Questo sito utilizza cookie per le proprie funzionalità e per mostrare servizi in linea con le tue preferenze. Continuando a navigare si considera accettato il loro utilizzo. Per non vedere più questo messaggio clicca sulla X.
Don Orione e la conversione del Carducci" /> Messaggi don Orione
thumb
Autore: Luigi Quaglini

Si sa della testimonianza di Don Orione circa la conversione del Carducci, notizia da lui avuta dall'abate Chanoux, presso il suo ospizio al valico del Piccolo San Bernardo.
Chi era l'abate Chanoux?
Offre notizie l'articolo di Don Luigi Quaglini, canonico di Tortona.

Sull'argomento consulta: A. BELANO: Don Orione e la conversione del Carducci


LUIGI ORIONE, GIOSUÈ CARDUCCI E L'ABATE CHANOUX

  La Chanousia del Piccolo San Bernardo non solo celebre Giardino Botanico,

ma anche "Incontro" di personalità che hanno segnato il '900.

 

di DON LUIGI QUAGLINI

 

Fondata centodieci anni fa dall'abate Pierre Chanoux, la Chanousia è un gioiello della Valle d'Aosta. San Luigi Orione rivelò che anche il Carducci salì lassù ed ebbe colloqui religiosi con l'Abate, di cui il 10 febbraio 2009 ricorre il Centenario della morte (1828-1909).

La Valle d'Aosta da sempre è una regione di passaggio lungo le vie di traffico tra il Nord Europa e il Mediterraneo.

Le Alpi Valdostane nel Medioevo non erano soltanto un importante spartiacque, ma anche un'area di incontro di culture e di etnie; uno spazio, perciò, ampiamente umanizzato. Anche oggi i suoi valichi sono utilizzati da milioni di persone che li attraversano per viaggi di natura commerciale, turistica o religiosa.

Tra questi il Piccolo San Bernardo, dal cui passo sono transitati, oltre i Salassi popolo autoctono della Vallèe di stirpe celto-ligure che vi era di casa, galli, romani, burgundi, longobardi, saraceni, francesi a fine Settecento e soldati negli ultimi due conflitti mondiali.

Sul territorio di confine non mancano segni riconoscibili di queste genti, così come le opere anticarro e le fortificazioni della seconda guerra mondiale.

Sul valico sorge l'Ospizio Mauriziano, fondato nell'undicesimo secolo da San Bernardo, arcidiacono di Aosta, che ne edificò un altro molto importante al colle del Gran San Bernardo, in territorio svizzero.

Posto sulla via strategica di collegamento tra la Valle d'Aosta e la Savoia , l'Ospizio Mauriziano fu asilo per i viaggiatori e i pellegrini. Distrutto dagli incendi e dagli eventi bellici, fu sempre ricostruito per mantenere l'originaria vocazione di spiritualità e per assicurare il servizio di rifugio e di ospitalità.

Sull'attuale linea di confine italo-francese, posizionato a fianco dell'antica via, c'è un recinto enigmatico di datazione antichissima, battezzato "cromlech" (dal bretone "croum - cerchio" e "lech - pietra sacra"), formato da 46 pietre ad una distanza regolare di quattro metri l'una dall'altra. E' stato oggetto di varie interpretazioni, ma la sua vera destinazione resta a tutt'oggi sconosciuta.

Sempre al valico, a quota 2188 metri , si innalza la "Columna Jovis", alta quattro metri e mezzo, incisa in un blocco monolitico di serpentina verde granulata di quarzo, sulla cui sommità è posta una statua di San Bernardo, in sostituzione della statua di Giove che, stando alla tradizione, sarebbe stata demolita dal santo, giunto al passo per abbattere i simboli del paganesimo.

 

PIERRE CHANOUX UNA VITA SOTTO IL CIELO DEGLI IDEALI

L'abbé Chanoux, rettore dell'Ospizio Mauriziano al valico del Piccolo San Bernardo dal 1860 al 1909, ebbe la felice intuizione di creare, sul terreno ceduto dal comune di La Thuile al predetto Ordine monastico, un giardino di acclimatazione per la flora alpina. Anno dopo anno vi si coltivarono centinaia di specie floreali locali e provenienti anche da altri continenti.

Gran parte del fascino di questo giardino botanico, essendo legato alla storia di Chanoux, è parso utile tracciarla con un profilo biografico del medesimo.

