli che non vanno in Chiesa".

Questo "stile popolare", alla buona, "della gente comune" era tanto esigito da Don Orione nella for­mazione sia dei chie­rici, che delle suore, degli eremiti, e doveva riguardare la vita di pietà, l'apostolato, le case, il vesti­to, il modo di parlare, tutto. E quando Egli parlava di " stare alla testa dei tempi e del popolo " intendeva innanzitutto " STARE DENTRO AI TEMPI E AL POPOLO ". Ebbene, questo atteggiamento corrisponde alla specifica natura della vita consacrata seco­lare.

" A meglio riuscire a salvare anime, bisogna pur sapere adotta­re certi metodi, e non fossilizzarci nelle forme, se le forme non piacciono più, se diventano, o sono diventate, anti­quate e fuori uso. Facciamo cristiana la vita ... questo è ciò che Iddio e la Chiesa chiedono da noi. E adopriamo tutte le sante industrie, tutte le arti più accette e più atte per arrivare a questo!... Anche quelle forme, quel­le usanze, che a noi possano sembrare un po' laiche , rispettiamo­le e adottia­mole, occorrendo, senza scrupoli, senza piccolezze di testa; salvare la sostanza bisogna! Questo è tutto. I tempi corrono veloce­mente e sono alquanto cambiati, e noi, in tutto che non tocca la dottrina, la vita cristiana e della Chiesa dob­biamo camminare alla testa dei tempi e dei popoli ... Allora toglie­remo l'abisso che si va facendo tra il popo­lo e Dio, tra il popolo e la Chiesa " ( Lettera a Don Pensa, 5.8.1920, Lettere I, p.250 ss.).

"Dobbiamo essere santi, ma farci tali santi che la nostra san­tità non appar­tenga solo al culto dei fedeli, né stia solo nella Chiesa, ma trascen­da e getti nella società tanto splen­dore di luce, tanta vita di amore di Dio e degli uomini da essere più che i santi della chiesa i santi del popolo e della salute sociale . Dobbiamo esse­re una profondissima vena di spiritualità mistica che pervada tutti gli strati sociali: spiriti contem­plativi e attivi, "servi di Cristo e dei pove­ri" ( Lo spirito di Don Orione I, p.89-91) .

Della natura diversificata e composita di " quell'esercito della carità " che Don Orione voleva formare e lanciare nel mondo per riconquistare a Cristo, alla Chiesa e al Papa le masse popola­ri abbiamo numerose testimoni­anze. In alcuni testi si vede chiaro l'intento di Don Orione di co­stituire anche un "cor­po laicale" nella Piccola Opera della Divina Provvidenza.

"... E che si facciano parecchie famiglie religiose, che siano come i rami di una stessa pian­ta . E che alcune fami­glie saran­no per la vita atti­va, e altre per la vita contem­plativa, e altre di vita mista; alcune fami­glie religiose avranno anche l'abito di religiose, come si suole portare dalle monache e suore, e altre famiglie religi­o­se non avranno segni ester­ni, ma vestiranno mode­stamen­te se­condo gli abiti della società , pure essendo vere religio­se e con i santi vo­ti" ( Don Orione alle Piccole Suore Missionarie della Carità, 1a edizione, p.35) .

Ma il testo più chiaro e autorevole al riguardo è senza dubbio quello delle prime COSTITUZIONI A STAMPA DEL 1912 . Al n.11 , Don Orio­ne scrisse:

"Affin­ché (coloro che hanno altri legami) non siano privati di quel vantag­gio che loro po­trebbe provenire nel Signore dall'ascrizio­ne alla Con­grega­zione e siano di aiuto alla medesima nell'esercitare le opere di cari­tà, parve ottima cosa lo stabilire che questi fedeli cattoli­ci, eccle­siastici o laici, se lo desiderano o lo domanda­no, venissero stretti alla Congre­ga­zio­ne col vincolo dello spirito e colla comunione dei beni spiritu­a­li, e che quel­li fra essi che ane­lano con tutto l'animo di seguire la perfezione, e sareb­bero disposti di fare i voti, se fosse loro dato , si tenesse­ro come "Figli adot­ti­vi" ; e si chiamassero Coadiutori della Piccola Opera della Divina Provvi­denza" .

