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Don Giuseppe Pollarolo, prete di frontiera

Video: Don Giuseppe Pollarolo, partigiano con breviario e cinepresa" /> Messaggi don Orione
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Nella foto: 1975, Don Giuseppe Pollarolo a S. Angelo Lodigiano.
Autore: Flavio Peloso

Un testimone oculare narra di Don Pollarolo, il prete partigiano che copr? con il suo spolverino il corpo di Claretta Petacci, oggetto di scempio a Piazzale Loreto.

Articolo: Don Giuseppe Pollarolo, prete di frontiera

Video: Don Giuseppe Pollarolo, partigiano con breviario e cinepresa


29 APRILE 1945, A MILANO, PIAZZALE LORETO,
IL GESTO DI UMANITA' DI UN PRETE ORIONINO

 

Don Ignazio Cavarretta ricorda Don Giuseppe Pollarolo

A Piazzale Loreto, il 29 aprile 1945, durante lo scempio fatto sui corpi di Mussolini e degli altri gerarchi fascisti uccisi, si fece avanti un sacerdote, cappellano dei partigiani piemontesi, e con un gesto di pietà coprì il corpo di Claretta Setacci con il suo soprabito. Era Don Giuseppe Pollarolo (1907-1987)[1], un prete nato per stare sulla frontiera, un cappellano dei partigiani che ha segnato la storia di Torino durante la guerra (1940-1945) e nei decenni successivi. Il sacerdote apparteneva alla congregazione di Don Orione e dal Fondatore (sarà proclamato Santo il 16 maggio prossimo) aveva attinto la lucidità e l'intraprendenza coraggiosa di fronte ai problemi e alle urgenze del bene.

Fu pioniere della pastorale operaia alla Fiat e nelle fabbriche di Torino, fu con i partigiani sui monti della resistenza “ con il breviario alla cintola e mai con il fucile ”; fu anche incarcerato a Torino, in Via Asti, e liberato audacemente dai compagni. I suoi filmati sulla vita partigiana (aveva una piccola Pathé Baby ) sono entrati nelle cineteche storiche. Per le migliaia di operai che accorrevano negli anni 50 e 60 alla Fiat di Torino aperse “Case del lavoratore” e inventò l'Università popolare. Fu protagonista nella strada ancor prima che dal pulpito, anche se lì ci sapeva fare e ottimamente. Fu sempre e integralmente sacerdote, impegnato sulla frontiera di Dio e della gente bisognosa. A Torino, nel 1999, le autorità ecclesiastiche gli hanno tributato la sepoltura privilegiata nella chiesa della S. Famiglia e il Comune, l'anno successivo, gli ha dedicato una piazza. Una sua biografia è stata scritta dallo storico Giuseppe Tuninetti ( Giuseppe Pollarolo, un prete di frontiera , Ed. Rubbettino).

 

Riportiamo il ricordo dei fatti di Piazzale Loreto di Don Ignazio Cavarretta [2].

Ricordo bene quel 29 aprile 1945, a Piazzale Loreto, a Milano , quando sono stati esposti i corpi di Benito Mussolini e della Claretta Petacci . Era poco prima delle 10 del mattino. Era una domenica e arrivavo alla stazione delle Ferrovie Varesine di Porta Nuova, proveniente da Cassano Magnano (Varese) dove mi ero recato alla casa delle nostre Suore orionine a confessare i bambini delle elementari e a celebrare la Santa Messa. In Via Galilei, i partigiani convogliavano tutti ad andar là, a Piazzale Loreto. C'era una unica strada rimasta percorribile; era tutto bloccato, e volevano che tutti andassero là, a Piazzale Loreto. In poco tempo quella piazza si è riempita. Ancora adesso c'è un benzinaio, lì vicino, dove hanno esposto i corpi uccisi di Mussolini e di altri capi fascisti. Era una cosa molto impressionante. Io, piano piano, giunsi vicino ai corpi. Ero vestito da prete.

Don Giuseppe Pollarolo , cappellano dei partigiani che portava alla cintola il breviario e non la pistola, è arrivato lì con una colonna di partigiani su dei carri armati e jeep che lasciarono a poca distanza. Erano scesi dalle montagne; venivano dai monti dell'Oltrepò Pavese. Quella manifestazione a Piazzale Loreto era stata preparata e molti partigiani arrivavano dalle montagne. Don Pollarolo mi aveva telefonato il giorno precedente dandomi appuntamento.

