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Messaggi don Orione
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Nella foto: Il pittore Gustavo Marvasi
Autore: Flavio Peloso

Chi è quel Marvasi, autore di uno dei più bei quadri di Don Orione?
Ci sono 17 scritti di Don Orione a lui indirizzati, segno dell'importanza di questo artista tra quanti entrati nell'orbita di Don Orione.


Il confratello Don Pierino Stefani ha lasciato qualche notizia in un pro-memoria di suoi ricordi. “In quel periodo un anziano pittore, Gustavo Marvasi, frequentava Sette Sale. Il pittore visse in America, quando decise di tornare in Italia (1937), durante il viaggio di ritorno, conobbe sulla nave Don Luigi Orione, al quale raccontò la storia della sua vita. Non nascose che conviveva con una giovane ragazza. A quelle parole Don Orione disse che non poteva continuare a vivere in quello stato. Arrivati in Italia, Gustavo Marvasi si sposò con la giovane ragazza. Negli anni successivi cadde in miseria e andava a Sette Sale per avere un aiuto.

Il pittore Gustavo Marvasi, con la moglie frequentavano spesso gli incontri degli Amici di Don Orione, finché Marvasi si ammalò e in punto di morte chiese di Don Stefani, allora Superiore di Sette Sale.

Il Superiore andò a casa del pittore per portare conforto e sostegno spirituale.

Venuto a mancare Gustavo Marvasi, la moglie non frequentò più Sette Sale”.

Don Orione aiutò il Marvasi spiritualmente e lo incoraggiò nei suoi problemi economici, senza poterglieli risolvere.

Il 22 luglio 1931 scrisse a Marvasi che gli diceva la sua grave situazione di debiti: “ La mia pena, e una delle più grandi pene oggi per me, è di non poterti aiutare né di poter venire; unico grande conforto per me è solo la fede che Dio ti aiuterà sempre nello spirito; e anche venisse una tua catastrofe materiale, egli, che sa trarre dalle tenebre la luce e bene dal male, trarrà la salvezza della tua anima da quella che agli occhi del mondo potrà sembrare la tua rovina. Prega e confida! Del resto che sempre le mie Case sono aperte e spalancate davanti a te. E qui e dovunque saresti a casa tua ”.

In una lettera del 22 agosto 1931, Don Orione informa una “ Nobile Signora Contessa ” sulle precarie condizioni del Marvasi: “A me sembra che la più spiccia sarebbe che egli, il caro amico, depositasse presso persona facoltosa o anche al Monte di Pietà qualcuna di quelle opere d'arte o mobile di indiscusso valore, e prelevasse quelle otto o dieci mila lire che urgentemente gli bisognano per pagare gli interessi scaduti della ipoteca che ha accesa sulla Casa e qualche altro debituccio che può avere.

E poi se ne venga con me, e, intanto, si tolga dalle spese. Poco per volta, vendendo altro, potrà anche dare un quid a quella persona; ma, per ora, bisogna dica chiaro ad essa che non può e che si ritiri; poi vendendo la Casa e i mobili potrà fare, se ritiene di avere obblighi.

Io sì, prego per lui, ma, se Dio non fa un miracolo (e nella sua situazione non so...) non vedrei altra via d'uscita.

Se Marvasi impegna quella testa meravigliosa del Gemito o uno di quei cassoni, certo potrebbe subito avere a disposizione la somma che strettamente gli occorre. Egli, ora, è come in un vicolo cieco, e anche riuscisse a campare con piccole e continue vendite, non producendo, presto si troverà nella miseria e nell'avvilimento morale, che è peggio”.

Don Orione seguì e sostenne il Marvasi nella sua conversione di vita, manifestandogli affetto e attenzione premurosa per le sue vicende.

Lo esorta: “ Non peccare, ma va e confessa in umiltà e dolore i peccati della tua vita e il Signore sarà con te, ti conforterà nei tuoi affanni, Lui che ha detto: «Venite a Me, voi tutti che siete stanchi e sotto un grave peso, e io vi darò riposo » (Lettera del 10 novembre 1931).

Qualche settimana dopo, il 21 dicembre 1931, torna a incoraggiarlo: “Pregherò pel tuo amico Fausto Benedetti che il Signore gli dia un po' di quella luce che dà tanto conforto; e pregherò, lo faccio già ogni giorno e più volte, per te anche, onde il Signore sia con te, in qualunque modo vadano le cose tue; tu sta attaccato al Signore, e credi che tutto che sta capitando attorno a noi è voluto da Dio e da Lui è permesso di verità e di senso cristiano? «Iddio non turba mai la gioia dei suoi figli, se non per darne a loro una più certa e più grande»”.

