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Messaggi don Orione
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Il Santuario mariano, legato a un'apparizione della Madonna nel 1341, è al centro della devozione degli abitanti della Valle Grue, diocesi di Tortona. Don Orione lo frequentò e promosse la costruzione del nuovo Santuario.

Garbagna ebbe sempre una certa importanza perché è il centro della Val Grue, tra le colline tortonesi a destra del torrente Scrivia. Ha una storia gloriosa che ha lasciato le tracce nella costituzione urbanistica del borgo medievale. Fino al 1940 contava oltre 2.500 abtanti, ora ridotti a poco più di 700.

Don Orione era molto devoto della Madonna del Lago di Garbagna, e tanti ebbero la fortuna è la gioia di vederlo più volte lassù al Santuario, di assistere alla sua Messa e di ascoltare la sua parola. Il santuario era allora una piccola chiesuola, molto devota, con le pareti tappezzate di ex voto. Accanto sorgeva una montagnola dove un tempo, nel lontano 1300, quando in paese infuriava la lotta fra guelfi e ghibellini, vi era un lago. Fu qui che apparve la Madonna ad una pastorella muta mentre pregava di cuore, inginocchiata, per il ritorno della pace tra gli abitanti della sua Garbagna, divisa tra guelfi e ghibellini. La Madonna prometteva alla pastorella la pace e il ritorno alla tranquillità, se fosse stato eretto un santuario nel luogo della apparizione. Quel giorno la pastorella tornò in paese e parlò dicendo che una Signora piena di luce le era apparsa su una nuvola e aveva detto di non uccidersi più tra fratelli. Il 7 giugno successivo i rappresentanti delle due parti avverse si radunarono per firmare la pace.

Il santuario sorse poi sul luogo voluto dalla Madonna, dopo che il laghetto venne prosciugato: restò tuttavia il titolo di Madonna del Lago. Fu chiamata anche con il dolce nome di Mater pacis, Madre della pace.
Ai devoti che oggi salgono lassù incontrano, accanto all’antico santuario, uno nuovo, costruito recentemente, più grande e più adatto ad accogliere i numerosi fedeli.
Alla Madonna del Lago, che protegge le valli da quel santuario in luogo isolato, contornato dalle colline appena sopra il paese, si dedicano i quattro venerdì del mese di maggio: il primo, il secondo, il quarto ed eventualmente il quinto vengono celebrate Messe, ma la festa è al terzo venerdì con celebrazioni solenni e processione.

 

 

Un avventuroso arrivo di Don Orione a Garbagna

A mettere in amicizia Don Orione con Garbagna e la sua santa Madonna fu soprattutto il confratello Don Giovanni Battista Alvigini, nativo di quel paese. Più volte Don Orione salì a santuario della Madonna del Lago per invocare grazie di salute per il suo carissimo sacerdote, minato da inesorabile consunzione di petto.

Don Orione, appena ordinato sacerdote, s’era recato alla Madonna del Lago, nel settembre 1895, in occasione di un pellegrinaggio diocesano. “Nel secondo giorno - diceva il giornale La Sveglia - parlò per prima il giovane studente Fiamberti. Tra gli altri oratori della giornata il giornale nomina pure Don Orione”.

Anche dopo la morte di Don Alvigini, avvenuta nel 1904, Don Orione continuava a visitare, appena gli era possibile, la Madonna del Lago, specialmente se invitato a predicare alla festa patronale, solita celebrarsi il terzo venerdì di maggio.

Per il terzo venerdì di maggio dell’anno 1922, Don Orione aveva promesso l’arciprete di Garbagna, Don Reggiardo, di recarsi a cantare la Messa al Santuario e a dire due parole. Trovandosi, alla vigilia, in Val Curone, pensò di valicare nel pomeriggio la montagna che divide quella dalla valle Grue, pernottare a Garbagna, e così essere pronto a salire il mattino dopo al santuario.

La strada però che doveva percorrere, non era né breve, né facile, ed egli, non pratico dei luoghi, si sbagliò. Errò per alcune ore, su e giù per i boschi, campi e vigneti, finché, a tarda sera, si trovò su un’altura scoscesa, sotto la quale gli parve scorgere alcune case. Sentì anche un gorgogliare di acque. Poco lontano scorreva il torrente Grue. Non senza fatica raggiunse le case. Era l’antica frazione, detta Raruia, consistente in alcune casupole primitive nel vero senso della parola. Un vecchietto che lo vide, in sulle prime ne fece meraviglie, perché non sapeva chi fosse quel sacerdote, ma poi lo salutò cortesemente e lo invitò a casa sua.