Egli vide la luce il 3 aprile 1828 nell'alta valle di Champorcher, una delle più selvagge e povere della Valle d'Aosta.

I suoi genitori, poveri contadini, possedevano qualche prato, alcune mucche e un magro campicello per coltivare la segale e le patate. Era insomma la tipica famiglia contadina di quel tempo, regno della frugalità e della parsimonia.

L'infanzia di Pierre fu quella di tutti i giovani montanari dell'epoca: la scuola parrocchiale e, più tardi, i lavori dei campi.

Fattosi grandicello i genitori lo collocarono come pastorello a Fontainemore in Val Gressoney; là maturò la sua vocazione: durante un pellegrinaggio al Santuario di Oropa riconfermò la sua volontà di diventare prete: " Riferite alla mamma - disse - che non intendo più fare il pastore. Voglio studiare e farmi sacerdote".

Così, a diciotto anni, fu accolto nel collegio retto dai Padri Gesuiti, ad Aosta, e successivamente presso il Seminario Vescovile, dove il 2 giugno 1855 ricevette l'ordinazione sacerdotale.

La passione per lo studio e per la cultura gli procurò un grande ascendente presso i colleghi e la stima dei Superiori, che gli affidarono compiti di responsabilità.

Inizialmente esercitò il ministero a Chatillon in qualità di viceparroco, poi passò a Valgrisenche per circa un anno. Verso la fine del 1859 il vescovo di Aosta gli propose le nomina di cappellano dell'Ospizio Mauriziano al Piccolo San Bernardo. Accettò solo dopo matura riflessione, conscio della prospettiva di chiudersi fra quattro mura lassù, nell'isolamento selvaggio di un bianco deserto.

Si insediò definitivamente all'Ospizio il 1 agosto 1860.

Divenutone in seguito rettore e abate, per circa mezzo secolo diede grande lustro alla tradizione di ospitalità, di carità e di soccorso, meritandosi il titolo di "angelo della montagna". Fu insignito della Croce di Cavaliere d'Italia il 25 ottobre 1866.

La morte lo colse nell'Ospizio che tanto ha amato il 10 febbraio 1909, all'età di 81 anni.

I suoi funerali si svolsero il 15 dello stesso mese nella chiesa parrocchiale di La Thuile. Quattro anni dopo, il 24 agosto 1913, le spoglie mortali dell'abate furono traslate al colle del Piccolo San Bernardo e tumulate nella cappella mortuaria eretta con il provento di una sot­toscrizione internazionale.

La stampa nazionale e internazionale ha ricordato Chanoux con numerosi servizi.

«L'Illustration», del 27/2/1909 titolava una pagina "Le dernier patriarche de cette région légendaire des Alpes: il avait un prestige biblique qui exaltait l'àpreté du cadre" .

Sul Corriere della Sera» del 13/2/1909 Pietro Giacosa scrisse:

"Passano, bussano alla sua porta poeti, scienziati, mendicanti e fanciulle; ed egli accoglieva tutti ad un modo, a tutti sorrideva, a tutti offriva la stessa ospitalità, con tutti scambiava gli stessi pensieri di pace, di cortesia dignitosa, accendendosi solo quando qualcuno mostrava di voler meglio comprendere, meglio assimilare, nella grandezza di quella solitudine" .

 

LA TESTIMONIANZA DI DON ORIONE SULL'INCONTRO TRA IL POETA CARDUCCI E L'ABATE CHANOUX ALL'OSPIZIO MAURIZIANO

Risulta da testimonianze sicure che Giosuè Carducci ebbe incontri culturali e religiosi con l'abate Chanoux all'Ospizio Mauriziano del Colle del Piccolo San Bernardo.

La conferma più preziosa proviene dal riscontro con una affermazione di Libertà Carducci, figlia del Poeta, che ha segnato un appuntamento con l'abate Pierre Chanoux nell'ultimo volume dell'epistolario.

Lo scrittore Efisio Noussan nel libro «Pierre Chanoux - Un abate solitario» ha scritto. "E' doveroso ricordare l'Abate Chanoux come poeta. Carducci, incontrandosi con lui per la prima volta, lo salutò dicendo: "Ho l'onore di salutare quel grande poeta che con la testa è arrivato fino al cielo e con i piedi ha toccato l'inferno" (pag 80).