Gli scrive da Tortona il 1 dicembre 1932: “ Ebbene, mio caro Gustavo, come è andata? (Spero sia stato operato agli occhi). Dio ti avrà assistito e ti vorrà confortare. Quanto mi rincresce di non esserti vicino, caro Gustavo. Ma col pensiero e con lo spirito sento di essere lì con te. Caro Gustavo, porta con te nel tuo cuore il tuo Dio e cerca solamente in Dio ogni conforto. I conforti degli uomini sono vani e brevi, fugaci e spesso nascondono disinganni e amarezze crudeli. Prega caro Gustavo, alza la tua mente a Dio e prega, sopra di te, e vicino a te sta il Signore ”.

Don Orione godette di sapere che l'amico pittore aveva regolarmente sposato la donna con cui viveva: “ Il Signore conforti la vita tua e di tua Moglie di ogni grazia, e la benedizione di Dio Vi segua e sorregga in tutti i giorni, in tutti i passi della vita ” (3 aprile 1934).

Anche durante la permanenza in America Latina, da Buenos Aires il 31 Agosto 1935, Don Orione ricorda e scrive all'amico pittore.

“Piango con te la morte del Duca Serra di Cassano, e ti prego di porgere alla Duchessa la espressione di tutto il mio cordoglio, e la assicurazione che da oggi pregherò a suffragio dell'anima del compianto Duca, suo consorte.

Mi fa tanto pena di sapere le miserevoli condizioni nelle quali tu e tua moglie vi trovate, e ne sento tanto maggior pena perché, mio malgrado, non ho la possibilità di venirti in aiuto.

Lo sa Iddio che cosa vorrei poter fare per te, caro amico mio! E, se non ti scrivo, non è perché non ti pensi, ma per non avere come venirti efficacemente incontro…

Sta tranquillo che se potrò aiutarti, lo farò, con quel cuore che tu sai.

Prego per te e per la signora, e voi ricordatemi a Dio, che voglia assistermi”.

Il confratello Don Antonio Ruggeri ricordò un altro famoso episodio legato al Marvasi.

“Don Orione e l'amico prof. Costantini, entrambi devoti della Santa Teresa del Bambino Gesù (ma che tale non era ancora dichiarata), concertarono perché un loro comune amico, il pittore Marvasi, facesse piovere un fascio di luce sul volto di Teresa. Quel quadro rimase per molti anni a Roma, nella casa di via delle Sette Sale, sede dello studentato dei chierici di Don Orione. Il racconto relativo all'intervento del pittore Marvasi veniva ripetutamente rievocato da Don Silvio Parodi che fu direttore di quella casa all'inizio degli anni ‘30”. Come è noto, ora quel quadro di Santa Teresa si trova al Paterno di Tortona.

La fede e la fiducia del Marvasi nell'amico Don Orione non venne mai meno, si accrebbe sempre più anche dopo la sua santa morte avvenuta il 12 marzo 1940. Fu tale da chiedere e da riconoscere un “ Nuovo e impressionante miracolo di Don Orione ” nella sua testimonianza scritta del 29 aprile 1949. Si trattava della guarigione, che nessuno sperava, del suo amico Avvocato Roberto Cavasolo con “ la pressione alta 240 e il rene che non funzionava più ”. Il Marvasi corse da Don Carlo Pensa, in Via delle Sette Sale, e chiese di pregare per ottenere il miracolo da Don Orione. Il giorno dopo, come riferisce, “ Oggi mi è stato telefonato che l'avv. Cavasolo migliorato al punto anche di poter uscire… Quanto è avvenuto è miracolo di Don Orione” .

Il bel quadro di Don Orione fu dipinto dal Marvasi nel 1949. Probabilmente gli fu richiesto da Don Carlo Pensa, superiore generale, sapendo del talento dell'amico pittore, ma anche come forma per aiutarlo economicamente. In una lettera del 7 settembre 1949, il Marvasi scrive: “ Caro Don Pensa, ricevo la somma di lire 20.000 (a saldo delle 50.000) per un ritratto del nostro indimenticabile Don Orione ”.

Quel quadro fu esposto all'Istituto di Via Sette Sale 22 a Roma e qui, nella cappella, si trova ancora.

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