Don Orione accettò l’invito e anche un po’ di cena, perché era proprio stanco. Il lungo cammino, l’aria dei monti la tarda ora, gli avevano davvero fatto sentire il bisogno d’un pezzo di pane.
Cenato che ebbe, chiese al vecchio: “Quanto tempo ci vuole per arrivare a santuario”. “Un’oretta circa”.
“Già, disse Don Orione, è un po’ tardi, ed è anche buio”.
“Si fermi qui, reverendo, a dormire”.
Don Orione accettò anche questo secondo invito, perché tanto cordiale e perché la casa era povera.

Il vecchietto, di nome Rolando Enrico, durante la sua malattia nel 1940, diceva, con un senso di grande compiacenza, al parroco: “Vede questo letto? Qui, proprio qui, ci ha dormito Don Orione!”. Il letto? Due rozze panche di legno con un saccone pieno di foglie di granoturco.
“E voi dove avete dormito quella notte?”. “Mi sono aggiustato”.
Forse sulla cascina o nella stalla. La camera era veramente povera, senza soffitto o, meglio, il tetto faceva da soffitto, ma così basso da poterlo toccare con le mani. Vi si accedeva per una scaletta di legno
“E voi, gli diceva l’arciprete, sapevate chi era quel prete?”.
“No, lo seppi solo quando al mattino partì per Garbagna. Però - soggiungeva -, ho subito capito che doveva essere un prete proprio santo “.
Il buon vecchio ricordava l’episodio con la più grande soddisfazione.

 

Il nuovo Santuario della Madonna del Lago

Il santuario della Madonna del Lago non era grande, ma la devozione crebbe e numerosi pellegrini salivano lassù.

L’idea di un nuovo e più grande santuario divenne forte già nel secolo 1800. Nell’archivio della chiesa parrocchiale di S. Giovanni Battista di Garbagna c’è un registro, datato 1846, nel quale si legge: “Delle elemosine che si fanno nelle mani dell’esattore Ignazio Boglietto di Genova per impiegare queste allo spianamento del monte del miracoloso Santuario della N.S. del Lago”. Ciò significa che una prima raccolta di fondi fu iniziata dall’arciprete di allora, Mauro Giacomini, e si apre con un lascito di £. 300 di Dionisio Bastita a cui partecipano in seguito numerose famiglie di Garbagna, Montebore, Sorli ed Avolasca.

Un passo avanti si fece quando l’arciprete Evaristo Regiardo, nei primi anni del 1900, “ottiene un progetto per una nuova chiesa e accumula una grande quantità di pietre nella spianata”. Nel 1927, divenne arciprete don Luigi Stringa il quale scriverà: “ai primi contatti con la popolazione compresi che il desiderio vivo ed impellente di tutti era il nuovo Santuario”. Don Luigi Stringa ha lasciato interessanti memorie su Don Orione a cui attingiamo.

«Don Orione fu tanto devoto della nostra Madonna del Lago. È nostro dovere parlare di lui perché, se oggi il nostro santuario, il più bel fiore dei nostri monti, non è un pio desiderio è un sogno ma una realtà, lo si deve, dopo la Madonna, a lui.
Era da molti anni delle nostre popolazioni desideravano e volevano un nuovo santuario più ampio e più bello del vecchio, eretto nel lontano 1341. Già alcuni arcipreti, verso la fine del 1700, e poi nell’ottocento, ne avevano pensato la realizzazione. Tutto, però, si era ridotto ad apportare al vecchio santuario delle modifiche, fare delle aggiunte senza un disegno prestabilito. L’arciprete Don Regiardo, uomo intelligente e animato da una grande buona volontà, ottenne da un architetto un progetto e accumulò sulla piazza una grande quantità di pietre. Ma i tempi non erano troppo propizi. Nel 1927, arrivò come arciprete Don Stringa, il quale, ai primi contatti con la popolazione, comprese subito che il pensiero dominante ed il desiderio vivo di tutti era il nuovo santuario. Non si poteva non farne caso o opporsi cercando dei pretesti. Egli rifletté sulla cosa, pregò la Madonna, fece pregare specialmente i bambini dell’asilo e, un giorno, domandò consiglio a Don Orione, che poteva avvicinare sovente».