Il Poeta aveva compiuto precedenti viaggi e villeggiature a Courmayeur. La prima volta la compì nel 1887, quindi nel 1889 tra i mesi di luglio ed agosto; fu in quell'anno che compose l'ode "Courmayeur". Soggiornò di nuovo a Courmayeur tra l'agosto e il settembre 1895.

Una particolare conferma dell'incontro di Carducci con l'Abate la si ricava da una conversazione di San Luigi Orione con lo scrittore Don Domenico Sparpaglione, primo autore della biografia del suddetto santo. Alcuni giorni prima della partenza per Sanremo dove morì il 12 marzo 1940, Don Orione rivelò testualmente:

"Il Poeta villeggiava a Courmayeur. Una notte fu sentito andare in su e in giù per la camera dai padroni che stavano al piano di sotto. In un primo momento, a quel rumore insolito, ritennero che non si sentisse bene. Perciò salirono e con tutta discrezione chiesero come stesse. Stava benissimo, ma era profondamente eccitato da un pensiero che non lo lasciava riposare. La mattina seguente egli uscì molto presto e fu seguito a distanza da persone che non sarebbero state tranquille per quello che poteva capitargli e per un senso di responsabilità.

Il Poeta salì solo, ma a passo deciso e celere al Piccolo San Bernardo e andò difilato dall'Abate Chanoux e con lui ebbe parecchie ore di conversazione sopra Dio personale e sopra Cristo. Ritornò molto rasserenato e quasi trasfigurato, con meraviglia e con gioia di tutti. Altre volte si recò dall'Abate e ogni volta che discendeva si vedeva che qualche cosa di Cristo era entrato in quell'anima. Al Piccolo San Bernardo il Carducci si avvicinò alla Chiesa e ricevette l'Eucarestia dall'Abate, dopo essersi confessato" . (vedi D. Sparpaglione, Il beato Luigi Orione, ed. San Paolo 1998 - pagg. 212-13).

Un'altra testimonianza risulta sulla conversione del Carducci si ha nella pubblicazione "Messaggi di Don Orione, n. 98 - pag 37 (ed. 1998). Il Rev. Don Giuseppe Zambarbieri, terzo successore di Don Orione di cui fu segretario particolare, ha deposto sotto giuramento quanto segue: "Narro quanto ho appreso da Don Orione medesimo in merito alla predica che egli tenne sul "Conte Grande" [in navigazione verso l'Argentina] nel settembre 1943parlando del Carducci: E' vero, il Carducci è tornato alla fede e si è confessato. Questo è avvenuto precisamente a Courmayeur".

E mi ha raccontato di una notte che il Carducci passò in piedi, passeggiando avanti e indietro nella sua stanza; una notte assai simile a quella famosa dell'Innominato. Al mattino si è presentato ali Abate Chanoux e si è confessato.

Ho chiesto se ci sono prove di veridicità. Don Orione è stato di persona a Courmayeur per accertare il fatto. Penso che sia stato inviato in missione straordinaria. Ed ebbe dall'Abate la conferma, (cfr. anche Archivio Generale della Piccola Opera Divina Provvidenza - Posizione Zambarbieri, 12).

 

CHANOUX ALPINISTA SCIENZIATO BOTANICO

Il prof Lino Vaccari, collaboratore e poi successore dell'Abate nella conduzione della Chanousia, ha scritto sulla rivista del Club Alpino Italiano: "L'abate Chanoux fu un alpinista nel vero senso della parola. Egli saliva sulle montagne per ricavarne motivo di studio, soggetto di meditazione, sensazioni esotiche, e non per semplice e vana gloria di poter vantare ascensioni celebri. Sapeva ammirare, estasia­to, la bellezza morfologica dei monti, le cime isolate e nel loro insieme, le montagne a ventaglio o a gradinate, le creste dentate, i valloni, le splendide colorazioni del cielo, dell'arcobaleno, le tinte delle monta­gne e delle valli" (pag. 73 - anno 1909).

Chanoux si interessò di storia, di archeologia. Installò all'Ospi­zio un osservatorio metereologico e per un trentennio compì rileva­menti di grande precisione.

Si interessò in modo particolare e con grande passione di scienze naturali e di botanica, collaborando con geologi famosi.

