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Messaggi don Orione
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Nella foto: Il Crocefisso di Don Orione al Santuario della Madonna della Guardia, Tortona.
Autore: Flavio Peloso

CIRCA LA RELIQUIA DELLA SANTA CROCE

È vero che noi tutti dobbiamo essere discepoli di San Girolamo, che nella sua rigorosa ascesi, metteva in guardia i cistiani dal rischio di fare anche delle reliquie più sante dei feticci.
“Quando dico croce non intendo il legno, bensì la Passione” , affermava con vigore il santo dal cuore infiammato per la Parola di Dio. Tuttavia è un grande aiuto alla nostra fede la presenza nella storia dei segni della vita e della morte di Gesù.

Le sante reliquie – che tanto entusiasmarono la fede dei credenti – entrano anch’esse nella logica dell’Incarnazione, e stanno nel tempo come muti testimoni del Dio che fece del tempo la sua dimora, non per modo di dire o attraverso immagini, illusioni, parvenze, presenze solo spirituali, ma con la concretezza e la materialità della carne. Si comprende allora che esse furono ricercate, custodite e venerate non già come oggetti magici, quanto invece come segni di speranza, per non dimenticare che, se “Dio si è fatto come noi” dalla mangiatoia alla morte di croce, il motivo altro non è che “per farci come Lui” dalla risurrezione alla gloria del Regno!

Così fu del legno della vera croce eretta sul Golgota. Sant’Elena la ritrovò dopo lunga e appassionata ricerca a Gerusalemme nel 326 e la divise in tre parti, di cui una fu consegnata al vescovo Macario di Gerusalemme, la seconda giunse a Costantinopoli dove venne custodita nella basilica di santa Sofia, mentre la terza venne recata a Roma per essere collocata nell’attuale basilica di Santa Croce in Gerusalemme.
Da queste tre parti si prelevarono numerosi frammenti e schegge fin dagli anni immediatamente successivi al ritrovamento della reliquia, come testimonia Cirillo di Gerusalemme nelle sue catechesi: “il legno della Croce è ormai distribuito per tutta la terra in piccoli frammenti”, “testimonia il santo legno della Croce, per noi ancora visibile, che ha riempito il mondo per via dei frammenti che i devoti ne prendono”. “Da qui la Croce, ridotta in frammenti, è partita per riempire di sé il mondo intero”.
Paolino di Nola riferisce anch’egli di aver avuto in dono un frammento della Croce da Melania Seniora, a sua volta ricevuto, durante il soggiorno in Terrasanta, da Giovanni, patriarca di Gerusalemme. Di tale frammento, Paolino ne inviò una scheggia “non più grande di un atomo” al suo amico Sulpicio Severo, perché quella reliquia aveva lo scopo di suscitare la contemplazione del mistero del Cristo crocifisso: “In questo minuscolo frammento egli scoprirà con lo sguardo interiore tutto il significato della croce”. Così, alla fine del IV secolo, Giovanni Crisostomo afferma che: “tutti si contendono piccoli pezzi del legno”.

Potremmo continuare a lungo la lista delle antiche testimonianze sul legno della Croce che si divide in migliaia di frammenti su tutta la faccia della Terra, quasi a ricordare anche attraverso questo fenomeno l’universalità del sacrificio del Redentore.

Nell'anno liturgico è inserita una festa della "Esaltazione della Croce" al 14 novembre.

Alcuni di questi frammenti giunsero pure a Tortona, probabilmente estratti dal “nucleo romano” della Croce, e furono oggetto di tanta venerazione anche da parte di San Luigi Orione.
Uno di questi frammenti, autenticato dal vescovo di Lodi (Italia) il 5 dicembre 1967, è stato donato recentemente al nuovo grande Santuario della Madonna della Guardia, inaugurato a Bonoua il 6 dicembre 2009.

A volte capita di ascoltare una curiosità, quasi un dubbio impertinente che sorge in fondo alla coscienza critica: “se tutti i frammenti della Croce sparsi per il mondo fossero veri… quante croci ne verrebbero?”. Ma è proprio la scienza a rispondere precisando che le migliaia di schegge della Croce circolanti nell’orbe sono invero troppo poche rispetto a quelle che dovrebbero esserci!
Uno studio di Baima Bollone, massimo sindonologo mondiale, finalizzato proprio a confutare questa diceria, ha calcolato che il solo braccio orizzontale di una croce romana avrebbe avuto un volume pari a 30 milioni di millimetri cubici, che tradotto in reliquie farebbe 10 milioni di frammenti lignei da 3 millimetri cubici ciascuno; un numero veramente alto, superiore di gran lunga a quello delle pretese reliquie della vera Croce esistenti… e pensare che dal conteggio manca il braccio verticale!

O croce, ave!
O croce santa, imporporata dal Sangue del mio Dio: consacrazione della sua carità e della sua gloria, segno a cui mirano tante anime, motivo di tanti palpiti, io mi prostro davanti a te e mille volte ti benedico e mille volte ti amo!
O croce, ave!
Possa la luce che piove da te penetrare sino al fondo l’umanità e tutta rinnovarla in Cristo! Abbia pace in te e fra le braccia di Gesù Cristo crocifisso questa nostra società: pace in una libertà amica di ogni bene, in una scienza sposata alla fede, in una uguaglianza cementata dalla carità!
Leviamo tranquillo lo sguardo! Sull’estremo orizzonte sociale c’è sempre un grande segno di salute, che nessun segno saprà eclissare: la croce! La croce è simbolo non solo di redenzione divina, ma anche di umano progresso.
O crux Ave, crux, spes unica!

(San Luigi Orione)

 

 

 

 

 

 

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