 

Don Orione alla festa della Madonna del Lago del 1932

Siamo ai primi di maggio del 1932. Don Stringa un giorno discende a Tortona, va alla Casa della Divina Provvidenza, picchia la porta dello studio di Don Sterpi e, senza tanti preamboli, gli dice: “Sono venuto a invitare Don Orione al santuario della Madonna del Lago per il terzo venerdì di maggio”.

Don Sterpi, che stava seminascosto dietro una montagna di registri, alzò la testa, mi guardò con occhi poco tranquillizzanti, puntellò le mani sul tavolo e poi, con voce sostenuta, disse: “No e no! Don Orione è ancora in convalescenza, e ha bisogno di un grande riposo”. “Lo so, ed è per questo che deve venire al santuario, per respirare un po’ d’aria ossigenata dei nostri monti”. “Ti dico che non lo lascio venire”. Un ticchettio alla porta; questa si apre adagio adagio, ed ecco Don Orione, proprio lui, il quale sorride e dice: “Che avete da bisticciare”. “Sono venuto a invitare lei alla festa della Madonna del Lago, che si celebra nel terzo venerdì di maggio, lassù al santuario, e Don sterpi non vuole. Don Orione mi guarda sorridendo e poi dice: “Alla Madonna non posso dire di no”. Sono certo che, se Don Sterpi avesse potuto, mi avrebbe dato una tiratina d’orecchie. Ma era presente Don Orione il quale chiamò un chierico e volle che accettassi una tazza di caffè. Fatta la pace con Don Sterpi e ringraziato Don Orione, volai a Garbagna per comunicare subito al mio popolo la bella notizia.

Il 20 maggio 1932, ore 8, a Garbagna arriva Don Orione con alcuni sacerdoti e si reca subito nella chiesa parrocchiale. Ci sono molte persone che desiderano confessarsi ed egli entra in un confessionale e vi rimane per più di un’ora. Intanto una staffetta corse al santuario per annunciare che Don Orione è a Garbagna e presto arriverà. La notizia si sparge attorno e tutti i pellegrini si raggruppano in massa sulla strada per incontrarlo. Finalmente arriva, ma non cavalcando il muletto che gli era stato preparato alla porta della canonica per evitare la salita, ma a piedi, tra due ali di popolo che recita il rosario.
Eccolo di fronte al vecchio santuario, nel quale era entrato già tante volte. S’arresta un istante, si fa un ampio segno di croce e dice: “Andiamo subito a salutare la cara Madonna”. Ed entra, ma a stento, tanta è la calca dei devoti. Si inginocchia dinanzi all’altare della Vergine Santissima e vi rimane a lungo raccolto in preghiera. In quei momenti si decideva la realizzazione del nuovo santuario.

Alle ore 10:30, Don Orione celebrò la Messa solenne e quindi si svolse la grande processione alla quale presero parte parecchie migliaia di devoti, tra canti popolari e suoni della musica del paese. Quando la bella immagine della Madonna arrivò sulla piazza, l’arciprete fece fermare i portatori, radunò tutto il popolo attorno alla medesima e quindi pregò Don Orione di salire sul palco, preparato per l’occasione, per dire alcune parole.
L’immensa moltitudine, che stipava la piazza e tutte le adiacenze, quando lo vide sul palco ebbe un ondeggiamento quasi pauroso verso il palco, tanto che si temette, per un istante, che lo travolgesse. Ma bastò un suo gesto perché tutti si arrestassero. Egli disse poche parole, perché ancora sofferente, ma quelle parole, pronunciate con forza e slancio, ed accompagnate dal suo gesto largo, lento, solenne e dal suo sguardo penetrante, quasi volesse scrutare le anime nel loro intimo più profondo, facevano fremere di commozione e di entusiasmo.

Disse tra l’altro: “Non credevo, né potevo immaginare tanto concorso quassù a questo secolare santuario; e questo concorso mi dice che voi avete una fede viva; mi dice che voi amate la Madonna e che è qui che voi venite sovente a ritemprarvi “.
A un certo punto l’immensa moltitudine riprese ad ondeggiare, sospinta dai molti che, troppo lontani, volevano avvicinarsi per vedere di udire meglio Don Orione. Egli si arrestò, girò lo sguardo attorno, lo fissò lontano, aprì le braccia e, con voce forte, esclamò: “Quanta gente, quanto popolo”. Poi si volse indietro, osservò il santuario ed abbassando la tonalità della voce disse: “Troppo piccolo! Troppo piccolo!”. Quindi, sorridendo ed alzando la voce, esclamò: “Fatene uno grande, più bello!”. Un applauso immenso, lungo, si levò dal popolo. Ed egli soggiunse: “Non abbiate paura; la Madonna ci aiuterà!”. Nuovi applausi.