Il prof Enrico Tanfani sul "Bollettino" della Società Botanica Italiana (anno 1890) scrisse: "L'Abate Chanoux conosce tutti gli an­golini della montagna e sa dove crescono le piante più rare. Inoltre conosce la geologia e la petrografia di tutti i monti dei dintorni e vi sa dire da quali cime provengono le vecchie morene e i massi erratici che si incontrano dappertutto. Ha misurato tutti i ghiacciai della Valle d'Aosta e i loro movimenti; nessun fenomeno alpino sfugge alla sua osservazione".

 

LA STORIA DELLA CHANOUSIA

La fama dell'Abate Chanoux è legata soprattutto all'allestimento del giardino botanico al Piccolo San Bernardo.

Fin dell'anno 1867 egli coltivava in un minuscolo orto accanto all'Ospizio ortaggi e piante medicinali o di essenze, per dimostrare alle popolazioni del luogo la possibilità di migliorare il loro vitto e di utilizzare le specie locali.

Il primo vero progetto di giardino botanico nelle immediate vicinanze dell'Ospizio nacque intorno al 1880, ma non fu realizzato a causa di una controversia con il comune francese di Sèez su una questione di frontiera.

L'entusiasmo di Chanoux aveva intanto contagiato molta gente: botanici, geologi, alpinisti membri del CAI, tanto che le Autorità locali accolsero le sue proposte.

Egli fu così in grado di seminare e trapiantare alcuni tipi di piante su un terreno poco distante dall'Ospizio dato in gestione, come anzi detto, all'abate dal comune valdostano di La Thuile , con delibera dal 15 agosto 1893 che ha costituito la nascita ufficiale del giardino alpino del Piccolo San Bernardo.

Da quel giorno si può dire che il cuore di Chanoux battè soltanto per il suo giardino. Quanti suoi pellegrinaggi a quel "santuario di flora alpina" per osservare come si sviluppavano questa o quella corolla, come procedeva questo o quell'altro impianto di lavoro!

Chi può narrare i sacrifici da lui affrontati, anche economici, le ansie, quando le piante stentavano ad acclimatarsi o morivano per cause ignote o ancora si ibridavano creando spiacevoli confusioni?

Il Giardino alpino ebbe finalmente la sua inaugurazione il 29 luglio 1897 ed ebbe il suo naturale battesimo con il nome "Chanousia" in onore dell'Abate Chanoux. Fu il ginevrino Henry Correvon a idearne il titolo, pure lui un apostolo e cultore dei giardini alpini e della protezione di piante alpine.

La Chanousia , il giardino botanico più alto d'Europa, a quota 2170 metri , in quel periodo era ricco di settecento piante su una su­perficie di mille mq.

Il giorno dell'inaugurazione convenne al Piccolo San Bernardo una grande folla, valutata in oltre seicento persone, tra cui i più noti nomi dell'ambiente scientifico, politico e religioso.

Ebbero così inizio gli anni eroici della Chanousia, definita da Pierre Chanoux: "Un musée vivant de beautés alpines, et non pas un élégant jardin de montagnes".

Lino Vaccari, veneto di nascita e professore al liceo di Aosta, fu il più prezioso collaboratore e poi continuatore di Chanoux nella direzione scientifica dell'orto botanico. Per suo merito le specie floreali crebbero fino a duemila, arrivando a quattromila all'inizio degli Anni Quaranta.

 

DISTRUZIONE E SOFFERTA RICOSTRUZIONE DELLA CHANOUSIA

Durante l'ultimo conflitto mondiale cominciarono, purtroppo, i guai: con l'entrata in guerra anche dell'Italia, ebbero inizio i primi saccheggi ad opera degli eserciti che attraversavano il colle.

Fino al 1943 il direttore scientifico prof. Vaccari riuscì a limitare i danni. Anche i gendarmi francesi in un primo tempo vigilarono sul giardino botanico, ma non appena lo si lasciò incustodito, fu la fine. Venne completamente devastato dai vandali di ogni nazionalità, che strapparono i fiori, rovinarono l'edificio con le apparecchiature ed i libri della biblioteca. Le piante più belle e rare furono portate via e, a causa dell'incuria, le specie autoctone presero il sopravvento, cosicché la maggior parte delle piante dovettero soccombere.