Nelle prime Costituzioni manoscritte, del 1904, il medesimo testo è riportato al n.7; ci sono piccole varianti e, alla fine, dopo i " Figli adottivi " si prevede " che tutti gli altri poi che hanno buon nome si chiamassero Ascritti all'Istituto, ossia Terziari ". Dunque, quei " Figli adottivi ", erano qualcosa di meno che "religiosi", ma qualcosa di più che semplici "simpatizzanti".

La situazione storica era ben diversa dall'attuale; nella Chiesa non esisteva la forma di consacrazione secolare, ma queste parole in un testo così ufficiale - cari­sma­tico e giu­ridico - esprimono un'in­tenzione e una prospetti­va che vanno chiaramen­te in quel senso. E' interes­sante notare il criterio che qualifica questa forma di consa­crazione, l'u­nica possibile a laici allora: "anelano con tutto l'animo di seguire la per­fezione, e sarebbero disposti di fare i voti, se fosse loro dato ".

Dal 1947, con il documento di Pio XII " PROVIDA MATER ECCLESIA " anche ai laici è dato di "fare i voti", di unirsi in Istituti Secolari per partecipare, come consacrati, alla vita e alla missio­ne della Chiesa nel mondo. A tale importante e fondamentale documento di Pio XII del 2.2.19­47, fecero seguito la Lex peculiaris e il Motu Proprio Primo feliciter del 12.3.1948. La S.Congregazione per i Religiosi diede le linee applicative dei documenti pontifici con l'Istruzione Cum Sanctissimus del 19.3.1948.

E con la Provida Mater Ecclesia comincia la storia vera e propria della consacrazione secolare nella Pic­cola Opera della Divina Provvidenza di Don Orione.

 

IL MOVIMENTO DI CONSACRAZIONE SECOLARE ORIONINA

A fine anni '50, già da un po' di tempo si era posto il problema di avviare anche nella Famiglia orionina una forma di consacrazione lai­cale e seco­lare. A stimolare in questo senso stavano le parole e gli esempi del fondatore circa il coinvol­gi­mento dei laici; si avevano davanti le esperi­enze di non pochi Ordini e Con­grega­zioni religiose e, soprattutto, c'era una chiara indi­ca­zione e il desiderio della Chiesa di promuo­vere questa forma di vita consacrata, di cui si parlava in importanti docu­menti ponti­fici a par­tire dalla "Provvida Mater Ecclesia" del 1947.

La decisione andò maturando lentamente, fino a quando Don Carlo Pensa con Lettera dell'8.7.1959 diede ufficial­mente incarico a Don Piccinini di lavorare per "la costituzio­ne di gruppi di anime buone, desiderose di servire il Signore nelle persone dei poveri, affiancando e collaborando con la nostra "Piccola Opera", nello spirito del nostro venerato Fondatore Don Orio­ne... In seguito si preparerà una specie di regolamen­to che servirà di base alla costituzione regolare di una Con­gregazio­ne Secolare femminile e di una maschile da fare appro­vare dalla S.Sede". Don Pensa nella lettera definiva quest'o­pera "necessa­ria e, di­rei, urgente".

Il cammino per la promozione della consacrazione secolare nello spirito di Don Orione si avviò con contatti con i gruppi di Amici, di Ex allievi e con persone vicine alla Congregazio­ne. Si consultarono altre esperi­enze analoghe di Istituti Secolari, attribuendo particolare esempla­rità ai gruppi delle "Volonta­rie di Don Bo­sco". Cominciarono a riunirsi piccoli gruppi presso le nostre istituzio­ni con ritiri e incontri formati­vi, e qualche inizia­tiva di attività. Vari sacerdoti dell'Opera furono convin­ti della bontà di questa iniziativa: Don Zambarbieri, Don Pirani, Don Ferretti, Don Di Pietro, Don Musso, Don Mascalin, Don Stefani e altri.

