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Messaggi don Orione
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Autore: Antonio Lanza
Pubblicato in: Messaggi di Don Orione, 1991, n.76

L'ultimo intervento di Don Orione sulle Costituzioni (11-22 luglio 1936)

IL CAPO I DELLE COSTITUZIONI

 

Siamo nel 1936. Don Orione è in Argentina. Gli giunge la notizia della nomina dell'abate Emanuele Caronti a Visitatore Apostolico in un contesto di diffidenza verso Don Orione e la sua Congregazione.

Quando Don Orione fu certo della nomina e del nome del Visitatore, dovendo presentare le Costituzioni ed avendo pronte solo quelle scritte dal card. Pio Boggiani (1929), si preoccupò di stendere il primo capitolo “Del fine e del titolo della Congregazione”, per far risaltare meglio il fine dell'Istituto e introdurvi, finalmente, il IV voto di fedeltà al Papa .

Spedendo l'11 luglio (1936) due copie del testo preparato, pregava don Sterpi, di metterlo "nella parte in bianco e a fianco delle bozze" del card. Boggiani e di rispondere, se il Visitatore ne avesse chiesta la ragione: "Don Orione ha scritto così dall'America, dopo aver molto pregato" ( Scritti, 59, 20). Lo stesso giorno, nel timore che le due prime copie "si perdessero o tardassero" ad arrivare, ne spedì altre due "per via aerea", rinnovando la raccomandazione di rispondere, se ce ne fosse stato di bisogno: "Questo (capitolo) è come lo aveva redatto Don Orione, dopo anni di preghiera" ( Scritti, 59, 22).

Ritornato, come spesso faceva, sulla prima stesura degli articoli, accorciò la "sfilza delle opere" - circa una quarantina - "che francamente non stavano bene" e, in cambio, allungò il testo del IV voto, facendone un articolo a sé. Il 22 luglio spedì la nuova stesura a don Sterpi spiegando: "Vi mando l'ultima e definitiva redazione del cap. 1° delle Costituzioni: resta abrogata qualunque mia forma antecedente (...). Questa, che ora vi mando, ritengo in Domino che risponda a quanto la nostra Congregazione ha sempre sentito, ha voluto e vuol esser e: dice il suo vero fine e il suo vero spirito papale " ( Scritti, 59, 25) .

Gli articoli del 1° capitolo sono quattro; i primi due - Titolo della Congregazione e suo Fine primario - sono quelli redatti dal card. Boggiani.

Quelli composti da Don Orione e interessano il carisma sono il 3° e il 4° che qui trascriviamo:

"3. Il fine particolare e speciale (della Piccola Opera della Divina Provvidenza) è diffondere la dottrina e l'amore di Gesù Cristo, del Papa e della Chiesa, specialmente nel popolo; trarre e unire con un vincolo dolcissimo e strettissimo di tutta la mente e del cuore i figli del popolo e le classi lavoratrici alla Sede Apostolica, nella quale, secondo la parola del Crisologo, "il Beato Pietro vive, presiede e dona la verità della Fede a chi la domanda" (Epist. ad Eut., 2).

E ciò con l' apostolato della carità tra i piccoli e i poveri, mediante quelle Istituzioni ed Opere di miserivordia più atte alla educazione e formazione cristiana dei figli del popolo e a condurre a Gesù Cristo e alla sua Chiesa.

4. Quei Figli della Divina Provvidenza poi che, emessi i voti perpetui, avranno fatto almeno dieci anni di irreprensibile vita religiosa, potranno essere ammessi a un quarto voto, di consacrazione al Papa, avente speciale obbligo di servire in tutto e per tutto al Romano Pontefice.

Essi non devono vivere che per la Santa Madre Chiesa di Roma, votati, per mysterium crucis, a darle tutto il cuore, la mente, il sangue e la vita, in un sacrificio continuo e totale di sé offrendo quotidie preghiere e mortificazioni, ut fiat unum ovile et unus Pastor.

E accesi da ardentissima carità di difendere e propagare la Fede godranno, se piacerà al Vicario di Gesù Cristo di chiamarli a faticare contro il pericolo protestante, come a dilatare il Regno di Dio tra gli infedeli o a richiamare alla primitiva unità della Chiesa i fratelli separati"

Dopo il 4° articolo Don Orione aggiunse, quasi come appendice, a maggior spiegazione di quanto esposto negli articoli 3° e 4°:

"Resti dunque ben determinato che questa Piccola Opera - affidata alla sola infinita bontà e aiuto della Divina Provvidenza, volendo conformarsi, il più perfettamente possibile, all'esempio lasciato dal Figlio di Dio - è per i poveri, nei quali vede e serve nostro Signore Gesù Cristo, e vuole essere fondata nella umiltà.

Essa si consacra alla evangelizzazione e alla salvezza dei fanciulli abbandonati e poveri e alle umili classi operaie, coll'intendimento di modestamente cooperare, ai piedi della Sede Apostolica e dei Vescovi, a rinnovare in Gesù Cristo l'uomo e la società, portando alla Chiesa e al dolce Cristo in terra il cuore della gioventù più bisognosa e del popolo" ( Scritti, 59, 27b) .

Riguardo a quanto interessa il carisma notiamo che:

a) Circa lo " spirito papalino", dopo tanti anni è rimasta in Don Orione la visione del IV voto quale appariva nella prima stesura della lettera a mons. Bandi dell'11 febbraio 1903 e nelle Costituzioni del 1904 e 1912, anche se in queste si parlava di "s peciale obbligo" al posto del IV voto. Questo infatti continua a non essere obbligatorio per tutti i membri della Congregazione, ma riservato ad un gruppo di Religiosi, venendo ad esso ammessi dopo un congruo periodo di prova.

Compaiono, d'altra parte, accanto alle vestigia del pensiero primitivo, alcune rilevanti novità nei confronti dei testi precedenti:

1. Possibili "quartovotati" non sono più i soli Sacerdoti, ma tutti i Figli della Divina Provvidenza;

2. Non si fa più cenno alla "Sezione speciale";

3..Conseguentemente non vi è più la disposizione che i Superiori Maggiori e i direttori delle singole Case "dovranno essere eletti tra gli appartenenti a questa categoria (=Sezione speciale)". Infine, non compare più fra gli obblighi dei "quartovotati" quello di difendere i diritti, anche temporali, reclamati dal Pontefice. Ma questa espressione era già stata tolta nel 1927 e superata dagli avvenimenti storici.

b) Circa l'esercizio delle "opere di misericordia", è; caduta qualche espressione, che poteva suonare più forte, ma ne è stato rinforzato lo spirito, specialmente con l'appendice esplicativa finale: " Resti dunque ben determinato che questa Piccola Opera (...) è per i poveri (...) e vuole essere fondata nella umiltà .

 

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