L'Ospizio ridotto in rovina, il Giardino ed il Laboratorio distrutto, il materiale del Museo disperso. Dei libri e dell'Erbario fu fatto scempio gettandoli nella neve e nel fango, nessuna traccia degli apparecchi scientifici che erano stati salvati dalla prima incursione.

Le cose si complicarono, alla fine del conflitto, con la rettifica dei confini al valico: la Chanousia e l'Ospizio Mauriziano vennero a trovarsi in territorio francese.

L'Ordine Mauriziano si battè a lungo per rivendicarne la proprietà, ma a causa del rancore durato a lungo tra le due nazioni, la sentenza favorevole all'Italia arrivò molti anni dopo: il giardino botanico e l'Ospizio vennero riconosciuti proprietà privata italiana in territorio francese.

La sorte della Chanousia rimase tuttavia incerta per anni: italiani e francesi discussero a lungo sul destino del giardino botanico senza però riuscire a trovare un accordo sulle rispettive proposte, tanto che da parte dell'Italia si era addirittura ipotizzato di ricostruirlo in territorio italiano. Ma non sarebbe stato la stessa cosa!

Dopo mesi e mesi di discussioni e schermaglie, si capì finalmente che solo con una stretta collaborazione tra i due Paesi la Chanousia avrebbe potuto rivivere.

Nacque così nel 1976 l 'Associazione Internazionale Chanousia e due anni dopo venne inaugurata la "nuova Chanousia", che è ritornata, oggi, agli splendori di un tempo.

La parte antica del giardino è rimasta un po' più selvaggia, ma sicuramente più attraente e romantica, con fontana e roccere sagomate in modo da ricordare alcuni monti caratteristici, come il Cervino e il Bianco. La parte nuova invece tende a ricreare l'habitat naturale al­pino.

Il giardino attualmente ospita una collezione di milletrecento specie alpine e nivali, di cui 250 di altre catene montuose del mondo.

Le severe condizioni climatiche del colle del Piccolo San Bernardo consentono unicamente la coltivazione di queste piante, adatte a vivere con periodi vegetativi molto brevi.

La Chanousia offre tuttavia uno scenario di particolare bellezza, anche se per il breve periodo estivo.

E quando lasci il colle e scendi verso La Thuile , rivivi nostalgica­mente lo stupore della visione delle genziane purpuree, delle soldanelle alpine e di altri fiori sparsi nei prati o la visione delle campanule thyrsoides ed excise, delle linarie alpine, delle potentille o delle edelweiss ancorate alle ripide pareti delle roccere, cui fanno da sfondo le vette maestose.

E l'animo ti si riempie di gioia!

 

BIBLIOGRAFIA - OPERE E ARTICOLI

Janin B., Chanousia, lejardin alpin du Petit-Saint-Bernard, entre Vanoise et Grand Paradis, Ed. Musumeci - Aosta (1978).

Vaccari L., La Chanousia , jardin botanique alpin au Petit-Saint-Bernard, Tip. Checchini-Torino (1910).

Vaccari L., I cinquantanni di vita della Chanousia in Revue Valdòtaine, 1: 21-35. Tip. Quartara (1948).

Sergi G. e Tuniz D., Valle d'Aosta -porta del Giubileo , Ed. San Paolo (1999).

Noussan E., Recostruire la Chanousia , pourquoi? , B.S.F1. Vald. n.25 (1972).

Noussan E., Le fleures de nos montagnes pures maravilles de la Création , le Fl.n.2 (1972).

Noussan E., Pierre Chanoux, un abate solitario, Cahier Museomontagna - CAI, SGS, Torino (1985).

Sparpaglione D., Il Beato Luigi Orione Capitolo: Incontri di anime, Ed. San Paolo -1998.

Belano A. - Peloso F, Giosuè Carducci ed Ernesto Bonaiuti: conversioni impossibili? , in "Messaggi di Don Orione" - Quaderno 98.

Quaglini L., Certezze e contrasti nella religiosità di Giosuè Carducci , in "Il Popolo"- settimanale diocesano di Tortona - 15/02/2007.

Casolari E., Un centenario significativo. Morte di Giosuè Carducci , in "Don Orione oggi" (Maggio - Giugno 2007).

Lascia un commento
Code Image - Please contact webmaster if you have problems seeing this image code  Refresh Ricarica immagine

Salva il commento