Il 7 ottobre 1960 venne desti­nata la "Casetta rossa" (Domus Rosarii) di Via della Camilluc­cia quale sede di un nucleo della nuova famigli­ola di consa­crate; la Signorina Giuseppina Grilli ne era l'ani­matrice. Alcune consacrate prestar­no aiuto nella casa orio­nina di Capo di Mondo a Firenze, ad altre venne affida­to un apparta­mento e la custodia della chiesa di Santa Rita a Roma.
Le notizie ci parlano della rapida costituzione di grup­petti in numerose città d'Italia e in altre nazioni.

Nella Relazione Pre-capitolare del 2.2.1963 leggiamo che "un certo numero ha già emesso una Consacrazione la quale contem­pla Voto di Casti­tà e promesse di Povertà, Ubbidienza, Aposto­lato".

Nei primi intenti l'iniziativa della consacrazione seco­lare doveva compren­dere anche uomini , e praticamente non ebbe seguito, e sacer­doti per i quali qualcosa si fece, ma riducen­dosi quasi a una forma di "ospitalità" per sacerdoti anziani o in neces­sità, presto fu lasciata.
Don Piccinini aveva sottoposto al giudizio dell'Abate Caronti anche un "abbozzo" di Regolamento delle "Piccole Ausi­liarie (o Volontarie) di Don Orione", che questi lodò aggiun­gendo numerose sue osservazioni.

Un approfondito bilancio delle iniziative prese per la promozione della consacrazione secolare orionina venne fatto al 5 ° Capitolo Generale della Piccola Opera del 1963 che votò la Disposizione n.49 : "Per ottempe­rare alla volontà del Fonda­tore, già espressa nel lontano 1912, ed ai desideri del Rev.mo Don Pensa, come da lettera dell'8.7.1959, in con­formità ai documenti pontifici, si auspica un regolamento per Istituti Secolari che affianchino le nostre opere, così che possano acquistare forma giuridica, con la guida spirituale di un nostro sacerdote".

Il periodo degli anni '60 segnò il consolidamento delle " Ausiliarie di Don Orione " - questo il nome che preva­leva - le quali, sotto l'impulso di Don Piccinini, crebbero di numero assumendo una fisionomia di collabora­trici laiche delle opere orionine, a volte con attività "dipendenti" e a volte "in proprio", o isolatamente.

Negli anni '70 il " Movimento Volontarie di Don Orione ", come si preferì poi definire la forma di consacrazione secolare femminile della Piccola Opera, iniziò una progressi­va tra­sformazione. Infatti, dopo alcuni decenni di maturazione del­l'esperien­za degli Istitu­ti Secolari, i documenti e le norme della Chiesa avevano sempre meglio precisato ed esigito la specificità " laica­le " e " secolare " di tale voca­zione.

Dopo la morte di Don Pic­cinini, l'animazio­ne del Movimen­to fu affida­ta a Don Terzi prima e a Don Pirani poi. L'identi­tà della "forma" di vita - laicale, secolare, orionina - pren­de i suoi precisi contorni nella vita delle Consacrate e nello Statuto , sulla base del quale il " Movimento Volontarie di Don Orione " venne riconosciuto come "Pia Unione" il 7 novem­bre 1973 da Mons. Domenico Valerii, vescovo di Avezzano.

Il resto è di attualità. La Pia Unione "Movimento Volontarie di Don Orione" è divenuta ISTITUTO SECOLARE ORIONINO con Decreto del vescovo di Tortona, Mons. Martino Canessa, il 13 maggio 1997.

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Buonanotte del 27 maggio 2018