Durante il ritorno, Don Orione appoggiò paternamente una mano sulle spalle dell’arciprete sottovoce gli disse: “Ti sei forse spaventato per quanto detto lassù?”. “No, no! Anzi, anzi la ringrazio... “. “Ebbene, ricorda che i santuari della Madonna non siamo noi che li facciamo, ma è lei stessa che se li fa! È lei che suscita, ispira, eccita anime buone a portare il loro contributo di fede, d’amore e di carità, e gli aiuti li manda quando e come essa sa e vuole, e da chi meno si aspettano “.
Durante il pranzo in canonica, presenti molti sacerdoti, dimostrandosi contento della passeggiata, disse che “L’aria della Madonna fa guarire tutti i mali”.

 

Il nuovo santuario

«In data 4 luglio 1937, dietro consiglio di Don Orione, scrissi all’ingegner monsignor Spirito Chiappetta, architetto del Vaticano, il progettista del Santuario della Madonna della Guardia di Tortona, chiedendogli la carità di un bel disegno per il nuovo santuario della Madonna del Lago”, ricorda Don Stringa. “Scrissi contemporaneamente a Don Orione, perché dicesse lui una sua buona parola. Passarono alcuni mesi, ed ecco il 23 novembre arriva il signor Bianchi Michele, quello che diresse i lavori del grande santuario di Tortona, mandato da monsignor Chiappetta. Salimmo subito al santuario «Peccato! - disse il signor Bianchi-. Che bella posizione, che sfondo di valli e monti. Ma questa montagnola, che imbroglio! Se fosse possibile spostarla».
Il venerdì successivo, 26 novembre, quei buoni contadini davano l’assalto alla montagnola che, pezzo per pezzo, sparì sotto i loro picconi per preparare la spianata al nuovo santuario. Fu una impresa molto impegnativa.

Il 30 agosto 1938, mi recai a Tortona per vedere Don Orione ripetere l’invito di prendere parte alla cerimonia della posa della prima pietra dell’erigendo santuario. Trovai la sua casa piena di gente, tutto il movimento febbrile per la solennità appena trascorsa della Madonna della Guardia. Fui però subito ricevuto: stava seduto su una povera sedia e mi parve molto stanco.
Appena mi vide scrissi sorrise e disse: “Ma devo proprio venire?”.
Risposi: “Se si ricorda, fu proprio lei che lassù lanciò la prima pietra. Ora deve venire a seppellirla. Tutto il mio popolo lo desidera”.
"Verrò, verrò, caro arciprete”.
Mi sentii il cuore sussultare e dissi: “Ma sa che tale opera mi spaventa “.
“Coraggio! Coraggio!”, riprese Don Orione. “Non siamo noi che facciamo i santuari della Madonna ma è la Madonna che se li fa. Coraggio dunque!”.
Uscendo mi ripeté ancora: “Bello, ma tu prega e fa pregare per me”.
Le sue parole mi avevano commosso ma anche immensamente incoraggiato.

Il 25 settembre 1938, si pose solennemente la prima pietra, ma Don Orione non fu visto. Si sentì la sua mancanza. Però giunse un telegramma che diceva: “Spiacentissimo impedito assistere benedizione prima pietra nuovo santuario Madonna del Lago spiritualmente presente pregherò per voi”».

I lavori per il nuovo santuario furono presto interrotti a causa della seconda guerra mondiale. Ripresero nei primi anni ’50. Fu abbandonato il grandioso progetto dell’architetto Spirito Chiappetta e ne fu elaborato uno nuovo, ispirato al santuario del Sacro Cuore di Stazzano. I lavori proseguirono con ritmi di tempo adeguati alle possibilità finanziarie. Vi si celebrò la prima Messa solenne nella festa della Madonna del Lago nel 1955, ma la costruzione poté dirsi completata solo nel 1960. Il nuovo santuario della Madonna del Lago costituisce una parabola di come la pietà popolare sia creativa e comunitaria.

 

Fonti: Don Orione nella luce di Maria, p.977-978 e 1133-1138. Un Resoconto di memorie dell'arciprete di Garbagna, Don Luigi Stringa, conservato nell’Archivio Don Orione di Roma.

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