Quando giunsi io, c'era già molta folla attorno ai corpi di Mussolini e degli altri compagni fascisti uccisi. Fin dalle prime ore del mattino, persone esaltate e gente contagiata dall'euforia per la fine della guerra e del regime fascista, avevano sfogato su quei poveri corpi la propria rabbia con ogni sorta di insulti e oscenità.

Don Pollarolo è arrivato verso le 11, quando c'era già molta folla e la Claretta Petacci era stata completamente denudata. Venne avanti e quando ha visto lo scempio di questa ragazza nuda, cominciò a dire: “Largo, largo, lasciatemi passare. Questo scempio non si deve vedere”. Tutti lo lasciarono passare. Don Pollarolo era conosciuto. Poi, davanti alla folla sorpresa e per un attimo ammutolita, si è tolto di dosso una specie di spolverino ed ha coperto la Petacci. Ricordo molto bene: lui era vestito da prete, non aveva l'abito militare da partigiano o altro. Aveva una specie di spolverino nero, abbottonato davanti. Se lo tolse davanti a tutti e fu con quello che ricoprì alla meglio il corpo della Petacci. Tutti lo rispettarono.

Don Pollarolo si trattenne nelle vicinanze ancora un bel po' di tempo, perché conosceva molti partigiani e parlava un po' con tutti. Io rimasi lì finché lui venne via e andammo entrambi al Piccolo Cottolengo.

Sono scene che non dimenticherò mai più. Mussolini era vestito; aveva una divisa scura. Di quei cadaveri esposti ne conoscevo due o tre che avevo visto in fotografia. Alcuni erano appesi con la testa all'ingiù. Ho riconosciuto Mussolini e accanto la Petacci; era l'unica donna tra quel gruppo di morti. Poi ho riconosciuto il ministro Terruzzi, l'unico con la barba, che faceva parte della scorta e la cui moglie era qui nascosta al nostro Piccolo Cottolengo.

La Rachele Mussolini era stata qui, ospitata al Piccolo Cottolengo di Don Orione per una notte; non ricordo esattamente il giorno. Una notte sola ha qui dormito; non sapeva dove andare. L'aveva portata qui la Polizia, da via Fatebenefratelli. Ricordo che era assieme alla moglie dell'onorevole Terruzzi con due carabinieri in macchina, ma qui non si è fermata. La Rachele ha chiamato la superiora, che allora era Suor Maria Croce ; hanno parlato assieme, forse per chiedere il mezzo da prendere per andare a raggiungere il marito. Ne ricordo bene anche la fisionomia.

Dopo poche ore dal terribile scempio di Pazzale Loreto, Don Pollarolo tenne un vibrante discorso dai microfoni di “Radio Milano Libera”. Salutò con commozione i compagni della Resistenza esaltando l'epopea della resistenza sui monti e avvertì: “ il Cappellano che ha sentito sulla nuca il freddo della rivoltella tedesca ed ha avuto dinanzi il plotone di esecuzione si raccomanda al popolo perché non compia vendette private, né si abbandoni a furori scomposti degni di ogni riprovazione”. E invitò: “ Lasciate che questo povero Cappellano, cresciuto alla scuola di Don Orione, l'Apostolo della Carità, vi dia la parola d'ordine per la ricostruzione: collaborare tutti in uno sforzo intelligente, onesto e libero per tradurre in legge l'amore predicato da nostro Signore Gesù Cristo!» .

Flavio Peloso

 


[1] Concetta Giallongo, Don Giuseppe Pollarolo un prete di frontiera, “Messaggi di Don Orione”, 33(2001) n.106, pp.57-78. Don Giuseppe Pollarolo nacque a Pozzolo Formigaro (Alessandria), il 31 agosto 1907. Il 7 dicembre 1919 fu accolto nella Casa madre di Tortona. A Villa Moffa di Bra (Cuneo) il 25 agosto del 1920, fece la vestizione e il 15 agosto 1926, emise i primi voti. Frequentò la Teologia al Seminario Laterano di Roma e il 26 giugno del 1930 fu ordinato sacerdote. Condivise con Don Luigi Orione, il Fondatore della Piccola Opera della Divina Provvidenza, i “tempi eroici” della giovanissima Congregazione, segnati dalla povertà e dal lavoro assiduo, dall'intraprendenza caritativa a tutto campo.

[2] Colloquio con Don Flavio Peloso, registrato il 14 gennaio 2001, a Milano. Don Ignazio Cavarretta è nato a Cagliari il 28.8.1912, professo nella congregazione di Don Orione il 5.10.1930, sacerdote il 21.7.1940. E' morto a Milano il 30 dicembre 2011.

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